febbraio 16, 2009

Soria, accuse confermate: malversazione e violenza sessuale

Pubblicato in: Cronaca tagged , , , , , , , , a 00:11 di wildgreta

Giuliano Soria, fondatore del premio Grinzane Cavour

Soria, i racconti dei testimoni:”Viveva da nababbo, noi maltrattati e senza soldi”

Premio Grinzane, indagine su Soria: Spese private con fondi pubblici e abusi sessuali

Soria: Accude assurde, è una trappola”

febbraio 15, 2009

Beppino Englaro: ora sotto scorta, si occuperà della Fondazione Eluana

Pubblicato in: Eluana Englaro tagged , , , , , , a 20:17 di wildgreta

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«Userò la mia esperienza nella società civile. Ora penso a mia moglie»
Englaro: in campo, ma non in politica
Beppino oggi torna dal Friuli a Lecco: la politica mi ha deluso, non ci entrerò mai

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DAL NOSTRO INVIATO
UDINE – Un po’ frastornato, come dice lui, ma sempre in piedi. A Paluzza, nella casa di famiglia, papà Beppino si fa coccolare da amici e parenti. Ma non trascura quello che succede oltre i monti dell’amata Carnia. Ignazio Marino propone un referendum sul testamento biologico? «Sì, l’ho sentito. Ma dico io, perché la politica non prende atto di come stanno le cose? Il mondo della medicina considera terapia la nutrizione artificiale: perché negarlo? Comunque se la legge dovesse passare senza ammettere la possibilità di sospendere alimentazione e idratazione artificiali, sarà necessario un referendum, e io lo sosterrei».

Dopo quasi una settimana di black-out, papà Beppino torna nel dibattito sui temi di fine vita. Ancora una volta in veste di testimone. Ma presto il suo ruolo sarà ben definito. Non in politica, «mi ha deluso, tranne alcune eccezioni, non ci entrerò mai», ma come presidente nella fondazione che porterà il nome di Eluana (nascerà dall’associazione di volontari che lo ha aiutato a eseguire la sentenza): «Non posso lasciarmi alle spalle quello che ho passato, spero di valorizzare la mia esperienza come patrimonio a disposizione della società civile». Sarà il suo futuro, forse anche il nuovo senso della vita di Beppino Englaro: con il ricavato delle cause per risarcimento del danno che i suoi avvocati hanno annunciato sarà finanziata un’attività di ampio respiro: proseguire il confronto sulle tematiche al confine tra la vita e la morte, promuovere la ricerca anche con borse di studio, organizzare tavole rotonde a livello internazionale.

Per adesso Beppino vive alla giornata. «Sto cercando di capire come tornare alla normalità dopo anni e anni in cui io e la mia famiglia ci siamo sentiti violentati». Il pensiero non va solo a quella «figlia inerme, per 17 anni ostaggio di mani altrui», ma anche a Sati, moglie e compagna di vita: «Il dramma di Elu l’ha consumata, Sati si è distrutta a starle accanto al letto». Ci riflette, poi dice: «Siamo sempre stati diversi: io, aggressivo sempre pronto a buttare fuori il mio dolore; lei in silenzio, disposta a mandar giù ogni boccone amaro. Per questo il nostro primo avvocato la voleva come tutrice di Elu. Purtroppo la malattia non glielo ha permesso ».

Non dimentica papà Beppino, neppure un istante del tempo trascorso a lottare «per dare voce alla figlia». In quel passato di attacchi personali, anche un’isola felice: «Tornerò a trovare suor Rosangela nella casa di cura di Lecco perché abbiamo sempre parlato umanamente: ognuno con le sue idee, certo, ma con rispetto reciproco ».

Il presente, invece, è ancora a Paluzza, con il fratello Armando. Ma non per molto: «È vero che qui ci sono le mie radici, e ora anche la tomba di Eluana, ma mi sento cittadino del mondo, ho lasciato la Carnia in gioventù e non penso di voler tornare a viverci. Sentirò vicino mia figlia ovunque sarò». Oggi pomeriggio il rientro a Lecco con una scorta dei carabinieri: «Li chiamo i miei angeli custodi, gli uomini che mi proteggono. Ma spero che non vada avanti per molto. Preferisco che mi sparino piuttosto che non essere libero». Una pausa. Poi spiega: «La libertà per me è la prima cosa. Altrimenti in nome di cosa avrei lottato finora?».

Grazia Maria Mottola Corriere della Sera 15 febbraio 2009

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Torino, indagini su Giuliano Soria: il giallo dei festini hard

Pubblicato in: Cronaca tagged , , , , , , , a 12:09 di wildgreta

Il giallo dei festini hard e il re del Grinzane
L’ex maggiordomo straniero: «Mi ha molestato». Sul professore anche sospetti di «malversazione»

Gli amici scrittori: «Tipo difficile, ma accuse inverosimili»
TORINO – Sul decreto di perquisizione c’è scritto «violenza sessuale» e «malversazione ». Sono i due reati ipotizzati contro il professor Giuliano Soria, 63 anni, fondatore e presidente del Premio Grinzane Cavour, e intellettuale torinese fra i più noti in Italia e all’estero. Violenza contro almeno un ragazzo che dice di poter provare tutto. Malversazione per aver usato a piacimento i finanziamenti che l’Associazione ha da sempre ricevuto da banche, amministrazioni pubbliche, enti italiani ed europei. Una marea di soldi. Fin qui, appunto, le ipotesi sulle quali stanno lavorando i magistrati della sezione «fasce deboli» della procura torinese. Dalla quale arrivano però ripetuti inviti alla «prudenza», a «tenere molto basso il profilo di questa vicenda».

Il professore, giura chi lo accusa, avrebbe organizzato festini a sfondo sessuale nella sua bella casa con vista sulla Mole Antonelliana, serate durante le quali sarebbero avvenute le molestie che hanno convinto la procura ad avviare l’inchiesta. Nitish, un ragazzo originario delle isole Mauritius, sarebbe la presunta vittima e il punto di partenza delle indagini. Lavorava per il presidente del Grinzane, Nitish. Una sorta di maggiordomo- tuttofare che faceva qualche lavoretto anche per il Grinzane, che per un certo periodo ha assistito la madre di Soria e che però ha chiuso i suoi rapporti con lui in malomodo, avviando contro il presidente anche una causa di lavoro. È sul racconto di Nitish che per adesso fa perno questa storia giudiziaria ancora tutta da scrivere. Il ragazzo ha raccontato di aver subito dal patron del Premio talmente e tali angherie, soprattutto approcci sessuali, da aver deciso di prendere delle contromisure assieme ad almeno altri due extracomunitari che, come lui, sarebbero stati vittima di soprusi e delle attenzioni erotiche di Soria.

La «controffensiva» sarebbe consistita nel videoregistrare di nascosto alcuni degli incontri- reato: almeno uno dei festini a luci rosse organizzati a suo dire dal professore ed episodi che mostrerebbero anche scene di maltrattamenti. E poi, nelle dichiarazioni agli inquirenti, il ragazzo avrebbe dato dettagli della casa e delle abitudini intime del suo datore di lavoro per accreditare la sua versione. L’inchiesta è nata sì dalle dichiarazioni di Nitish ma il giorno in cui lui rivelò i dettagli sulle molestie sessuali (qualche settimana fa) in realtà stava facendo una deposizione relativa alla sua causa di lavoro e stava dando agli inquirenti indicazioni anche sul presunto impiego illecito dei fondi che l’Associazione Grinzane avrebbe ottenuto per iniziative pubbliche ma che avrebbe utilizzato a scopi privati. Da qui il filone delle indagini sulla malversazione: l’ipotesi di viaggi ed eventi in Italia e all’estero per politici, giornalisti, e amici con partner al seguito. Lui, il professore, grida al complotto e da ieri è introvabile. La sola cosa che è disposto ad ammettere è che ha un caratteraccio, che qualche volta con i suoi collaboratori è stato intrattabile. Il resto, giura, è «una colossale fandonia».

Corriere della Sera Giusi Fasano
(Ha collaborato Marco Bardesono)
15 febbraio 2009

Le indagini su giuliano soria e le presunte molestie
Gli amici scrittori: «Tipo difficile, ma le accuse sono inverosimili»
Vattimo: una vendetta. Perissinotto: non è persona da bassezze. Fruttero: il colpevole non è mai il maggiordomo

DAL NOSTRO INVIATO
TORINO – Si va dall’«inverosimile » al «non credibile». Gli enfant-prodige e gli amici scrittori torinesi di Giuliano Soria semplicemente non ci credono. L’idea che il professore usi senza criterio i soldi del Grinzane Cavour o, peggio ancora, che sia coinvolto in violenze sessuali, non è contemplata nel giudizio sul Soria che loro conoscono. «Sa, lui è un uomo di grande iniziativa, che accentra molti finanziamenti sul Premio. C’era da aspettarsi che qualcuno prima o poi l’accusasse» ipotizza il filosofo Gianni Vattimo. Dice che quando ha saputo di cos’è accusato l’amico ha «fatto un salto sulla sedia». Poi ci ha pensato e ha deciso che «probabilmente qualcuno si sta vendicando per il fatto che il suo Grinzane è diventato troppo potente. La storia del cameriere francamente mi fa un po’ ridere. Con tutte le possibilità economiche proprio il cameriere?».

Alessandro Perissinotto, scrittore noir che con Al mio giudice aveva vinto il premio Grinzane Cavour del 2005, riflette sul carattere di Soria: «Non mi sembra il tipo da bassezze come molestie sessuali. C’è da dire una cosa, però: è una persona che ti devi sforzare di prendere dal verso giusto altrimenti rischi lo scontro perché non ha un carattere facile, come lui stesso ripete. Però alla fine chi lo capisce davvero impara a volergli bene nonostante in un paio di occasioni mi sia io stesso trattenuto dal prenderlo a maleparole. Di lui una grande stima, nel suo settore è un gigante, burbero ma infaticabile».

Un altro premiato Grinzane prende le difese del patron: Giuseppe Culicchia, 44 anni, scrittore, autore di Tutti giù per terra, il libro che vinse il premio esordiente nel 1995 e che divenne poi un film. «È vero, è famoso come irascibile. Ma ognuno ha i suoi difetti e la mia esperienza con lui è stata positiva. Quello di cui l’accusano? È una cosa così delicata… io d’istinto non mi sarei mai aspettato di sapere una cosa del genere, non ci credo. Dopodiché c’è un’inchiesta che stabilirà cos’è vero e cosa no».

E chissà che dalla storia giudiziaria non nasca un giallo: «È uno spunto interessante- la butta lì lo scrittore Carlo Fruttero -. Soria l’ho visto solo due volte e adesso vengo a sapere di queste accuse… si presta a un racconto, sì. Partendo dalla regola fondamentale: in un giallo il colpevole non può mai essere un maggiordomo».

Giusi Fasano
Corriere della sera 15 febbraio 2009

Perugia, le dichiarazioni spontanee di Amanda

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Amanda con la maglietta inneggiante all'amore

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febbraio 14, 2009

L’inspiegabile morte della giovane Sveva D’Ardia Caracciolo

Pubblicato in: Cronaca, cronaca nera tagged , , , , a 18:28 di wildgreta

- Un volo dalla finestra. Suicida erede dei Caracciolo Grosseto, l’inspiegabile morte della giovane Sveva D’Ardia

NEL SILENZIO del piccolo borgo di Magliano in Toscana, la favola della famiglia Dâ€TMArdia Caracciolo si è spezzata in un dramma incomprensibile. La figlia più¹ piccola, Sveva, 22 anni, ha perso la vita, volando nel vuoto da una finestra del secondo piano. E al momento, lâ€TMipotesi più concreta è quella del suicidio. Una caduta da oltre dieci metri che non le ha lasciato scampo. La morte è stata immediata. A scoprire il corpo è¨ stata un’anziana, che stava percorrendo la strada per tornare a casa. Lo ha visto a terra, disteso in una posizione innaturale. E il sangue, attorno, che sembrava abbracciarlo. Ha urlato, chiedendo aiuto. Le poche persone che si trovavano per il corso del paese sono arrivate, con gli occhi attoniti di fronte a quello che hanno visto, proprio Là, in pieno centro, in piazza della Libertà . I MEDICI venuti con l’eliambulanza Pegaso non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Figlia del principe Ricciardo, come lo chiamano in paese, discendente da parte di madre dalla famiglia Vivarelli Colonna e da parte di padre dal ramo Dâ€TMArdia Caracciolo, Sveva era una ragazza semplice e faceva la vita di una normale studentessa. Si era laureata alla Luiss e adesso si stava specializzando alla Bocconi. Trascorreva gran parte del tempo a Milano, ma spesso andava in Maremma. Ieri era tornata da Roma con il padre e la madre, Marta. I suoi due fratelli maggiori, Edoardo e Costanza, non erano a Magliano. Verso le 17.30 ha lasciato l’ala del palazzo adibita a residenza della famiglia, dove la madre stava riposando dopo l’arrivo dalla Capitale, e si è spostata in un edificio accanto, che chiamano La Fattoria, dove spesso vengono alloggiati gli ospiti. Non c’era nessuno. Non c’era niente da fare. Quegli appartamenti in questo periodo non sono abitati. Non ha lasciato una lettera, non ha detto niente. Si è affacciata dalla finestra, e poi la caduta nel vuoto. Suo padre in quel momento era a messa, nella piccola chiesa del borgo. LO HANNO trattenuto, al termine della funzione, cercando le parole per spiegargli cosa era accaduto. Sveva aveva addosso un paio di jeans, una maglietta e scarpe da ginnastica. Al termine di un sopralluogo eseguito dagli inquirenti all’interno della casa sarebbe stata subito scartata L’ipotesi dell’incidente. Sveva era alta un metro e ottanta, allâ€TMinterno della stanza l’apertura della finestra è profonda, non è possibile sporgersi fino a perdere l’equilibrio in modo accidentale. IL CORPO è stato recuperato e trasportato all’obitorio di Orbetello, dove ieri sera gli amici si sono stretti attorno alla famiglia, nel disperato tentativo di trovare una ragione a un dolore così tremendo. Un dolore che ha colpito tutta la comunità di Magliano, dove la famiglia di Sveva rappresenta più di un pezzo di storia. PROPRIETARI di buona parte del paese, hanno terreni, tenute, tutta la zona di Monte Bottiglia appartiene a loro. Impegnati nel volontariato con lâ€TMassociazione Unitalsi, che accompagna i malati in pellegrinaggio, sono per la comunità maglianese un simbolo. Persone molto attive nella vita di paese che non si sono mai isolate nel proprio retaggio. Adesso il corpo di Sveva rimarrà all’obitorio di Orbetello, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
di RICCARDO BRUNI

FONTE

tragedia La figlia 22enne del principe romano Ricciardo
Sveva d’Ardia Caracciolo cade dalla finestra e muore

È caduta dalla finestra del palazzo di famiglia in Maremma, nel cuore di Magliano in Toscana ed è morta sul colpo. Sveva d’Ardia Caracciolo, 22 anni, era la figlia del principe romano Ricciardo la cui mamma era una Vivarelli Colonna, della storica casata romana e della signora Marta Belardinelli.

Sveva frequentava Magliano solo durante le vacanze perché studiava alla Bocconi di Milano ma in questi giorni era ancora in paese. La tragedia è avvenuta intorno alle 17 di ieri, proprio nel cuore del paese medievale e sul caso, hanno aperto immediatamente un’inchiesta e le indagini i carabinieri di Orbetello che non escludono il suicidio della giovane principessa che, secondo alcune voci di residenti nel comune grossetano, stava attraversando un periodo difficile. Qualcuno ha parlato apertamente di depressione.

Sembra che Sveva, con la madre e il padre, ieri mattina abbia lasciato Magliano in Toscana per Roma dove la famiglia doveva risolvere alcune questioni legate ai numerosi immobili di proprietà. Nel primo pomeriggio papà Ricciardo, mamma Marta e Sveva avrebbero fatto ritorno a Magliano in Toscana, mentre la zia di Sveva, la signora Nicoletta, stava partecipando, come volontaria dell’Unitalsi, alla giornata del malato, a Porto Ercole sull’Argentario.

La notizia ha immediatamente richiamato in strada il sindaco Moreno Gregori e l’intero paese sconvolto dalla tragedia, dalla disperazione dei parenti, dalle sirene delle ambulanze, che sono giunte in pochi minuti a Magliano: il corpo della giovane era sotto le finestre del palazzo in un lago di sangue. La bella principessa era considerata da tutti una ragazza alla mano, simpatica, sempre gentile con i paesani tutte le volte che raggiungeva la Maremma.

A Magliano, i Caracciolo d’Ardia sono proprietari di due palazzi nel centro storico: uno è Palazzo dei Priori, l’altro a pochi metri di distanza è soprannominato La Fattoria perché era la fattoria padronale del bisnonno di Sveva.
Appena Sveva è rientrata ieri pomeriggio con i suoi genitori a Magliano nel trecentesco Palazzo dei Priori, è rimasta pochi minuti con babbo e mamma poi si e’ allontanata, è andata verso La Fattoria e da quel momento nessuno sa che cosa sia accaduto.

Di certo alle 17, Sveva è precipitata dalla finestra dell’ultimo piano del palazzo, facendo un volo di 12 metri. È morta sul colpo. I genitori sono stati i primi a rendersi conto della tragedia ed a dare l’allarme. È intervenuto anche l’elisoccorso Pegaso, ma i medici nonostante tutti i tentativi di rianimare la giovane principessa non hanno potuto fare nulla.

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Giancarlo Capecchi

12/02/2009

E’ giallo sulla morte di Sveva D’Ardia Caracciolo

Pubblicato in: cronaca nera tagged , , , , a 02:56 di wildgreta

Nessuna lettera per spiegare l’eventuale decisione di farla finita
E’ giallo sulla morte della contessina
Grosseto, indagini sulla morte di Sveva D’Ardia, 22 anni, erede dei Caracciolo. Forse è stato suicidio

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Sveva D’Ardia Caracciolo (da «Qn»

MILANO – Un volo fatale di oltre dieci metri. E’ morta così, molto probabilmente suicida, Sveva d’Ardia Caracciolo, 22 anni, figlia del principe romano Ricciardo. L’episodio è avvenuto nella casa di proprietà a Magliano, nel Grossetano, intorno alle 17.30 di mercoledì. Alcuni passanti hanno notato il corpo della giovane riverso a terra nei pressi della piazza della Libertà, nel centro del paese. In particolare, è stata un’anziana donna a notare la ragazza in una pozza di sangue: le sue urla hanno richiamato l’attenzione di altri passanti. Immediatamente è stato dato l’allarme al 112 e al 118, ma quando i soccorritori sono giunti sul posto in elicottero per lei già non c’era più nulla da fare. La giovane è precipitata dall’ultimo piano di uno dei palazzi di proprietà della sua famiglia. Il volo è stato di oltre 10 metri e per la ragazza la morte è giunta probabilmente sul colpo.

IPOTESI SUICIDIO – Le prime testimonianze raccolte dai carabinieri e il sopralluogo all’interno dell’immobile hanno fatto propendere subito per l’ipotesi del suicidio. L’edificio è di quelli di una volta, l’apertura della finestra è profonda tanto quanto sono spessi i muri e per questo motivo è poco probabile che si sia trattato di una perdita di equilibrio. Inoltre la caduta è avvenuta da un appartamento in un fabbricato attiguo a quello usato dalla famiglia come propria residenza: una dependence per gli ospiti che in questi giorni non era utilizzata. Gli investigatori non hanno però trovato lettere o messaggi che possano spiegare un eventuale volontà di farla finita. Fino a pochi minuti prima di perdere la vita, la ragazza era stata in compagnia della madre nell’appartamento di famiglia. Poi aveva deciso di isolarsi. Il padre era invece fuori: stava assistendo alla messa in una chiesetta poco distante.

LE INDAGINI – - Le indagini sono condotte dai carabinieri di Orbetello. La salma di Sveva è a disposizione dell’autorità giudiziaria ma è molto probabile che in queste ore venga riconsegnata alla famiglia. Dopo essersi laureata alla Luiss di Roma, Sveva frequentava un master alla Bocconi di Milano. In questi giorni si trovava a Magliano in Toscana per studiare e preparare alcuni esami che non era riuscita ancora a superare.
12 febbraio 2009(ultima modifica: 13 febbraio 2009)

Meredith, arrestato testimone albanese Perugia, Cc trovano cocaina in casa sua

Pubblicato in: omicidio meredith, Omicidio Perugia tagged , , , , a 01:33 di wildgreta

L’albanese Hekuran Kokomani, uno dei testimoni dell’inchiesta sull’omicidio di Meredith Kercher, è stato arrestato dai carabinieri di Perugia che hanno sequestrato nella sua abitazione alcuni grammi di cocaina. Lo straniero – difeso dall’avvocato Antonio Aiello – nega comunque che la droga fosse sua. La cocaina, sembra 8 grammi, è stata trovata in un cassetto. In casa i carabinieri hanno sorpreso anche un altro straniero che è stato perquisito.

Kokomani comparirà davanti al gip di Perugia per l’udienza di convalida dell’arresto. L’interrogatorio si terrà nel carcere di Capanne.

Nell’inchiesta sull’omicidio Kercher l’albanese ha sostenuto di avere visto insieme Raffaele Sollecito, Amanda Knox e Rudy Guede. Sentito come testimone nel processo con il rito abbreviato all’ivoriano e nell’udienza preliminare nei confronti degli altri due è stato chiamato a deporre anche nel procedimento davanti alla corte d’Assise di Perugia nei confronti della studentessa americana e del giovane pugliese.

febbraio 13, 2009

Padre-mostro: il 16 marzo al via processo Fritzl

Pubblicato in: mostro austria tagged , , , a 16:52 di wildgreta

Austria: segrego’ e violento’ figlia per 24 anni, processo al via il 16 marzo

13 feb 14:17 Esteri

VIENNA – Il 16 marzo entrera’ in aula l’ultimo “mostro” austriaco. Iniziera’ quel giorni infatti il processo a Joseph Fritzl, l’uomo di 73 anni che per 24 anni ha abusato della figlia Elisabeth tenendola prigioniera in uno scantinato ad Amstetten. Il processo si svolgera’ in gran parte a porte chiuse. Fritzl e’ accusato di omicidio, tratta di schiavi, stupro, sottrazione di liberta’, coercizione, incesto, e rischia l’ergastolo. Il caso di Fritzl e’ venuto alla luce lo scorso 27 aprile. Durante la prigionia, la vittima ha dato alla luce sette bambini, di cui uno morto tre giorni dopo il parto nel 1996 e bruciato dal padre in un forno. (Agr)

Pedofilia, Trento: arrestato ex catechista

Pubblicato in: Pedofilia, Pedopornografia tagged , , , , a 01:59 di wildgreta

catechista

EX CATECHISTA CON IL VIZIO DELLA PEDOFILIA: ARRESTATO

Nello stesso filone d’indagine culminato con l’arresto del 37enne, risultano monitorati altri soggetti, tra cui ulteriori “insospettabili” salentini.

Foto raccapriccianti in compagnia di bambini e bambine, cd, dvd, dischetti e memorie dai contenuti raccapriccianti. Un 37enne di Veglie è stato arrestato questo pomeriggio a Giustino, comune montano in provincia di Trento con circa seicentonovanta anime, dove, da un paio di mesi si era trasferito per svolgere l’attività di animatore in una struttura alberghiera in questa stagione invernale. In mattinata gli agenti della polizia postale, guidati dall’ispettore Luigi Toma, avevano bussato alla porta di casa a Veglie, con esito negativo.

Le successive indagini estese a livello nazionale si sono concluse nel primo pomeriggio, poco dopo le 14, con un paio di manette strette ai polsi del 37enne dai carabinieri di Giustino con la pesante accusa di pedofilia. Ed ora è stato confinato nel penitenziario di Trento. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, richiesta dal pubblico ministero Maria Cristina Rizzo, (magistrato che si occupa di reati a sfondo sessuale) è stata firmata dal gip del Tribunale di Lecce, Ercole Aprile, il quale, per il materiale “assai scottante” a detta degli stessi inquirenti – ha ritenuto di emettere l’ordine di carcerazione con una misura restrittiva in carcere. Una storia ancor più sconcertante, se si considera che il 37enne, in passato, a Veglie, comune di residenza, aveva esercitato l’attività di catechista.

Le indagini vennero avviate nei primi mesi del 2007, quando il computer del salentino finì sotto controllo presso il centro nazionale di polizia postale. L’input, perché scattassero ulteriori accertamenti. Da quanto accertato, il 37enne attraverso Internet avrebbe condiviso con una fitta rete di cybernauti corposo materiale pedo-pornografico, e avrebbe abbordato attraverso le chat bambini e bambine anche minori di 14 anni, impegnati in squallidi giochetti poi scaricati su cd e dvd.

Nello scorso mese di maggio, gli agenti della polizia postale effettuarono una perquisizione nell’abitazione dei genitori del salentino – dove lo stesso risiede – sequestrando il pc direttamente dalla sua camera da letto, cd, dvd, dischi e diverse memorie. L’intero materiale venne affidato da un ingegnere informatico che ne esaminò il contenuto, trovando anche una decina di foto nelle quali il presunto pedofilo sarebbe stato immortalato in compagnia di bambini, alcuni locali, altri di fuori provincia, impegnato in squallidi “giochi erotici”. Nello stesso filone d’indagine culminato con l’arresto del 37enne, risultano monitorati altri soggetti, tra cui ulteriori “insospettabili” salentini.

Lecce Prima 12 febbraio 2008

febbraio 10, 2009

Banda della Magliana: Gli ultimi arresti

Pubblicato in: Cronaca tagged , , , , , a 11:51 di wildgreta

De Angelis dei Casalesi e il campano Ciro Maresca
I due nomi che facevano paura

Gennaro De Angelis e Ciro Maresca. I due big arrestati l’altro ieri dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno quasi la stessa età e lo stesso curriculm di sospetti a loro carico. De Angelis è definito il faccendiere nel Basso Lazio del boss dei Casalesi Francesco Schiavone, detto Sandokan.

Anche se quest’ultimo è in carcere, De Angelis prendeva ordini da Sandokan, suo parente acquisito, e arrivava a lui senza intermediari. È descritto come un soggetto dal notevole calibro criminale, che faceva paura solo a sentirne il nome, finito nelle trame oscure dietro i grandi appalti, come la terza corsia dell’autostrada Roma-Napoli, che tra gli amici influenti vanterebbe anche imprenditori di primo piano.
Ciro Maresca proviene dalle stesse terre di camorra. Più di una volta è stato arrestato, sul banco degli imputati, accusato di strani affari con la banda della Magliana, con l’ex cassiere Enrico Nicoletti, ma gli investigatori non l’hanno mai incastrato e i giudici non l’hanno mai lasciato dietro le sbarre. Sua sorella, Pupetta Maresca, negli anni Cinquanta sposò il boss Pasquale Simonetti: in seguito al suo assassinio fu accusata dell’omicidio del presunto mandante del delitto. Anni dopo si legò al camorrista Umberto Ammaturo, poi catturato in Perù e pentitosi. La storia di lei ispirò un film e in un altro Pupetta Maresca fu addirittura protagonista. Secondo gli inquirenti, in questo affare il collegamento tra Maresca e De Angelis sarebbero stati i fratelli Morra, di Cassino, anch’essi arrestati. Il caso non è ancora chiuso.
Fab. Dic.
Il tempo 10 febbraio 2009

Lazio/ Roma, arrestato figlio armiere della banda della Magliana
Per tentato omicidio: ha tentato di sparare a un agente

Roma, 6 feb. (Apcom) – Il 26enne romano E.C., figlio dell’armiere della Banda della Magliana, è stato arrestato ieri a Roma per tentato omicidio. L’uomo è stato fermato dai Falchi (i motociclisti in borghese) della polizia perché durante un controllo ha reagito e ha estratto dalla cinta dei pantaloni una pistola Mauser calibro 6,35, l’ha puntata contro un agente, minacciandolo di morte e ha cercato di premere il grilletto.

Solo la prontezza di riflessi dell’agente, coadiuvato da un collega, ha consentito di evitare il peggio e il 26enne è stato disarmato.

Condotto negli uffici della sesta Sezione della Squadra Mobile della Capitale, l’uomo ha dichiarato agli investigatori che l’arma era del padre che, in punto di morte, gli aveva rivelato il luogo dove l’aveva sotterrata.

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