Monsignor Tommaso Stenico

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Fonte L’Adige.it
Monsignor Stenico si difende.
Il sacerdote sostiene che si era improvvisato indagatore per scoprire chi vuol far del male alla Chiesa. E’ invece finito per essere indagato.

Non si nasconde, non stacca il cellulare, non si sottrae alle domande che gli arrivano da tutta Italia e non nega di essere il protagonista dell’incontro filmato di nascosto dall’emittente televisiva «La7». Sostiene che lui, improvvisatosi indagatore per scoprire chi vuol far del male alla Chiesa, è finito per essere indagato. E si dice pronto a portare «questa croce». Ieri sera, alle 18.45, siamo riusciti a contattare telefonicamente monsignor Tommaso Stenico, spiegando che ci stiamo interessando alla vicenda viste le sue origini trentine. «Potete fare anche a meno. Non c’è niente di cui occuparsi. Leggete le agenzie, dovrebbero riportare una mia nota. È tutto il giorno che rispondo, ne ho abbastanza». Monsignor Stenico, secondo le agenzie lei sostiene di aver cercato contatti in internet per compiere una ricerca sul problema dell’omosessualità fra i preti. È così? «Certo, quanto è accaduto l’ho costruito io ad arte, quasi come un cavallo di Troia. Non potevo pensare di essere io stesso puntato da altri. È facile dedurre come dietro questa vicenda ci sia qualcosa di progettato, di programmato. Prima o poi lo scoprirò, la cosa non passerà così liscia». Conferma quindi di essere il protagonista del video trasmesso da «Exit», la trasmissione di La7? «Sì. Sono stato un grande ingenuo, forse ho peccato di superficialità. Il ragazzo di La7 è veramente entrato nel mio studio, il personaggio ripreso sono io. Non contesto le riprese e le evidenze, è tutto vero. Ma io non sono gay, anzi ho dovuto difendermi da ben altre insinuazioni per la mia prestanza fisica». Perché ha accettato di incontrare questo ragazzo? «Volevo scrivere un libro, una ricerca sul problema dell’omosessualità tra i preti. Oggi il demonio sta entrando nella Chiesa e lasciano solo il Papa. Dunque mi sono messo su Internet e ho cercato siti gay, ho contattato quel ragazzo ed è venuto da me». Quando è accaduto? «Sarà stato in luglio, ora non ricordo, ma non di domenica. Fatto sta che la televisione ha carpito la mia buona fede: in sostanza era solo un esperimento, uno studio sul tema, e io sono caduto, ma spiegherò tutto ai miei superiori». Quali sono le motivazioni alla base della sua ricerca? «Volevo capire il perché di questo male ai danni della Chiesa, perché i preti vengono presi di mira. È stata una grande disgrazia. Mai avrei pensato di vedermi a mia volta sfruttato e ricattato». Chi la ricatta? «Non lo so, ma lo scoprirò». Non aveva la percezione di essere filmato? «Se lei va al mercato, non pensa di venir filmato. Ecco, nemmeno io ho avuto alcun sospetto sulla presenza della telecamera. Le dirò di più. Non conosco il programma che ha trasmesso il video e non ho ancora visto la cassetta, né mi interessa. Quello che hanno dato in televisione non lo so. Certo mi hanno trattato come carne da macello ma la cosa non mi appartiene. Quello non sono io che adesca qualcuno, ma sono io a essere adescato mentre andavo alla ricerca di perché». Era il primo incontro del genere o ne aveva avuti altri in precedenza? «Avevo appena cominciato lo studio sul fenomeno». Perché avrebbero voluto screditarla? «Per sferrare un forte attacco alla Chiesa e al papa. È un fatto che si avverte, un fenomeno strisciante. Guardate quanto sta accadendo a don Gelmini. Questi episodi non nascono per caso. C’è qualcosa che non funziona. Io non sono nessuno. Sono culturalmente curioso e se posso fare del bene alla Chiesa, lo faccio». L’idea della ricerca era sua o condivisa con altri? «Era una mia iniziativa autonoma. Non ho coinvolto nessuno. Io sono uno psicologo e trattando casi di psicanalisi sono risalito al fatto che probabilmente c’è un disegno ad arte per colpire soprattutto i preti». Non avrebbe dovuto informare del fatto i suoi superiori? «Forse sì, ho peccato in questo. Ma non ho fatto nulla di male, tant’è che sono stato io a mandare via il ragazzo». Lei è stato sospeso dai suoi incarichi in Vaticano. «Era logico per la Santa Sede e mi pare che sia giusto. In qualsiasi ente mentre è in corso un’indagine sei pregato di rimanere a casa per accertare la verità. Ho presentato una memoria informativa. Sono in ottimi rapporti con i miei superiori e loro sono in ottimi rapporti con me. Comunque questo è uno scherzo che non si deve fare a nessun cane sulla terra». Ha intenzione di denunciare La7? «Mi riservo di riflettere e di consigliarmi con qualcuno. Ora devo trovare soltanto il tempo di stare un attimo sotto la croce. Senza che questa fosse la mia volontà». Al di là del suo caso, ritiene che vi siano casi di preti omosessuali? « Intelligenti pauca (a chi capisce bastano poche parole, ndr). Mi sono messo a indagare di mia iniziativa. Amo la Chiesa e voglio nel mio piccolo difenderla. E, come il papa, voglio pulizia nella Chiesa. In questo evidentemente lei ha già la mia risposta. Un’ultima cosa». Prego. «Non mi ammazzi». L’abbiamo cercata proprio per riportare la sua versione. «Da trentino mi tratti bene».

Guido Pasqualini

Esclusivo – Parla Monsignor Stenico: “Non sono gay, il mio era un esperimento per scrivere un libro contro l’omosessualità nel clero”

di Bruno VolpeCITTA’ DEL VATICANO – Chi lo conosce, sa della sua passione per il Servo di Dio Paolo VI. Monsignor Tommaso Stenico (nella foto con Giovanni Paolo II) non ha mai perso occasione per ricordare, anche da queste colonne, il Papa bresciano dimenticato dalla storia. Ed è forse proprio da Giovan Battista Montini che ha preso esempio mantenendo la calma in un momento così burrascoso – il peggiore che potrebbe vivere un sacerdote – della propria vita personale e religiosa. Con calma, dunque, il grande accusato, il prete ripreso dalle telecamere nascoste di “Exit” (La7) mentre ospita in Vaticano un ragazzo omosessuale conosciuto in una chat room a luci rosse, parla e racconta la sua versione dei fatti, partendo con una considerazione che, per onestà intellettuale e professionale, pubblichiamo: “Francamente, da “Petrus” non mi aspettavo questo trattamento, ma cristianamente sopporto, non faro’ querele, il tempo e’ galantuomo ed io sono cristiano”.Monsignore, si tratta di un’intervista delicata: che può dirci su quanto riportato dalla stampa?“Confermo, l’episodio e’ avvenuto realmente”.Come sarebbe a dire, si autoaccusa?“Assolutamente no. Magari sono stato un grande ingenuo, forse ho peccato di superficialita’. Il ragazzo de La 7 e’ veramente entrato nel mio studio, il personaggio ripreso sono io, non contesto le riprese e le evidenze, e’ tutto sacrosantamente vero. Ma io non sono gay, anzi ho dovuto difendermi da ben altre insinuazioni per la mia prestanza fisica…”.E allora come stanno i fatti?“Bene, volevo scrivere e redigere un libro, una ricerca sul problema dell’omosessualità tra i preti. Oggi il demonio sta entrando nella Chiesa e lasciano solo il Papa. Dunque, mi sono messo su Internet ed  ho cercato siti gay, ho contattato quel ragazzo ed è venuto da me. Sara’ stato in luglio, ora non ricordo, ma non di domenica. Fatto sta che la televisione ha carpito la mia buona fede: in sostanza era solo un esperimento, uno studio sul tema, ed io sono caduto, ma spieghero’ tutto ai miei superiori”.Agira’ contro La 7 per le riprese fatte a sua insaputa?“Adesso non so, ma ci penserò”Non avrebbe dovuto informare del fatto e del suo esperimento i suoi superiori?“Forse sì, ho peccato in questo. Ma mi creda, io non ho fatto nulla di male, tant’è che sono stato io a mandare via il ragazzo”.Lei e’ stato sospeso dai suoi incarichi in Vaticano, vero?

“Sì, mi hanno sospeso ed è iniziato un procedimento disciplinare. Dal canto loro, i superiori hanno ragione ed io obbedisco; forse la difesa avrebbe necessita’ di maggiori garanzie, ma mi metto anche nei loro panni. Lo ripeto, l’episodio e’ vero, il prete sono io, ma si tratta solo di un banale equivoco, lo chiariro’ e subito”.

In difesa di Tommaso Stenico

Io difendo tutti e dunque difendo Tommaso Stenico, il capo-ufficio della Congregazione per il clero che un video pirata ha inchiodato come prete-omosessuale-della curia-romana. Primo argomento della mia difesa: chi è senza peccato scagli le pietre. A me questo compito non spetterà mai, so io perchè. Secondo argomento: gli sono amico, ha partecipato a mie tragedie, io ora partecipo alla sua. Un poco alla cieca certo, ma consapevole di quello che faccio. Sono quasi sicuro che non verrà creduto e verrà radiato. E ancor più questa quasi certezza mi muove a essergli solidale. Egli sostiene d’aver preso quell’appuntamento per indagare su come vengono adescati i preti nella piazza gay. Gli credo perchè se voleva trovarsi un partner che bisogno aveva di specificare che era un prete? Doveva invece dirlo se voleva studiare le mosse di chi – secondo la sua veduta – “punta” i preti. Io non credo che vi sia un complotto contro i preti per danneggiare la Chiesa smascherandoli sul comportamento sessuale. Io credo che sia quasi inevitabile la debolezza del clero – come di ognuno – sul sesso e mi pare che Giovanni Boccaccio basti a documentare che in epoca cristianissima quella debolezza era lampante. La mia gente campagnola delle Marche su una cosa era arcisicura: che il prete insidiava donne e ragazzi. Dunque non credo ai complotti, ma non faccio nessuna difficoltà ad ammettere che vi abbia potuto credere un monsignore della Curia: li frequento da più di trent’anni e so qualcosa di quanto siano creduli e increduli. Dicevo che propendo a pensare che non gli crederanno e lo cacceranno. Diranno a se stessi: se l’ha fatto per libidine va cacciato; se l’ha fatto per studiare ecc. va cacciato lo stesso perchè ha danneggiato la Chiesa. Ma a me sta a cuore l’uomo e la sua sofferenza e dunque difendo l’indifendibile. “Forse era ver ma non però credibile” dice l’Ariosto (I, 56) di Angelica che asseriva d’aver conservato “il fior virginal” pur avendo percorso vasti continenti, dal Catai alla Spagna. Io di Tommaso Stenico dico: quello che afferma non appare credibile, ma forse è vero.

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