
di Wildgreta
“My holiday has been lovely. Although I’m really busy every day, I fall into bed dead tired, but I’ll soon be home.
“Love Mama.”
(Trad.) Le vacanze sono bellissime. Anche se ogni giorno ho talmente tante cose da fare, che la sera crollo dalla stanchezza. Torno a casa presto. Con affetto, mamma.
Amstetten: l’interrogatorio della moglie di Fritzl
Ecco la cartolina della Signora Fritzl, in vacanza sul Lago Maggiore come ogni anno. Nessuna preoccupazione per la famiglia, al sicuro nelle mani di Joseph che, per l’occasione, aveva pensato bene di organizzarsi e portare fuori dal bunker la figlia/nipote che aveva urgenza di assistenza medica. Secondo il Daily Mail, Fritzl voleva approfittare dell’assenza della moglie per farle credere, al ritorno, che la figlia Elisabeth fosse finalmente tornata a casa con i suoi tre figli. Ma il suo piano è saltato. Secondo la polizia, quindi, la moglie Rosemarie non si sarebbe mai accorta che, nel seminterrato, viveva la seconda famiglia di suo marito.
Dalla BBC in Brasile arrivano invece notizie sulla casa dell’orrore, che dovrà passare un controllo di sicurezza: il bunker potrebbe aver messo in pericolo la stabilità dell’edificio, motivo per cui il delicato futuro della casa/prigione potrebbe risolversi anche con la demolizione.
Fonti Crime blog- Daily Mail 15 maggio 2008
Permalink
Nessun Commento
Josef Fritzl, il 73enne austriaco che per anni ha violentato la figlia, ha dichiarato che le sue pulsioni derivano dalle idee hitleriane. Ha detto al suo avvocato: “Sono cresciuto ai tempi del nazismo, allora una disciplina severa era molto importante. Probabilmente ho ripreso qualcosa inconsciamente. E comunque non sono un mostro, come vengo presentato ora sui media”. Leggi il seguito di questo post »
Permalink
Nessun Commento

Sabato 10 Maggio 2008 Stefan Apfl - da Amstetten (Austria)
L’uomo nella foto ha l’aspetto di un vecchio clown alla fine dello spettacolo, come se si fosse appena tolto la maschera e struccato: i sopraccigli inarcati, le sottili labbra serrate. Le mani sono rugose, i lacci delle scarpe slegati. Josef Fritzl ha l’aria smarrita. La foto è stata scattata dai poliziotti austriaci domenica 27 aprile 2008, subito dopo l’arresto del 73enne che vive nella cittadina di Amstetten. È qui che l’ingegnere Fritzl ha vissuto e cresciuto sette figli con la moglie di 68 anni. Ma altrettanti ne ha concepiti incestuosamente e di nascosto dal mondo. Qui, per 24 anni, ha tenuto la figlia Elisabeth segregata in un bunker-prigione ricavato nello scantinato. Fino all’ultimo l’ha violentata: è da lei che ha avuto gli altri sette figli. Ma un atroce sospetto si fa strada fra gli inquirenti, che stanno cercando altre camere nascoste del bunker, da cui potrebbero emergere “ritrovamenti drammatici”.

Per 24 anni nessuno sembra essersi accorto di questo martirio.La casa della famiglia Fritzl si trova in una tranquilla zona a sud della cittadina di 24 mila abitanti. Da due settimane la via Ybbsstraße è invasa da giornalisti: filmano i poliziotti in tuta bianca e intervistano gli attoniti vicini per raccontare la storia dei Fritzl. Una storia horror piena di buchi neri e di domande ancora senza risposte.Come sono state condotte le indagini, sempre che ne siano state fatte?L’orrore era emerso una settimana prima dell’invasione dei giornalisti. Sabato 19 aprile arriva una telefonata all’assistenza pubblica di Amstetten. Al telefono è Fritzl. Racconta di aver trovato una giovane priva di sensi davanti alla porta di casa. I medici le riscontrano una disfunzione multiorganica; le sue condizioni sono critiche. La donna, anemica e molto magra, non ha neppure un’otturazione e non ha tesserino sanitario: ufficialmente non è mai esistita.Fritzl ha con sé una lettera: “Prendetevi cura della mia Kerstin malata”: l’avrebbe scritta, afferma, sua figlia Elisabeth, scomparsa dal 1984. Ben tre volte, negli ultimi 20 anni, un suo nipotino è stato abbandonato dinanzi alla porta di casa Fritzl. Glieli hanno fatti adottare: ma che indagini hanno svolto? Di certo nessuna prova del dna: Fritzl ha sempre sostenuto che erano lasciati da sua figlia, che prima di scomparire ogni volta lasciava una lettera. Gli hanno sempre creduto.Perché li ha fatti uscire dopo 24 anni?Il 19 aprile di quest’anno, però, non si trattava di un neonato, ma di una ragazza di 20 anni. Questa volta la procura della repubblica si insospettisce. Fritzl viene interrogato più volte e spiato. I medici non riescono a far luce sul quadro clinico della donna e trasmettono appelli pubblici alla madre affinché si presenti. Elisabeth vede uno degli appelli dal televisore che il padre ha installato nella prigione sotterranea. La donna riesce a convincere Fritzl a recarsi in ospedale con lei e i due figli che vivevano nello scantinato.È la prima volta, da 24 anni, che Elisabeth esce alla luce del sole: i figli, 5 e 18 anni, non avevano mai lasciato il sottosuolo. A tutt’oggi non è chiaro come mai Fritzl si sia fatto convincere a liberarli.Appena i quattro arrivano in ospedale, la polizia interviene. La donna 42enne ha i capelli bianchi, è piccola di statura, magra e ha la pelle non pigmentata. Dimostra vent’anni di più. È confusa, spaventata, non si fida della polizia. In seguito si scoprirà che proprio i tutori dell’ordine l’avevano riconsegnata al padre aguzzino, dopo che era fuggita e li aveva implorati di non riportarla dall’uomo che l’aveva violentata. Solo quando le viene garantito che non avrà più alcun contatto con il padre si decide a raccontare la sua storia.Elisabeth Fritzl è nata il 16 aprile 1966, ultimogenita dei sette figli di Josef e Rosemarie Fritzl. A quanto pare, suo padre avrebbe abusato di lei già dall’età di 11 anni. Al termine degli studi frequentò un apprendistato di gastronomia e a 17 anni cercò invano di scappare da casa.Chi ha fatto i lavori nel bunker? E nessuno si è accorto di nulla?Un anno dopo Josef Fritzl la rinchiuse nello scantinato. Qui, nell’angusto rifugio antiatomico costruito durante la guerra fredda, l’ha tenuta legata a un guinzaglio lungo appena 1 metro e mezzo e l’ha violentata. Il giorno dopo averla rinchiusa denuncia la sua scomparsa. Elisabeth Fritzl trascorrerà i primi 9 anni della sua prigionia in questa cella di 3 metri per 3: solo quando ha partorito due figli Josef Fritzl ha deciso di allargare la prigione sotterranea. Allestisce una seconda camera da letto e la figlia lo aiuta nei lavori, spesso costretta a scavare a mani nude.L’ingresso, dietro un mobile della cantina, è protetto da due robuste porte d’acciaio. La prigione è alta 1,70 m e da quando è stata allargata ha una superficie di 60 metri quadrati. I poliziotti trovano dettagli curati quasi con amore: fiori, animali di plastica e polpi dipinti sulle piastrelle del bagno striminzito. Josef Fritzl ha piastrellato da solo le pareti, ha ricoperto il soffitto di legno e ha insonorizzato la segreta. Nessuno avrebbe potuto lasciare lo scantinato contro la sua volontà.Quanto rischia Fritzl?È nello scantinato-bunker che Elisabeth Fritzl ha dato alla luce sette figli. Uno di loro, morto al momento del parto, è stato bruciato dal padre nella caldaia. Se si provasse che era nato vivo, Josef Fritzl potrebbe essere condannato all’ergastolo per omicidio. Al momento invece l’uomo, che ha confessato buona parte dei reati, rischia una condanna a un massimo di 15 anni per incesto, sequestro di persona, violenza carnale, lesioni fisiche e stupro con gravidanza. In Austria non esiste la sommatoria delle pene: conta solo il delitto più grave.Come ha scelto quali figli lasciare nel bunker e quali invece portare alla luce?Nel corso degli anni (nel 1993, 1994 e 1997) tre dei figli sono stati portati in casa, nella famiglia “ufficiale”. Fritzl ha fatto una selezione dei “figli urlatori”, come ha dichiarato nell’interrogatorio, perché facevano troppo chiasso nello scantinato. I coniugi hanno adottato i tre presunti trovatelli e li hanno cresciuti. Oggi i ragazzi hanno 15, 14 e 12 anni e sono ben integrati: lavorano nel gruppo giovanile dei vigili del fuoco, si allenano nella società sportiva della polizia, suonano strumenti musicali e sono bravi negli studi. Solo sabato scorso hanno scoperto che la loro madre biologica viveva sotto terra, dove ha cresciuto altri tre figli, insegnando loro a camminare, a parlare e a leggere.Ma davvero nessuno sapeva nulla?Come nel caso Kampusch, i media accusano tutti quelli che per anni hanno voltato lo sguardo dall’altra parte: i vicini, i parenti, le autorità. Com’è possibile che la moglie, descritta dai vicini come una donna “cortese” e “molto premurosa con i figli”, per 24 anni non si sia accorta di quanto accadeva nello scantinato? Gli esperti rispondono parlando della “rimozione” che prende le mogli quando i loro mariti abusano sessualmente dei figli. In sostanza, si rifiutano di vedere l’evidenza.Com’è possibile che un uomo condannato per stupro possa adottare tre bambini?Anche Josef Fritzl viene descritto dai vicini come “gentile” ed “elegante”. Tra le mura familiari deve però aver dominato come un tiranno: l’unico fratello maschio di Elisabeth, Josef jr, viene descritto come una persona estremamente dipendente dai genitori, a cui deve chiedere il permesso per uscire di casa, una volta alla settimana. Questa sua dipendenza spiegherebbe anche perché non abbia mai cercato la sorella “scappata con una setta”.Josef Fritzl ha studiato ed è ingegnere elettronico. Quando, nel 1983, la polizia gli riporta la figlia scappata di casa, è già stato condannato due volte, per stupro e tentato stupro: 18 mesi di prigione in tutto. Ma in Austria condanne del genere, una volta scontate, restano sulla fedina penale per 15 anni, poi vengono cancellate e non sono più disponibili nemmeno per le autorità che vagliano le adozioni.Nella casa plurifamiliare dei Fritzl hanno vissuto dal 1984 centinaia di inquilini. Alcuni di loro ricordano episodi che solo ora acquistano senso: si parla di un rumore di colpi e di Josef Fritzl che di notte, dal giardino, portava la spesa nello scantinato.È davvero possibile che Fritzl abbia agito da solo? Come ha fatto a trascinare in cantina le porte d’acciaio che pesano 300 chili? Come ha fatto ad accudire i suoi prigionieri quando andava in vacanza in Thailandia per settimane? Sono domande alle quali la polizia ancora non sa dare risposte. Finora lo considera un delinquente solitario. Alcuni dettagli resteranno per sempre oscuri, anche per proteggere le vittime.Le condizioni della 20enne Kerstin rimangono critiche. Il resto della famiglia Fritzl (lo psichiatra che si occupa del caso la divide in “quella del piano interrato” e “quella del piano di sopra”) è stato ricongiunto ed è seguito da un’équipe di psicologi che nell’ospedale hanno ricreato un ambiente buio e insonorizzato per ridurre il trauma degli emersi. Gli esperti dicono che ci vorranno almeno 5 anni prima che possano cominciare a vivere in una specie di normalità. È però difficile fare previsioni: non esistono precedenti.Anche la domanda chiave resta senza risposta: perché? “Il male non ha motivo sufficiente” ha scritto Armin Thurnher sul settimanale austriaco Falter. Delle dichiarazioni rese alla polizia trapela poco. L’avvocato chiede l’infermità mentale. Quello che resta è la sensazione che non solo tutto è possibile, ma anche che tutto si può fare, per anni, senza essere notati, nel cuore delle società più ricche. Quello che resta è la foto di un uomo con l’aspetto di un vecchio clown che si è appena struccato.(traduzione di Annita Brindani)
Permalink
1 Commento
Nuove rivelazioni sulla vicenda di Amstetten. A parlare ancora Josef Fritzl, l’uomo che ha segregato e stuprato la figlia per 24 anni. “E’ stato una specie di circolo vizioso, dal quale non c’era nessuna via d’uscita né per Elisabeth né per me: avere rapporti sessuali con lei era come una mania. Non ho stuprato mia figlia da quando aveva 11 anni, non sono un uomo che abusa di bambini piccoli”.
Sembra inoltre che l’uomo abbia ammesso di aver progettato la prigionia della figlia Elisabeth già da qualche anno. E’ vero, dev’essere stato il 1981 o il 1982, quando cominciai a trasformare la mia cantina in una cella, chiudendola con una pesante porta in cemento armato telecomandata. Poi ho creato l’isolamento acustico del bunker e ho installato una toilette e un lavandino, ci ho messo anche un letto, un fornello e un frigorifero.
Quello che Fritzl chiama “circolo vizioso” è il motivo, secondo lui, che lo ha portato a commettere i ripetuti abusi sulla figlia. E aggiunge: “Con ogni settimana, in cui tenevo prigioniera mia figlia, la mia situazione è diventata più folle e, veramente, ho pensato tante volte di lasciarla libera. Ho avuto paura di essere arrestato e paura che la mia famiglia e tutti gli altri sapessero del mio crimine”.
Comunque Fritzl sapeva che quello che stava facendo costituiva una violenza nei confronti della figlia che non era per nulla intenzionata ad accettare la situazione. Eppure Fritzl non riusciva a resistere all’impulso. Ha inoltre affermato di aver desiderato i figli che poi la figlia ha partorito tant’è che quando nacque il primo figlio di questi abusi, nel 1988, nella cantina-bunker c’erano già pronti asciugamani, disinfettanti, pannolini e dei libri di medicina perché la figlia potesse documentarsi. “Ero contento della nascita del bambino, perché per me è stato bello avere anche in cantina una famiglia vera, con una donna e con alcuni bambini”.
Alessio Morrone
IL Giustiziere degli angeli
Permalink
Nessun Commento
Josef Fritzl, il 73enne padre-mostro, si giustifica e tira in ballo la sua rigida educazione nazista. Lo riporta il magazine austriaco News e la confessione viene ripresa anche dal sito del britannico Sun. “Avevo pulsioni incestuose nei confronti di mia madre”. Poi, a soli tre anni, l’incontro fatale con Adolf Hitler in visita nel paese austriaco che influenzò la sua infanzia e la sua doppia vita consumata nella villetta degli orrori.”Sono cresciuto ai tempi del nazismo, allora una disciplina severa era molto importante - ha spiegato Fritzl al suo avvocato, Rudolf Mayer -. Probabilmente ho ripreso qualcosa inconsciamente. E comunque non sono un mostro, come vengo presentato ora sui media”. Fritzl ha anche ammesso di aver provato in gioventù dei sentimenti incestuosi per sua madre, “la migliore donna del mondo, una donna forte, che mi ha educato alla disciplina, all’ordine e allo zelo”. Proprio la donna, che lasciò il marito quando Fritzl aveva quattro anni, lo educò secondo i valori del nazismo. Tanto che il bambino rimase folgorato dalla figura autoritaria di Adolf Hitler durante la visita del Fuehrer nel paese austriaco di Amstetten nel 1938.
Anche Natascha Kampusch, la ragazza segregata per otto anni a Vienna, aveva dichiarato che il caso di Fritzl poteva essere visto come una conseguenza del nazismo con la sua educazione autoritaria nei confronti dei bambini. Perchè il matrimonio con Rosemarie? Fritzl ha dichiarato al suo legale che ha sposato sua moglie perchè “il mio desiderio più intimo era quello di avere un giorno molti bambini e lei mi sembrava la madre adatta”. Ma si è creato una seconda vita, parallela, nella cantina di casa sua. “Sapevo continuamente, in tutti i 24 anni, che quello che facevo non era giusto, che dovevo essere matto perché facevo qualcosa del genere. Tuttavia per me è diventato sempre più ovvio condurre una seconda vita nella cantina di casa”.
Lunedì 12 maggio scade il primo periodo di custodia nel carcere austriaco di St. Poelten. La confessione choc giustifica anche la richiesta al suo legale: “Voglio soltanto una cosa: pagare”.
TG Com 9 maggio 2008
Permalink
Nessun Commento

VIENNA - Josef Fritzl, il protagonista della terribile vicenda di incesto venuta alla luce di recente in Austria, nega di aver molestato sessualmente da quando lei aveva 11 anni sua figlia Elisabeth, dalla quale ha poi avuto sette figli. Lo scrive il settimanale ‘News’ citando dichiarazioni fatte da Fritzl al suo avvocato difensore, Rudolf Mayer. “Non è vero, non sono un uomo che abusa sessualmente di bambini piccoli”, ha detto Fritzl al suo avvocato. Elisabeth aveva dichiarato davanti alla polizia di essere stata molestata sessualmente da suo padre già da quando aveva 11 anni. Da quanto emerge dalla dichiarazioni di Fritzl pubblicate su ‘News’, l’uomo ammette anche di aver progettato il sequestro di sua figlia in cantina già due o tre anni anni prima: “E’ vero, dev’essere stato il 1981 o il 1982, quando cominciai a trasformare la mia cantina in una cella, chiudendola con una pesante porta in cemento armato telecomandata”. “Poi - ha aggiunto l’uomo - ho creato l’isolamento acustico del bunker e ho installato una toilette e un lavandino, ci ho messo anche un letto, un fornello e un frigorifero”, ha detto. E Fritzl racconta anche delle prime settimane dopo quel 28 agosto 1984, quando rinchiuse Elisabeth nel bunker sotterraneo. “E’ stato una specie di circolo vizioso, dal quale da un certo punto non c’era nessuna via d’uscita ne per Elisabeth ne per me: con ogni settimana, in cui tenevo prigioniera mia figlia, la mia situazione è diventata più folle, e veramente, ho pensato tante volte di lasciarla libera”, aggiungendo però di aver avuto “paura di essere arrestato e paura che mia famiglia e tutti gli altri sapessero del mio crimine”. Fritzl ha anche raccontato che il desiderio di avere rapporti sessuali con la figlia era come “una mania”, dicendo anche di essere sempre stato cosciente che Elisabeth li rifiutava e che imponendoli le faceva del male. Fritzl dichiara anche di aver voluto figli da Elisabeth. Nel 1988, prima del parto del primo dei sette bambini che Elisabeth ha avuto da sua padre, Fritzl dice di averle portato libri di medicina in cantina perché la ragazza potesse prepararsi, oltre a asciugamani, disinfettanti e pannolini. “Ero contento della nascita del bambino, perché per me è stato bello avere anche in cantina una famiglia vera, con una donna e con alcuni bambini”.
Ansa 8 maggio 2008
Permalink
1 Commento
Il protagonista della terribile vicenda scoperta in Austria, racconta di non averlo fatto per paura di essere arrestato. Era cosciente del crimine e gli piaceva l’idea di una “famiglia vera” nella cantina prigione. “Una mania” i rapporti con la figlia.
Fritzl racconta ,attraverso il suo avvocato a un settimanale austriaco, le prime settimane successive al 28 agosto 1984, quando rinchiuse la figlia Elisabeth nel bunker sotterraneo. “È stato una specie di circolo vizioso, dal quale da un certo punto non c’era nessuna via d’uscita nè per Elisabeth nè per me: con ogni settimana, in cui tenevo prigioniera mia figlia, la mia situazione è diventata più folle e, veramente, ho pensato tante volte di lasciarla libera”. Aggiunge però di aver avuto “paura di essere arrestato e paura che mia famiglia e tutti gli altri sapessero del mio crimine”. Fritzl ha anche raccontato che il desiderio di avere rapporti sessuali con la figlia era come “una mania”, dicendo anche di essere sempre stato cosciente che Elisabeth li rifiutava e che imponendoli le faceva del male.
VOLEVA I FIGLI Fritzl dichiara anche di aver voluto figli dalla figlia. Nel 1988, prima del parto del primo dei sette bambini che Elisabeth ha avuto da sua padre, Fritzl dice di averle portato libri di medicina in cantina perchè la ragazza potesse prepararsi, oltre ad asciugamani, disinfettanti e pannolini. “Ero contento della nascita del bambino, perchè per me è stato bello avere anche in cantina una famiglia vera, con una donna e con alcuni bambini”. L’uomo nega poi di aver molestato sessualmente la figlia da quando lei aveva 11 anni. Lo scrive il settimanale ‘News’ citando dichiarazioni fatte da Fritzl al suo avvocato difensore, Rudolf Mayer. “Non è vero, non sono un uomo che abusa sessualmente di bambini piccoli”, ha detto Fritzl al suo avvocato. Elisabeth aveva dichiarato davanti alla polizia di essere stata molestata sessualmente da suo padre già da quando aveva 11 anni.
AVEVA PENSATO ALLA PRIGIONE NELL’81 Da quanto emerge dalle sue dichiarazioni, l’uomo ammette anche di aver progettato il sequestro di sua figlia in cantina già due o tre anni anni prima: “È vero, dev’essere stato il 1981 o il 1982, quando cominciai a trasformare la mia cantina in una cella, chiudendola con una pesante porta in cemento armato telecomandata”. “Poi – ha aggiunto l’uomo - ho creato l’isolamento acustico del bunker e ho installato una toilette e un lavandino, ci ho messo anche un letto, un fornello e un frigorifero”, ha detto.
LA FIGLIA VOLEVA SCAPPARE DI CASA Elisabeth Fritzl voleva lasciare i genitori poco prima di venire rinchiusa nello scantinato degli orrori. È quanto emerge da alcune lettere che la ragazza, che allora aveva 18 anni, scrisse a un suo amico e delle quali il tabloid ‘Oestereich’ oggi pubblica alcuni estratti. “Dopo l’esame mi trasferisco da mia sorella e il suo ragazzo, per loro l’appartamento è troppo caro, per me va bene, avrò due stanze per me e pagherò soltanto 1.200 scellini (87 euro, ndr)”, scrisse Elisabeth al suo amico E. in una lettera datata 9 maggio 1984. Poche settimane dopo, il 29 maggio, Elisabeth raccontò allo stesso amico di essere impegnata nella ricerca di un posto di lavoro. “Tieni le dita incrociate che troverò il posto giusto … non appena mi sarò trasferita ti manderò il mio nuovo indirizzo”, si legge. L’ultima lettera all’amico, nella quale la ragazza raccontava tra l’altro di essere stata in discoteca, è invece datata 3 agosto 1984, quindi 25 giorni prima che venisse rinchiusa in cantina dal padre. Josef Fritzl, in dichiarazioni al suo avvocato difensore Rudolf Mayer, spiega la motivazione per la sua azione folle: “Dall’inizio della pubertà non si atteneva più a nessuna regola, passava notti intere in locali malfamati, beveva alcol, fumava. Cercavo di tirarla fuori da questa palude”.
Unione Sarda 8 maggio 2008
Permalink
Nessun Commento

Joseph Fritzl -l’elettrotecnico di Amstetten che ha tenuto segregata per quasi un quarto di secolo la figlia, con cui ha avuto 7 figli- ha detto di non essere “un mostro” perche’ avrebbe potuto ammazzare le sue vittime senza essere scoperto e non lo ha fatto. Per la prima volta da quando e’ venuta alla luce la raccapricciante vicenda, parla il padre-mostro di Amstetten e tentata di minimizzare le atrocita’ di cui e’ accusato. “Non sono un mostro”, ha detto Fritzl al suo avvocato, Rudolf Mayer, lamentandosi del trattamento ricevuto dalla stampa. Le dichiarazioni sono filtrate sul tabloid austriaco “Oesterreich”: “Potrei averli uccisi tutti. E non ne sarebbe rimasta traccia, nessuno mi avrebbe scoperto”. Le sconcertanti dichiarazioni arrivano mentre la procura dello Stato federato della Bassa Austria ha cominciato l’interrogatorio del 73enne ‘carceriere di Amstetten”. Secondo il portavoce della procura, Gerhard Sedlacek, il primo interrogatorio, durato un’ora e mezza circa, si e’ concentrato sulla vita personale e professionale e l’accusato, in carcere dallo scorso 26 aprile, avrebbe dichiarato la sua “disponibilita’ a collaborare” con la giustizia. Intanto, secondo quanto riferito dal tabloid austriaco, per difendersi Fritzl ha ricordato di esser stato lui stesso a portare in ospedale la nipote 19enne Kerstin (la maggiore dei suoi figli-nipoti) per tentare di salvarle la vita: “Se non fosse per me, oggi Kerstin non sarebbe viva”. La giovane rimane ricoverata nell’ospedale di Amstetten: le sue condizioni permangono gravissime. (AGI)
(07 maggio 2008 ore 16.0
Joseph Fritzl -l’elettrotecnico di Amstetten che ha tenuto segregata per quasi un quarto di secolo la figlia, con cui ha avuto 7 figli- ha detto di non essere “un mostro” perche’ avrebbe potuto ammazzare le sue vittime senza essere scoperto e non lo ha fatto. Per la prima volta da quando e’ venuta alla luce la raccapricciante vicenda, parla il padre-mostro di Amstetten e tentata di minimizzare le atrocita’ di cui e’ accusato. “Non sono un mostro”, ha detto Fritzl al suo avvocato, Rudolf Mayer, lamentandosi del trattamento ricevuto dalla stampa. Le dichiarazioni sono filtrate sul tabloid austriaco “Oesterreich”: “Potrei averli uccisi tutti. E non ne sarebbe rimasta traccia, nessuno mi avrebbe scoperto”. Le sconcertanti dichiarazioni arrivano mentre la procura dello Stato federato della Bassa Austria ha cominciato l’interrogatorio del 73enne ‘carceriere di Amstetten”. Secondo il portavoce della procura, Gerhard Sedlacek, il primo interrogatorio, durato un’ora e mezza circa, si e’ concentrato sulla vita personale e professionale e l’accusato, in carcere dallo scorso 26 aprile, avrebbe dichiarato la sua “disponibilita’ a collaborare” con la giustizia. Intanto, secondo quanto riferito dal tabloid austriaco, per difendersi Fritzl ha ricordato di esser stato lui stesso a portare in ospedale la nipote 19enne Kerstin (la maggiore dei suoi figli-nipoti) per tentare di salvarle la vita: “Se non fosse per me, oggi Kerstin non sarebbe viva”. La giovane rimane ricoverata nell’ospedale di Amstetten: le sue condizioni permangono gravissime. (AGI)
(07 maggio 2008 ore 16.0 
Permalink
Nessun Commento
IL REPORTAGE/La figlia di Josef Fritzl: “Nel 1982 avevo 16 anni e sono fuggita da casa. Lui mi stuprava da molto tempo, ma la polizia mi riportò a casa”
dal nostro inviato GIAMPAOLO VISETTI
Il retro della casa degli orrori ad Amstetten in Austria
AMSTETTEN - Elisabeth avrebbe potuto salvarsi. Fu la polizia, inconsapevolmente, a consegnarla nelle mani del suo carnefice. Josef Fritzl, l’uomo che per 24 anni l’ha tenuta prigioniera nel bunker-labirinto sotto casa, capo della famiglia segreta che doveva replicare quella ufficiale, fino all’ultimo era pronto a sterminare le sue vittime pur di non essere scoperto. Sua moglie Rosemerie, una settimana prima della liberazione, scoprì la verità ma avrebbe taciuto proprio perché temeva una strage.
I verbali della prime dichiarazioni rilasciate da Elisabeth e Josef, trapelate ieri, chiariscono l’orrore di una tragedia unica nella storia criminale.
Sabato 26 aprile, quando vengono fermati fuori dall’ospedale dove era ricoverata la loro figlia Kerstin, Elisabeth è terrorizzata dagli agenti. “Nel 1982 - spiegherà più tardi in caserma - avevo 16 anni ed ero fuggita da casa. Lui mi stuprava da molto tempo. Dall’autogrill di Strengberg, mi ero nascosta a Vienna. Dopo due settimane la polizia mi trovò. Supplicai gli agenti di non riconsegnarmi a mio padre. Dissi loro che se fossi tornata da lui per me sarebbe stata la fine. Ma non ci fu nulla da fare”. Elisabeth sarebbe riuscita a confidare tutto a un’amica che ora la polizia sta cercando di rintracciare. Leggi il seguito di questo post »
Permalink
Nessun Commento

Josef Fritzl, l’elettrotecnico che ha tenuto segreta la figlia in un bunker per ben 24 anni e dalla quale ha avuto più di un figlio, sarà sentito domani per il primo interrogatorio. Ad interrogarlo sarà la procura di St. Poelten, così come dichiarato dal portavoce, Gerhard Sedlacek. Quanto alla vita privata di Josef Fritzl, si è saputo che frequentava abitualmente un bordello, il Linz, così come hanno confermato alcune ragazze che ivi lavorano.
Ancor più sconcertante ciò che è stato riportato dal ‘Sun’ che ha affermato che il mostro avrebbe violentato anche Kerstin, la nipote-figlia, diciannovenne, in fin di vita attualmente in ospedale.
Ad ascoltarlo domani nel processo di prima udienza sarà il p.m. Christiane Burkheiser. Lo stesso Fritzl potrebbe poi esser nuovamente interrogato dalla polizia. A dover essere ascoltate ancora sono le vittime: la mamma-figlia, Elisabeth, e i suoi tre figli.
Il tabloid “Oesterreich”, dopo aver fatto qualche domanda ad un ex cameriere e barista della casa chiusa ha affermato che il mostro era un uomo avaro; il ragazzo ha infatti affermato: “Non dimenticherò mai la sua avarizia, se pagava un conto di 97 euro con una carta da cento, dovevo dargli il resto”. Il giovane si chiama Cristoph F. e per sei anni ha prestato sevizio presso la casa d’appuntamenti “Villa Ostende”.
Le ragazze, prostitute della casa, avevano paura di lui; imponeva loro ordini e lo faceva con cattiveria e perversione. Tant’è che nonostante loro lo facessero per mestiere nessuna voleva andare con lui in camera. Ad essere ora minacciato è il difensore Rudolf Mayer, che ha infatti affermato: “Ricevo da giorni telefonate, lettere ed e-mail da tutto il mondo con pesanti minacce, anche di morte”.
Barimia Sabrina Schilardi 6 maggio 2008
Barimia 6 maggio 2008
Permalink
1 Commento