
Con l’audizione di due bambine si è concluso l’incidente probatorio disposto nell’inchiesta sui presunti abusi che sarebbero stati compiuti ai danni di minori della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. Le due piccole sentite ieri, di cinque e sei anni, avrebbero in sostanza confermato le accuse, parlando di alcune maestre e riferendo di giochi cattivi. «L’incidente probatorio - hanno detto gli avvocati Franco Merlino e Antonio Cardamone, legali di parte civile - ha confermato che molti bambini sono state vittime degli abusi».
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Pedofilia, don Ruggero: la testimonianza di una vittima giunta a Wildgreta il blog è stata pubblicata da Repubblica
di Wildgreta
La Repubblica di oggi, 22 luglio, nelle pagine di Roma, pubblica un grande articolo sulla testimoninanza arrivata su questo blog qualche giorno fa. Il titolo dell’articolo firmato da M. Bisso è:
“Pedofilia, ora si indaga su altri preti” Su un blog nuove accuse a don Ruggero, così abusò di me 25 anni fa”
Ovviamente il nome di Wildgreta non viene citato, ma l’articolo è in pratica l’intero messaggio che un ragazzo ha postato su questo blog. Si aggiunge solo che il ragazzo avrebbe già reso testimonianza agli inquirenti, decidendo poi di rendere pubblico quanto dichiarato, sul web. Secondo Repubblica sarebbero 11 ad oggi i casi di presunto abuso raccolti dagli inquirenti fra adulti e bambini.
Questo il messaggio giunto:
“In merito al caso don ruggero bisognerebbe fare un passo indietro. bisognerebbe tornare nella legnano tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta. credo che il problema “Don Ruggero” affondi le sue radici in quel tempo e in quel luogo. direi; ne sono sicuro. io sono uno di quei ragazzini che hanno avuto “a che fare” con l’allora educatore Ruggero Conti. vi confesso che a legnano in molti sapevano delle tendenze del buon ruggero. sapevano delle sue attenzioni. si sapeva delle sue particolari lezioni di educazione sessuale alle scuole medie Bonvesin della Riva. si sapeva, si diceva, si mormorava. Ruggero era un punto di riferimento dell’oratorio di San Magno. la sua casa era meta di gruppi di ragazzini. i genitori si fidavano. alcuni iniziarono ad avere dei sospetti dai racconti dei loro figli. nessuno si prese la responsabilità di denunciare certi accadimenti. quello che è successo a me evito di scriverlo perché a pensarci ancora mi disgusta. per tanti anni non ho avuto il coraggio, la forza, la volontà di denunciare quel fatto e così facendo mi sento in parte responsabile di quel che Ruggero ha continuato a fare negli anni. adesso però credo che seppur in modo tardivo la mia testimonianza davanti al pm possa aprire un capito della storia importante. mi piacerebbe che altri miei vecchi amici facessero lo stesso. paolo, mauro, gigi e altri ancora. ma in particolare il mio ricordo va a Don Giacomo (nelle sedi opportune dirò anche il cognome). lui sapeva e non ha mai detto niente. Adesso ha un ruolo di tutto rispetto in Vaticano. io credo che una parte di responsabilità debba prendersela anche lui. Sapeva anche quando Ruggero da laico è diventato prete. sapeva quando Ruggero andò in missione in africa. sapeva quando ruggero diventò parroco a selva candida. Sapeva!!!! Caro Don Giacomo è arrivato il momento di dire quello che hai sempre saputo. perché Ruggero mente quando dice che che contro di lui è in atto un complotto.
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don Ruggero Conti
di Wildgreta
Oggi ho ricevuto questa importante testimonianza, che penso meriti la prima pagina. Il messaggio è integralmente quello che ho ricevuto. Non ho apportato nessuna modifica, nè censura. La battaglia contro la pedofilia si combatte con l’informazione, ma soprattutto si combatte insieme. Tutti noi possiamo contribuire a vincere questa guerra, tutti noi possiamo dare il nostro contributo affinchè si arrivi alla verità e altre vittime vengano risparmiate. Grazie a questo ragazzo per avercelo inviato.
Messaggio ricevuto il 20 luglio 2008 su questo blog, www.wildgreta.wordpress.com
“In merito al caso don ruggero bisognerebbe fare un passo indietro. bisognerebbe tornare nella legnano tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta. credo che il problema “Don Ruggero” affondi le sue radici in quel tempo e in quel luogo. direi; ne sono sicuro. io sono uno di quei ragazzini che hanno avuto “a che fare” con l’allora educatore Ruggero Conti. vi confesso che a legnano in molti sapevano delle tendenze del buon ruggero. sapevano delle sue attenzioni. si sapeva delle sue particolari lezioni di educazione sessuale alle scuole medie Bonvesin della Riva. si sapeva, si diceva, si mormorava. Ruggero era un punto di riferimento dell’oratorio di San Magno. la sua casa era meta di gruppi di ragazzini. i genitori si fidavano. alcuni iniziarono ad avere dei sospetti dai racconti dei loro figli. nessuno si prese la responsabilità di denunciare certi accadimenti. quello che è successo a me evito di scriverlo perché a pensarci ancora mi disgusta. per tanti anni non ho avuto il coraggio, la forza, la volontà di denunciare quel fatto e così facendo mi sento in parte responsabile di quel che Ruggero ha continuato a fare negli anni. adesso però credo che seppur in modo tardivo la mia testimonianza davanti al pm possa aprire un capito della storia importante. mi piacerebbe che altri miei vecchi amici facessero lo stesso. paolo, mauro, gigi e altri ancora. ma in particolare il mio ricordo va a Don Giacomo (nelle sedi opportune dirò anche il cognome). lui sapeva e non ha mai detto niente. Adesso ha un ruolo di tutto rispetto in Vaticano. io credo che una parte di responsabilità debba prendersela anche lui. Sapeva anche quando Ruggero da laico è diventato prete. sapeva quando Ruggero andò in missione in africa. sapeva quando ruggero diventò parroco a selva candida. Sapeva!!!! Caro Don Giacomo è arrivato il momento di dire quello che hai sempre saputo. perché Ruggero mente quando dice che che contro di lui è in atto un complotto.
Un articolo de L’UNITA’ di oggi, 20 luglio, lo troverete a questo link. Grazie a La Caramella Buona per la segnalazione
http://www.caramellabuona.org/images/stories/lunit.pdf
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PEDOFILIA/ PRETE ARRESTATO, RAGAZZO: PORTAI UNA LETTERA AL VESCOVO DI ROMA
Un’altro ragazzo: anni fa anche murales denunciarono abusi
Roma, 19 lug. (Apcom) - “La mia ragazza mi fece fare una lettera: portala al vescovo, mi disse, in modo che poi ci pensano loro; l’ho fatto, ma non accadde nulla”. Così spiega uno dei ragazzi che sarebbe stato oggetto delle attenzioni morbose di don Ruggero Conti, il sacerdote arrestato per l’accusa di violenza sessuale, e per cui il riesame, oggi, ha confermato la detenzione in carcere.
Il ragazzo, sentito nelle scorse settimane dal pm Francesco Scavo, riferisce di aver scritto la lettera un anno fa, d’estate, al rientro dalle vacanze, e di averla consegnata direttamente all’alto prelato. Sulla cui identità, però, non è sicuro. “Ho preso il motorino e gliel’ho portata. La prima volta c’era il segretario, diciamo, e non mi fidavo a dargliela in mano la lettera, e ci sono ritornato. Gli ho detto ‘Mi fissi un appuntamento quando ci posso andare di persona, a quattr’occhi, e gliela do in mano. Quando lui mi ha ricevuto l’ha letta. Mi ha detto che quelle sono accuse pesanti. ‘Sei sicuro veramente di quello che è scritto qui nella lettera?’ ha chiesto. Gli ho detto sono sicuro sì”. Il sacerdote ha risposto, secondo la ricostruzione offerta dal giovane, ‘Va bene, poi ti faremo sapere noi”. Leggi il seguito di questo post »
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Il tribunale del Riesame ha deciso che resterà in carcere don Ruggero Conti, 55 anni, già parroco della parrocchia Natività di Maria Santissima, finito il 30 giugno scorso in carcere per l’accusa di violenza sessuale continuata e aggravata. Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Francesco Scavo, il sacerdote negli ultimi dieci anni avrebbe ripetutamente abusato di giovani affidati alle sue cure, tra l’altro, nell’oratorio e nei campeggi estivi.
Perito del giudice aveva stabilito compatibilità con detenzione
ROMA, 19 LUGLIO (Apcom) - I giudici della libertà depositeranno nei prossimi giorni le motivazioni del provvedimento con il quale è stata respinta l’istanza di remissione in libertà di don Ruggero, il sacerdote arrestato il 30 giugno scorso con l’accusa di violenza sessuale continuata e aggravata a danno di minori.
Al momento, quindi, a disposizione dei difensori del sacerdote, c’è solo il dispositivo emesso dal tribunale. Per poter ricorrere eventualmente in Cassazione, quindi, bisognerà attendere.
Nei giorni scorsi il perito nominato dal gip Andrea Vardaro, dopo aver visitato il prete, nel carcere di Regina Coeli, aveva stabilito che le condizioni fisiche di don Ruggero sono compatibili con il regime di detenzione.
Quando è stato sentito, nell’interrogatorio di garanzia, da parte sua, il sacerdote, da sempre impegnato nel sociale ed in favore dei più deboli, ha ribadito la sua innocenza, affermando di essere vittima di un complotto.
Nel frattempo le indagini disposte dal pm Francesco Scavo sono andate avanti e sarebbero stati accertati altri episodi di abusi, tentate e commesse violenze in danno di minori, anche in altre chiese dove don Ruggero ha lavorato.
Parma ok 19/07/2008
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Torre del Greco, prometteva regali in cambio di attenzioni
(ANSA) - NAPOLI, 19 LUG - Un uomo di Torre del Greco si sarebbe mostrato nudo a tre bambine promettendo loro regali in cambio di attenzioni intime: arrestato. L’accusa nei confronti dell’uomo e’di violenza sessuale.Il padre di una delle 3 bimbe ha denunciato che la figlia, lo scorso anno a Torre del Greco per le vacanze,aveva subito attenzioni sessuali da parte del vicino di casa della cuginetta.L’uomo viveva nell’abitazione accanto a quella di una delle bambine e secondo gli investigatori si mostrava loro nudo.
Abusi: Torre del Greco, cuoco 40enne molestava bimbe di 9 e 11 anni
NAPOLI - Quarantenne arrestato a Torre del Greco con l’accusa di violenza sessuale su minori. Nel mirino dell’uomo, impiegato come cuoco in un ristorante di Portici, tre bambine fra i 9 e gli 11 anni, che erano solite giocare con suo figlio. Alle piccole prometteva regali e si mostrava nudo, in cambio di particolari attenzioni intime. L’arresto e’ scattato stamane intorno alle sei, dando seguito all’ordinanza di custuodia cautelare emessa dal Gip di Torre Annunziata Nicola Russo, su richiesta del Pubblico Ministero Francesca Falcone. Le indagini erano partite lo scorso novembre, in seguito alla denuncia presentata dal padre di una delle bambine, che ai carabinieri di Busto Arsizio aveva parlato di attenzioni sessuali ricevute dalla figlia durante le precedenti vacanze estive. (Agr)
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FIGLIE ABUSATE DA PRETE, GENITORI VOGLIONO UDIENZA PAPA.
di Wildgreta
Vogliono incontrare il Papa perchè si scusi con loro per gli abusi subiti da tutte e due le loro figlie da parte di un sacerdote in Australia. Una è morta suicida, l’altra ha subito danni cerebrali e fisici in un incidente d’auto avvenuto perchè dipendente da alcol. Anche gli australiani avevano chiesto al Papa le scuse della Chiesa e la notizia che queste scuse sarebbero state presentate dal papa , era rimbalzata sui giornali di tutto il mondo. Ma mercoledi’ il direttore della sala stampa, padre Federico Lombardi, ha precisato che il tema sara’ trattato ma che parlare di “scuse”, come hanno scritto i giornali, e’ eccessivo. Ha ragione padre Lombardi, parlare di scuse è eccessivo, meglio una pacca sulla spalla, meglio prenderla come con il gratta e vinci: “ritenta, sarai più fortunato”. Intanto, ‘Broken Rites’, un gruppo d’aiuto alle vittime di abusi sessuali commessi in seno alla Chiesa, ha deciso di manifestare insieme all’organizzazione ‘No al Papa’, nella manifestazione organizzata sabato contro le posizioni della Santa Sede in tema di omosessualita’, aborto e Aids. Sabina Guzzanti non sarà là, così si potrà parlare seriamente di un tema che dovrebbe essere oggetto di una discussione seria anche in Italia.
Emma e’ morta suicida all’inizio dell’anno perche’ non riusciva a reggere la vergogna dell’abuso subito da piccola da parte di un prete. La sorella Katie, anche lei violentata a piu’ riprese dallo stesso sacerdote, cadde nella dipendenza dell’alcool e nel 1999 subi’ un incidente d’auto che le ha lasciato gravissimi danni cerebrali e fisici. I genitori delle due ragazze, Anthony e Christine Foster, sono a Sydney -giunti dall’Europa, dove risiedono attualmente- perche’ vogliono incontrare papa Benedetto XVI, essere ricevuti in udienza e sentirsi chiedere scusa per gli abusi subiti delle due piccole. Leggi il seguito di questo post »
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LA SENTENZA D’APPELLO - Pubblicate ieri a distanza di tre mesi le motivazioni della condanna del sacerdote
Mario Bertoldi
Per la condanna di don Giorgio Carli è bastata la parola della presunta parte offesa. Decisivi anche i consulenti dell’accusa: la Corte ha accolto in pieno il teorema della Procura
Nessun dubbio sulla veridicità dei ricordi riemersi grazie alle cure psicoanalitiche
BOLZANO. Ricordi lineari, precisi, mai contradditori. E’ stato il racconto-denuncia della presunta parte lesa a risultare decisivo nella sentenza con cui la corte d’appello il 16 aprile scorso ha condannato a 7 anni e mezzo di reclusione don Giorgio Carli, il sacerdote assolto in primo grado (da un tribunale tutto al femminile) dall’accusa di aver violentato per alcuni anni una parrocchiana che all’epoca dei fatti era una bimba. Dichiarazioni attendibili, dice la Corte, con efficacia probatoria piena.
Secondo la Corte, dunque, le sole dichiarazioni della ragazza sono sufficienti a dimostrare che i fatti raccontati siano effettivamente accaduti. In sentenza i giudici parlano di «comportamento processuale equilibrato» della denunciante e sottolineano come in tutta la vicenda non siano emersi interessi particolari che possano aver indotto la giovane a fornire un racconto non veritiero. Non solo. I riferimenti di tempo, dei luoghi, delle persone e delle cose indicate sono risultati tutti corretti. Nei ricordi, riemersi grazie dapprima all’interpretazione di un sogno e poi ad una lunga e articolata cura psicoanalitica, i particolari forniti sono risultati sempre numerosi, precisi e corretti. Sono perfettamente ancorati alla realtà - scrivono ancora i giudici d’appello - anche i riferimenti fatti dalla parte lesa (che è da ritenere perfettamente sana di mente) alle attività personali e parrocchiali. Le motivazioni della sentenza di condanna del sacerdote sono dimostrazione che la corte d’appello ha accolto in tutto e per tutto il teorema accusatorio sostenuto da Procura e parte civile. In 183 pagine dattiloscritte la corte ripercorre le tappe della vicenda ma arriva anche a definire il contesto ambientale in cui i fatti si sarebbero svolti, con un ambiente parrocchiale torbido in cui don Giorgio avrebbe avuto piena libertà d’azione per alcuni anni.
Sotto il profilo tecnico la corte d’appello smonta il percorso logico-giuridico del tribunale di primo grado: considera pienamente attendibile la ragazza denunciante e non ritiene che le deposizioni di alcuni testi (in primo luogo del ragazzino che avrebbe partecipato ad alcuni degli stupri in parrocchia) abbiano la forza di togliere credibilità al racconto della presunta parte lesa. E’ questo il passaggio che porta al ribaltamento della sentenza ed è soprattutto la deposizione del cosiddetto superteste a pesare. Il ragazzo che venne indicato come compartecipe degli stupri di don Giorgio (su regia dello stesso sacerdote che avrebbe filmato gli abusi) è stato considerato dalla corte palesemente inattendibile in quanto avrebbe reso dichiarazioni contradditorie e incoerenti, considerate dai giudici di secondo grado non idonee «ad inficiare l’attendibilità della persona offesa che, al contrario, ha reso deposizione estremamente lunga e al contempo lucida, lineare e coerente». Cosa aveva detto il giovane? In un primo tempo aveva lasciato intendere che quanto sostenuto dalla presunta parte lesa potrebbe essere stato vero, anche se personalmente non ricordava nulla. Successivamente, in aula a distanza di due anni, dichiarò (con risolutezza) che i fatti raccontati dalla donna che lo coinvolgevano non erano mai avvenuti. Lo stesso ragazzo era stato anche accusato dalla donna di ripetuti abusi sessuali nei suoi confronti per circa due anni nei bagni delle scuole medie «Alfieri» che entrambi frequentavano. Accusa che non ha mai trovato alcun riscontro (la zona dei bagni era sorvegliata dalla presenza dei bidelli sul corridoio) ma che i giudici d’appello non hanno preso neppure in considerazione (nemmeno a titolo di valutazione dell’attendibilità della ragazza) perchè non considerata nel capo d’imputazione.
«Confuse ed evasive» sono state considerate anche le deposizioni di altri due testi, che in primo grado erano state considerate in termini positivi per la difesa. Si tratta delle deposizioni del parroco don Gabriele Pedrotti e della catechista Culati Vigni, legati da un rapporto di affetto e di amicizia intima. Le loro dichiarazioni rese in aula nel processo di primo grado sono state definite «intrinsecamente contradditorie in contrasto con altri atti del processo, rispetto alle dichiarazioni rese in precedenza nella fase delle indagini preliminari, smentite in modo illogico e affatto convincente».
Un capitolo della sentenza depositata ieri è dedicato anche all’analisi critica del pronunciamento di primo grado che mandò assolto don Giorgio, seppur nel dubbio. I giudici d’appello ritengono che il tribunale abbia «omesso di valutare positivamente quali riscontri prove certe risultanti dagli atti».
La corte d’appello, dunque, parla di «prove certe» evidenziate e specificate in un lungo elenco di elementi tutti a suo tempo contestati dalla difesa del sacerdote (anche nella ricostruzione temporale) quali la macchie di sangue rilevate dalla madre nelle mutandine della piccola abusata, i riferimenti precisi della presunta parte lesa in relazione ai luoghi delle violenze, le dichiarazioni di don Pedrotti in una intercettazione telefonica in cui parla di uno «scivolone» di don Giorgio che «non si sarà probabilmente ripetuto» e le dichiarazioni al telefono della catechista Culati Vigni che, preoccupata per quanto emerso, parla di «un fondo di verità». Tutti elementi che, secondo la difesa di don Giorgio, sarebbero stati letti in termini suggestivi dalla Procura la cui impostazione, però, è stata accolta in pieno dai giudici d’appello con riferimento a deposizioni e testimonianze rese solo nel processo di primo grado, dunque lette dai verbali e non assunte in presa diretta. Poche righe (rispetto alle 183 pagine della sentenza) sono dedicate all’attendibilità di un ricordo-verità recuperato dopo mesi di cure psicoanalitiche: la sentenza elogia apertamente (e più volte) i consulenti della Procura e della parte civile, ritenendo al contrario non all’altezza della situazione i consulenti schierati dalla difesa che avevano sempre fatto riferimento ai possibili «falsi ricordi» che la psiconalisi può generare.
(Espresso Local 16 luglio 200
Ecco un vecchio articolo sul vescovo Egger, altri li trovate su questo blog
Per il vescovo Egger niente indagine interna dopo le accuse a Don Carli
Il vescovo non ha ritenuto necessario avviare un indagine conoscitiva interna alla Curia, benché l’abuso sessuali sui minori sia previsto anche dal codice ecclesiastico. E’ il dato più eclatante emerso dall’udienza del processo contro don Giorgio Carli, il sacerdote accusato di violenza carnale nei confronti di una giovane parrocchiana, e che ha visto in mattinata sulla sedia dei testimoni il vescovo della diocesi Bolzano/Bressanone, monsignor Wilhelm Egger il quale nel corso delle indagini preliminari si era avvalso della facoltà di non rispondere richiamandosi al Concordato e all’articolo 200 del codice di procedura penale. Sollecitato dalle domande di procura e parte civile, il vescovo ha ribadito di non aver disposto accertamenti interni in quanto era già in corso quello penale. “Non avevo nessun motivo per fare delle indagini” - ha detto monsignor Egger specificando che il trasferimento di don Carli dalla parrocchia di San Pio Decimo dove secondo l’accusa si sarebbero svolte le violenza sessuali a danno di una bambina che allora aveva appena 9 anni, non aveva nulla a che vedere con i fatti denunciati dalla presunta vittima. E non c’entrerebbero nulla nemmeno le dimissioni dell’allora parroco di san Pio Decimo don Gabriele Pedrotti dall’importante carica di vicario generale. Il vescovo ha ribadito di non aver mai avuto sospetti o ricevuto notizie dei presunti abusi sessuali prima dell’arresto di don Carli ed ha rifiutato di riferire in aula, avvalendosi del segreto professionale, dei colloqui avuti con le persone e tanto meno quelli con don Gabriele Pedrotti del quale, ha detto di non essere mai stato a conoscenza di una presunta relazione con una parrocchiana separata. La parte civile ha chiesto l’acquisizione agli atti del processo dei fascicoli di don Giorgio Carli e don Gabriele Pedrotti contenuti nell’archivio segreto della Curia.
Dopo il vescovo ha deposto l’imputato. Don Giorgio Carli, tranquillo e sorridente, ha negato decisamente di aver mai solo pensato di poter violentare chicchessia, specificando di non aver mai avuto rapporti sessuali con nessuno né prima né dopo il voto di castità. Il sacerdote di san Giacomo ha inoltre specificato che il suo rapporto con Stefania Viaro era, come con tutte le parrocchiane, improntato sull’amicizia e la serenità. “Con lei ho trascorso una notte a Spormaggiore in val di Non, dove l’avevo invitata a trascorrere un fine settimana sereno in quanto era in una situazione grave sia di salute che nel rapporto col marito. La parte civile ha chiesto un corposo risarcimento danni alla Curia, quantificabile tra uno e due miliardi di vecchie lire.
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VIOLENZA / DUE FAMIGLIE DENUNCIANO
I piccoli denunciano di essere stati portati in camera, spogliati e ripresi con la telecamera. I genitori: “Eravamo in trance, incapaci di muoverci”. Coppia di imprenditori indagata per violenza sessuale
BOLOGNA, 13 luglio 2008 - DUE BAMBINI che raccontano di essere stati pesantemente molestati da un uomo e da una donna, che li hanno pure ripresi con foto e videocamera. Due coppie di coniugi, i genitori dei piccoli, che denunciano di essere state drogate, finendo così fuori combattimento mentre avvenivano gli abusi. Marito e moglie, i presunti autori delle agghiaccianti molestie, indagati per violenza sessuale.
Sono questi gli ingredienti di una brutta storia finita sul tavolo del pubblico ministero Giuseppe Di Giorgio, titolare di un’inchiesta che si preannuncia difficile e delicata.
Una brutta storia sulla quale, per ovvi motivi, in Procura vige il massimo riserbo. I fatti risalgono a qualche mese fa, così come le denunce presentate dalle famiglie alla polizia. Nel primo caso, si tratta di marito e moglie sui 50 anni, con un figlio undicenne; la seconda è una coppia sui 35 anni, la cui figlia ha appena 4 anni. Si sono conosciuti in un secondo tempo, quando tutto era già successo. Entrambi i nuclei familiari, infatti, sono entrati in contatto separatamente con gli indagati. Leggi il seguito di questo post »
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