gennaio 31, 2009

GIORNALISTI: NASCE IL PREMIO GIROLIMONI.I MIEI CANDIDATI IDEALI

Pubblicato in: Giornalisti tagged , , , , , , , , , a 03:19 di wildgreta

GIORNALISTI: PREMIO GIROLIMONI,PER UN’INFORMAZIONE RESPONSABILE

“Ispirato a Gino Girolimoni, ingiustamente accusato di omicidio e pedofilia, scagionato dalla magistratura e mai dalla stampa che lo additò come un mostro, nasce il premio dedicato all’informazione responsabile”

DI WILDGRETA

Non c’è che dire, si sentiva il bisogno di un premio come questo. Infatti, se Girolimoni è stato uno, le vittime dei pedofili ogni anno sono migliaia. La gogna mediatica è consentita per i bambini e le loro famiglie accusate di mentire, ma non può essere attuata dal “giornalismo responsabile” per gli indagati. Non era meglio evitarla per tutti, questa “gogna mediatica”?In pratica, seguendo l’assunto del premio, si dovrebbe parlare dei pedofili dopo 6/7 anni dai fatti, a sentenza definitiva. Ma nel frattempo i giornali, cosa dovrebbero fare? Accanirsi contro chi li accusa? Non dare notizia dell’accaduto? Celare il nome della persona sotto processo? Non dire che c’è un processo? Cos’è un giornalismo responsabile? Un giornalismo che manda in onda l’incidente probatorio dei bambini di Rignano? E quali sarebbero i “Girolimoni” di oggi, secondo gli ideatori del premio?  Purtroppo non mi viene in mente nessuno. Mi vengono però in mente quali potrebbero essere gli ideali candidati della prima edizione di questo premio invocato un po’ da tutti e finalmente istituito da alcune persone illuminate. Naturalmente, siccome verranno premiati anche i blog, comunico findora che non intendo candidarmi. Ho troppo da fare. Ecco i nomi dei miei candidati ideali:

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gennaio 14, 2009

RIGNANO, ABUSI: QUANDO PER DEMOLIRE UN’ACCUSA SI RICORRE A GIORNALISTI AMICI

Pubblicato in: abusi sessuali sui minori, Giornalisti, Pedofilia, pedofilia scuola, Rignano Flaminio tagged , , , , , , , , , a 00:21 di wildgreta

zinzocchi-casanova

(il mago Casanova  e la giornalista R. Zinzocchi)

DI Wildgreta

Sono passati pochi giorni dall’annuncio della chiusura delle indagini e poche ore dalla notizia ufficiale della richiesta di rinvio a giudizio per 4 degli indagati di Rignano, e si sono già messi in moto gli amici per gettare discredito sull’indagine condotta dal pm Marco Mansi. Qualche giorno fa è stata la volta di una certa Rachele Zinzocchi, sconosciuta ai più ma collaboratrice di Paola Perego (alla quale ha fatto scoprire Face Book) e Cesare Lanza , autore di Buona Domenica come  Gianfranco Scancarello, uno degli indagati. Ma vediamo in cosa si è distinta questa futura candidata al Premio Pulitzer (sempre che ne aprano una succursale in Italia). In un articolo sul quotidiano Il Tempo, il 10 gennaio titola:” Rignano Flaminio, inchiesta piena di ombre. “Un’inchiesta dove il “presunto innocente” va in galera senza prove oggettive. Dove i primi racconti dei minori, non registrati e perciò non riscontrabili, fungono da presunta prova di colpevolezza.” Ovviamente la giornalista non sa nulla di incidenti probatori, leggi, minori eccetera. Fino a ieri si è occupata di tutt’altro: di maghi, gossip, spettacolo e anche di argomenti piccanti come “LA NUOVA MALATTIA, L’ECCITAMENTO SESSUALE CONTINUO“, pubblicato sul sito diretto da Cesare Lanza,  http://www.l’attimofuggente.com. Anzi per un altro sito di Lanza cura anche una ribrica: “LA RETE DI RACHELE” (Qui il link) Ma ecco cosa dice di se stessa Rachele Z. su uno di questi siti: “*Dice di sé. Rachele Zinzocchi. Trentun anni, fiorentina di nascita, ma romana d’adozione, una laurea in filosofia teoretica alla Scuola Normale Superiore di Pisa – sulla metafisica e la finitezza umana – e un amore ancora oggi viscerale per ciò che significa “pensare”: oltre che per la possente lingua tedesca. Giornalista per desiderio di libertà nella comunicazione, è stata folgorata sulla via di Damasco da una grazia divina”

Ora, escludendo  che “la grazie divina” abbia il  tempo di andarsene in giro a folgorare il primo che passa, direi che la strada per diventare una giornalista di spessore, per la new entry del “caso Rignano”,  è ancora piuttosto lunga.  Anche perchè per essere credibili, sarebbe preferibile non fare interviste di questo tipo:” Buona domenica è tv trash o no?” Indovinate chi ha intervistato Rachele? Ma Lanza, autore di Buona Domenica .Evviva l’amicizia!

Ecco l’articolo:

L’accusa: bambini trasportati in una casa dell’orrore
Rignano Flaminio, inchiesta piena di ombre
Un’inchiesta dove il “presunto innocente” va in galera senza prove oggettive. Dove i primi racconti dei minori, non registrati e perciò non riscontrabili, fungono da presunta prova di colpevolezza.

Una vicenda in cui certi nomi parrebbero avvolti nel mistero, mentre assai ben pubblicizzati sono stati quelli dei sei indagati di Rignano Flaminio: crocifissi sulla pubblica via prima di qualunque sentenza, con l’accusa più infamante, che è già condanna per la vita. Contro di loro ancora oggi, quando si profila una possibile richiesta di rinvio a giudizio almeno per alcuni, non sussiste nessuna prova oggettiva. Solo riscontri che, semmai, deporrebbero a loro favore. A Rignano la “casa degli orrori” è già per molti la “casa degli errori”. Errori? Sarà la giustizia a stabilirlo. Ma le “stranezze”, certo, non mancano.

Le prime denunce. Il 9 luglio 2006 alcuni genitori denunciano di aver ricevuto dai figli confidenze su abusi all’asilo. In breve le denunce si moltiplicano, superano le 20. Le madri si incontrano, si scambiano informazioni ogni giorno. Più genitori verrebbero persino interrogati insieme dai Carabinieri. Una “sana collaborazione” tra inquirenti e famiglie, in una tragedia improvvisa? O l’inizio di una “psicosi collettiva”, la cui radice potrebbe stare in altri tipi di malessere?
Gli indagati. Nelle denunce, inizialmente, verrebbero nominate diverse insegnanti. Ma nel mirino finiscono quasi subito tre maestre: Marisa Pucci, Silvana Magalotti, Patrizia Del Meglio. In base a quali prove oggettive ci si concentra su di loro? Ancora: chi è quella “Luciana” che, nei racconti raccolti dai genitori, avrebbe minacciato una bimba se avesse parlato? E chi è “Cristian”, “signore molto cattivo” che stava in una “casa dove gli adulti portavano” i bambini “dalla scuola”?
Prima perizia, niente filmati. Come consulente del pm viene nominata una psicologa 73enne, Marcella Fraschetti, che non registra né filma i colloqui coi minori. Singolare per un procedimento penale, dove vanno seguiti protocolli riconosciuti a livello internazionale, con ripresa audio-video e la presenza esclusiva dell’esperto e del minore, per evitare condizionamenti degli adulti. Perché è stata scelta proprio quella consulente? Perché non ha ripreso i colloqui, come previsto dal protocollo? Perché non si è scongiurato il rischio di una possibile suggestione dei minori? E perché le sono stati corrisposti ben 80.000 euro?
Le “perizie” dei genitori. Mancano i filmati? Ci pensano le famiglie. Sottopongono i piccoli a un “interrogatorio”, spingendoli a mimare gesti erotici e registrando tutto su dvd. Un esempio? “Ci sono state persone grandi che ti hanno fatto fare cose brutte?”, chiede un padre alla figlia. “No”. “Tu li conosci?”. “No papà”. “Allora sei bugiarda. Chi dice le bugie lo sai chi è?”. “Tu”. “È vero che c’erano persone che ti facevano la bua?”. “Non è vero”. E alla fine: “No, papà. Basta con i nomi, sono stanca”. Perché sottoporre i bimbi a un tale stress, con domande “inducenti e suggestive” secondo molti, che potrebbero aver condizionato i piccoli e i loro ricordi? Dall’altra parte perizie sui genitori hanno lasciato emergere, in certi casi, “personalità disturbate”, che vivono la sessualità in maniera inadeguata, talora depresse e che farebbero uso di psicofarmaci.
Asilo videosorvegliato, ma ancora denunce. A settembre 2006 i militari installano nell’asilo telecamere e microspie. Ogni angolo è registrato dalle 7.30 alle 17.30: nessun segno di abusi. Dai genitori, però, altre denunce, con racconti di presunte violenze proprio in quei giorni: crocifissi bruciati, cuccioli di cani lanciati nel fuoco, cappucci indossati dai pedofili scimmiottando il diavolo. Abusi tanto gravi sfuggiti alle cimici, privi di riscontro allora ed oggi? O suggestione, psicosi collettiva?
Perquisizioni senza esito. Il 12 ottobre 2006, con grande clamore, i RIS perquisiscono asilo, case e uffici degli indagati. Sequestrate centinaia di dvd, cassette, documenti, foto; controllati gli accessi internet dei pc, le email, gli hard disk. Nessun passaggio di informazioni tra gli indagati, accertamenti patrimoniali negativi, nessun riscontro dei presunti “filmini”, del “materiale pedopornografico” di cui si parla nelle denunce. Perché? Forse non sono mai esistiti?
Nessun riscontro dai pediatri. I medici dei piccoli concordano sull’assoluta mancanza di segni di violenza: mai rilevata alcuna traccia d’abuso. In ulteriori accertamenti al Bambino Gesù di Roma, un chirurgo pediatrico e una psicologa confermano l’assenza di abusi. In che modo maltrattamenti tanto efferati si sarebbero consumati senza che fior di medici ne trovino mai segni?
Aumenta la violenza, ma nessuna traccia. I racconti dei genitori si fanno sempre più crudi. Dal “giochino del culetto”, “della patatina” o “del pipetto”, in due mesi si passa a “tagli sul corpo”, “buchi di aghi nelle mani e in testa”. Ma i genitori non hanno mai visto segni, né i bambini hanno mai lamentato dolori. Terrorizzati per le minacce? O magari le iniezioni sulla testa non ci sono mai state?
Nessuno ha visto niente. Gli abusi, compresi i viaggi nella “casa degli orrori”, sarebbero avvenuti in orario scolastico, con una trentina di persone a lavoro. Che però, stranamente, non hanno mai notato alcunché. Come si possono portar via da scuola tanti bambini senza che nessuno veda nulla?
Le “esigenze cautelari” per “fatti gravissimi e allarmanti”. Il 23 aprile 2007 il Gip Elvira Tamburelli firma l’ordinanza di custodia cautelare per gli indagati. Prove oggettive? Nessuna. I riscontri? Negativi. I racconti dei minori? Raccolti malamente all’inizio: e sui successivi colloqui, come sui “disegni”, si allunga l’ombra della “suggestione”. Nonostante ciò, l’ordinanza rileva “gravi indizi di colpevolezza”, “fatti illegali” “gravissimi ed allarmanti, (…) dotati di una carica tale – in termini di violenza e assenza di ogni remora o freno alle azioni turpi (…) – da dimostrare la forte pericolosità degli indagati”. Ma gli indizi non sono fatti. Quali sarebbero i “fatti”, in assenza di prove oggettive? Si segnalano anche “pericoli concreti” per lo “svolgimento delle attività di acquisizione probatoria”: ma tutto era già stato sequestrato.
Nessun “grave indizio”: ma la macchina va avanti. Il 10 maggio 2007 il Tribunale del Riesame ordina la scarcerazione degli indagati: “Non sono ravvisabili seri e robusti elementi di riscontro”. “Il materiale indiziario (…) appare insufficiente ed anche contraddittorio”: ci sarebbe stata “una forte e tenace pressione dei genitori sui minori, una forte opera di induzione e di suggerimento delle risposte da parte degli stessi”. Il Riesame si chiede “come sia stato possibile che diversi giochi di natura sessuale siano avvenuti nei (…) locali della scuola e, soprattutto, nel giardino della scuola (…), ma nessuno se ne sia accorto”, e che “nessun genitore, nel riprendere il proprio figlio (…), si sia mai accorto che pochi minuti prima (…) era stato oggetto di nefandezze di ogni tipo”. Insomma, “nulla di concreto e decisivo vi è”. Ciononostante non solo la Procura ricorre in Cassazione, ma neppure attende l’esito del ricorso e, una settimana dopo, chiede l’incidente probatorio.
La Cassazione: “inammissibile” il ricorso della Procura. Ma si procede. Il 18 settembre 2007 la Cassazione conferma l’ordinanza di scarcerazione per gli indagati, bollando il ricorso come “inammissibile”. Stando alla sentenza della Suprema Corte, i “riscontri oggettivi” di cui parla la Procura, quali “i certificati medici relativi ai piccoli”, costituiscono invece “secondo il parere dei Giudici di merito (congruamente motivato e, perciò, insindacabile in questa sede)”, “un punto debole della accusa”: “a fronte di tali sevizie, che avrebbero dovuto lasciare evidenti ed immediati esiti fisici da trauma, esistono solo due certificati medici, l’uno, attestante un setto all’imene che può essere esistente dalla nascita e, l’altro, una anite rossa che non è necessariamente riferibile ad atti di natura sessuale”. Dunque “il ragionamento del Pubblico Ministero contiene una petizione di principio (…): costituisce un ragionamento circolare e non corretto ritenere che i sintomi siano la prova dell’abuso e che l’abuso sia la spiegazione dei sintomi”. Qualcuno, per il caso Rignano, ha parlato di “sonno della ragione”: che come si sa genera mostri. D’altronde “le intercettazioni telefoniche, le perquisizioni nelle abitazioni degli indagati e gli accertamenti effettuati sul loro personal computer hanno dato esito negativo”: “non è stato rinvenuto alcunché a conforto della accusa”. Gli indagati però continuano ad essere “presunti innocenti”.
Neppure i peluche provano niente. E ora, comunque a processo? Tra dicembre 2007 e aprile 2008, gli accertamenti dei RIS di Messina evidenziano che né il DNA né le impronte esaminate sui 130 peluche prelevati alla Del Meglio appartengono ad alcuno dei presunti abusati. Ma nonostante ciò, e il costo elevatissimo anche di questi accertamenti (oltre 79.000 euro), oggi si parla insistentemente di quattro possibili richieste di rinvio a giudizio. E si allunga l’ombra di un processo snervante per tutti e ancor più oneroso, se già i legali dei coniugi Scancarello hanno dovuto rinunciare a chiedere copia integrale degli atti dato il costo: 25mila euro. Un processo dove gli unici a guadagnare, si direbbe, sarebbero i periti. “La verità non ha paura”, dicono gli indagati. Ma c’è chi pensa che i soldi dei contribuenti potrebbero esser spesi in maniera più oculata.

IL TEMPO Rachele Zinzocchi
• 10/01/2009

gennaio 9, 2009

Rignano Flaminio e Repubblica: Quanti anni ci vorranno per rianimare il fantasma di Bonini?

Pubblicato in: abusi sessuali sui minori, Abusi sui minori, Giornalisti, Pedofilia, Rignano Flaminio a 11:34 di wildgreta

di Wildgreta

Grazie a Bonini per il pregevole pezzo pubblicato su Repubblica, nella pagina della cronaca della provincia di Roma, il 7 gennaio, dal titolo:” Quindici mesi per rianimare il fantasma dell’orco“. Grazie per aver confezionato un’antologia di inesattezze, ad uso e consumo del “partito innocentista”. Come se, invece di essere di fronte ad un dramma, fossimo andati tutti allo stadio a vedere una partita della nostra squadra del cuore. Grazie a questa penna raffinata del giornalismo italiano a cui Giuliano Ferrara, (prima di essere preso a pomodorate in campagna elettorale), avrebbe voluto conferire il premio Pulitzer. Purtroppo, non esiste in Italia una succursale del Pulitzer, così Bonini dovrà accontentarsi dei complimenti che gli inviano quelli come me, dai loro piccoli e insignificanti blog. Avrete notato che ho scelto la fotografia di un fantasma, al posto del solito asilo di Rignano (con bruco le foto vecchie, senza bruco quelle nuove):il fantasma è quello dell’ignoranza della materia di cui si parla.  E l’apice dell’ignoranza lo  si è toccato nella trasmissione di MATRIX DEL 7 GENNAIO 2009, quando Bonini ha espresso lo stesso concetto caro a Don Mario Neva, il prete delle fiaccolate di Brescia.  Bonini, infatti,  ha chiuso il suo intervento a Matrix dicendo una frase simile a questa: I genitori dovrebbero essere contenti se venissero tutti assolti, perchè vorrebbe dire che i loro figli non stati abusati . La stessa frase venne proferita da don Mario Neva intervistato per il programma di Italia 1 sulla pedofilia nelle scuole. Invece, purtroppo, i bambini di Brescia sono in cura da anni. E continuano ad essere in cura, nonostante l’assoluzione in primo grado degli imputati. L’assoluzione taumaturgica è un’invenzione di qualcuno, ripetuta da altri, convinti di aver trovato la chiave della felicità futura di tutti i bambini vittime dei pedofili. Gongolava, ieri sera, l’avvocato NASO, difensore di una maestra.  E per avvalorare le teorie di Bonini, citava l’episodio più infelice della gloriosa carriera del professor Bollea, che un giorno di ferragosto, a 91 anni, intervistato in vacanza, ha più o meno detto che, piuttosto che sottoporre un bambino al calvario dell’incidente probatorio, sarebbe stato  meglio non denunciare.  E allora, sì, via, lasciamo  tutti liberi i sospetti pedofili, che continuino ad abusare di altri bambini serenamente. Tanto,  se i genitori sporgessero denuncia, loro starebbero ancora peggio. E poi, come ha detto Mentana in chiusura,  i nostri nonni hanno fatto la guerra… Come dire , se si sopravvive alla guerra, vuoi non sopravvivere agli abusi di Rignano?

Note: Mentana, oltre a mostrarsi contrario alla teoria di Bollea, ha fatto un buon servizio di informazione nel complesso della trasmissione. L’unico scivolone, è stato quello finale del paragone con la guerra, dettato dalla non conoscenza della materia.

Ecco l”articolo che, forse, non varrà il Pulitzer, ma certamente susciterà il plauso  di tutti i comitati che, in Italia, sostengono decine di indagati.

ARTICOLI CORRELATI:

Bonini e la storia tra adulti

Giuliano Ferrara:La succursale del Pulitzer

Pulitzer alle inchieste sui diritti umani.

Una vita in guanti bianchi (Rignano)

Quei quindici mesi serviti a rianimare il fantasma dell’orco
Per la Cassazione le prove non erano sufficienti. Serviva un fatto nuovo. Ed è arrivato il casale

di Carlo Bonini Leggi il seguito di questo post »

ottobre 1, 2008

Il New York Times critica il processo per l’omicidio Meredith, “caso sconcertante”.E rispunta Joe Tacopina

Pubblicato in: Cronaca, Giornalisti, omicidio meredith, Omicidio Perugia tagged , , , , , , , a 00:33 di wildgreta

Joe Tacopina a Fiumicino quando doveva “comprare la Roma per il miliardario Soros”

di Wildgreta

Leggete questo articolo e vi renderete conto che anche i grandi quotidiani americani a volte prendono degli abbagli. Il New York Times, infatti, per criticare la conduzione delle indagini sul caso Meredith Kercher, cita il parere dell’avvocato Joe Tacopina. Ora, siccome questo sito si è occupato in diverse occasioni di Tacopina, mi viene da sorridere. Tacopina doveva comprare la Roma, poi doveva comprare il Bologna, prima si era presentato a Porta a Porta come avvocato di Amanda Knox, poi si è scoperto che era socio di Raffaello Follieri, arrestato qualche mese fa in America per una incredibile serie di reati finanziari. Alla fine, Tacopina non ha mai comprato il Bologna, perchè i soldi non sono mai arrivati e gli avvocati di Amanda Knox hanno smentito categoricamente che Tacopina fosse avvocato di Amanda. Se volete rinfrescarvi la memoria cliccate qui e troverete quasi tutta la storia. Quello che non troverete, perchè è successivo, è che Raffaello Follieri, socio di Tacopina, teneva nel suo ufficio abiti talari , in quanto era riuscito a persuadere gli investitori che il Vaticano lo aveva ufficialmente nominato manager per la gestione delle sue finanze. (qui tutto l’articolo). Naturalmente, in italia, i giornalisti che si occupano di finanza hanno curato l’aspetto  di affidabilità finanziaria della società di Tacopina quando voleva comprare la Roma e il Bologna; i giornalisti sportivi hanno dato speranze ai tifosi presentandolo come il referente di un miliardario prima e di una “cordata” poi; i giornalisti di cronaca hanno dedicato titoli a caratteri cubitali “sull’americano di successo avvocato di Amanda”.Nessuno di loro, purtroppo, si è premurato di mettere insieme tutti i pezzi. Quindi, al giornalista del New York Times, do il mio benvenuto nella grande famiglia del “giornalismo superficiale”, quello che purtroppo non approfondisce le notizie, perchè si limita al “minimo sindacale”. 

Roma | 30 settembre 2008

Dopo l’udienza preliminare di tre giorni fa davanti al gup di Perugia, per il New York Times il caso di Amanda Knox, la studentessa americana accusata di aver ucciso un anno fa a Perugia la sua compagna di stanza Meredith Kercher (oltre all’italiano Raffaele Sollecito e l’ivoriano Rudy Guede), è diventato “ancora di più” un caso complicato, un “puzzle case”, anche perché le indagini sono state condotte in modo poco rigoroso.In questi termini il quotidiano di New York torna sul caso, sottolineando come i nuovi dettagli emersi e la nuova ondata di attenzione riservata al caso dalla stampa, invece che aiutare a chiarire hanno al contrario aggiunto ulteriori tasselli a un “enigma” che col passar del tempo anzichè chiarirsi si è complicato ulteriormente. Leggi il seguito di questo post »

giugno 27, 2008

Pedofilia, caso Rignano: una fissazione per alcuni

Pubblicato in: Giornalisti, Pedofilia, Rignano Flaminio tagged , , , , , , , a 00:06 di wildgreta

  

di WILDGRETA

Prendo spunto da un articolo di Roberta Lerici, per pormi nuovamente una domanda: come mai alcuni giornalisti ogni due o tre mesi affermano che il caso di pedofilia alla scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio è:

A) Chiuso

B) Non esiste

C) Gli imputati sono stati scagionati

E’ una domanda che mi sono posta diverse volte, senza però trovare una risposta. Prendiamo il caso di Pierluigi Battista. Nel mese di dicembre 2007 si arrabbia moltissimo perchè viene sequestrato il capolavoro letterario di C. Cerasa “Ho visto l’uomo nero”. Scrive, Battista:”. Un libro che fa a pezzi un’inchiesta fragile, sbilenca, smentita, come si è appurato in questi giorni, in punta di fatto e di diritto; un buon lavoro di ricostruzione documen-taria, la descrizione di un clima intossicato dove si fabbricano i nuovi mostri: cancellato, costretto a marcire nelle cantine di un editore ingenuo e temerario. Con l’editore e il giornalista che si staranno chiedendo come acquisire quel quarto di nobiltà necessario a mobilitare gli organi preposti della categoria,…”

Battista ce l’ha con l’ordine dei giornalisti e con la federazione della stampa che non hanno urlato allo scandalo per il sequestro del libro:”dedicato alla storiaccia di Rignano Flaminio, alle contorte ed eterodirette deposizioni dei bambini, al clima da stregoneria oscurantista, da incubo, da magia nera, da caccia alla maestra, da inquisizione in cui questa storiaccia si è degradata”.

 Insomma, Battista si infuria perchè, a suo dire, un libro-verità non ha avuto alcun difensore. Ma era un libro-verità?  Lo sapremo fra qualche anno. Per ora pensiamo a come mai, ben sei mesi dopo, Battista pubblichi un articolo sulla clinica  degli orrori Santa Rita, dal titolo “L’istinto della colpevolezza”  accostandone la vicenda a quella di Rignano Flaminio. La sfortuna vuole che poche ore dopo (alle 17 del 24 giugno), lo stesso Corriere della Sera pubblichi il resoconto dell’incidente probatorio di uno dei 22 piccoli testimoni  di Rignano Flaminio. Ma come? Battista non aveva detto, solo la mattina: “”Nel 2007, a Rignano Flaminio, sulla base di parole rese ancor più terribili da quella commistione di immaginazione e di realtà tipica del lessico infantile, l’Italia si convinse che una banda di pedofili (oramai anziane maestre d’asilo, una bidella, un benzinaio cingalese) si fosse resa responsabile di inenarrabili violenze ai danni dei bambini deportati nell’orrore dei «castelli cattivi». Quella presunta banda venne poi scagionata: semplicemente non esisteva, come non esistevano le prove di un delitto che aveva già provocato la reazione allarmata e disgustata del grosso dell’opinione pubblica.”

La domanda che vorrei porre a Pierluigi Battista se, un giorno, avessi l’onore di conoscerlo, è la seguente:” Ma se conosceva la verità sul caso di pedofilia di Rignano Flaminio, perchè non l’ha comunicata agli inquirenti? Avrebbe evitato l’inutile perdita di tempo di una lunghissima indagine. Due anni.” Dimenticavo: il suo articolo del 24, infarcito di illazioni, è stato ripreso da almeno venti blog, alcuni dei quali di una certa rilevanza. Nessuno dei redattori si è accorto che conteneva un mucchio di cose inesatte, come spiegato nell’articolo che troverete sul sito: www.bambinicoraggiosi.com

maggio 10, 2008

L’uomo di Cogne: la verità su Annamaria Franzoni?

Pubblicato in: Cronaca, Giornalisti, saggi tagged , , , , , a 23:21 di wildgreta

Esce in questi giorni L’uomo di Cogne, un libro che indaga la morte del piccolo Samuele sotto una prospettiva radicalmente diversa da quella comune.

L’autore, Gennaro De Stefano, veterano del giornalismo italiano, si è spento il 1° maggio dopo una lunga malattia, prima che il libro uscisse in tutte le librerie italiane.

De Stefano, artefice di moltissimi scoop sui più grandi episodi di cronaca nera del nostro paese (dal memoriale del presunto mostro di Firenze Pietro Pacciani al caso di Luigi Chiatti, il mostro di Foligno) credeva nell’innocenza di Annamaria Franzoni, alla luce di una serie di inquietanti elementi che ha fatto in tempo a sviscerare nel suo libro.

L’uomo di Cogne punta il dito contro un misterioso individuo, un uomo che in passato avrebbe rivolto ad Annamaria insistenti molestie telefoniche, ma che non è mai stato scomodato dalle autorità durante le indagini sull’omicidio di Samuele.

De Stefano parla anche di un giornalista VIP, il quale avrebbe rivolto alla Franzoni delle avances sessuali con la promessa di un importante appoggio mediatico.

Ma il grande protagonista del pamphlet in questione è proprio l’uomo di Cogne. Il vero assassino, secondo i sostenitori della tesi “innocentista“. Un uomo misterioso di cui ancora non è stato fatto il nome, ma che starebbe per consumare il leggendario delitto perfetto.

È questa la tesi che il libro sposa, nel tentativo di dimostrare che c’è un’altra verità dietro quella che si sta affermando sempre più come ufficiale.

books blogs.it  5 maggio 2008

aprile 6, 2008

PERUGIA: VIDEO TELENORBA SU OMICIDIO MEREDITH, PROCURA BARI INDAGA PER ATTI OSCENI

Pubblicato in: Cronaca, Giornalisti, omicidio meredith, Omicidio Perugia tagged , , , , a 06:31 di wildgreta

Bari, 5 apr. – (Adnkronos) – Si sono concluse questa sera le perquisizioni operate dalla Polizia nella sede di Telenorba, a Conversano, in provincia di Bari, nell’ambito delle indagini sull’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher e sulla trasmissione ‘Il Graffio’, che lunedi’ sera ha mostrato le immagini girate dalla Polizia Scientifica subito dopo il ritrovamento del corpo della vittima. Secondo quanto si apprende, oltre a un’indagine della procura del capoluogo umbro per violazione della privacy (sarebbero indagati il direttore responsabile della testata giornalistica e conduttore della trasmissione Enzo Magista’ e un altro giornalista impegnato in alcuni servizi per ‘il Graffio’), sarebbe stata aperta un’azione penale anche da parte della Procura di Bari per pubblicazione di atti osceni (articolo 528 del Codice Penale).  

(Pas/Pe/Adnkronos)

05-APR-08 21:20

aprile 5, 2008

Caso Meredith in tv:Telenorba risponde agli attacchi

Pubblicato in: Cronaca, Giornalisti, omicidio meredith, Omicidio Perugia tagged , , , a 09:20 di wildgreta

di Wildgreta

L’assemblea dei giornalisti di Telenorba risponde agli attacchi piovuti addosso all’emittente dopo la trasmissione delle immagini della scena del delitto di Perugia. Il corpo martoriato di Meredith mostrato ai telespettatori, ha suscitato molte polemiche. Si è parlato di violazione della privacy, di ricerca a tutti i costi dell’audience a spese del rispetto e del buogusto. Ma Telenorba respinge le accuse, e minaccia azioni legali contro giornalisti e opinionisti improvvisati e non che, anche senza aver visto il filmato, si sono permessi di emettere giudizi lapidari.

Il mio punto di vista è sempre lo stesso, ci vorrebbe rispetto per la privacy di chi non può difendersi. Ognuno di noi, in casi del genere, dovrebbe porsi la seguente domanda: “Se venissi ucciso nello stesso modo (fate pure le corna), mi piacerebbe che il mio corpo nudo e martoriato fosse mostrato in televisione?” Se la risposta fosse “Sì”, Telenorba avrebbe ragione, se fosse “No”, avrebbe torto. Ed è proprio questa la domanda che vorrei rivolgere ai suoi giornalisti, ma purtroppo non li conosco.

aprile 3, 2008

Omicidio Meredith Kercher: la ricerca del macabro filmato mi fa battere tutti i record di visite

Pubblicato in: Cronaca, Giornalisti tagged , , , , , , , a 11:34 di wildgreta

di Wildgreta

Da due giorni le visite a questo sito si stanno concentrando principalmente su notizie che riguardano le immagini spaventose (per fortuna già tolte dalla rete quelle più macabre)  del cadavere di Meredith Kercher. Ricordo quando furono pubblicate le foto del presidente Aldo Moro, sul tavolo dell’obitorio. Ero piccola ma mi capitò di vederle lo stesso. Non le ho mai dimenticate. Non c’era sangue, era solo ciò che restava di un uomo che era stato importante e per il quale continueremo a domandarci se, allora, sia stato fatto davvero tutto per salvarlo. Oggi la cronaca mi ha riportato all’infanzia. Il filmato della scena del delitto di Meredith Kercher apparso e scomparso da una tv locale, è probabilmente il punto più basso toccato dai media in fatto di cronaca. Ma ormai i casi di violazioni varie non si contano più. Io non ho cercato quelle immagini su Internet e , alla fine, ho postato su questo blog solo il link al servizio del tg1. Eppure ieri, questo sito ha totalizzato il maggior numero di visite da quando è nato, ovvero dal 4 novembre 2007. Cercavano tutti quelle immagini. Si voleva vedere il sangue, toccare la morte con un tasto, per l’irresistibile attrazione che l’orrore esercita sugli uomini.

Non condanno chi ha cercato e continua a cercare quelle immagini, ma la televisione e l’avvocato della difesa che era presente in studio, sì. Questo non è diritto di cronaca, ma un mezzo bieco, usato per dimostrare una tesi che andrebbe discussa solo nelle aule di un tribunale. Quando si puniranno con delle condanne vere, simili abusi?

Io proporrei l’oscuramento temporaneo per le televisioni che infrangono le leggi sulla privacy, soprattutto dei morti e dei minori allora, forse, tutti starebbero un po’ più attenti. La pubblicità che ha guadagnato Telenorba con quel macabro filmato sarà sempre superiore a qualunque multa in denaro le venga comminata. Esattamente come accadde al tg5 per le immagini dell’incidente probatorio ai bambini di Rignano Flaminio. Cosa sono 200.000 euro, se ne puoi incassare il triplo in pubblicità?

Wildgreta 3 aprile 2008

aprile 2, 2008

Morta in tv, l’ultima offesa a Meredith

Pubblicato in: Cronaca, Giornalisti, omicidio meredith, Omicidio Perugia tagged , , , , , a 20:40 di wildgreta

2/4/2008 (7:29) - BUFERA SULL’EMITTENTE PUGLIESE TELENORBA: IL VIDEO GIRATO DALLA POLIZIA IL GIORNO DEL RITROVAMENTO

La studentessa inglese Meredith Kercher, uccisa il 2 novembre scorso
Indaga il garante della privacy
La sorella: «Siamo sconvolti»
GUIDO RUOTOLO
ROMA
La telecamera inquadra i particolari, il sangue, il reggiseno strappato, il piede che sbuca dal piumone. E poi il corpo senza vita della povera Meredith. Senza risparmiare particolari raccapriccianti, il collo squarciato dalla lama, il seno e il sedere della studentessa inglese. Non è un film, è il video, a garanzia anche delle parti del processo, del sopralluogo della Scientifica del 2 novembre scorso in via della Pergola 7, Perugia. L’altra sera, Telenorba, televisione privata pugliese, l’ha mandato in onda. Il diritto-dovere di cronaca non c’entra nulla. E’ materia troppo incandescente perché, per dirla con l’indignato Garante della Privacy, in gioco è «la dignità della persona, ancorché defunta». E invece quel video, come le immagini dell’altro sopralluogo di metà dicembre, è stato mandato in onda alla vigilia della decisione della Cassazione, per dimostrare – secondo il direttore del Tg Norba, Enzo Magistà – le «leggerezze investigative».Il Garante per la Privacy indagherà, come l’Ordine dei giornalisti pugliesi, per verificare le violazioni deontologiche degli autori del programma. Il guaio però è stato fatto. Sconvolti i familiari di Meredith, avvisati dal loro avvocato: «Ho informato la sorella di Meredith, Stephanie Kercher e la stessa è rimasta sconcertata e turbata. Al momento non sono in grado di specificare circa la volontà della famiglia Kercher di contestare nelle sedi giudiziarie più opportune la spregevole iniziativa giornalistica della quale lo stesso direttore Magistà dovrà assumersi le eventuali responsabilità».

Alla trasmissione da dimenticare, ha partecipato anche uno dei legali di Raffaele Sollecito, Tiziano Tedeschi. La tesi del programma – come più volte sostenuto dai legali di Sollecito – è che la Polizia Scientifica ha sbagliato nel non «repertare» il lembo stracciato del reggiseno di Meedith sul quale, solo successivamente al secondo sopralluogo di dicembre, sono state trovate tracce di dna di Sollecito. Evidentemente non conoscendo gli atti (pubblici) dell’inchiesta del pm perugino, Giuliano Mignini, né tantomeno l’oggetto della valutazione della Cassazione: il ritrovamento del dna di Sollecito sul reggiseno non rappresenta la prova regina per la sua incriminazione. I giudici del Palazzaccio, infatti, si dovevano pronunciare sulle ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse nei confronti dei tre indagati, Amanda, Raffaele e Rudy, e confermate dal Tribunale del Riesame, ben prima del reggiseno con il dna di Sollecito.

La Stampa 2 aprile 2008

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