aprile 4, 2009
Soria, il Riesame conferma il carcere
SORIA RESTA IN CARCERE PER MALVERSAZIONE, NON PER ABUSI SESSUALI
Grinzane, l´addio ai dipendenti Via e senza l´ultimo stipendio
GARLASCO: NON ERA CHIARA A COLLEGARSI AI SITI PORNO
Garlasco, Accesso ai siti porno: in quelle ore Chiara era al lavoro. Il mistero della lettera anonima
Garlasco: la famiglia di Chiara chiede 10mln di euro di risarcimento
aprile 3, 2009
Garlasco/ Migliaia di file hard sul pc di Chiara Poggi.
di Wildgreta
Se ne occupa anche la televisione, oggi, di queste perizie del Ris sul pc di Chiara Poggi. La giornalista di Libero, che ha pubblicato la notizia, dice che sono stati visitati siti porno anche quando Stasi era a Londra. E adesso chissà quanti altri tormenti dovranno sopportare i genitori di Chiara che, oltre ad aver perso la loro unica figlia, dovranno assistere ad infinite discussioni sulla sua vita privata. La tv ha già scomodato gli psicologi per capire come mai una ragazza fruisca di materiale pornografico, ma Vera Slepoj è stata chiarissima: le donne lo fanno insieme agli uomini, la pornografia alle donne non interessa come pratica solitaria. “Una vita sessuale libera”, hanno detto i commentatori nei riguardi della coppia dei due fidanzati . Ma ora giunge la smentita dei legali della famiglia Poggi, il computer nons arebbe stato usato da Chiara. E allora perchè la giornalista di Libero, oggi a “L’Italia sul due” ha detto che il pc di Chiara era stato usato anche quando Alberto era a Londra? Perchè si parla se non si hanno informazioni certe?
OMICIDIO GARLASCO: LEGALE POGGI, BASTA DIFFAMAZIONI CONTRO CHIARA
Garlasco/ Secondo un quotidiano migliaia di file hard sul pc di Chiara Poggi.
Garlasco, requisitoria PM: ”tutte le bugie di Alberto Stasi”
aprile 2, 2009
NUOVO ORDINE MASSONICO E CONTROLLO DELLA MAGISTRATURA. INTERVISTA A DE MAGISTRIS
di Klaus Davi
Lo aveva già inascoltatamente denunciato l’ex Procuratore Capo di Palmi Agostino Cordova, nel 1992, prima di venire messo a tacere dal Governo di centro sinistra di D’Alema, quando gli impedirono militarmente di sequestare gli elenchi degli iscritti alla massoneria, presso la sede romana del Grande Oriente d’Italia, a Villa Medici del Vascello, in cui avremmo forse trovato i nomi di illustri ministri, alte cariche dello Stato, alte gerarchie delle Forze di Polizia e dell’Arma dei Carabinieri, alti magistrati, industriali, oltre ai soliti avvocati, professori universitari, giornalisti, faccendieri e malavitosi (N.d.R.).
«Per il 60% – 70% il Piano di Rinascita democratica è stato già applicato, anzi lo stanno migliorando nella loro ottica, lo stanno rendendo contemporaneo».
Queste le parole del magistrato Luigi De Magistris a Klaus Davi per il programma web Klauscondicio visibile su YouTube, di cui da notizia www.amantea.net/
Qualche settimana fa, Klaus Davi riferisce di un movimento propedofili in Olanda che, ormai senza veli e censure, chiedeva pubblicamente l’abbassamento a dodici anni dell’età sotto la quale è considerato coercizione l’avere relazioni sessuali. Leggi il seguito di questo post »
Legionari di Cristo, indaga il Vaticano: sesso, denaro e tesori spariti
(PADRE MACIEL DEGOLLADO IN ETA’ GIOVANILE)
Vita segreta dei legionari di Cristo, Padre Maciel
Giuliano Soria: aggiornamenti 1 aprile
Altra scena, Soria urla: «Nitish! Questo cappuccino fa schifo. Ti tolgo 50 euro dallo stipendio…» La madre annuisce
Il volto noto, il personaggio pubblico era lui, Giuliano: sempre sorridente nelle fotografie e gentile durante le interviste, a lui arrivavano i finanziamenti regionali che in pochi anni lo hanno reso un uomo famoso e potente, con il soprannome «Mister Premio». Più schivo il fratello Angelo che si era ritagliato un ruolo defilato, da dietro le quinte, ma di grande importanza: firmare le delibere regionali attraverso le quali finanziare il Premio Grinzane e altre società collegate. Poi c’era lei, la mamma. Coccolata così come lei, a suo tempo aveva fatto con i due figli. Un affetto che, quantificato in denaro, era pari a 5mila euro l’anno che riceveva per tenere in ordine i conti del Grinzane. Una piccola somma, che però fa capire come funzionasse l’impresa Soria. In uno dei tre filmati registrati di nascosto dal giovane maggiordomo che ha incastrato Giuliano Soria si vede anche donna Jolanda: seduta in poltrona accanto al figlio, annuisce in segno di approvazione per i rimproveri rivolti in malo modo al domestico. Continua a leggere
Curia di Siena nella bufera per il “prete in Ferrari” assolto da accuse gravissime
LA CURIA ARCIVESCOVILE DI SIENA NELLA BUFERA
Dalle intercettazioni trapela il fatto che don Acampa pensava di godere una sorta di impunità «extraterritoriale», aveva preteso dal Procuratore capo di Siena che intervenisse per addolcire l’inchiesta e lo aveva persino offeso.
Dice il prete all’archivista della Curia Nardi: “Stai tranquillo, tanto non hanno indizi e brancolano in alto mare. [...] Devono chiudere. Continua a leggere
Don Acampa assolto nel processo per truffa 14 gennaio 2009
L’economo della curia di Siena, don Giuseppe Acampa, e l’imprenditore veneto Reneé Caovilla sono stati assolti nel processo celebrato davanti al tribunale di Siena dall’accusa di truffa perché il fatto non sussiste. I due erano finiti sotto processo per la vendita di un immobile lasciato in eredità nel 1999 per metà alla diocesi e per metà alla Misericordia. Secondo il pm Nicola Marini gli imputati si sarebbero accordati per far acquistare l’immobile a Caovilla a un prezzo inferiore rispetto a quello di mercato. In cambio, don Acampa avrebbe avuto un’Audi in regalo, del valore di 27 mila euro. Nel processo, però, il giudice Elisabetta Pagliai ha rigettato le accuse del pubblico ministero e assolto Acampa e Caovilla perché il fatto non sussiste. Don Acampa risulta coinvolto anche in un altro processo in corso a Siena, quello per il rogo divampato all’interno dell’arcivescovado il 2 aprile del 2006 e nel quale andarono distrutti alcuni documenti. Acampa è stato rinviato a giudizio con l’accusa di incendio doloso e calunnia in quanto in un primo momento accusò l’archivista Franco Nardi dell’incendio
aprile 1, 2009
FATTURE FALSE: DOMICILIARI PER L’AIUTO DI MARCELLETTI
Civico, tangenti su forniture false ai domiciliari l’aiuto di Marcelletti
Truffa da 1,5 milioni. Arrestati due imprenditori
Di mazzette vere e proprie ne intascava una piccola parte. Dagli amici imprenditori che favoriva ai danni delle casse della sanità pubblica, Carlo Marcelletti si faceva pagare tutte le spese della sua attività privata a Roma, l´autista personale, la segretaria, il tuttofare, e poi anche il residence Addaura in cui viveva e finanche i biglietti aerei e l´appartamento per la sua amante. Messo alle strette dalle indagini della sezione pubblica amministrazione della squadra mobile e dai mille riscontri documentali della Guardia di finanza, il noto cardiochirurgo pediatrico già arrestato l´anno scorso e ora tornato in libertà, ha finito con l´ammettere tutto o quasi. E con la sua collaborazione ha fornito gli ulteriori riscontri che hanno consentito ai sostituti procuratori Sergio De Montis, Amelia Luise e Caterina Malagoli di andare avanti nell´inchiesta che promette ulteriori nuovi sviluppi e di ottenere l´arresto di un altro medico della Cardiochirurgia pediatrica del Civico e di due noti imprenditori della sanità.
E così, ieri, in esecuzione dell´ordinanza firmata dal gip Pasqua Seminara sono stati posti agli arresti domiciliari Adriano Cipriani, 53 anni, dirigente medico e strettissimo collaboratore di Marcelletti con il quale condivideva l´attività privata anche a Roma, e Anna Claudia Leonardi, 44 anni, notissima imprenditrice romana. In carcere, invece, è finito Giuseppe Castorina, 44 anni, titolare di diverse aziende di prodotti sanitari.
È l´uomo dal quale, casualmente, sono partite le indagini che hanno portato a scoprire gli affari di Marcelletti, per quella testa di capretto trovata nella macchina della sorella e per la quale gli investigatori misero sotto controllo alcuni telefoni imbattendosi in un filone che promette di scoperchiare ancora altre pentole nelle truffe delle forniture agli ospedali.
Corruzione, truffa e falso i reati contestati a vario titolo agli arrestati mentre Cipriani deve rispondere anche di peculato per essersi indebitamente appropriato delle somme relative all´attività intramoenia svolta in ospedale, così come era già stato contestato a Marcelletti. Che per questi stessi reati è naturalmente indagato, così come indagato risulta anche Salvatore Colletto, l´uomo della Emolife che, piazzato all´interno del reparto di cardiochirurgia pediatrica, pilotava l´attestazione di interventi mai effettuati e le forniture di farmaci e strumenti mai arrivati.
Un “sistema” diffuso anche altrove se, prendendo spunto proprio da alcune conversazioni intercettate tra Marcelletti e Cipriani, la Guardia di finanza ha esteso le verifiche agli ordinativi di merci al reparto di anestesia e rianimazione diretto da Mario Re e al Centro di medicina iperbarica diretto da Giuseppe Strano. Di Mario Re così parlano Marcelletti e Cipriani conversando delle forniture fasulle di Castorina: «Mario è il suo grande veicolo, è il suo grande vettore, diciamo il passepartout per ste cose».
Un danno da quasi un milione e mezzo di euro quello che gli affari di Marcelletti e Cipriani avrebbero causato. Per questo il giudice ha ordinato anche il sequestro della cifra equivalente bloccando, in diversa misura, conti correnti e case degli indagati mentre alle ditte coinvolte, su tutte la Emolife, è stata interdetta la contrattazione con la pubblica amministrazione per un mese.
(31 marzo 2009)
UN’INTERVISTA A MARCELLETTI DELL’11 NOVEMBRE 2008 QUANDO ERANO APPENA STATI REVOCATI I DOMICILIARI
L´amarezza del cardiochirurgo: “I pazienti hanno aspettato troppo”
“Le donazioni dei genitori sono servite a potenziare il reparto”
di Salvo Palazzolo
«Sono emozionatissimo, ho le mani congelate», dice il cardiochirurgo Carlo Marcelletti pochi minuti dopo aver saputo che il tribunale del riesame ha revocato i suoi arresti domiciliari. Parla al telefono dalla sua casa di Roma: «Sono stati mesi durissimi, ho atteso con ansia questa decisione. Solo chi ha la sfortuna di vivere una vicenda simile può capire quanta sofferenza si prova». Fa una lunga pausa. Riprende, quasi sussurra: «Il tormento più grosso è stato stare lontano dai piccoli pazienti. Ma mi hanno confortato i messaggi di tanti genitori di bambini cardiopatici, arrivati tramite mia moglie. Adesso, voglio tornare al più presto a fare il mio lavoro di chirurgo». Leggi il seguito di questo post »
Rignano Flaminio, interrogati Scancarello e Del Meglio negano tutto, ma i bambini dicono il contrario
Note di Wildgreta
Secondo i molti articoli usciti sull’incidente probatorio sostenuto da una ventina di bambini dell’asilo Olga Rovere, le cose non stanno come affermano in questa dichiarazione i coniugi Scancarello. Di seguito trovate le loro dichiarazioni di oggi davanti al PM di Tivoli Marco Mansi, e alcuni stralci delle dichiarazioni dei bambini.

Rignano, Scancarello e Del Meglio:«Non abbiamo nulla a che fare con gli abusi sui bambini della Olga Rovere»
di Patricia Tagliaferri
Sono accusati di reati gravissimi e rischiano di finire sotto processo per atti osceni, maltrattamenti, sequestro di persona, sottrazione di persone incapaci, violenza sessuale aggravata e atti sessuali con minorenni. Tutto ai danni dei bambini di una scuola materna, la Olga Rovere di Rignano Flaminio. Ma la maestra Patrizia Del Meglio e il marito Ginfranco Scancarello, autore tv, dopo aver ricevuto dalla Procura l’avviso di chiusura delle indagini, l’atto che solitamente precede una richiesta di rinvio a giudizio, sono stati interrogati su loro richiesta dal pm di Tivoli Marco Mansi, che li accusa assieme alle maestre Marisa Pucci e Silvana Malagotti. Durante il faccia a faccia con il magistrato hanno ribadito con forza la loro innocenza, cercando di mettere in evidenza le incongruenze dell’inchiesta. Secondo i due indagati, difesi dagli avvocati Francesca Coppi e Roberto Borgogno, le descrizioni fatte dai bambini sentiti in sede di incidente probatorio dal gip Elvira Tamburelli, non sarebbero riconducibili a loro. E i contenuti delle loro deposizioni sarebbero privi di riscontri oggettivi.
Scancarello ha chiesto al magistrato come fa a trovarsi in questa situazione e perché ha dovuto subire 17 giorni di carcere dal momento che nessuno dei bambini abusati ha mai fatto il suo nome durante gli interrogatori, nè lo ha mai descritto. E lui, peraltro, era sempre a Roma per lavoro. Sua moglie, che viene descritta dai bambini in diversi modi, ha ribadito invece che le sarebbe stato impossibile prelevare i piccoli e portarli fuori dalla scuola durante l’orario di lezione, come sostiene l’accusa, perché erano in classe della collega Pucci, il cui turno finiva alle 12,30, mentre lei lavorava fino al pomeriggio. Se l’impostazione della Procura fosse corretta avrebbe dovuto lasciare i bambini da soli in classe.
Ora il pm dovrà tenere conto anche di queste deposizioni prima di decidere se chiedere il processo o sollecitare l’archiviazione, come è stato già fatto per gli altri tre indagati: la bidella Cristina Lunerti, la maestra Assunta Pisani e il benzinaio cingalese Kelum Da Silva. Il 6 maggio è fissata la camera di consiglio del gip di Tivoli che deve decidere se farli uscire di scena definitivamente.
Il Giornale 31 marzo 2009
Ecco alcune delle dichiarazioni fatte dai bambini:
Rignano: con maestra in casa mostri
Audizione di due ore davanti a gip Tivoli bimba 5 anni
(ANSA) – ROMA, 12 FEB – Ha descritto il tragitto che l’ha portata a casa della maestra Patrizia e ha parlato anche di giochi brutti’ fatti in una ‘casa dei mostri’. E’ durata 2 ore, davanti al gip di Tivoli l’audizione della bambina di 5 anni che fa parte dei 19 minori per i quali un’indagine psicologica deve stabilire se possano essere interrogati nell’inchiesta di Rignano Flaminio.
Incidente probatorio 2 bambina: A casa della maestra Marisa sono stata portata insieme con altri amichetti – avrebbe spiegato la piccola – poi c’era anche un’altra maestra, Patrizia, che mi faceva fare cose cattive“.
Incidente probatorio bambino: “Ci portarono a casa della maestra Patrizia e ci fecero delle foto». Sono le accuse a due ex insegnanti della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio, fatte da un bambino di sei anni ascoltato nel tribunale di Tivoli, tramite incidente probatorio, nell’ambito dell’inchiesta sui presunti abusi sessuali ai danni dei minori dell’istituto.«E´ lei, solo lei è la persona che fa le cose cattivissime…si chiama Patricia». Il terzo bambino della materna Olga Rovere, giudicato idoneo a sottoporsi alla seconda parte dell´incidente probatorio, e dunque a testimoniare in un´aula di tribunale, ha iniziato ad aprirsi con la neuropsichiatra infantile soltanto al terzo incontro. Prima di tirare in ballo la maestra Patrizia, che lui chiama Patricia, tira un profondo sospiro e poi sussurra quel nome. Nei due precedenti incontri il bambino, che ora ha 5 anni e 4 mesi, aveva solo accennato che la sua scuola era “brutta”, “perché ci stavano dei signori cattivi”, che “facevano i giochi cattivi”, che lui però non ricordava.
Il dialogo tra il piccolo paziente e la specialista nominata dal gip di Tivoli è all´inizio prudente, ma presto si arriva al nocciolo.
Ti ricordi a chi Patricia faceva questa cattiverie?
«A me e a tutti gli amici miei».
Sono gli amici di scuola o i vicini di casa?
«Di scuola».
Dove ti facevano le cattiverie?
Il bimbo, cominciando ad agitarsi, (si legge nella perizia depositata ieri alla procura di Tivoli) si alza, va alla lavagna e dice: «A scuola, in bagno».
Hai visto con i tuoi occhi fare le cattiverie ai tuoi amici o te lo hanno raccontato?
«L´ho visto e l´hanno fatto anche a me».
Mi puoi dire quali sono le cattiverie che hai visto?
«La puntura sul pisellino. Nel bagno mi facevano la puntura sul pisellino».
E ti faceva male?
«Faceva malissimo perché era con l´ago».
Hai raccontato a qualcuno questa cosa?
«A mamma».
Sei stato tu a raccontarla alla mamma o la mamma a te?
«Io».
Chi ti faceva la puntura?
«Patricia».
C´era solo Patricia o anche altre persone?
«Anche altre persone».
Com´erano vestite?
«Certe volte non avevano niente, e poi avevano i vestiti da diavolo».
Com´è il vestito da diavolo?
«E´ blu e cattivo».
Ma il vestito gli copriva la faccia?
«Sì, la faccia non si vedeva».
Ma queste cose dove avvenivano?
«Al bagno della scuola».
Di ben altro tenore erano state le confidenze fatte dal piccolo ai genitori (riportate sia nell´ordinanza che ripetute al collegio peritale). Si legge infatti nel capitolo “Le rivelazioni di Michele” (il nome è di fantasia,) che fa parte della relazione delle tre specialiste: «Mamma io all´asilo stavo male, mi menavano sempre e mi facevano fare i giochi brutti…. Nel culetto mi infilavano la puntura senza ago e poi usciva un liquido biancastro, sembrava acqua e pizzicava e io piangevo, mi sentivo strano e mi veniva sonno». E ancora: «La maestra Patrizia era molto cattiva ed era nera, nera. Mi faceva le punture mentre l´altra maestra Marisa mi teneva in braccio e mi teneva ferma la testa». Infine: «Io e altri quattro venivamo portati a casa della maestra Patrizia con la macchina della maestra Marisa, quella rossa. Lì c´erano tanti giochi e peluche dove persone straniere, di colore, amiche di Patrizia, a volte mascherate, ci facevano fare i giochi brutti. C´erano anche tanti preti, a volte con i cappucci da diavolo con le corna».
(Repubblica 31 agosto 2007)
Interrogata in merito a chi la picchiasse, la bambina più grande ha riferito che a “menarla erano tutti: Patrizia (potrebbe essere l’insegnante Patrizia Del Meglio, uno degli indagati, ndr), l’incappucciato, il marito e la maestra”.
Dall’Ordinanza di custodia cautelare:
Bambina
Ai giochi partecipava Giovanni, descritto nero – cioè scuro di carnagione – e che non parlava italiano, mentre l’altro Giovanni aveva i capelli di colore grigio, occhiali da vista e un naso accentuato con baffi.
Bambino 1
…. Aggiungeva che una volta Patrizia le aveva inserito quell’oggetto così a fondo nella “patatina” da farla piangere per il dolore. Raccontava che sarebbero stati picchiati se si fossero rifiutati di fare il “gioco” e che Patrizia regalava patatine ai bambini che facevano tutto.
Bambino 2
…..Confida che Giovanni è il marito della maestra Patrizia e partecipava al “gioco della patatina” ed altri giochi e, intanto, mima al padre il gioco di Giovanni che le saliva sopra e le diceva che le prendeva la “patatina” e dopo usciva dal suo pene una “cremina dei bambini” indirizzatale sul petto e sul viso, il cui sapore non le piaceva; “nella casa di Giovanni” c’era uno stereo grigio che veniva messo ad alto volume ed ai bambini veniva applicato un cerotto sulla bocca per impedirgli di urlare.
wildgreta, il blog 1 aprile 2009




