Banda della Magliana: Gli ultimi arresti
De Angelis dei Casalesi e il campano Ciro Maresca
I due nomi che facevano paura
Gennaro De Angelis e Ciro Maresca. I due big arrestati l’altro ieri dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno quasi la stessa età e lo stesso curriculm di sospetti a loro carico. De Angelis è definito il faccendiere nel Basso Lazio del boss dei Casalesi Francesco Schiavone, detto Sandokan.
Anche se quest’ultimo è in carcere, De Angelis prendeva ordini da Sandokan, suo parente acquisito, e arrivava a lui senza intermediari. È descritto come un soggetto dal notevole calibro criminale, che faceva paura solo a sentirne il nome, finito nelle trame oscure dietro i grandi appalti, come la terza corsia dell’autostrada Roma-Napoli, che tra gli amici influenti vanterebbe anche imprenditori di primo piano.
Ciro Maresca proviene dalle stesse terre di camorra. Più di una volta è stato arrestato, sul banco degli imputati, accusato di strani affari con la banda della Magliana, con l’ex cassiere Enrico Nicoletti, ma gli investigatori non l’hanno mai incastrato e i giudici non l’hanno mai lasciato dietro le sbarre. Sua sorella, Pupetta Maresca, negli anni Cinquanta sposò il boss Pasquale Simonetti: in seguito al suo assassinio fu accusata dell’omicidio del presunto mandante del delitto. Anni dopo si legò al camorrista Umberto Ammaturo, poi catturato in Perù e pentitosi. La storia di lei ispirò un film e in un altro Pupetta Maresca fu addirittura protagonista. Secondo gli inquirenti, in questo affare il collegamento tra Maresca e De Angelis sarebbero stati i fratelli Morra, di Cassino, anch’essi arrestati. Il caso non è ancora chiuso.
Fab. Dic.
Il tempo 10 febbraio 2009
Lazio/ Roma, arrestato figlio armiere della banda della Magliana
Per tentato omicidio: ha tentato di sparare a un agente
Roma, 6 feb. (Apcom) – Il 26enne romano E.C., figlio dell’armiere della Banda della Magliana, è stato arrestato ieri a Roma per tentato omicidio. L’uomo è stato fermato dai Falchi (i motociclisti in borghese) della polizia perché durante un controllo ha reagito e ha estratto dalla cinta dei pantaloni una pistola Mauser calibro 6,35, l’ha puntata contro un agente, minacciandolo di morte e ha cercato di premere il grilletto.
Solo la prontezza di riflessi dell’agente, coadiuvato da un collega, ha consentito di evitare il peggio e il 26enne è stato disarmato.
Condotto negli uffici della sesta Sezione della Squadra Mobile della Capitale, l’uomo ha dichiarato agli investigatori che l’arma era del padre che, in punto di morte, gli aveva rivelato il luogo dove l’aveva sotterrata.



