
Con l’audizione di due bambine si è concluso l’incidente probatorio disposto nell’inchiesta sui presunti abusi che sarebbero stati compiuti ai danni di minori della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. Le due piccole sentite ieri, di cinque e sei anni, avrebbero in sostanza confermato le accuse, parlando di alcune maestre e riferendo di giochi cattivi. «L’incidente probatorio - hanno detto gli avvocati Franco Merlino e Antonio Cardamone, legali di parte civile - ha confermato che molti bambini sono state vittime degli abusi».
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Il Giustiziere degli Angeli
Austria, figli del ‘mostro’ Fritzl si rifiutano di testimoniare

La casa prigione costruita da Fritzl
Battuta d’arresto nell’istruzione del processo a carico di Joseph Fritzl, il 73enne austriaco accusato di aver violentato e segregato per 24 anni la figlia Elisabeth, dalla quale ha avuto altri sei figli.
I due figli maggiori di Elisabeth, Kerstin 19 anni e Stefan 18 anni, si sono rifiutati oggi di testimoniare contro il padre. La deposizione della madre si è conclusa ieri e alcune sue affermazioni possono essere confermate e avvalorate solo dalla testimonianza dei figli. In particolare quelle riguardanti la morte prematura di un altro figlio, verosimilmente tre giorni dopo la nascita, e che porterebbero all’incriminazione di Joseph Fritzl anche per omicidio, oltre che per stupro, abusi, e privazione della libertà altrui.
Secondo quanto scrive oggi il britannico Times, il portavoce della procura, Gerhard Sedlacek, ha dichiarato che “ancora non è stata fissata una data per l’interrogatorio dei figli adulti, ma sembra che i due intendano avvalersi della facoltà di non rispondere”.
I due ragazzi hanno vissuto la loro intera vita segregati nelbunker costruito da Joseph Fritzl sotto la sua abitazione ad Amstetten, in Austria, assieme al fratello minore di cinque anni, Felix. Altri tre figli, Lisa 15 ani, Monika 14 anni e Alexander 12 anni, vivevano invece nella casa con i “nonni”. Tutti sono tornati “alla luce” due mesi fa. Da allora hanno vissuto in una clinica dove sono stati sottoposti a trattamenti sanitari e psichiatrici, poi sono stati trasferiti in un appartamento in una località segreta.
Rainews24
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PEDOFILIA/ PRETE ARRESTATO, RAGAZZO: PORTAI UNA LETTERA AL VESCOVO DI ROMA
Un’altro ragazzo: anni fa anche murales denunciarono abusi
Roma, 19 lug. (Apcom) - “La mia ragazza mi fece fare una lettera: portala al vescovo, mi disse, in modo che poi ci pensano loro; l’ho fatto, ma non accadde nulla”. Così spiega uno dei ragazzi che sarebbe stato oggetto delle attenzioni morbose di don Ruggero Conti, il sacerdote arrestato per l’accusa di violenza sessuale, e per cui il riesame, oggi, ha confermato la detenzione in carcere.
Il ragazzo, sentito nelle scorse settimane dal pm Francesco Scavo, riferisce di aver scritto la lettera un anno fa, d’estate, al rientro dalle vacanze, e di averla consegnata direttamente all’alto prelato. Sulla cui identità, però, non è sicuro. “Ho preso il motorino e gliel’ho portata. La prima volta c’era il segretario, diciamo, e non mi fidavo a dargliela in mano la lettera, e ci sono ritornato. Gli ho detto ‘Mi fissi un appuntamento quando ci posso andare di persona, a quattr’occhi, e gliela do in mano. Quando lui mi ha ricevuto l’ha letta. Mi ha detto che quelle sono accuse pesanti. ‘Sei sicuro veramente di quello che è scritto qui nella lettera?’ ha chiesto. Gli ho detto sono sicuro sì”. Il sacerdote ha risposto, secondo la ricostruzione offerta dal giovane, ‘Va bene, poi ti faremo sapere noi”. Leggi il seguito di questo post »
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LA SENTENZA D’APPELLO - Pubblicate ieri a distanza di tre mesi le motivazioni della condanna del sacerdote
Mario Bertoldi
Per la condanna di don Giorgio Carli è bastata la parola della presunta parte offesa. Decisivi anche i consulenti dell’accusa: la Corte ha accolto in pieno il teorema della Procura
Nessun dubbio sulla veridicità dei ricordi riemersi grazie alle cure psicoanalitiche
BOLZANO. Ricordi lineari, precisi, mai contradditori. E’ stato il racconto-denuncia della presunta parte lesa a risultare decisivo nella sentenza con cui la corte d’appello il 16 aprile scorso ha condannato a 7 anni e mezzo di reclusione don Giorgio Carli, il sacerdote assolto in primo grado (da un tribunale tutto al femminile) dall’accusa di aver violentato per alcuni anni una parrocchiana che all’epoca dei fatti era una bimba. Dichiarazioni attendibili, dice la Corte, con efficacia probatoria piena.
Secondo la Corte, dunque, le sole dichiarazioni della ragazza sono sufficienti a dimostrare che i fatti raccontati siano effettivamente accaduti. In sentenza i giudici parlano di «comportamento processuale equilibrato» della denunciante e sottolineano come in tutta la vicenda non siano emersi interessi particolari che possano aver indotto la giovane a fornire un racconto non veritiero. Non solo. I riferimenti di tempo, dei luoghi, delle persone e delle cose indicate sono risultati tutti corretti. Nei ricordi, riemersi grazie dapprima all’interpretazione di un sogno e poi ad una lunga e articolata cura psicoanalitica, i particolari forniti sono risultati sempre numerosi, precisi e corretti. Sono perfettamente ancorati alla realtà - scrivono ancora i giudici d’appello - anche i riferimenti fatti dalla parte lesa (che è da ritenere perfettamente sana di mente) alle attività personali e parrocchiali. Le motivazioni della sentenza di condanna del sacerdote sono dimostrazione che la corte d’appello ha accolto in tutto e per tutto il teorema accusatorio sostenuto da Procura e parte civile. In 183 pagine dattiloscritte la corte ripercorre le tappe della vicenda ma arriva anche a definire il contesto ambientale in cui i fatti si sarebbero svolti, con un ambiente parrocchiale torbido in cui don Giorgio avrebbe avuto piena libertà d’azione per alcuni anni.
Sotto il profilo tecnico la corte d’appello smonta il percorso logico-giuridico del tribunale di primo grado: considera pienamente attendibile la ragazza denunciante e non ritiene che le deposizioni di alcuni testi (in primo luogo del ragazzino che avrebbe partecipato ad alcuni degli stupri in parrocchia) abbiano la forza di togliere credibilità al racconto della presunta parte lesa. E’ questo il passaggio che porta al ribaltamento della sentenza ed è soprattutto la deposizione del cosiddetto superteste a pesare. Il ragazzo che venne indicato come compartecipe degli stupri di don Giorgio (su regia dello stesso sacerdote che avrebbe filmato gli abusi) è stato considerato dalla corte palesemente inattendibile in quanto avrebbe reso dichiarazioni contradditorie e incoerenti, considerate dai giudici di secondo grado non idonee «ad inficiare l’attendibilità della persona offesa che, al contrario, ha reso deposizione estremamente lunga e al contempo lucida, lineare e coerente». Cosa aveva detto il giovane? In un primo tempo aveva lasciato intendere che quanto sostenuto dalla presunta parte lesa potrebbe essere stato vero, anche se personalmente non ricordava nulla. Successivamente, in aula a distanza di due anni, dichiarò (con risolutezza) che i fatti raccontati dalla donna che lo coinvolgevano non erano mai avvenuti. Lo stesso ragazzo era stato anche accusato dalla donna di ripetuti abusi sessuali nei suoi confronti per circa due anni nei bagni delle scuole medie «Alfieri» che entrambi frequentavano. Accusa che non ha mai trovato alcun riscontro (la zona dei bagni era sorvegliata dalla presenza dei bidelli sul corridoio) ma che i giudici d’appello non hanno preso neppure in considerazione (nemmeno a titolo di valutazione dell’attendibilità della ragazza) perchè non considerata nel capo d’imputazione.
«Confuse ed evasive» sono state considerate anche le deposizioni di altri due testi, che in primo grado erano state considerate in termini positivi per la difesa. Si tratta delle deposizioni del parroco don Gabriele Pedrotti e della catechista Culati Vigni, legati da un rapporto di affetto e di amicizia intima. Le loro dichiarazioni rese in aula nel processo di primo grado sono state definite «intrinsecamente contradditorie in contrasto con altri atti del processo, rispetto alle dichiarazioni rese in precedenza nella fase delle indagini preliminari, smentite in modo illogico e affatto convincente».
Un capitolo della sentenza depositata ieri è dedicato anche all’analisi critica del pronunciamento di primo grado che mandò assolto don Giorgio, seppur nel dubbio. I giudici d’appello ritengono che il tribunale abbia «omesso di valutare positivamente quali riscontri prove certe risultanti dagli atti».
La corte d’appello, dunque, parla di «prove certe» evidenziate e specificate in un lungo elenco di elementi tutti a suo tempo contestati dalla difesa del sacerdote (anche nella ricostruzione temporale) quali la macchie di sangue rilevate dalla madre nelle mutandine della piccola abusata, i riferimenti precisi della presunta parte lesa in relazione ai luoghi delle violenze, le dichiarazioni di don Pedrotti in una intercettazione telefonica in cui parla di uno «scivolone» di don Giorgio che «non si sarà probabilmente ripetuto» e le dichiarazioni al telefono della catechista Culati Vigni che, preoccupata per quanto emerso, parla di «un fondo di verità». Tutti elementi che, secondo la difesa di don Giorgio, sarebbero stati letti in termini suggestivi dalla Procura la cui impostazione, però, è stata accolta in pieno dai giudici d’appello con riferimento a deposizioni e testimonianze rese solo nel processo di primo grado, dunque lette dai verbali e non assunte in presa diretta. Poche righe (rispetto alle 183 pagine della sentenza) sono dedicate all’attendibilità di un ricordo-verità recuperato dopo mesi di cure psicoanalitiche: la sentenza elogia apertamente (e più volte) i consulenti della Procura e della parte civile, ritenendo al contrario non all’altezza della situazione i consulenti schierati dalla difesa che avevano sempre fatto riferimento ai possibili «falsi ricordi» che la psiconalisi può generare.
(Espresso Local 16 luglio 200
Ecco un vecchio articolo sul vescovo Egger, altri li trovate su questo blog
Per il vescovo Egger niente indagine interna dopo le accuse a Don Carli
Il vescovo non ha ritenuto necessario avviare un indagine conoscitiva interna alla Curia, benché l’abuso sessuali sui minori sia previsto anche dal codice ecclesiastico. E’ il dato più eclatante emerso dall’udienza del processo contro don Giorgio Carli, il sacerdote accusato di violenza carnale nei confronti di una giovane parrocchiana, e che ha visto in mattinata sulla sedia dei testimoni il vescovo della diocesi Bolzano/Bressanone, monsignor Wilhelm Egger il quale nel corso delle indagini preliminari si era avvalso della facoltà di non rispondere richiamandosi al Concordato e all’articolo 200 del codice di procedura penale. Sollecitato dalle domande di procura e parte civile, il vescovo ha ribadito di non aver disposto accertamenti interni in quanto era già in corso quello penale. “Non avevo nessun motivo per fare delle indagini” - ha detto monsignor Egger specificando che il trasferimento di don Carli dalla parrocchia di San Pio Decimo dove secondo l’accusa si sarebbero svolte le violenza sessuali a danno di una bambina che allora aveva appena 9 anni, non aveva nulla a che vedere con i fatti denunciati dalla presunta vittima. E non c’entrerebbero nulla nemmeno le dimissioni dell’allora parroco di san Pio Decimo don Gabriele Pedrotti dall’importante carica di vicario generale. Il vescovo ha ribadito di non aver mai avuto sospetti o ricevuto notizie dei presunti abusi sessuali prima dell’arresto di don Carli ed ha rifiutato di riferire in aula, avvalendosi del segreto professionale, dei colloqui avuti con le persone e tanto meno quelli con don Gabriele Pedrotti del quale, ha detto di non essere mai stato a conoscenza di una presunta relazione con una parrocchiana separata. La parte civile ha chiesto l’acquisizione agli atti del processo dei fascicoli di don Giorgio Carli e don Gabriele Pedrotti contenuti nell’archivio segreto della Curia.
Dopo il vescovo ha deposto l’imputato. Don Giorgio Carli, tranquillo e sorridente, ha negato decisamente di aver mai solo pensato di poter violentare chicchessia, specificando di non aver mai avuto rapporti sessuali con nessuno né prima né dopo il voto di castità. Il sacerdote di san Giacomo ha inoltre specificato che il suo rapporto con Stefania Viaro era, come con tutte le parrocchiane, improntato sull’amicizia e la serenità. “Con lei ho trascorso una notte a Spormaggiore in val di Non, dove l’avevo invitata a trascorrere un fine settimana sereno in quanto era in una situazione grave sia di salute che nel rapporto col marito. La parte civile ha chiesto un corposo risarcimento danni alla Curia, quantificabile tra uno e due miliardi di vecchie lire.
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Si difendono l’imprenditore e la compagna finiti sotto inchiesta per violenza sessuale dopo la denuncia di due coppie. Nei prossimi giorni verranno ascoltate le presunte vittime, un ragazzino di 12 anni e una bimba di 4
Bologna, 14 luglio 2008 - «Siamo innocenti, non abbiamo mai sfiorato neppure con un dito quei bambini. Le accuse contro di noi sono assurde». Si difendono con forza l’imprenditore e la compagna finiti sotto inchiesta per violenza sessuale dopo la denuncia di due coppie di genitori, che accusano i due di averli drogati per poi abusare dei loro bambini di 12 e 4 anni.
L’inchiesta è condotta dal pm Giuseppe Di Giorgio e dalla polizia, che mantengono sulla delicata vicenda il più stretto riserbo. L’uomo, 54 anni, con qualche precedente alle spalle, e la compagna, 36, gestiscono un’azienda nella prima provincia e, secondo le accuse, avrebbero invitato a cena, separatamente, le due coppie, con le quali erano in rapporti di amicizia per via del lavoro, per poi stordirle con sostanze disciolte nelle bevande. Dopodiché, sempre secondo la denuncia dei genitori, avrebbero portato in camera e molestato pesantemente i due bambini, un maschio di 12 anni e una femmina di 4. Il tutto fotografando e filmando gli abusi.
I fatti risalirebbero a marzo, ma i genitori hanno sporto denuncia alcune settimane dopo, facendo così partire le indagini. Il loro racconto è tanto agghiacciante da sfiorare quasi l’incredibile. Gli inquirenti stanno procedendo con la massima cautela. Leggi il seguito di questo post »
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Lo dice la polizia dopo mesi di indagini, trovati frammenti ossei
Roma, 13 lug. (Apcom) - Alcuni bambini dell’orfanotrofio dell’isola britannica di Jersey sono stati violentati, uccisi e poi bruciati in una fornace per eliminare ogni traccia delle atrocità commesse nell’istituto negli anni Sessanta e Settanta. E’ quanto si legge in un rapporto della polizia pubblicato oggi dal settimanale News of the world.Le indagini sono partite nel marzo scorso, dopo le denunce di abusi e maltrattamenti presentate da 160 presunte vittime. I fatti risalgono agli anni Sessanta e Settanta, mentre l’orfanotrofio di Haute de la Garenne è stato chiuso nel 1983. Le conclusioni dell’inchiesta verranno depositate nei prossimi giorni, scrive il settimanale. Delle vittime rimangono oggi solo frammenti ossei e denti, a cui non è possibile assegnare un nome perchè sono stati distrutti anche i registri dell’istituto.
Una fonte vicine all’indagine ha detto: “Gli investigatori non hanno alcun dubbio sul fatto che i bambini sono stati uccisi nell’istituto e ritengono di avere prove schiaccianti anche per quanto riguarda i corpi bruciati nella fornace dell’istituto, i cui resti sono rimasti poi sul pavimento delle celle, l’area poi definita ‘le stanze della tortura’”. Qui, gli inquirenti hanno rinvenuto subito tracce di sangue umano e catene.
Sono oltre 40 le persone finite nel mirino degli investigatori, mentre tre uomini sono stati incriminati per abusi sessuali, ma sono molti a temere che le autorità vogliano insabbiare la vicenda, approfittando del prossimo pensionamento del responsabile dell’inchiesta, il numero due della polizia, Lenny Harper. Nei mesi scorsi, molte delle vittime hanno più volte denunciato il tentativo di oscurare le indagini per non ledere l’immagine di Jersey come meta turistica per le famiglie e non offrire al governo di Londra l’opportunità di esercitare un maggiore controllo sull’isola, che ha un suo parlamento e un proprio regime fiscale, pur riconoscendo l’autorità della Regina.
Timori confermati da una fonte al News of the World: “C’è il fondato sospetto che i documenti dell’indagini vengano tenuti in sospeso in attesa che Lenny Harper se ne vada e venga nominata una nuova squadra. Nessuno si sorprenderebbe se la verità su quanto accaduto nell’orfanotrofio non venisse mai a galla e ancora una volta le prove venissero nascoste”.
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Note di Wildgreta
Ricordo a tutti che per don Marco Baresi si mobilitarono molti fedeli, convinti che sarebbe finito tutto in una “bolla di sapone”.La “bolla” continuerà a restare gonfia per almeno altri cinque anni (la durata di tre gradi di giudizio)
Don Marco Baresi verrà processato
(red) Si è conclusa con il rinvio a giudizio di don Marco Baresi, ex vicedirettore del seminario vescovile di via Bollani a Brescia, l’udienza preliminare svoltasi davanti al gup del tribunale Carlo Bianchetti.
Il religioso dovrà rispondere di abusi sessuali nei confronti di un ex seminarista, all’epoca dei fatti minorenne. Il ragazzo aveva raccontato la storia al suo analista che l’aveva in cura da qualche tempo e che l’aveva convinto a denunciare i fatti alla magistratura.
Il prelato, originario di Chiari e molto conosciuto negli ambienti della Curia cittadina, era stato arrestato a sorpresa su richiesta del pm Simone Marcon il 30 novembre scorso, con una decisione che aveva destato scalpore nel mondo cattolico di Brescia e provincia.
Il processo avrà inizio il prossimo 4 novembre.
Qui Brescia 11 luglio 2008
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Nella maglia elenco dei 107 sacerdoti accusati di abusi sessuali
Sydney, 10 lug. (Apcom) - Le vittime di abusi sessuali da parte di religiosi accoglieranno il Papa che arriva a Sydney la prossima settimana con una t-shirt con cui si condanna lo scandalo dei preti pedofili. La protesta contro la visita del Papa in Australia parte dall’associazione ‘Broken Rites Australia’, che raccoglie le famiglie e le vittime di abusi sessuali.
La maglietta riprodurrà i nomi dei 107 preti cattolici australiani che sono stati condannati dalla corte per casi di pedofilia e abusi sessuali, raccolti dall’associazione dal 1993, anno della sua istituzione. “Ma la maglietta è così grande da contenere tutti i 107 nomi?”, si domanda provocatoriamente l’associazione. Sotto i nomi, la t-shirt riprodurrà la scritta “107 preti condannati per crimini sessuali”.
Intanto, a pochi giorni dall’arrivo di Benedetto XVI previsto domenica, lo scandalo dei preti pedofili si abbatte come un ciclone su Sydney. Il cardinale George Pell è stato accusato di aver coperto casi di abusi sessuali, secondo un reportage della tv Abc. In una conferenza stampa, il porporato ha negato di aver coperto alcun caso di pedofilia.
Anthony Jones ha accusato padre Terrence Goodall di aver abusato di lui nel 1982, quando Jones aveva 28 anni ed era coordinatore dell’istruzione religiosa a Sydney. Jones ha riferito le accuse alla chiesa australiana nel 2003 che ha aperto le indagini che hanno dimostrato “comportamenti omosessuali” tra padre Goodall e Jones, secondo quanto riporta la Abc.
Ma l’arcivescovo Pell non ha seguito le raccomandazioni previste durante le indagini e ha persino scritto a Jones dicendogli che non era stato possible provare la denuncia di “tentata violenza sessuale aggravata”. Pell ha sottolineato che mentre la sua lettera a Jones è stata “mal scritta”, non c’è stata violenza sessuale, perchè “l’atto è statoconsensuale”.
Il report di Abc riferisce che anche un secondo uomo, non ben identificato, ha denunciato di abusi sessuali padre Goodall. Un’altra lettera di Pell, segnata nello stesso giorno di quella a Jones, ha informato il secondo uomo che le accuse di abusi sessuali non erano sufficienti. “Non ho intenzione di ingannare”, ha detto Pell alla conferenza. “La Chiesa ha preso tutte le azioni contro Goodall basate sulle accuse delle due vittime”.
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Imperia: Prete pedofilo, chiesti due rinvii a giudizio
Il Pm Maria Paola Marrali ha depositato due istanze di rinvio a giudizio nei confronti dei fiancheggiatori del presunto prete-pedofilo Don Francesco Di Rienzo, l’ex cappellano dell’ospedale di Imperia denunciato dalla madre di un ragazzino di 12 anni perchè sembra avesse provato ad avvicinare in maniera compromettente il giovane durante un passaggio offertogli in macchina.
Il bambino raccontò tutto a casa e per il prete scattò, lo scorso Dicembre, una denuncia per abusi sessuali. Mentre è in corso un incidente probatorio sul ragazzino per verificare l’attendibilità delle pesanti accuse formulate, della divulgazione delle indagini nei confronti di Don Di Rienzo, che appartiene ai Padri Camilliani, furono successivamente accusati un poliziotto che spesso era di servizio presso il posto di polizia del nosocomio imperiese, Federico Licciardello (difeso dall’Avv. Renato Giannelli) ed un medico dell’ospedale, il Dott. Francesco Bianchi, i cui interessi sono tutelati dall’AVv. Erminio Annoni. Leggi il seguito di questo post »
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di Wildgreta
Spero che Archimedae, che ha postato su questo sito il commento che segue, non se ne vorrà se lo pubblico come articolo a sè stante. Ritengo importante la sua testimonianza, perchè è frutto di un’esperienza personale e professionale. Solo l’esperienza diretta dà equilibrio in questi casi. Quante volte leggiamo di persone dalla doppia vita, quante volte le comunità si dividono. Ecco, credo che quanto è scritto in questo commento, metta un punto fermo alle “liti” e alle prese di posizione nette in favore o contro don Ruggero. Nella storia gli uomini si sono macchiati di abominevoli colpe o sono diventati santi. Erano sempre uomini, capaci di ingannare e di farsi amare; capaci di unire e dividere.
Don Ruggero Conti
postato da Archimedae l’8 luglio 2008
Conosco Don Ruggero ed ha seguito le mie due figlie che all’epoca studiavano all’Assisium dove lui insegnava ed officiava tutte le celebrazioni più importanti. Certamente è persona carismatica ed era molto amato dai ragazzi e stimato dai genitori. Don Ruggero ed i ragazzi sembravano un binomio perfetto, educava e strigliava con maestria: un prete moderno ma con principi radicati. Questo, almeno è quanto appariva di facciata.
Sono un avvocato penalista e dopo trent’anni di professione vado oltre l’apparenza e non assumo mai posizioni ad oltranza in quanto, nella vita, ho visto troppe cose in contrasto con sè stesse. Ho conosciuto “insospettabili” dalla doppia vita e fare dell’assurdo una realtà quotidiana. Leggi il seguito di questo post »
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