Erba, la perizia del Ris può riscrivere il caso

                     

(18 novembre 2007)

Il Giornale Redazione – domenica 18 novembre 2007,

 Felice Manti e Edoardo MontolliLa strage di Erba diventa un rebus. Un giallo intricato a cui è a oggi impossibile trovare una soluzione. Perché per la prima volta Il Giornale mostra le conclusioni della perizia del Ris, una perizia che potrebbe rimettere in discussione tutte le accuse contro i coniugi Romano. Si legge infatti: «Nonostante i numerosi e reiterati sforzi analitici profusi, è possibile concludere che i profili genetici relativi alle vittime, sono stati ottenuti unicamente da tracce e reperti acquisiti sulla scena del crimine (appartamento delle vittime e scale del condominio), mentre i profili genetici relativi agli indagati sono stati ottenuti da oggetti e tracce acquisiti nel loro appartamento o nelle autovetture di loro proprietà o nelle loro disponibilità».
Il primo giallo. Queste conclusioni, giunte dieci mesi dopo la strage e depositate il 9 ottobre alle 17,30 nelle mani del procuratore della Repubblica di Como, Massimo Astori, non sono però accompagnate dalle analisi compiute dai Ris sui reperti. Ma soprattutto potrebbero confermare quanto ipotizzato ieri: Olindo Romano e Rosa Bazzi potrebbero aver deciso di autoaccusarsi della strage perché spiazzati dalle prove raccolte dagli inquirenti (la traccia di sangue e il riconoscimento del sopravvissuto). Una scelta delirante, che troverebbe conferma nella frase di Olindo rivolta a Rosa nel carcere di Como prima di confessare, intercettata dai carabinieri e pubblicata ieri sul Giornale: «Se per disgrazia trovano qualcosa, ti processano e ti danno l’ergastolo – dice Romano – se invece confessi, hai le attenuanti e il rito abbreviato. Dici la verità, che la moglie non c’entra niente ti ha fatto solo l’alibi ecc., ecc… E non becchi niente…». A questa frase Rosa risponderà sempre: «Ma non è vero, Olli». Una confessione, dichiararono i legali lo scorso 11 ottobre, sulla quale il gup Vittorio Anghileri avrebbe rilevato la violazione dei diritti della difesa.
La ricostruzione. Per capire l’importanza cruciale della relazione del reparto scientifico dei carabinieri di Parma, bisogna ricostruire a fondo ciò che accadde la sera dell’11 dicembre: la coppia sarebbe entrata in casa di Raffaella Castagna e qui avrebbe ucciso lei, la madre e il piccolo Youssef. Poi, sul pianerottolo, Rosa si sarebbe scagliata sulla vicina di casa Valeria Cherubini, mentre Olindo avrebbe tentato di sgozzarne il marito, Mario Frigerio, l’unico superstite. Il tutto dopo colluttazioni, spinte, percosse a calci e pugni. Fin qui i primi fatti. Ma secondo il Ris né sulle vittime, né in casa delle vittime, né sul pianerottolo dello stabile, sarebbe stata trovata saliva, sangue, un capello, e nemmeno un’impronta del piede riconducibile ai due, che pure dovevano essere affannati, sudati, forse feriti. Il che lascia esterrefatti specie se si confronta queste conclusioni con quelle appena scritte sempre dai Ris su un altro mistero, quello di Garlasco, che hanno escluso categoricamente la presenza di altre persone nella villetta di Chiara Poggi la mattina dell’omicidio. Come a dire che sulla scena del delitto è pressoché impossibile non lasciare tracce.

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