(AGI) - Perugia, 24 apr. - E’ sicuramente insolito quanto gli inquirenti hanno riscontrato ieri nella casa degli orrori in Via Sant’Antonio a Perugia, dove nella notte tra l’uno ed il 2 novembre 2007 venne uccisa Meredith Kercher. Durante il blitz a sorpresa, effettuato anche nell’abitazione di Raffaele Sollecito, sembrerebbe essere spuntata una valigia piena di coltelli, la maggior parte con la confezione ancora intatta, altri anche scartati. Altri coltelli, ben 14, sarebbero stati rinvenuti nel lavello in cucina. Gli investigatori li hanno lasciati nell’abitazione, sequestrando soltanto calzature ed altro materiale ritenuto utile alle indagini che sara’ inviato alla Polizia Scientifica di Roma per analisi e comparazioni. Leggi il seguito di questo post »
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(AGI) - Perugia, 21 apr. - Potrebbe essere fissato nei prossimi giorni il confronto all’americana tra Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Hermann Guede. Un momento che verra’ filmato e registrato, per fissare indelebilmente mimica facciale, gesti, toni della voce dando l’opportunita’ agli inquirenti di vagliarli piu’ e piu’ volte. Sarebbe la prima volta che i tre principali indagati per l’omicidio volontario di Meredith Kercher, avvenuto nella notte tra il primo ed il due novembre 2007, si troveranno di fronte; ognuno con la propria verita’.
In comune il ribadire la propria innocenza, sebbene Rudy nell’ultimo interrogatorio (il primo sostenuto con il PM) ha praticamente puntato il dito contro Raffaele (riconducendolo all’autore materiale del delitto) ed Amanda (della quale avrebbe asserito di avere udito la voce provenire da fuori dell’abitazione). E’ inoltre ufficiale la querela nei confronti di Panorama e di TeleNorba presentata alla Procura della Repubblica di Perugia dai congiunti di Meredith Kercher tramite il proprio legale Francesco Maresca che ha chiesto di procedere per i reati perseguibili d’ufficio e per quello di oltraggio alla memoria dei defunti. Ad essere considerato oltraggioso l’articolo del settimanale in cui, anticipando i contenuti della perizia medico-legale si sosteneva che Mez fosse ubriaca (la circostanza sabato e’ stata notevolmente ridimensionata durante l’incidente probatorio di sabato scorso, in quanto i periti del Gip avrebbero parlato, ma non scritto nella relazione, di non sussistenza dello stato di ubriachezza ma di risultati condizionati da un errore nella conservazione dei reperti). (AGI) - Perugia, TeleNorba e’ stata invece denunciata per avere trasmesso le immagini, filmate nel primo sopralluogo della polizia scientifica nella casa degli orrori, in cui si vedeva il corpo nudo della studentessa e la ferita alla gola. Tuttavia, l’incidente probatorio di sabato scorso non ha contribuito a fornire maggiori certezze e i dubbi aperti restano parecchi. Soprattutto in relazione alla compatibilita’ tra le ferite al collo della vittima ed il coltello sequestrato a casa di Raffaele (su cui e’ stato isolato il Dna di Meredith ed Amanda e del quale i periti del Gip hanno scritto che ‘non e’ incompatibile’ come arma del delitto) e sulla violenza sessuale. Su tale punto se per i periti della difesa non emerge, per quelli dell’accusa si concretizza in una serie di ecchimosi da costrizione su diverse parti del corpo. Sebbene sia particolarmente atteso ed auspicato un qualche fatto nuovo ed eclatante, la sensazione e’ che l’inchiesta, che resta indiziaria, stia per vivere le ultime battute, foriere di una richiesta di rinvio a giudizio dei tre giovani attualmente in carcere (Amanda e Rudy in quello di Perugia, Raffaele a Terni, in una cella accanto a quella di Roberto Spaccino, rinviato a giudizio per l’omicidio della moglie Barbara Cicioni). L’accusa era, fin dall’imminenza del fatto, e rimane ancora oggi convinta di avere in mano elementi sufficienti per ritenere di avere individuato i responsabili della morte di Mez (i congiunti della studentessa, venerdi’ e sabato a Perugia per assistere all’incidente probatorio, hanno auspicato che ‘il o i responsabili’ dell’orrendo delitto paghino per quanto fatto ad una studentessa e figlia modello, amata dai familiari ed oltraggiata da chi ne ha messo in discussione la personalita’).
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ROMA (21 aprile) - Amanda Knox e Raffaele Sollecito, indagati insieme al giovane nigeriano Rudy Guede per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, devono rimanere in carcere. Lo ha stabilito la Cassazione che ritiene gravi gli indizi esistenti contro i due indagati. Sollecito e la Knox, afferma la suprema corte nel provvedimeento con cui il primo aprile scorso ha rigettato il ricorso dei difensori dei due indagati contro la convalida della custodia cautelare sancita il 30 novembre 2007 dal Tribunale della Libertà di Perugia, hanno una personalità negativa ed esiste inoltre il pericolo di fuga.
Meredith è stata uccisa la notte del primo novembre 2007 nella casa di Perugia che condivideva con Amanda Knox
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(di Claudio Sebastiani)Sono arrivati in silenzio al palazzo di giustizia di Perugia e sempre senza parlare i familiari di Meredith Kercher sono ripartiti. Nell’aula del gip hanno incontrato per la prima volta Raffaele Sollecito, accusato di avere ucciso la studentessa inglese insieme a Rudy Guede e Amanda Knox, e ascoltato per circa sette ore l’esposizione dei risultati della perizia medico-legale sulla morte di Mez. I risultati dell’esame - eseguito dai professori Giancarlo Umani Ronchi, Mariano Cingolani e Anna Aprile sulla base di reperti e documenti già agli atti - sono stati raccolti con la formula dell’incidente probatorio. Gli esperti hanno sostanzialmente confermato i contenuti dell’elaborato depositato nei giorni scorsi, spiegando comunque che il dato dell’alcolemia da loro riscontrato, superiore di circa sei volte a quello rilevato nel corso dell’autopsia, è sicuramente legato a un errore nel prelievo o nella conservazione del sangue analizzato e quindi Mez non era ubriaca o drogata quando venne uccisa. Riguardo all’ora della morte, i periti hanno confermato che questa avvenne 20-30 ore prima dell’inizio dei rilievi del medico legale, ritenendo una “stima equa” un orario collocato tra le 22 e le 24 del primo novembre come hanno riferito gli avvocati Giuseppe Sereni e Carlo Pacelli, difensori di Patrick Lumumba Diya, unico indagato a piede libero per il delitto.
Le cause sono state individuate in un meccanismo combinato legato all’emorragia seguita alle ferite al collo, con il sangue che invase i polmoni di Meredith facendola in pratica annegare mentre l’assassino probabilmente la strozzava. I periti hanno poi parlato di una “attività sessuale recente rispetto al decesso”, probabilmente un’ora prima, escludendo comunque che Mez sia stata violentata, come hanno detto i difensori di Guede, gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile. Sul corpo sono state tuttavia individuate delle lesioni che, è stato ipotizzato, potrebbero essere legate a un tentativo della vittima di difendersi o a delle sevizie. Nel corso dell’udienza i periti del gip e i consulenti delle parti si sono soffermati a lungo sulla possibile arma del delitto, un coltello da cucina sequestrato in casa di Sollecito con tracce di Dna di Amanda Knox vicino al manico e della vittima sulla lama. Gli esperti del giudice hanno parlato di “compatibilità generica” con le lesioni, spiegando comunque che non ci sono elementi caratteristici per stabilire se siano state prodotte proprio con quel coltello. Secondo uno dei difensori di Sollecito, l’avvocato Luca Maori, “é stato acclarato che il coltello non è compatibile con le ferite” così come emerge anche da una consulenza depositata dalla difesa della Knox. Di diverso avviso invece l’avvocato Francesco Maresca, legale della famiglia Kercher, per il quale l’esame ha dimostrato “una corrispondenza” tra la lama e le ferite.
L’udienza è stata comunque segnata dal primo incontro tra la madre di Mez, Arline, e i suoi fratelli, Stephanie e Lyle (che a lungo ha preso appunti), con Sollecito (al quale sono stati sequestrati oggi per disposizione del giudice alcuni fogli con domande che intendeva porre sulla perizia). I congiunti hanno partecipato praticamente a tutta l’udienza assistiti da un interprete. Sono usciti brevemente dall’aula quando sono state mostrate le immagini della scena del delitto, rientrando subito dopo. Nessuna parola con il giovane pugliese che comunque - ha riferito l’avvocato Maori - si è rivolto loro con un cenno di saluto. “E’ molto vicino alla famiglia da un punto di vista umano” ha detto ancora il legale. “Per loro è stata una giornata durissima ma hanno una grande fiducia nella giustizia italiana” ha spiegato al termine il console britannico Moira Macfarlane, dopo avere abbracciato i congiunti di Mez visibilmente provati al termine dell’udienza.
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Udienza in tribunale davanti al gip per esaminare la perizia medico legale. Uno dei consulenti: “Molte lacune nella rilevazione dell’ora della morte. Non è certo che abbia avuto un rapporto sessuale”
Quotidiano.net 19 aprile 2008
Perugia, 19 aprile 2008 - Anche lo studente pugliese Raffaele Sollecito, dopo i parenti di Meredith, è arrivato a Palazzo di Giustizia, a Perugia, dove questa mattina è in programma l’udienza davanti al gip Claudia Matteini per esaminare la perizia medico legale disposta dallo stesso giudice. Lo studente pugliese, recluso nel carcere di Terni, è arrivato a bordo di un cellulare della polizia penitenziaria.
Ammanettato, una felpa bianca con un cappuccio e un paio di jeans, il ragazzo scortato dagli agenti ha fatto il suo ingresso in Tribunale al cui interno sono già presenti i famigliari di Meredith.
Poco prima, infatti, erano arrivati era stata la madre, Arline, la sorella Stephanie e il fratello Lyle, accompagnati dal console britannico a Firenze Moira Mc-Farlane. È probabile, che per la prima volta dal giorno dell’omicidio della ragazza, oggi i famigliari della vittima si troveranno faccia a faccia con Raffaele Sollecito, una delle tre persone, insieme ad Amanda Knox e Rudy Hermann Guede, accusate del delitto.
I CONSULENTI
“Abbiamo detto quel poco che potevamo”, commenta il professor Giancarlo Umani Ronchi, uno dei consulenti nominati dal gip per l’incidente probatorio volto a chiarire l’ora, i tempi e le modalità che hanno portato alla morte della ragazza inglese.
Riguardo all’ora della morte, l’esperto ha detto: “Sono presenti molte lacune nella sua rilevazione. Il dato dell’alcolimetria -ha aggiunto l’esperto- è il risultato di una serie di situazioni di cui non vi si può dare certezza.
Il perito ha anche detto che “non si può dire se c’è stato o meno un rapporto sessuale perchè, in seguito all’autopsia non sono state rilevate tracce di sperma o di violenza fisica. C’è comunque una traccia del cromosoma Y che lascia ipotizzare un contatto fisico”.
“Parlare di strangolamento è una parola troppo grossa - ha continuato il perito - Abbiamo scritto e ribadito che il soffocamento è stato determinato anche dall’emorragia provocata dalla ferita al collo. Per quanto riguarda lo strangolamento siamo molto più cauti: ci sono segnali, ferite riscontrate che vanno in questa direzione. Non ci sono delle certezze inconfutabili”.
Una delle teorie, emersa una volta presentata la relazione, si basava sulla duplice azione del killer: prima il coltello che buca la gola e poi lo strangolamento con due mani.
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Poco prima di essere uccisa, verso le 22, la ragazza inglese aveva chiesto di verificare il suo conto corrente bancario anche se pochi giorni prima aveva prelevato i soldi per l’affittoForse l’inchiesta sulla morte di Meredith Kercher ha imboccato una strada che potrebbe aiutare a definire, se non i responsabili, almeno il movente.
La madre della studentessa inglese ha, infatti, detto di avere saputo che poco prima di essere uccisa la figlia aveva prelevato dei soldi ( 200- 250 euro) per pagare l’affitto e di non sapere che fine abbia fatto il denaro e se sia stato rubato alla figlia.
Su questi la donna e la figlia sono state sentite questa sera dal pubblico ministero Giuliano Mignini.
La richiesta di sentire i congiunti è venuta dopo che dalle indagini condotte dalla squadra mobile di Perugia era tra l’altro emerso che, la sera - intorno alle 22 -dell’omicidio, Mez aveva verificato i movimenti sul suo conto corrente utilizzando il telefono cellulare.
La donna ha detto di non sapere che fine abbia fatto quel denaro e se sia stato rubato alla
figlia.
tAM TAM 18 APRILE 2008
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Non è stato preso in considerazione dagli investigatori, anche se le sue affermazioni avrebbero sostenuto il convincimento dell’accusa nei confronti di Raffaele Sollecito ed Amanda Knox
Porta a porta ospiterà stasera il testimone che avrebbe sostenuto di aver notato Raffaele Sollecito e Amanda Knox nella zona di piazza Grimana, non lontano dall’abitazione dove venne uccisa Meredith Kercher, la sera del delitto.
La testimonianza, come abbiamo già scritto, sarebbe ricca di particolari, ma anche di impressioni frutto della mente del testimone e, ancorché acquisita dagli inquirenti, sarebbe stata ritenuta non rilevante ai fini dell’indagine.
Il rilancio dell’argomento su una trasmissione di largo ascolto, quindi, lascia ampi margini di dubbio e pare più un’operazione di sostegno alle ipotesi “colpevoliste” dei tre indagati. Sembra quasi di assistere ad una corsa allo scoop tra televisioni: prima Mediaset che riportando le anticipazione del medico legale della procura ne ha determinato il licenziamento. Poi la televisione di Bari che si è guadagnata l’esecrazione quasi generalizzata dell’opinione pubblica per aver ecceduto in immagini del cadavere di Meredith. Leggi il seguito di questo post »
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infophoto
Amanda Knox e Raffaele Sollecito
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Notizia inserita il 17/4/2008
Il testimone ha voluto mantenere l’anonimato
Omicidio Meredith, un testimone: ”Quella notte ho visto Amanda e Raffaele”
Roma. “Tra le undici e mezzanotte ho visto due ragazzi che parlavano animatamente in un campo di basket. Erano Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Erano vestiti di grigio, di scuro. Guardavano sempre di sotto. Poi ho visto che si sono allontanati”. Così un testimone, che ha voluto mantenere l’anonimato e che è stato ripreso di spalle e con la voce camuffata ha raccontato, durante la puntata di ‘Porta a Porta’ che andrà in onda questa sera, quello che avrebbe visto la notte dell’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia nella notte tra il primo e il 2 novembre dello scorso anno.


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7 aprile 2008
ROMA - Nuove indiscrezioni nella ricostruzione della morte di Meredith Kercher rischiano di rimettere in discussione indagini svolte sinora.
Secondo i periti nominati dal giudice di Perugia, infatti, la studentessa ha avuto una lunga agonia. L’esame dei reperti, però, non consente di stabilire l’ora della sua morte. Dalle 21, quando la giovane tornò a casa, potrebbe essere accaduto anche dopo dieci ore.
La perizia solleva nuovi dubbi anche perché ci sono altri elementi, ritenuti determinanti dall’accusa, che non trovano conferma nei nuovi accertamenti. Arma, ferite, dinamica del delitto: il collegio dei consulenti non avvalora, anzi in alcuni casi smentisce, i risultati raggiunti dal professor Luca Lalli, il medico legale che per primo esaminò il cadavere e poi svolse l’autopsia. La relazione sarà consegnata e discussa durante l’udienza fissata per il 19 aprile. Le accuse contro Rudy Hermann Guede, Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono l’omicidio volontario e la violenza sessuale.
Le analisi sono però terminate e la maggior parte dei quesiti posti dal giudice ha già una risposta. Secondo gli specialisti, Meredith è stata colpita con cinque o sei coltellate: due delle quali sono definite importanti. La più piccola è quella che avrebbe provocato una forte emorragia, ma non la morte della giovane. E questo avrebbe spinto il suo assassino a stringerle il collo fino all’asfissia. Nuovi esami potranno forse accertare quanto tempo sia passato tra una coltellata e l’altra, si ritiene comunque che dal primo colpo al decesso possa essere trascorsa almeno mezz’ora. Come già dichiarato dal dottor Lalli, i nuovi periti non confermano che la studentessa sia stata stuprata. Parlano di un rapporto non completo, ma non sono in grado di dire se sia stata costretta a subirlo. Anche perchè, a differenza di quanto era stato stabilito in sede di autopsia, sono convinti che la giovane fosse completamente ubriaca.
Dubbi forti riguardano, anche, l’arma del delitto. Il coltello trovato a casa di Sollecito con il Dna misto di Meredith e Amanda sulla punta, è considerato solo compatibile, mentre non si può escludere che le lame utilizzate fossero più di una.
(Cac/Dire)
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Telenorba - «Famiglia di Meredith ferita»
Lo dice il loro avvocato e afferma che soltanto la difesa del pugliese Raffaele Sollecito aveva le immagini (girate dalla Scientifica e andate in onda su Telenorba) del corpo nudo della ragazza uccisa
PERUGIA - E’ stato messo a disposizione solo della difesa di Raffaele Sollecito, uno dei tre arrestati per l’omicidio di Meredith Kercher, il filmato trasmesso da Telenorba. A sostenerlo è stato il legale della famiglia di Meredith Kercher intervenendo a “Domenica in”. Di “ingiusto e gratuito attacco personale” ha parlato la difesa Sollecito spiegando che il video è stato fornito “solo ai consulenti”.
Ospite della trasmissione di Rai Uno è stato oggi il direttore del TgNorba Enzo Magistà.
Secondo Maresca, intervenuto telefonicamente, “solamente” la difesa dello studente pugliese è stata autorizzata dal pubblico ministero a doppiare il video. “Tra l’altro - ha aggiunto - non è stato depositato come termine di indagine preliminari. L’atto non era a disposizione di tutte le parti e lo sarà solo in futuro quando le indagini saranno concluse”.
Il legale della famiglia Kercher ha parlato di “immagini che ci hanno ferito e lasciati sbigottiti”. “Hanno lasciato la famiglia di Meredith assolutamente impaurita - ha proseguito - della degenerazione dei toni che questo procedimento sta assumendo per iniziative, come quella di Magistà, contrarie non solo al codice penale e alle norme a tutela della privacy ma anche contrarie alla morale”. Per il legale le indagini della procura di Perugia “stanno portando ottimi e precisi indizi”.
A Magistà che ha spiegato di avere “messo in risalto leggerezze investigative”, l’avvocato Maresca ha replicato sostenendo che si tratta a suo avviso di “iniziative che provengono sempre da una certa parte che poi sappiamo tutti essere la difesa Sollecito”.
I difensori del giovane pugliese - gli avvocati Marco Brusco, Luca Maori e Tiziano Tedeschi - hanno espresso “la totale disapprovazione per la messa in onda delle scene” mostrate da Telenorba ed hanno espresso “solidarietà ai familiari della vittima”. Hanno quindi evidenziato che “la continua fuga di notizie che c’è stata fino a oggi ha provocato solo danni al proprio assistito”. I legali, in una “vibrata protesta nei confronti dell’avvocato Maresca, hanno poi sostenuto che “i video in questione sono a disposizione di tutte le parti iteressate”. “I dvd ritirati - hanno aggiunto - sono stati messi a disposizione unicamente dei consulenti tecnici. I difensori e i familiari di Sollecito si riservano comunque ogni azione nei confronti dell’avvocato Maresca tesa alla tutela della propria dignità e reputazione personale e professionale”.6/4/2008
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