febbraio 8, 2009

TERNI. PRESO IL MANIACO DELL’ASCENSORE

Pubblicato in: abusi sessuali., violenza sessuale religiosi tagged , , , a 02:28 di wildgreta

ascenseur

Maniaco dell’ascensore- Convalidato l’arresto del ternano

Questa mattina è stato convalidato l’arresto del ternano di 35 anni, senza occupazione, arrestato il 4 febbraio dai Carabinieri del Nucleo
Operativo e Radiomobile e della Stazione di Collescipoli poiché ritenuto responsabile di molestie sessuali. L’uomo era ricercato da vari giorni per aver commesso atti di libidine nei confronti di alcune donne; varie segnalazioni in tal senso erano pervenute alle Forze di Polizia che avevano intensificato i controlli per identificarne l’autore. La mattina del 4 febbraio l’ennesima segnalazione era pervenuta al 112 dei Carabinieri, un uomo incappucciato si era introdotto in un condominio di Via Primo maggio e dopo essersi parzialmente denudato aveva iniziato a masturbarsi davanti ad una donna che era riuscita subito a fuggire.

Mentre le Forze di Polizia svolgevano le ricerche, un’altra notizia di aggressione ad una donna in un edificio di Largo Elia Rossi Passivanti,
perveniva alla Centrale Operativa di Via Radice; due pattuglie di Carabinieri intervenivano immediatamente sul posto riuscendo a bloccare l’aggressore. In quest’occasione il molestatore, dopo aver mostrato gli organi genitali alla donna di 42 anni, l’aveva bloccata ed aggredita facendola cadere per le scale, ma nel frattempo tre donne che si trovavano lungo la scalinata, attratte dalle grida della malcapitata, hanno avvisato i Carabinieri che hanno inviato le pattuglie presenti poco distante. L’arrestato, con precedenti specifici per episodi analoghi (arrestato già tre volte per violenza su donne e con lo stesso modus operandi), era ancora in possesso del passa montagna scuro, che nel frattempo si era sfilato con l’intendo di fuggire senza farsi notare da altre persone.

Da successive indagini è emerso che negli ultimi giorni altri sei atti di molestia sessuali, nei confronti di donne dell’età compresa tra 31 e 62 anni e di cui due straniere, erano stati commessi con le stesse modalità e da un uomo con le medesime caratteristiche somatiche e quindi riconducibili alla persona fermata.

Il Gip di Terni, questa mattina, ha convalidato l’arresto, disponendo l’applicazione della Custodia in Carcere poiché persona capace di reiterare il reato.

La redazione
http://www.comunediterni.it 7 febbraio 2009

aprile 28, 2008

SOGNANDO UN VIAGGIO PAPALE DIVERSO

Pubblicato in: Cronaca, papa, Pedofilia, Scandali ecclesiastici, Vaticano, violenza sessuale religiosi tagged , , , , , a 12:22 di wildgreta

papa1.jpg(di Fausto Marinetti).

Caro Papa, se sei “padre di tutti”, non puoi non ascoltare anche lo sfogo dell’ultimo dei tuoi figli, vero?
1 – E se invece di incontrarti con 5 vittime degli abusi sessuali del clero ti fossi incontrato in uno stadio con i 5mila e più preti pedofili? Se invece di parlare di “questa terribile prova come un momento di purificazione”, avessi riconosciuto con loro le colpe istituzionali, la violazione della “Carta del fanciullo” dell’ONU che proibisce l’arruolamento e la segregazione dei minori in seminario? Se avessi ammesso che un ambiente a sesso unico e dove la sessualità è considerata peccato non può che favorire le peggiori depravazioni sessuali quali la pedofilia? Se avessi individuato nella cultura catto-pagana della corporeità la causa di tante deviazioni e ossessioni sessuofobiche? Una certa devozione mariana non contribuisce all’immaturità emozionale, trasmettendo un modello di donna asessuata, incorporea? Che cosa succederà quando il giovane prete sarà a contatto con il gregge che al 50% è femminile? Come può il celibato essere una libera scelta se il candidato non sa, di fatto, ciò a cui rinuncia ed è travolto dall’entusiasmo giovanile e dall’indottrinamento? Che ne sa della crisi di paternità, della naturale complementarietà con l’altra “metà del cielo”, della solitudine affettiva, che lo sorprenderà più avanti? Leggi il seguito di questo post »

aprile 25, 2008

Don Giorgio Carli lascia: «Via da Bolzano»

Pubblicato in: Abusi sui minori, Cronaca, Pedofilia, Scandali ecclesiastici, violenza sessuale religiosi tagged , , , a 22:54 di wildgreta

LA CONDANNA IN APPELLO – Venerdì scorso ha celebrato l’ultima messa alla chiesa di via Gutenberg. Continuerà a fare il prete in un paese del Trentino

Il passo indietro deciso dallo stesso religioso in attesa della definizione della sentenza
«Da cittadino italiano riconosco la sentenza come una pagina che entra nella mia vita Mi metto in un angolo ma sempre in servizio»
«Ribadisco la mia innocenza ma credo sia bene mettermi da parte lontano dai riflettori» BOLZANO. Don Giorgio Carli ha lasciato Bolzano. Il sacerdote condannato in appello a sette anni e mezzo di reclusione dopo l’assoluzione ottenuta in primo grado, ha deciso di farsi momentaneamente da parte nella sua città. «E’ insopportabile leggere anche in uno solo dei miei parrocchiani il dubbio sulla verità riguardante la vicenda giudiziaria che mi ha travolto» aveva confidato l’altro giorno ai suoi avvocati di fiducia. E così ha deciso di voltare pagina.
Pur ribadendo la sua totale estraneità ai fatti che gli vengono contestati, don Giorgio ha deciso di proseguire il suo impegno religioso lontano da Bolzano e dalla sua parrocchia. Non andrà in convento come era stato fantasiosamente ipotizzato qualche giorno fa ma proseguirà la sua missione di fede tra la gente e per la gente, in una località del Trentino che la Curia non ha voluto indicare.
La decisione di lasciare momentanemente la parrocchia del Corpus Domini di via Gutenberg è stata presa dallo stesso don Giorgio nonostante la solidarietà giunta da tutto il mondo parrocchiale e dai vertici della Chiesa locale. Non c’è stato, dunque, alcun provvedimento «punitivo» assunto da monsignor Egger il quale, al contrario, avrebbe cercato di indurre il sacerdote ad attendere per lo meno il deposito delle motivazioni della sentenza se non il pronunciamento della Cassazione.
In effetti a tutt’oggi la sentenza di condanna a carico di don Giorgio non è definitiva. Il verdetto potrebbe essere annullato dalla Corte di Cassazione cui sicuramente gli avvocati del sacerdote faranno ricorso. Don Giorgio, però, ha preferito fare un passo indietro anche per evitare possibili imbarazzi. Venerdì scorso ha celebrato la sua ultima Messa nella parrocchia del Corpus Domini retta da don Piergiorgio Zocchio. La celebrazione delle 18 ha visto la partecipazione di molti fedeli che hanno voluto dimostrargli assoluta fiducia e stima. Soprattutto tra i più giovani è anche spuntata qualche lacrima. «Chiedo alle tante persone che mi sono sempre vicine – ha detto don Giorgio – un po’ di tempo da vivere in pazienza, silenzio e umiltà, senza clamori o rumori sull’esempio di Gesù che ha amato il silenzio e la preghiera». Non si tratta di un’autosospensione in attesa della definizione della vicenda giudiziaria. Don Giorgio continuerà infatti a fare il sacerdote, a promuovere le attività parrocchiali (soprattutto tra i giovani) ma lo farà in Trentino. «E’ una sua decisione assolutamente libera ed autonoma – puntualizza l’avvocato difensore Alberto Valenti – nessuno ha indotto don Giorgio ad allontanarsi da Bolzano».
Sotto il profilo puramente processuale l’attesa per il pronunciamento della Corte di Cassazione si preannuncia piuttosto lunga. Le motivazioni della sentenza di condanna dovranno essere depositate entro metà luglio (90 giorni dal pronunciamento in aula). Complice il periodo estivo i termini per il deposito del ricorso per Cassazione dovrebbero scadere in ottobre. E’ molto probabile che l’udienza a Roma non venga fissata prima di un anno, dunque entro la fine del 2009.(22 aprile 2008)Torna indietro

aprile 17, 2008

Pedofilia: Bolzano, condanna in appello per don Giorgio Carli

Pubblicato in: chiesa e pedofilia, Cronaca, Scandali ecclesiastici, violenza sessuale religiosi tagged , , a 00:26 di wildgreta

16 Aprile 2008, 23:36
BOLZANO – Due anni fa era stato assolto in primo grado, ma oggi la Corte d’Appello di Bolzano ha ribaltato la sentenza, arrivata dopo otto ore di Camera di Consiglio. Don Giorgio Carli, un sacerdote di 44 anni, è stato condannato a sette anni e sei mesi di reclusione con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una sua ex parrocchiana, oggi 28enne, ma minorenne all’epoca dei presunti stupri. La giovane aveva rimosso le violenze, che sarebbero successivamente riemerse durante una lunga serie di sedute psicanalitiche, che le hanno causato diverse sofferenze fisiche e psicologiche. (Agr)

aprile 9, 2008

Padre Fedele alla sbarra per lo stupro di una suora

Pubblicato in: abusi sessuali., Cronaca, Scandali ecclesiastici, violenza sessuale religiosi tagged , , , , , a 22:44 di wildgreta

 

Padre Fedele
Padre Fedele

Cosenza, 9 aprile 2008
E’ iniziata intorno alle ore 9,30, a porte chiuse, l’udienza del processo a Padre Fedele Bisceglia e al suo segretario Antonio Gaudio, accusati di violenza sessuale nei confronti di una monaca, suor Tania. Entrambi gli imputati sono presenti in aula. Oggi saranno sentiti due funzionari di Polizia, tra cui Stefano Dodaro, Capo della Squadra Mobile cosentina al momento dell’arresto dei due imputati. Saranno ascoltate anche due delle suore presenti nell’Oasi Francescana, un dormitorio per poveri fondato da Padre Fedele, al momento in cui sarebbero stati commessi gli abusi.
Suor Tania non è invece presente nel tribunale cosentino.
Le indagini sono partite in seguito alla denuncia presentata dalla suora che avrebbe subito le violenze sessuali avvenute all’interno dell’Oasi Francescana, dove la religiosa ha lavorato.
Gli elementi d’accusa sono basati anche sul contenuto di alcune intercettazioni telefoniche e su alcuni video. L’ex frate cappuccino, arrestato due anni fa, è stato sospeso dall’ordine religioso, il suo nome è circolato sui giornali anche per alcune sue iniziative che hanno suscitato scalpore, come la partecipazione nel 1995 all’Erotica Tour, la fiera itinerante dell’erotismo, accanto alla pornostar Luana Borgia che in seguito ha “convertito” per raccogliere fondi a favore del Ruanda.

Rai news 24 9 aprile 2008

marzo 18, 2008

Processo padre Fedele: Rivoluzione e giustizia delle suore-coraggio

Pubblicato in: abusi sessuali., Cronaca, Scandali ecclesiastici, violenza sessuale religiosi tagged , , a 06:11 di wildgreta

FILIPPO DI GIACOMO
Le cose vecchie non sono ancora morte, quelle nuove ancora non nascono e in questo interregno succedono molte cose dolorose. Gramsci, pessimista con la ragione ed ottimista per volontà, guardava così i confusi anni di inizio Novecento. E sperava nel meglio. Invece anche coloro che dovrebbero accorgersi delle cose nuove che stanno accadendo in questa nostra porzione di secolo preferiscono, al contrario di Gramsci, essere ottimisti con la ragione e pessimisti con la volontà. E sperano nel peggio. E, per non smentirsi, pensano che, soprattutto per le questioni della Chiesa, tale esercizio debba limitarsi al dire e al fare del Papa e di un altro paio di importanti ecclesiastici.L’undici marzo scorso si è svolta a Cosenza la prima udienza del processo a Padre Fedele Bisceglia, ex frate cappuccino, e al suo segretario Antonio Gaudio, accusati di violenza sessuale nei confronti di Tania Alesci, una suora residente nella «Oasi francescana» fondata dall’ex religioso nel capoluogo bruzio. Nella settimana della festa delle donne, nessuno si è accorto che a Cosenza, quel giorno, si stava operando una vera rivoluzione. Suor Tania si è presentata in tribunale accompagnata dalla sua superiora generale, un’ancora giovane religiosa che non ha avuto alcuna remora a definire la sua sfortunata consorella «una donna coraggiosa, alla quale abbiamo sempre creduto e alla quale sempre assicureremo il nostro affetto, il nostro appoggio e la nostra solidarietà».

Il prossimo 9 aprile, alla ripresa del processo, deporranno le consorelle di Suor Tania. Per poter andare in tribunale a difendere la dignità umana e femminile della loro amica e sorella nella fede, le religiose hanno dovuto combattere, con lei e per lei, una lunga battaglia. E’ stata infatti la Cassazione, il 29 novembre del 2007, a rivalutare sia le dichiarazioni sia il quadro accusatorio scaturito dal racconto della vittima. La suora è stata la prima a parlare di un contesto dove le umiliazioni sessuali a danno delle ospiti sembravano apparire all’ordine del giorno. Gli atti accusatori contengono i nomi di una decina di ospiti dell’Oasi costrette a soddisfare le manie sessuali del Bisceglia con atti ottenuti, se non proprio estorti, in cambio di favori per necessità esistenziali urgenti. Un modo di vivere e di agire, a quanto pare, neanche tenuto nascosto dall’interessato: nel 1995, già noto per numerose apparizioni in tv, era stato addirittura ospite dell’Erotica Tour, la fiera itinerante dell’erotismo.

Quando suor Tania ha iniziato a raccontare, è sembrato che i dettagli di quei giorni bui avessero preso il sopravvento per scacciare via le cose importanti, le violenze subite, le umiliazioni che le erano state inflitte come donna e come consacrata. Tanto che nel maggio del 2006, al momento del rilascio del Bisceglia arrestato il 23 gennaio di quell’anno, i giudici del tribunale della libertà sono stati costretti a dichiarare le sue accuse come inattendibili. E qui entrano in campo le consorelle di suor Tania che, senza lasciarsi intimorire dalla grande risonanza mediatica della decisione giudiziale, l’hanno sostenuta durante i lunghi mesi necessari perché la corte di Cassazione annullasse la decisione del tribunale della libertà e i Cappuccini decidessero prima di sospendere a divinis il loro confratello e poi di dimetterlo dall’Ordine.

Probabilmente, pur con la discrezione suggerita dal caso, sono state incoraggiate ad agire anche dalle autorità della curia romana. Ma è altrettanto certo che non sono state sostenute da quell’associazionismo femminile cattolico che è sempre pronto a scendere nella vasta e comoda piazza dove si gridano i grandi principi e si raccolgono ampi successi mediatici. A Cosenza un piccolo gruppetto di suore ha scelto il sentiero tortuoso, e così solitario, dei diritti e della legalità a favore di tutti e di tutte. Tania e le sue sorelle, come tante, fanno la storia senza far rumore.

La Stampa 18 marzo 2008

marzo 11, 2008

Prima udienza del processo a carico di Padre Fedele

Pubblicato in: abusi sessuali., Cronaca, Scandali ecclesiastici, violenza sessuale religiosi tagged , , a 16:35 di wildgreta

11/03/08 – Cosenza

E’ stata rigettata la questione preliminare sulla incompetenza funzionale e territoriale sollevata, nel dibattimento iniziato oggi, dalla difesa di padre Fedele ed Antonio Gaudio. La richiesta di incompetenza funzionale e territoriale è stata rigettata perché il magistrato dei Tribunale dei minorenni di Catanzaro non risulta nel ruolo di indagato. L’udienza sta ora proseguendo con la richiesta dell’ammissione delle prove da parte del pm Curreli
I difensori di Padre Fedele Bisceglia e del suo segretario Antonio Gaudio, accusati di violenza sessuale nei confronti di una suora, sono pronti ad affrontare il dibattimento con “animo sereno e con fiducia”. I difensori di Padre Fedele, gli avvocati Eugenio Bisceglia e Franz Caruso, al termine della prima udienza del processo hanno detto: “non eravamo d’accordo con un processo a porte chiuse perché pensiamo non potesse esserci nessun pregiudizio. Ma non ci meraviglia questa decisione perché processi del genere si svolgono a porte chiuse. Affronteremo il dibattimento con animo sereno e fiducioso”. I difensori di Antonio Gaudio, gli avvocati Roberto Loscierbo e Tommaso Sorrentino, hanno evidenziato che “il processo è stato incardinato, la vera istruttoria inizierà dal 9 aprile in poi. Sicuramente sarà un processo lungo ma siamo certi che attraverso il vaglio dibattimentale proveremo l’assoluta innocenza di Gaudio”.
Il legale della suora che avrebbe subito le violenze sessuali da padre Fedele Bisceglia e dal suo segretario Antonio Gaudio, l’avvocato Marina Pasqua, ritiene che lo svolgimento del processo a porte chiuse è importante per “tutelare la riservatezza della vittima”. “Il dibattimento a porte chiuse – ha aggiunto – è importante anche per evitare che un’eccessiva attenzione possa turbare la serenità dello svolgimento del processo”. La delegata del centro antiviolenze ‘Roberta Lanzino, Roberta Attanasio, che si e’ costituita parte civile ha ricordato che “il valore politico della nostra costituzione di parte civile é significativo perché non intendiamo lasciare da sola la suora in questo processo. Non è la prima volta che il centro Lanzino si costituisce

parte civile in tali processi. Questa mattina abbiamo fatto un appello affinché ci si accosti a questo processo non con morbosità. Affronteremo il dibattimento con serenità, sperando che sia un clima condiviso da tutti. Abbiamo sostenuto la suora nella sua richiesta di processo a porte chiuse proprio per creare un ambiente più sicuro e tranquillo lontano da telecamere e morbosità. La nostra presenza sarà sempre accanto alla suora affinché vengano rispettate tutte le sue richieste”. “Siamo soddisfatti da questa prima udienza – ha affermato il legale del centro Lanzino, avv. Giorgia De Gennaro -. Sono state accolte le nostre richieste, in primis quella di tutelare la suora”.

Articolo del 2007:

Processo a Padre Fedele. Scoperto film porno: “Il diavolo in convento”

Articolo di oggi, 11 marzo 2008:

Padre Fedele:”La suora è stata comprata”

febbraio 22, 2008

Processo a don Mauro Stefanoni:La tesi del “complotto”

Pubblicato in: abusi sessuali sui minori, Cronaca, Pedofilia, Scandali ecclesiastici, violenza sessuale religiosi tagged , , , a 21:08 di wildgreta

 

BOTTA E RISPOSTA

Gli avvocati di parte civile sferrano l’attacco alla tesi del complotto. E lo fanno proprio nell’ultima udienza delle tre dedicate all’esame dell’imputato, don Mauro Stefanoni, accusato di violenza sessuale su un ragazzo che all’epoca dei fatti era minorenne. L’ex parroco di Laglio, in precedenza, aveva attaccato la famiglia della presunta vittima dicendo che ce l’aveva con lui, definendo i rapporti «scandalosi fin dall’inizio». Una delle motivazioni proposte in aula era stata la questione dei lavori di restauro dell’altare maggiore nell’abside, in cui la famiglia a lui avversa pretendeva indietro i 25 mila euro donati a tale scopo per lavori mai realizzati. «Ma non fu responsabilità mia, bensì del mio predecessore», è stata la replica di don Mauro, ribadita anche ieri. Ma le parti civili (i legali Nuccia Quattrone e Leonardo Ortelli) hanno presentato due lettere – una datata 24 settembre 2003, un’altra 17 novembre 2003 – in cui don Mauro e i componenti del consiglio parrocchiale per gli affari economici scrivevano alla famiglia della presunta vittima dicendo che «di comune accordo» con il parroco predecessore decidevano di impegnare i 25 mila euro in problemi più impellenti. Aggiungendo che non sarebbe comunque venuto meno «l’impegno del consiglio» per trovare altre fonti di finanziamento per «ricostituire» la somma per l’abside. Nella lettera del 17 novembre, inoltre, lo stesso don Mauro e la commissione evidenziavano alla famiglia come purtroppo i 25 mila euro non erano sufficienti e che ne occorrevano almeno 38 mila. Per questo motivo il 4 agosto 2004 la famiglia della presunta vittima decideva di versare ulteriori 10 mila euro a un componente del consiglio e da consegnare al parroco.
Secca, al riguardo, la replica in aula del sacerdote. «La famiglia mi chiese di fare i lavori o di restituirglieli. Esposi il problema in Curia e mi dissero che era da sciocchi perdere tanti quattrini, anche perché la famiglia era disposta a dare ulteriori finanziamenti per finire l’abside. Mi sono però trovato di fronte ad una minaccia: ti diamo altri soldi ma devi tirare fuori i 25 mila euro per l’abside».
Un altro momento delicato è stato lo scambio di domande e risposte con il presidente del collegio, Alessandro Bianchi, sulla lettera scritta da don Mauro e firmata da un parrocchiano in cui quest’ultimo annunciava di aver ceduto all’oratorio una cesta di videocassette tra cui quella a contenuto pornografico. Particolare però, quest’ultimo, che lo stesso testimone smentì in aula, ricordando di aver firmato una carta di questo tenore senza però il particolare della pornografia. «Quella lettera fu scritta due volte perché c’era stato un errore – ha ribadito ieri don Mauro – Non ricordo quale fosse l’inesattezza, ma era una cosa di poco conto». «Lei però sapeva che li dentro c’era materiale pornografico e non fece niente’», è la replica di Bianchi. «Non ho mai controllato perché non le ho mai usate. Sapevo che c’era materiale pornografico, non omosessuale». «Ma erano al primo piano, frequentato da molte persone». «No, non c’era nessuno – ha continuato don Mauro – Erano in una camera adibita a ripostiglio dove non entrava nessuno. Cosa dissi al parrocchiano per fargli firmare quella lettera’ Che mi serviva per giustificare le videocassette in Curia, non sapeva che sarebbe finita in un processo». Immediata la replica di Bianchi: «Ma qui quel signore ha negato di aver firmato la lettera. Come se lo spiega’». Nella risposta il religioso ha ipotizzato i presunti timori per la presenza dei giornalisti. «Un conto è che il vescovo venga a sapere del contenuto della cesta – ha detto – un altro che la cosa emerga in quest’aula dove c’è gente armata di penna». Mauro Peverelli

Il Corriere di Como 22 febbraio 2008

febbraio 21, 2008

Pedofilia: tutti i casi di un febbraio nero, e l’ultimo arrestato commercia in articoli religiosi.

Pubblicato in: abusi sessuali sui minori, Abusi sui minori, Cronaca, Pedofilia, Rignano Flaminio, violenza sessuale religiosi tagged , , , , , a 13:21 di wildgreta

di Roberta Lerici

Oltre cinquemila segnalazioni e centinaia di casi accertati ogni anno, un’enormita’. Bambini che, dal primo anno di vita sono vittime di abuso, molestie sessuali. Il caso di Agrigento e’ solo l’ultimo di una realta’ di squallore e nefandezze sulle quali si aprono squarci a ogni latitudine. Ma sono tanti i casi che non vengono alla luce perche’ mai denunciati, spesso per vergogna o mancanza di fiducia nella giustizia. Un aumento della pedopornografia online negli ultimi cinque anni del 131% e una schiera di “insospettabili” scoperti a produrre o scambiare migliaia di immagini pedopornografiche.

Tra loro professionisti, insegnanti, allenatori, sacerdoti , operai, impiegati, bidelli, e tanti bravi padri di  famiglia. (Fonti:Ansa-Telefono Arcobaleno-altro)

Nel giorno in cui a Rignano Flaminio alcuni professori, un politico e un giornalista parteciperanno ad un convegno  su: “abusi e falsi abusi”, pubblico un elenco degli orrori subiti dai minori negli ultimi trenta giorni, ovvero dalla fine di gennaio 2008. In un periodo in cui dappertutto si lancia l’allarme per l’aumento incontrollato del numero di bambini che subiscono abusi, mi sembra quanto mai fuori luogo parlare di “falsi abusi”, soprattutto se a promuovere queste iniziative sono Vittorio Apolloni, il cui figlio, Valerio, è stato recentemente condannato per pedofilia nell’inchiesta sugli abusi sessuali a danno di alunni della scuola materna Bovetti di La Loggia (To) e l’associazione “ragione e giustizia”, ex comitato pro indagati di Rignano Flaminio, che contesta un’inchiesta ancora in corso.

Comunque, siccome la nostra è una democrazia, ognuno è libero di parlare di ciò che vuole. Così come ognuno, è libero di non perdere tempo, e continuare a lottare affinché nel nostro paese la tutela dei minori vada finalmente ad occupare il primo posto nell’agenda politica italiana. 

Ecco un riepilogo dei casi registrati da questo e da altri siti internet solo negli ultimi 30 giorni:

Pedofilia: Brindisi, arrestato commerciante articoli religiosi 

Pedofilia : polizia spagnola pubblica sul web foto di

pedofili 

Rometta Superiore (Me): Chierichetto pedofilo

condannato a nove anni di carcere 

Violenze sessuali su una dodicenne: Arrestati genitori e padrino 

Pedofilia Belgio: avvocato vittime Dutroux indagato per detenzione materiale pedopornografico 

PEDOFILIA: HA RAPPORTI CON MINORI, OPERAIO CONDANNATO 

Rimini, quindicenne subisce abusi dal branco 

PEDOFILIA: ABUSI SU BIMBO DELLA CONVIVENTE, ARRESTATO A PALERMO 

Pedofilia:condannato don Crocetti ex parroco di Oriolo e Vetralla 

Violenza su una bambina di 4 anni: arrestato pizzaiolo di Agrigento 

Condannato per stuprodi tre sorelline, violentauna bimba: era libero

Belmonte:indagato anche parente del bidello,si scambiavano foto e video 

Rignano, Parte civile: “Nessuna svolta, piccola si difende negando tutto” .La bambina è risultata positiva alle benzodiazepine.

RIGNANO/ DRAMMATICA TESTIMONIANZA DI UN BIMBO: DOPO LA PUNTURA CI METTEVANO IN UNA VASCA E CI SPINGEVANO LA TESTA SOTT’ACQUA

ABUSI SU SORELLE MINORENNI ENNA: CEDEVANO LE FIGLIE PER 10 EURO 

Pedofilo online, scena muta dal giudice 

Continua su:  http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/184

febbraio 17, 2008

Pedofilia,condanna don Crocetti: il vescovo sapeva

Pubblicato in: abusi sessuali sui minori, chiesa e pedofilia, Cronaca, Scandali ecclesiastici, violenza sessuale religiosi tagged , , , a 15:20 di wildgreta


fonte: www.bambinicoraggiosi.com

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Don Massimiliano Crocetti

-

 di Roberta Lerici

Dopo la condanna di ieri a 4 anni e quattro mesi di don Massimiliano Cocetti, facciamo un salto nel passato e scopriamo, grazie alla segnalazione di un nostro visitatore, che i problemi di don Crocetti erano noti sin dal 1997 ed erano anche stati segnalati al vescovo Fiorino Tagliaferri. Allora don Crocetti non era ancora stato ordinato sacerdote e si sarebbe potuto fermarlo. Invece non fu fatto nulla e oggi, la curia vescovile di Viterbo, in una lettera al giornale Tuscia web, afferma che non ritiene gli indizi raccolti su don Crocetti sufficienti a condannarlo e che attende il terzo grado di giudizio. Parole che suonano ancor più stonate, se pensiamo ai dieci anni trascorsi dalla prima segnalazione sui problemi di don Crocetti e ai tanti trasferimenti che hanno compagnato il sacerdote. Ma la curia vescovile, in fondo, non ha fatto altro che reiterare ciò che dicono sempre coloro che sono accusati di pedofilia:”Sono stato frainteso, non c’è una sola prova contro di me, se non le parole di qualche ragazzino, montato da chi aveva interesse a screditarmi. I gradi di giudizio sono tre”.

Un suo compagno di studi: «Conoscevamo i suoi strani comportamenti e li segnalammo alla Curia»«Chiedemmo di rinviarne l’ordinamento»Oriolo: sul prete arrestato per violenza un passato di trasferimenti

di SIMONE CANETTIERI

«Sì, io – come altri sacerdoti – conoscevo da tempo certi strani comportamenti di don Massimiliano. Al punto che prima che venisse ordinato sacerdote nel ’97, quando ancora era vice rettore del seminario minore di Montefiascone, scrissi insieme a loro alla Curia, retta dal vescovo di allora Fiorino Tagliaferri, affinchè rinviasse l’atto. Portando in questa lettera esempi e fatti tangibili su certe situazioni che riguardavano don Massimiliano e che ci angosciavano. Ma da quella lettera fino all’altro giorno non abbiamo mai ottenuto una risposta da parte di nessuno». A parlare, rimanendo nel più stretto anonimato, è un sacerdote coetaneo di don Massimiliano, un suo vecchio compagno di studi, ora parroco di una chiesa della Tuscia.

Una testimonianza che non vuole essere né una sentenza nei confronti del padre di Oriolo Romano don Massimiliano Crocetti (accusato di tentata violenza su un minore del paese e ora agli arresti domiciliari), né una prova per gli inquirenti, né tantomeno un’accusa nei confronti della curia vescovile del capoluogo. Ma solo una testimonianza di chi conosce da lontano il percorso spirituale dell’attuale capo spirituale della comunità di Oriolo, un paese che ha amato e ama il suo ”don Max” e che da tre giorni è caduto nel più profondo sconcerto. Incredulo per questo arresto e per le accuse da cui è scaurito.

Racconta ancora il sacerdote viterbese: «Alla fine Massimiliano venne ugualmente ordinato dal vescovo Tagliaferri: fu proprio uno degli ultimi e inviato ad Acquapendente; dopo due anni venne di nuovo trasferito a Cura di Vetralla come vice-parroco. Anche qui, mi risulta, ci furono alcuni episodi anomali e voci equivoche che investirono don Massimiliano, se non addirittura una denuncia. Tant’è che dopo pochi anni venne di nuovo trasferito a Oriolo Romano. Non spetta a me giudicare, ma cambiare tre parrocchie in nove anni è quantomeno singolare. E a questo punto mi viene anche il legittimo dubbio che anche l’attuale vescovo Lorenzo Chiarinelli fosse all’oscuro di tutto. Come se intorno a lui ci fosse una sorta di filtro».

Intanto ieri pomeriggio si è svolto un incontro tra i due legali del 36enne parroco oriolese – Severo Bruno a nome della Curia vescovile e Antonello Cecchini quello nominato dalla famiglia Crocetti – per cercare di stabilire una strategia difensiva comune. Don Massimiliano Crocetti si trova in questi giorni in una località segreta, vicino a Canale Monterano, agli arresti domiciliari in attesa che venga ascoltato dal gip. Sulle spalle, al momento, gravano le accuse di tentata violenza su minore. Secondo una ricostruzione non ufficiale si tratterebbero di alcune attenzioni che il parroco avrebbe rivolto nei confronti di un giovane di Oriolo, proveniente da una famiglia disagiata del paese. «Le indagini sono partite dal nostro assessorato ai Servizi sociali, sono inziati a Oriolo e sono terminate qui», ha sempre detto il sindaco Italo Carones. Ad incastrare il sacerdote natio di Montefiascone il lavoro d’intelligence messo in piedi dagli uomini della Questura che negli ultimi tre mesi lo hanno pedinato con sofisticati strumenti tecnologici (cimici e micro-telecamere) seguendo e catalogando tutte le sue abitudini.

Fino all’arresto, arrivato martedì mattina, tra lo stupore generale. Proprio pochi attimi prima, secondo quanto hanno riferito gli inquirenti, che don Massimiliano si vedesse con un giovane del paese per dare vita a un incontro proibito quanto squallido. E soprattutto impensabile, come continua a ripetere in coro questa comunità di 3500 persone situata a ridosso della provincia romana. Che da martedì si trova di botto sprofondata nell’incertezza, senza più il proprio pastore.

Il Dialogo Lunedì, 16 luglio 2007

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Pedofilia Agrigento, l’incertezza della pena.

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