luglio 23, 2009
PEDOFILIA, “IL GIORNALE” DISINFORMA E DIFENDE GLI ACCUSATI
DI WILDGRETA
Strana svolta quella de “Il Giornale”.Nell’ultimo mese, infatti, si è lanciato in vere e proprie crociate in difesa degli indagati per pedofilia in due importanti casi giudiziari, il processo a don Ruggero Conti, ex parroco della parrocchia di Selva Candida a Roma e il caso di pedofilia all’asilo Olga Rovere di Rignano Flaminio.Pregevole per le inesattezze che contiene, l’articolo di oggi sul caso Rignano. Cominciamo con l’analisi delle informazioni e del tono generale di questo pezzo che non serve ad informare i lettori.Di seguito troverete anche gli articoli in difesa di don Ruggero Conti.Non faccio alcuna analisi, in quanto non conosco sufficientemene il caso.
“La scuola degli orchi che sconvolse l’Italia”
Cominciamo dal titolo. L’uso del passato remoto presuppone che sia passato molto tempo e forse suggerisce che l’Italia si sia sconvolta inutilmente. Bè garantisco che il caso di Rignano Flaminio sconvolge tuttora le persone, ed è tuttora un caso che viene seguito moltissimo ogni volta che se ne parla.Sono i giornali che non se ne occupano quasi più perchè non è di stretta attualità.
“caso dei presunti abusi su alcuni minori”
Bè, tutti sanno che i minori sono 22, quindi omettendo il numero esatto e dicendo “alcuni”, si tende a sminuire la gravità del caso.
“Dopo una fase di stallo, l’inchiesta ha ripreso una nuova spinta con il ritrovamento, a giudizio del pm, del casale dove sarebbero stati perpetrati gli abusi.”
La “fase di stallo” non c’è mai stata, in quanto dal 2006 le indagini non si sono mai interrotte. La “nuova spinta” di cui parla il giornalista, in realtà sarebbe “l’ennesima spinta”, in quanto il riconoscimento di un altro casale è avvenuto nel luglio dello scorso anno, e dal 2007 sono diversi i luoghi già indicati dai bambini e che sono già stati riconosciuti. Il fatto di scrivere che il ritrovamento dell’ultimo casale è “a giudizio del pm”, suggerisce che non si sa se sia vero che questi luoghi sono stati riconosciuti. Purtroppo, invece, sono stati fatti riconoscimenti ufficiali, quindi quei luoghi sono stati ufficialmente riconosciuti dai bambini, poi se in un eventuale processo, i giudici decideranno di non credere ai bambini, è un altro discorso.
“Sono quattro le insegnati finite al centro dell´inchiesta per pedofilia ma non tutte potrebbero ricevere le comunicazioni giudiziarie.”
Questa informazione è falsa. Sono 3 le insegnanti per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio, a cui va aggiunto l’autore televisivo Gianfranco Scancarello. Per la bidella Cristina Lunerti era stata chiesta l’archiviazione, ma le parti civili si sono opposte, e dopo l’udienza di giugno, l’opposizione è stata accolta e la bidella con i tatuaggi riconosciuti da diversi bambini, è rientrata nel caso. Quindi, i rinvii a giudizio che potrebbero essere confermati sono 4 più quello della bidella.Il fatto che la giornalista affermi che non tutti potrebbero ricevere comunicazioni giudiziarie è una frase che non significa nulla, infatti le richieste di rinvio a giudizio sono già state fatte, e ora si attende l’udienza preliminare per sapere se verranno confermate.
Per concludere, direi che Il Giornale, potrebbe lasciare che a svolgere i processi sia la magistratura. Oltretutto, come abbiamo appena visto, i suoi giornalisti non fanno neppure quel minimo di recerche su internet che eviterebbero loro queste brutte figure.Ma se di un caso non si conoscono neppure le informazioni di base, quale credibilità possono avere le supposte rivelazioni o i vari tentativi di dare letture alternative dei casi di pedofilia? Di seguito, l’articolo su Rignano Flaminio e uno dei tanti fra quelli usciti in difesa di don Ruggero Conti. Non conosco altrettanto bene il caso di don Ruggero, ma ribadisco che le sentenze dovrebbero essere scritte dai giudici e non dai giornalisti.Oltretutto, i casi di pedofilia sono molto delicati e non mostrare il minimo interesse per le vittime, non è giustificabile.
La scuola degli orchi che sconvolse l’Italia
di Redazione
Il caso dei presunti abusi su alcuni minori frequentanti la scuola materna «Olga Rovere» di Rignano Flaminio esplode sui mass media del Paese con grande fragore il 24 aprile 2007: le agenzie di stampa e i telegiornali riportano la notizia dell’arresto di sei persone. Si tratta di tre maestre, una bidella e due persone che lavorano al di fuori della scuola. Sono tutti fermati con queste accuse: violenza sessuale su bambini, minacce, sequestro di persona, produzione e commercio di materiale pedo-pornografico. L’inchiesta giudiziaria, partita sulla base di alcune denunce dei genitori di bambini, prende in esame fatti cominciati nel 2001, per una bambina, e proseguiti per gli altri 20 alunni tra il 2005 ed il 2006. Con un iter a dir poco frastagliato, si chiudono a gennaio le indagini. Dopo una fase di stallo, l’inchiesta ha ripreso una nuova spinta con il ritrovamento, a giudizio del pm, del casale dove sarebbero stati perpetrati gli abusi. Ora la procura è pronta a chiedere i primi rinvii a giudizio per le maestre sospettate delle violenze nei confronti di alcuni loro ex alunni. Il procuratore capo di Tivoli, Luigi De Ficchy, e il pm Marco Mansi hanno firmato prima di Natale i 415 bis, gli avvisi che normalmente preludono alla richiesta del processo. Gli atti verranno consegnati nei prossimi giorni. Sono quattro le insegnati finite al centro dell´inchiesta per pedofilia ma non tutte potrebbero ricevere le comunicazioni giudiziarie.
IL GIORNALE 22 LUGLIO 2009
Il don irascibile che semina zizzania
(DON RUGGERO CONTI) Difeso dalle famiglie «Sempre corretto»
di Redazione
Parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima di Selva Candida, dopo anni di attività alla Giustiniana, il 56enne don Ruggero Conti, a Roma, si era costruito una solida fama di uomo di chiesa e di benefattore, tanto da essere scelto come «garante» per la campagna elettorale di Gianni Alemanno. La sua parrocchia era un punto di riferimento per centinaia di famiglie. Campi estivi frequentatissimi, atteggiamenti da amico sia con i genitori che con i ragazzi. Questi ultimi spesso ospiti a casa sua, per serate trascorse a giocare alla Playstation e finite spesso dormendo lì, con la benedizione dei genitori che si fidavano ciecamente di quel prete gentile e poco conformista, che non si faceva problemi a lasciare le chiavi dell’appartamento ai ragazzi. Alcuni suoi atteggiamenti affettuosi, come l’abitudine al bacio della buonanotte (sulla guancia), sono diventati sui media potenziali indizi di colpevolezza dopo l’avvio dell’inchiesta per pedofilia e il suo arresto. Ma centinaia di ragazzi che l’hanno frequentato hanno voluto esprimere solidarietà con il religioso, dicendosi certi che in quelle serate nei campeggi o a casa di don Ruggero non accadeva niente di torbido, e invadendo di commenti i blog che si sono occupati della vicenda. La sua storia giudiziaria ha così finito per dividere i residenti di Selva Candida, tra chi ha sospeso il giudizio in attesa del processo e i tantissimi che invece lo difendono a spada tratta, ipotizzando che il suo iperattivismo nel togliere i ragazzi dalla strada avrebbe dato fastidio a qualcuno, a tal punto da far finire don Ruggero al centro di un complotto per incastrarlo. E così, mentre sette giovani hanno messo a verbale i racconti di violenze, che spesso sarebbero accadute molti (secondo alcuni troppi) anni fa, nel blocco degli innocentisti spiccano anche molti genitori che, per anni e anni, hanno affidato ogni estate i propri bambini a don Conti, e che ancora ora non vogliono credere che quel prete possa essere un orco.
iL gIORNALE 28 GIUGNO 2009
“Così don Ruggero è stato incastrato dal suo vice”
di Gian Micalessin
«Quel sacerdote aveva il dente avvelenato con il parroco, mi offrì 300 euro per bruciargli la macchina. Io risposi che non facevo certe cose. Lui allora mi offrì un alternativa: “Per la macchina non preoccuparti lo chiederò a quelli di Forza nuova”. Tu aiutami a costruire le prove». Sono le parole di una testimonianza chiave raccolte dal Giornale.
Una testimonianza in grado di far luce su ambiguità e contraddizioni della brutta storia di Selva Candida, la parrocchia alla periferia della Capitale epicentro di una vicenda diventata, negli ultimi mesi, la madre di tutte le inchieste giudiziarie su preti e pedofilia.
Al centro della gogna mediatica e giudiziaria c’è Ruggero Conti, il 55enne parroco della chiesa Natività di Maria Santissima in carcere con l’accusa di aver molestato sette delle centinaia di ragazzini passati per la sua parrocchia nell’arco di oltre dieci anni. Ma nella madre di tutte le storie italiane sui preti orchi e pedofili qualcosa non torna. A oltre un anno da quell’arresto don Ruggero Conti continua a godere della fiducia di centinaia di genitori che negli anni gli affidarono i loro figli e continuano a definirlo educatore e prete esemplare. Genitori pronti a dimostrargli solidarietà riunendosi davanti al carcere o ritrovandosi, come lo scorso 17 giugno, nell’aula del Tribunale di Roma in occasione della prima udienza del processo. Quel processo potrebbe far emergere molti retroscena capaci di incrinare le prove e le testimonianze su cui si basano le accuse a don Ruggero. Prove e testimonianze frutto, in gran parte, dell’impegno e della rabbia di don Claudio Peno Brichetto, un ex viceparroco assegnato alla Natività di Maria nel novembre 2005 ed allontanato per volere di don Ruggero Conti a fine 2006. Quell’allontanamento è l’epilogo di mesi di scontri e litigi durante i quali don Brichetto già lavora per raccogliere prove contro il suo superiore. Un’attività conclusasi con la denuncia alla magistratura di don Ruggero Conti.
Una lettera in possesso di Monsignore Gino Reali, vescovo di Porto-Santa Rufina e responsabile della parrocchia, dimostra però che l’azione di don Claudio Brichetto supera i limiti del lecito. In quella lettera, controfirmata e consegnata di persona al cancelliere del vescovo don Roberto Leoni, un testimone riferisce di un incontro in cui don Claudio Brichetto gli chiede di raccoglier prove sulla pedofilia di Conti e gli offre del denaro per bruciare la sua auto.
«Era l’estate del 2006 avevo fatto dei lavoretti per la parrocchia e andai da don Brichetto per discutere il mio compenso. Lui aveva il dente avvelenato con il parroco, mi offrì 300 euro per bruciargli la macchina. Io risposi che non facevo certe cose e allora lui mi offrì un’alternativa. Per la macchina non preoccuparti, lo chiederò a quelli di Forza Nuova, tu aiutami a costruire le prove e a far scrivere “pedofilo” davanti alla parrocchia», racconta al Giornale il testimone che non vuole essere citato sui giornali, ma giura di avere riferito tutto nella lettera a monsignore Gino Reali e di essere pronto a ripeterlo in tribunale. La sua testimonianza sarebbe già nelle mani dei giudici se il vescovo monsignore Gino Reali non avesse ordinato il totale silenzio sulla vicenda.
«Non posso né smentire, né confermare – risponde il cancelliere don Roberto Leoni quando Il Giornale lo chiama al telefono e gli chiede conferma dell’esistenza della lettera -. Purtroppo – chiarisce imbarazzato – i miei superiori mi hanno ordinato di non parlare di questa vicenda». Le paure e le reticenze di monsignor Gino Reali sono in parte comprensibili. Il clamore suscitato dalle accuse al suo parroco hanno già scatenato l’indignazione dell’opinione pubblica, aggiungerci il sospetto di una faida interna e di comportamenti al di là della legalità equivale a mettere altro fango davanti al ventilatore. Anche perché don Claudio Peno Brichetto, il grande accusatore del parroco Ruggero Conti, è una figura alquanto controversa. Secondo monsignore Oliviero Bernasconi, vicario generale della Diocesi di Lugano, i lati oscuri della sua personalità emergono già durante gli anni trascorsi al Seminario di San Carlo nel capoluogo della Svizzera italiana.
IL GIORNALE 28 GIUGNO 2009
aprile 30, 2009
FACEBOOK: INIZIATIVA PER IL PICCOLO VITTORIO MAGLIONE CHE ANNUNCIO’ IL SUICIDIO SUL WEB
“INTITOLIAMO UNA SCUOLA A VITTORIO MAGLIONE SUICIDA A 13 ANNI”
Di Wildgreta
Trovo bellissima l’inizativa del Movimento per l’Infanzia che raccoglie adesioni su Facebook, affinchè venga intitolata una scuola a ViTTORIO MAGLIONE, il bambino di 12 anni che annunciò il suicidio su Messanger e si impiccò nei giorni di Pasqua. Non si era mai ripreso dall’omicidio del fratello quindicenne, trucidato qualche anno fa da una banda di piccoli malviventi per aver rubato il motorino alla persona sbagliata.Voleva essere diverso, Vittorio, voleva fare un’altra vita.Con il padre pregiudicato, forse non riusciva a vedere una via di uscita a un destino già segnato.
E allora, perchè il suo gesto così forte non sia dimenticato, invito i lettori di questo blog ad aderire all’iniziativa (ovviamente solo moralmente), in modo che il comune di Villaricca sia sollecitato ad intraprendere passi concreti per ricordare nel modo giusto questo bambino dalla sensibilità e dagli ideali così alti. Potete aderire attraverso Facebook cliccando qui, altrimenti potete scrivere a “bambinicoraggiosi@yahoo.it”
Dei molti commenti della rete, ne ho scelti tre e, di seguito, aggiungo un articolo che ricostruisce questa tragica storia e i link ad altri articoli.
Messaggio su Wikio:Vittorio era un bambino che voleva bene i propri compagni ,le maestre ed in modo particolare i bambini disabili e li difendeva senza fare sconti a nessuno, la sua sensibilità era strordinaria e forse un esempio per noi che molto spesso diffidiamo di tutti. CIAO VITTORIO TI PENSO SEMPRE |
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Il mattino 14 aprile 2009
SUICIDA A 13 ANNI: I FUNERALI NEL GIORNO DI PASQUA
Villaricca, chiesa della Madonna dell’Arco: tanti giovani per salutare Vittorio
VILLARICCA. Si è svolto domenica il funerale di Vittorio Maglione, il 13enne suicidatosi a Villaricca venerdì nel tardo pomeriggio, mentre tra le strade della città si svolgeva la via Crucis. La chiesa della Madonna dell’Arco di Villaricca, era gremita di parenti e amici che conoscevano la giovane vittima che frequentava la seconda media alla Siani di Villaricca. Forte è stata la commozione soprattutto dei ragazzi che con Vittorio hanno condiviso la giovane età, accorsi in tanti presso la sua abitazione venerdì, dopo che la notizia era iniziata ad arrivare per le strade e soprattutto sul web. Il computer di Vittorio, lo strumento su cui stanno lavorando gli investigatori, dove sono racchiusi tutti i suoi pensieri e in particolare il suo annuncio di morte in chat. Un biglietto per salutare tutti, una frase di rancore verso il padre camorrista, ”non voglio diventare come te”. Poi pero’ un bacio al momento di dirgli addio. Questi gli elementi piu’ forti che emergono dalla lettera lasciata da Vittorio ai genitori prima di salire su una sedia e impiccarsi a soli tredici anni. Il suicidio avvenuto venerdì a Villaricca, ha sconvolto l’intera comunita’, come dice il sindaco Raffaele Topo: tutti ben sapevano quanto Vittorio fosse diverso da un contesto familiare che aveva scelto il crimine. Come riportato dall’agenzia Ansa, una diversita’ che sarebbe alla base del suo gesto. Vittorio voleva abbandonare una strada che per lui sembrava segnata: quella della delinquenza, che aveva portato suo padre Francesco in prigione fin da giovane per un’accusa di omicidio – da cui venne assolto per insufficienza di prove – e poi a diventare un elemento di spicco del clan Ferrara, legato ai Mallardo e ai Casalesi.
La stessa strada di suo fratello Sebastiano, trucidato a 14 anni da un branco di Mugnano per aver tentato di rubare il motorino alla persona sbagliata. Soprattutto la morte del fratello, nel 2005, aveva segnato la vita di Vittorio: all’epoca aveva appena 9 anni e da allora portava sempre in tasca una foto del fratello maggiore ucciso. Eppure Vittorio sembrava diverso, in paese raccontano che si era anche appassionato alla vicenda di Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino ucciso dalla camorra a cui e’ intitolata la scuola media che il ragazzo frequentava. Vittorio era benvoluto da tutti e infatti la notizia del suicidio ha sconvolto il paese: si e’ diffusa proprio mentre si stava svolgendo la processione della via Crucis, che avrebbe dovuto passare proprio davanti alla casa di Vittorio, ma e’ stata deviata all’ultimo momento. ”E’ veramente una tragedia – dice il sindaco Raffaele Topo, informato proprio mentre partecipava alla processione – che ha colpito tutti quanti noi. Non lo conoscevo bene ma mi dicono che era un bravo ragazzo. Un gesto davvero inconcepibile che colpisce tutta la nostra comunita’ ma sono sconvolto, soprattutto come genitore”. Intanto i carabinieri di Giugliano stanno esaminando il computer di Vittorio che ha lasciato agli investigatori la password del Messenger, il programma di chat con cui aveva comunicato le sue intenzioni, dicendosi stanco, senza speranza per il futuro. Una speranza che ora la madre, sconvolta dal secondo dolore, vorrebbe avesse l’ultimo figlio rimastole, il fratello gemello di Vittorio.
INTITOLIAMO UNA SCUOLA A VITTORIO MAGLIONE, SUICIDA A 13 ANNI”: INIZIATIVA SU FACEBOOK
aprile 25, 2009
Pedofilia,Violentata per 13 anni: “Mio nonno, orco della Torino bene”

Francesca, 38enne: mi ha violentata per tredici anni, ha rovinato tutti noi
“I bambini custodiscono segreti tremendi perché si sentono responsabili di qualsiasi cosa. Bisogna cercarli nella loro tana di disperazione, sconfiggere il silenzio».
NICCOLO’ ZANCAN
TORINO
«Mi chiamo Francesca, ho 38 anni, vivo e lavoro a Torino. Da undici anni sono impegnata in un percorso di psicoterapia molto duro. Sto lottando per tutti i problemi indotti dagli abusi sessuali subìti da quando avevo due anni. Il pedofilo era della specie peggiore: gentile, di successo, autoritario e affettuoso. Mi faceva anche le coccole, mio nonno materno».
Questa testimonianza, sotto il titolo «le mie ali verso la libertà», è sul sito di Prometeo, un’associazione che si occupa di lotta alla pedofilia e tutela dell’infanzia. Trovare Francesca in città non è stato difficile. Perché dopo 36 anni di dolore e silenzio («Vivevo in uno stato di anestesia delle emozioni, la rabbia completamente repressa»), dopo undici anni di terapia («Ho speso circa 50 mila euro, ma l’analisi mi ha salvato la vita»), ha deciso di non nascondersi più. Arriva in anticipo all’appuntamento. È una donna minuta, pallida e coraggiosa. Ricopre un ruolo importante in un ufficio dell’amministrazione pubblica. Seduta al tavolino di un bar del centro, ordina un bicchiere di Franciacorta. Beve a piccoli sorsi, mentre spiega perché ha deciso di raccontare la sua storia: «Condividere il dolore mi aiuta. È giusto che il mondo sappia. I pedofili regnano sovrani nel silenzio».
Qual è il primo ricordo?
«L’ho ricostruito con precisione a posteriori. Estate del ‘73. Quell’anno i miei genitori hanno fatto una crociera. Io ero una bambina con un brutto rapporto con l’acqua, mi faceva paura. Mi hanno lasciata a casa dei nonni, avevo due anni e mezzo. Ho pianto quasi tutto il mese». Leggi il seguito di questo post »
Sondrio: Padre abusò e filmò abusi sui figli. Condannato a 6 anni
TICINO/ITALIA
Sei anni di reclusione per il padre che abusò dei figli
SONDRIO – Condannato a sei anni di reclusione per abusi sessuali nei confronti dei propri figli di quattro e otto anni. Questa la sentenza decisa ieri dai giudici di Sondrio nei confronti di un Valtellinese di 47 anni che da qualche anno vive a Massagno. Gli abusi risalgono al 2002, prima che l’uomo si separasse dalla moglie e si trasferisse in Ticino, dove attualmente lavora.
Come riporta la RSI, i fatti sono avvenuti in Val Chievenna e ad incastrare l’uomo sarebbero stati alcuni filmati degli abusi, ripresi con una videocamera. La sentenza di primo grado ha decretato, oltre alla revoca della patria potestà, il pagamento di 100 mila euro per ciascuno dei figli e 50 mila euro per la moglie.
aprile 20, 2009
Soria: Respinta richiesta scarcerazione
Grinzane Cavour/ Resta in carcere l’ex patron Giuliano Soria
di Apcom
Gip respinge richiesta scarcerazione
Torino, 20 apr. (Apcom) – Il gip del Tribunale di Torino ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dai legali di Giuliano Soria: l’ex patron del Premio letterario resta del carcere delle Vallette, dove è rinchiuso dal 12 marzo. Soria, che è accusato di malversazione – avrebbe usato fondi pubblici per scopi personali – e di abusi sessuali ai danni del domestico originario delle Mauritius, era già stato sentito nelle scorse settimane dai pm che conducono l’inchiesta, davanti ai quali aveva fatto delle ammissioni riguardo all’utilizzo del denaro pubblico, negando sempre con decisione l’accusa di violenza sessuale. La richiesta di scarcerazione era già stata respinta qualche settimana fa anche dal Tribunale dei riesame.
aprile 4, 2009
Soria, il Riesame conferma il carcere
SORIA RESTA IN CARCERE PER MALVERSAZIONE, NON PER ABUSI SESSUALI
Grinzane, l´addio ai dipendenti Via e senza l´ultimo stipendio
GARLASCO: NON ERA CHIARA A COLLEGARSI AI SITI PORNO
Garlasco, Accesso ai siti porno: in quelle ore Chiara era al lavoro. Il mistero della lettera anonima
Garlasco: la famiglia di Chiara chiede 10mln di euro di risarcimento
gennaio 5, 2009
Jett Travolta: Victim of Autism, Kawasaki, or Scientology?
NowPublic
Jett Travolta: Victim of Autism, Kawasaki, or Scientology?
by Terri Potratz | January 2, 2009 at 04:02 pm
The tragic death of Jett Travolta has brought up some sensitive issues surrounding his health condition and the possible (and perhaps preventable) reasons that may have attributed to his untimely passing.
Both Kelly Preston and John Travolta maintained that Jett, who was 16 when he died, suffered from Kawasaki Disease, which typically affects young children (under 5). There is some suspicion that there is an immunological cause to Kawasaki disease, though this theory has not been proven. Left untreated, the disease can lead to serious heart complications due to an inflammation of blood vessels – and often death due to heart attack.
Kawasaki disease is a treatable disease, and the most effective course is intravenous immunoglobulin, a blood transfusion that is rich in antibodies. If treatment is sought, death due to complications is extremely unlikely:
With early treatment, rapid recovery from the acute symptoms can be expected and the risk of coronary artery aneurysms greatly reduced. Untreated, the acute symptoms of Kawasaki disease are self-limited (i.e. the patient will recover eventually), but the risk of coronary artery involvement is much greater. Overall, about 2% of patients die from complications of coronary vasculitis. Patients who have had Kawasaki disease should have an echocardiogram initially every few weeks, and then every 1-2 years to screen for progression of cardiac involvement. Leggi il seguito di questo post »
gennaio 4, 2009
Delitto di Perugia, un i-Pod conferma la tesi di Rudy Guede
Delitto di Perugia, un i-Pod conferma la tesi di Rudy Guede
venerdì 02 gennaio 2009
Delitto di Perugia. Tutti i pezzi
2 gennaio 2009 – Un porta carta igienica al quale è possibile collegare l’i-Pod confermerebbe la tesi difensiva di Rudy Guede, l’ivoriano condannato con rito abbreviato a trent’anni di reclusione per l’omicidio di Meredith Kercher. Guede ha ammesso di essersi trovato nella casa di Meredith Kercher la notte in cui venne uccisa negando però di avere partecipato al delitto. Guede ha, infatti, sempre sostenuto di trovarsi nel bagno della casa di Mez ad ascoltare musica con le cuffiette dal suo lettore, mentre la studentessa inglese veniva uccisa nella sua stanza.
“Non è altro – hanno detto i difensori dell’ivoriano, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile parlando con l’Ansa – di una conferma di come certi comportamenti apparentemente anomali sono usuali tra i ragazzi di oggi. Così come Facebook è il loro mondo virtuale ora i ragazzi ascoltano musica ovunque, anche in bagno. La commercializzazione di questo genere di prodotti – hanno concluso i legali – cristallizza una certa abitualità d’uso”.
“Visto che non racconto frottole” ha detto il giovane, rinchiuso nel carcere di Viterbo, alla vista dell’i-carta che i suoi legali gli hano fatto pervenire in cella. “È normale per i giovani – ha aggiunto Guede – ascoltare musica mentre si è in bagno. Il mio racconto non è certo fantasioso”.
DELITTO DI PERUGIA: IL 16 INIZIA IL PROCESSO A RAFFAELE SOLLECITO E AMANDA KNOX
Di Redazione
Prenderà il via il prossimo 16 gennaio, presso la Corte d’Assise di Perugia, il processo che vede imputati, con l’accusa di omicidio nei confronti di Meredith Kercher, Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. I due, fidanzati fino al momento dell’arresto, avvenuto il 6 novembre del 2006, si dichiarano estranei al delitto, ma il gup di Perugia li ha rinviati a giudizio con le accuse di omicidio volontario e violenza sessuale, gli stessi reati per i quali è stato condannato a 30 anni Rudy Guede.
dicembre 27, 2008
Don Gelmini e la telefonata da Berlusconi

di Wildgreta
E’ da un po’ che non si sentiva parlare di Pierino Gelmini, non più “don” perchè sotto processo per presunti abusi sessuali su 50 ex ospiti delle sue comunità di recupero.Meno male che ci ha pensato il nostro premier a rinverdire la memoria su questo caso giudiziario, chiamandolo per gli auguri. Leggo che Berlusconi sarebbe stato l’unico a farsi vivo, ma nel servizio del tg rai si vedeva in prima fila Gasparri e, a meno che non fossero immagini di repertorio, ad Amelia, ieri c’era anche lui. Berlusconi ha promesso una valigia di soldi a Pierino Gelmini e ha parlato anche della terribile crisi che attanaglierà l’Italia nel 2009. La ricetta di Berlusconi per combatterla? Una bella legge sulla giustizia e le intercettazioni. Così anche casi come quelli dell’amico Pierino Gelmini, non verranno più alla luce e altre scuole, oltre a quella in Thailandia, potranno essere intitolate al Premier da uomini miracolati e dediti al prossimo come Gelmini.
27 dicembre 2008
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