gennaio 19, 2009
Garlasco, i misteri del pc di Stasi: un’ora e mezzo per uccidere Chiara


Fonte: Cronaca qui 13 gennaio 2009
Quarantadue immagini nella memoria del suo pc Stasi le ha guardate un’ora prima del delitto
Giallo di Garlasco, l’hobby di Alberto: bimbi di cinque anni stuprati dai pedofili
GARLASCO 13/01/2009 – Filmati inequivocabili. Bambini di appena cinque anni obbligati a fare sesso e ad avere rapporti orali con uomini adulti. Fotografie raccapriccianti, che non lasciano dubbi sull’età dei protagonisti. Per Alberto Stasi sarà difficile ribattere all’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. A inchiodarlo sono le immagini che trovano spazio nella relazione di 88 pagine del Ris di Parma. Materiale illegale trovato nel computer portatile dell’ex studente modello e in un hard disk esterno.
IMMAGINI ORRIBILI
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gennaio 18, 2009
A 4 anni spara alla babysitter che gli aveva pestato i piedi
gennaio 17, 2009
Rignano Flaminio, parla una maestra: Io, vittima di un castello di calunnie e fandonie.
“Il castello di calunnie e fandonie”
di Wildgreta
In questa intervista, Marisa Pucci, una delle maestre per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio per il caso dell’asilo Olga Rovere, sostiene di essere vittima di un castello di calunnie e fandonie. Sconsiglierei alla signora Pucci l’uso della metafora del “castello”, visto che i bambini hanno parlato più volte di un “castello cattivissimo” in cui venivano sottoposti ad abusi e nefandezze indicibili, e vorrei sottolineare che questa maestra non spende una sola parola per i bambini nei confronti dei quali ha sempre proclamato un incommensurabile amore.
VENDEVA I FIGLI AL FRATELLO PER AVERE SOLDI DA GIOCARE ALLE SLOT

‘Vendeva’ i figlioletti al fratello in cambio di soldi da giocare alle slot machine: il tribunale di Como ha condannato a 16 e 10 anni di carcere i due uomini, rispettivamente zio e padre di due bambini – un maschio e una femmina – sottoposti a sevizie e abusi sessuali fin dalla tenera eta’, dietro il pagamento di svariate somme di denaro.
Orlandi/ Libro Nicotri: su sua scomparsa troppe speculazioni
“Fino ad appello di Wojtyla si poteva sperare, poi non più”
Roma, 14 gen. (Apcom) – Con buona pace dei fatti certi e documentati, oltre che del tanto conclamato desiderio di verità, sul caso di Emanuela Orlandi “domina sempre di più la dura legge della caccia all’audience: the show must go on!”. Pino Nicotri, nel suo libro-inchiesta sulla vicenda della ragazza scomparsa il 22 giugno del 1983, svela molti depistaggi, falsi scoop e false speranze, rispetto al caso. Nel testo, pubblicato da Baldini e Castoldi, il giornalista ha passato al setaccio tutti gli elementi della vicenda e il “torbido contesto in cui si è svolta, comprese le clamorose bugie del Vaticano, la compiacenza di inquirenti, il pressapochismo dei mass-media e le mene dei servizi segreti della Germania comunista”.
Nicotri boccia anche le rivelazioni di Sabrina Minardi, già amante di Enrico ‘Renatino’ De Pedis, boss della famosa banda della Magliana. La donna – secondo il grande inviato – “si presta molto bene a un rilancio ancora più intrigante e denso di ‘misteri’ – si spiega in una nota – cioè a un altro ‘Romanzo criminale’ arricchito da una tomba da principe della Chiesa per un principe del crimine. De Pedis dorme infatti il suo sonno eterno in una cripta della basilica romana contigua alla scuola di musica frequentata da Emanuela, dalla quale è stata vista uscire pochi minuti prima di sparire per sempre”.
“La verità è che se fino a mezzogiorno di domenica 3 luglio, vale a dire 11 giorni dopo la scomparsa, si poteva sperare che Emanuela, se davvero rapita, venisse lasciata libera di tornare a casa, dopo il pubblico appello di Wojtyla ovviamente non lo si poteva sperare più. Le parole pronunciate dal Papa quel giorno equivalevano di fatto a una condanna a morte, per giunta reiterata per ben altre sette volte con altrettanti appelli pubblici nelle settimane successive. E’ impossibile credere che nessuno in Vaticano, neppure il Pontefice e la segreteria di Stato, si rendesse conto delle conseguenze di quelle sortite, che costituiscono un caso unico, assolutamente eccezionale, nell’intera storia della Chiesa”.
Il “pubblico e reiterato outing di Wojtyla convinse infine i servizi segreti dell’Europa comunista a scendere in campo con manovre di vario tipo. Berlino Est puntava a prendere due piccioni con una fava. Il primo era l’Operation Papst, Operazione Papa, commissionata da Mosca per creare diversivi utili ad aiutare i ‘fratelli’ bulgari, che la non disinteressata pubblicistica non solo italiana presentava con insistenza come mandanti dell’attentato al Papa per conto del Kgb, i servizi segreti sovietici dell’epoca.
Il secondo consisteva nel mettere il più possibile in imbarazzo Wojtyla per indurlo a frenare la sua azione ostinata e decisa, condotta su molti fronti, a favore dei movimenti che in Polonia puntavano a staccare il Paese dall’Unione sovietica e a liberarlo anche dal comunismo. Insomma, una vera e propria battaglia della guerra fredda, esplosa nell’estate più calda della storia italiana”. Secondo Nicotri “appare infatti chiaro che il vertice del Vaticano, compreso molto probabilmente Wojtyla, sapeva bene che non di rapimento si trattava, bensì di morte, avvenuta per motivi a tutt’oggi ufficialmente ignoti”.
gennaio 16, 2009
Processo Perugia: prima udienza rinviata. Ecco le accuse

PERUGIA – Sono accusati di concorso in omicidio, compiuto a Perugia la notte tra il primo e il 2 novembre del 2007, e violenza sessuale nei confronti di Meredith Kercher, Raffaele Sollecito, 24 anni, originario di Giovinazzo, e Amanda Marie Knox, 22 anni, di Seattle, a carico dei quali è cominciato stamani il processo davanti alla Corte d’assise di Perugia.
Entrambi si proclamano innocenti. In particolare i due, insieme a Rudy Guede (già condannato a 30 anni di reclusione con l’abbreviato), devono rispondere di avere «ucciso Kercher Meredith – si legge nel capo d’imputazione – mediante strozzamento e conseguente rottura dell’osso ioide e profonda lesione alla regione antero-laterale sinistra e laterale destra del collo, da arma da punta e da taglio e, quindi, shock metaemorragico con apprezzabile componente asfittica secondario al sanguinamento e approfittando dell’ora notturna e dell’ubicazione isolata dell’appartamento condotto in locazione dalla stessa Kercher e dalla stessa Knox, oltre che da due ragazze italiane, sito in via della Pergola 7, commettendo il fatto per motivi futili, mentre il Guede, col concorso degli altri, commetteva il delitto di violenza sessuale».
I due imputati sono poi accusati di:
- «avere portato fuori dall’abitazione di Sollecito, senza giustificato motivo, un grosso coltello da punta e da taglio lungo complessivamente cm 31 (sequestrato al Sollecito il 6 novembre 2007)».
- insieme a Guede, costretto la Kercher a «subire atti sessuali» mediante «violenza e minaccia…».
- di furto «perche si impossessavano della somma di euro 300 circa, di due carte di credito, entrambe del Regno Unito, e di due telefoni cellulari appartenenti alla stessa Meredith».
- di simulazione di reato per avere «simulato il tentato furto con effrazione nella camera dell’appartamento di via della Pergola abitata da Romanelli Filomena, rompendo il vetro della finestra con una pietra prelevata nelle vicinanze dell’abitazione che veniva lasciata nella stanza, vicina alla finestra, il tutto per assicurarsi l’impunità dei delitti di omicidio e violenza sessuale, tentando di attribuirne la responsabilità a sconosciuti penetrati, a tal fine, nell’appartamento».
La sola Knox è accusata di calunnia perchè «sapendolo innocente, con denunzia sporta nel corso delle dichiarazioni rese alla squadra mobile e alla procura di Perugia in data 6 novembre del 2007, incolpava falsamente Diya Lumumba, detto Patrick, del delitto di omicidio in danno della giovane Kercher Meredith, il tutto al fine di ottenerne l’impunità per tutti e in particolare per Guede Rudy Hermann, anch’egli di colore come il Lumumba».
PROCESSO A PORTE APERTE MA SENZA TELECAMERE
Processo a porte aperte per Raffaele Sollecito e Amanda Knox e nessuna autorizzazione alle riprese video del dibattimento da parte dei giornalisti. così ha deciso la corte di assise di Perugia dopo essersi ritirata in camera di consiglio, respingendo l’istanza presentata dai legali della famiglia della vittima che avevano chiesto che il procedimento si svolgesse a porte chiuse. La corte, inoltre, ha disposto che l’eventualità che il processo si svolga a porte chiuse venga valutato di volta in volta a seconda delle necessità delle singole udienze. Motivando il divieto per le telecamere di riprendere le fasi del processo, il presidente della corte, Giancarlo Massei, ha ritenuto che «non c’è interesse sociale alle riprese televisive» dato che il giornalisti «potranno assicurare la conoscenza tempestiva del dibattimento».
Motivando la sua richiesta di svolgere il procedimento a porte chiuse l’avvocato Francesco Maresca aveva ricordato, in apertura di udienza, il contesto sessuale dell’omicidio sottolineando l’interesse della famiglia della vittima di tutelare la memoria e la dignità della figlia scomparsa. Secondo il legale, inoltre, la presenza della stampa potrebbe portare a una influenza «della genuinità dei testimoni». Maresca aveva parlato, in subordine, anche della possibilità alternativa di procedere a porte chiuse in occasione di specifiche udienze. Ad opporsi alle riprese video all’interno dell’aula durante il procedimento erano stati anche i pubblici ministero Giuliano Mignini e Manuela Comodi che aveva invitato la corte a disporre che i giornalisti utilizzassero per svolgere il loro lavoro la sala stampa appositamente allestita a palazzo di giustizia per tutelare «la serenità dei testimoni». A chiedere che il processo fosse stato a porte aperte erano stati, invece, i legali delle difese. In particolare uno dei legali di Sollecito, l’avvocato Giulia Bongiorno, aveva espresso il suo parere esprimendo il timore che una eventuale esclusione dei giornalisti avrebbe portato a una fuoriuscita fuorviante delle informazioni. «Raffaele non ha paura dell’informazione -ha detto la Bongiorno -anche se le notizie uscite fino ad ora sono state quasi tutte deformate». Secondo la difesa di Sollecito «non ci sono rischi di una lesione della dignità della vittima poichè, in questo processo, si discuterà di Dna, dei rapporto tra gli imputati e di altre questioni tecniche». «Anche di fronte ad un caso così clamoroso – aveva detto invece uno degli legali di Amanda, l’avvocato Luciano Ghirga – siamo per la pubblicità senza condizioni».
UN PROCESSO APERTO E RINVIATO
La corte d’assise di Perugia ha ammesso le prove orali chieste dalle parti nel processo a Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Disposte anche le deposizione della giovane americana e di Rudy Guede.
La corte si è invece riservata di decidere sull’eventuale acquisizione del memoriale scritto dalla Knox il 6 novembre del 2007. L’udienza è stata poi rinviata al 6 e 7 febbraio prossimo per ascoltare i primi testimoni del pm.
Gazzetta del Mezzogiorno 16/1/2009
Boy George condannato a 15 mesi: Ammanettò e umiliò escort


I giudici hanno dato ragione all’accompagnatore dell’ex leader dei ‘Culture Club’, che lo aveva accusato di averlo ammanettato e aggredito con un catena nel suo appartamento londinese
Londra, 16 gennaio 2009 – Boy George è stato condannato a 15 mesi di carcere per sequestro di persona. Un tribunale di Londra ha dato ragione al 29enne norvegese, Audun Carlsen, che aveva accusato l’ex leader dei ‘Culture Club’ di averlo ammanettato e aggredito con un catena di metallo al termine di una sessione fotografica nel suo appartamento londinese.
Il giudice David Radford ha stabilito che il 47enne cantante, il cui vero nome è George Odowd, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, “ha umiliato Carlsen in maniera premeditata, causandogli un trauma”. Boy George ha ammesso di aver incatenato la vittima, 29enne, ma ha detto di averlo fatto per cercare di recuperare alcune foto che gli erano state rubate, negando di aver usato violenza.
L’episodio risale allo scorso aprile, quando il cantante contattò Carlsen, un modello che offriva prestazioni di “accompagnatore” per omosessuali e bisex.
Secondo la versione della vittima i due si sono visti due volte: durante il primo incontro hanno avuto un rapporto sessuale e hanno consumato cocaina. Nel secondo incontro avevano stabilito di posare per realizzare alcune fotografie a sfondo erotico. Tutto è andato per il verso giusto fino a quando Boy George, ha detto Carlsen, è uscito con il pretesto di comprare qualcosa ed è tornato nell’appartamento in compagnia di un altro uomo: “Quando sono entrati mi hanno ammanettato e picchiato. Boy George mi teneva fermo e mi colpiva con dei pugni e poi mi ha legato con delle manette ad un gancio attaccato alla parete, vicino al letto”.
Secondo il legale di Carlsen, il cantante, dopo il primo incontro, aveva minacciato più volte la vittima via e-mail, ma nei giorni successivi gli ha inviato un mesaaggio dicendo «sarei molto felice di vederti nudo al più presto».
Il legale ha poi raccontato che «l’amico di Boy George aveva una cassetta con catene, cinture di pelle e giochi erotici» ed entrambi insultavano il mio assistito dicendo ‘ora avrai quello che ti meritì«.
A quel punto, Carlsen è riuscito a sradicare il gancio dalla parete ed è riuscito a scappare dall’appartamento in mutande, inseguito dal cantante che lo minacciava con una catena. Carlsen è riuscito a raggiungere un commissariato di polizia e solo allora, aiutato dagli agenti, è riuscito a liberarsi delle manette.
Non è la prima volta che Boy George ha a che fare con la giustizia. Nel 1977, ancora minorenne, fu condannato per un tentativo di furto e nel 1987 per possesso di droga. Nel 2006 fu condannato a svolgere lavori socialmente utili a New York dopo aver ammesso di aver presentato una denuncia falsa di un furto nel suo appartamento.
fonte: Agi
gennaio 15, 2009
Rignano Flaminio: le accuse del PM un “nonnulla” per Giovanardi

di Wildgreta
Ieri, in una trasmissione radiofonica alla radio di Marione (una radio di Roma) , l’avvocato Taormina (avvocato di parte civile di alcune famiglie di Rignano) e l’on. Giovanardi (paladino degli indagati di Rignano) si sono affrontati in un duello epico. Naturalmente, l’avvocato Taormina aveva tutti i titoli per parlare del caso di abusi alla scuola materna Olga Rovere, ma Giovanardi? Cosa ne sa dell’inchiesta? Non ci sono parlamentari coinvolti e lui, essend nel 2006 presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere, di quei casi davrebbe dovuto occuparsi. Invece, sin dall’inizio del caso Rignano, si è schierato dalla parte degli indagati. Forse, avrà accesso ad informazioni a noi sconosciute e, se così fosse, forse si comprenderebbe di più tale comportamento. In passato, però, il deputato dell’UD ha “assolto” anche don Gelmini, usando le stesse parole che usa da tempo per Rignano: “il caso è una bolla di sapone”. Il testo della trasmissione radiofonica lo troverete di seguito. Quello che mi preme sottolineare, però, è l’ultima affermazione di Giovanardi:
“I genitori sono andati a fare le star in televisione, invece di essere contenti nel sapere che i loro figli non erano stati abusati. Questa roba finirà in un nulla di fatto. Mi auguro che ogni cittadino italiano non possa essere accusato e finire in carcere sulla base di un nonnulla.”
E quale sarebbe questo “nonnulla”? Eccolo:
” Atti osceni, maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli, sequestro di persona, sottrazione di persone incapaci, violenza sessuale aggravata, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo, atti contrari alla pubblica decenza e turpiloquio.”
Eh, sì. Non c’è che dire. L’onorevole Giovanardi, dell’UDC, ha uno strano metro di giudizio per classificare la gravità dei reati. Senza contare che tutti noi, prima o poi, magari andando semplicemente a fare la spesa, potremmo essere bloccati da un carabiniere che ci arresta per:
“Atti osceni, maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli, sequestro di persona, sottrazione di persone incapaci, violenza sessuale aggravata, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo, atti contrari alla pubblica decenza e turpiloquio.”
Queste cose, secondo l’onorevole Giovanardi, potrebbero accadere a chiunque…
Wildgreta, il blog -15 gennaio 2009
Dal sito www.marione.net
L’avvocato Taormina e l’onorevole Giovanardi in diretta a Te la do Io Tokyo sui fatti di Rignano Flaminio
[ On Air | 14 Gennaio - 14:58 ] Leggi il seguito di questo post »
MEREDITH: VENERDI’ FACCIA-A-FACCIA TRA AMANDA E RAFFAELE
Stampa Invia questo articolo(AGI) -Perugia, 14 gen. – L’ultima volta che i loro sguardi si sono incrociati e’ stato quando il gup di Perugia, Paolo Micheli, ha letto in aula la sentenza con la quale ha deciso il loro rinvio a giudizio per l’omicidio di Meredith Kercher.
Venerdi’ mattina, a poco piu’ di due mesi da quel giorno, i due ex fidanzatini Raffaele Sollecito e Amanda Knox, su cui dal 2 novembre del 2007, si sono accesi i riflettori per uno dei delitti piu’ atroci, si ritroveranno ancora una volta seduti nella stessa aula di Tribunale, di fronte alla Corte d’Assise di Perugia che dovra’ decidere dei loro destini. Non saranno in aula, invece, i familiari di Meredith che dovrebbero raggiungere l’Italia in occasione delle successive udienze.
“Raffaele e’ tranquillo e fiducioso”, ha spiegato oggi uno dei suoi legali che ieri ha fatto visita al suo assistito, nel carcere di Terni. Sollecito, che fin dal primo momento ha proclamato la sua innocenza dicendosi estraneo al delitto, sta trascorrendo le ore che lo dividono dall’inizio del processo leggendo le carte processuali e preparando uno degli esami del corso specialistico in ‘realta’ virtuale’ dell’Universita’ di Verona, al quale si e’ iscritto quando si trovava gia’ in carcere. Dalla casa circondariale di Perugia anche Amanda Knox continua a professare la sua innocenza. “Meredith era mia amica e non l’ho uccisa io – ha ripetuto oggi al suo legale che gli ha fatto visita e al quale e’ apparsa serena e determinata – spero che la verita’ presto venga fuori perche’ non ho nulla da temere”. Raffaele Sollecito e Amanda Knox giurano che quando Mez venne uccisa, la notte tra il primo e il due novembre del 2007, in un casolare di via della Pergola, a Perugia, dove la giovane aveva scelto di vivere per seguire il progetto Erasmus nel capoluogo umbro, loro non c’erano. Una versione che non ha convinto gli inquirenti secondo i quali furono loro, insieme all’ivoriano Rudy Hermann Guede (condannato a 30 anni con rito abbreviato) a compiere l’atroce delitto.






“MASSONI A MESSINA”:NON E’ UN GIOCO DI PAROLE
Pubblicato in: Cronaca tagged arcivescovo la piana, articoli gennaio 2009, commento idv, grembiulini, idv, massoneria, massoneria padova, messina, messina in mano alla massoneria, tonache a 00:29 di wildgreta
DI Wildgreta
Non ho studiato a fondo la polemica tra l’arcivescovo vescovo La Piana e i massoni, per cui non posso fare valutazioni in merito. Mi limito, quindi, a sottoporvi alcuni artico sul tema. Naturalmente, Messina non è l’unica città interessata da una grande diffusione della massoneria. Padova, ad esempio, ha un’altissima concentrazione di logge. Leggete qua.
TONACHE CONTRO GREMBIULINI:L’ARCIVESCOVO ATTACCA, I MASSONI RISPONDONO
MESSINA. Grembiulini alla riscossa. Il numero 2 di Centonove, in edicola da venerdi 16 gennaio, si apre con la polemica della settimana. L’arcivescovo calogero La Piana spara a zero sulla massoneria, il Grande Oriente d’Italia si difende e contrattacca. Centonove indaga: Quanto sono le logge a Messina, cosa fanno, dove si riuniscono.
15-01-2009
FONTE: http://www.centonove.it/index.php?id=3307&category=325
‘ 13 GENNAIO 2009
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Messina. I massoni non accettano le accuse di La Piana
Ma anche il Pri si schiera a difesa delle Logge
MESSINA – Non è piaciuto l’atto d’accusa dell’arcivescovo di Messina, mons. Calogero La Piana, nei confronti della massoneria che il presule ritiene una vera ”cappa” in grado di condizionare la vita della città. Ma c’era d’aspettarselo perché la denuncia dell’arcivescovo ha toccato un ”nervo scoperto”. A farsi sentire la Gran Loggia d’Italia, con un comunicato del gran maestro Luigi Pruneti il quale, tra l’altro, sostiene che “la massoneria è ancora una volta oggetto di attacchi ingiustificati”. “Secondo mons. La Piana – rileva Pruneti – Messina sarebbe in mano alla massoneria, che controllerebbe tutto e tutti, impedendone lo sviluppo e la crescita. Le parole del prelato evidenziano come sulla massoneria permangano ancora pregiudizi e ignoranza. L’Arcivescovo individua alcuni elementi che minano le fondamenta della società attuale: il senso di sfiducia della gente nei confronti delle istituzioni; il degrado della città che non trova alcuna soluzione istituzionale; l’assenza di una vera cultura politica; gli scandali quotidiani: all’Università col rettore sospeso e alla Provincia col presidente indagato; la necessità di ricostruire valori sociali condivisi; l’assenza di senso civico; una visione troppo materialistica ed edonistica della vita; l’eccessivo permissivismo genitoriale; l’indebolimento dei vincoli familiari; l’assoluta mancanza di rispetto verso gli altri; la necessità di spazi culturali e di socializzazione in assenza dei quali la gente si allontana da tutto, anche dalla chiesa; l’urgenza di proteggere ed esaltare le bellezze naturali e di educare i giovani al senso di una fattiva imprenditorialità fuori dalla logica del posto fisso. Tutto vero. Ma cosa c’entra questo con la massoneria – si chiede il gran maestro Pruneti – e.qual è il nesso causale che renda certa la responsabilità della massoneria? E di quale massoneria si parla? Sono tantissimi i gruppi che si fregiano del nome di massoneria, senza essere per niente massoneria. La massoneria, e più nello specifico la Gran Loggia d’Italia, è una nobilissima istituzione che si rifà ad altrettanto nobili tradizioni e non si occupa, né si è mai occupata, di politica o di religione, ritenendole del tutto estranee alla sua natura. Ha invece come finalità la libertà di pensiero e di espressione, in tutte le sue forme. Le parole dell’arcivescovo non fanno altro che alimentare un clima di ostilità nei confronti dell’associazionismo massonico. A Messina, inoltre, esiste un’unica loggia appartenente alla Gran Loggia d’Italia. Non ci dato sapere né ci interessa saperlo – conclude Pruneti – quante altre logge massoniche ci siano in città, ma sembra del tutto inattendibile il numero di 32-38 riportato da mons. La Piana». Al contrario, invece, sembra che il numero di oltre 30 logge massoniche in città sia più che attendibile.
Il dire di mons. La Piana non è andato giù neppure al Partito Repubblicano, movimento politico storicamente vicino ad ambiente massoncici. A rispondere a La Piana ci ha pensato Pietro Currò, uomo di spicco del Pri messinese «Il pensiero che emerge dall’equazione mancato sviluppo uguale massoneria è falso – sostiene Currò – e logicamente medievale. Messina che muore ha responsabili precise e individuabile: sono i partiti politici, naturalmente in diversa misura, e i politici messinesi, con le eccezioni dovute. È la mancanza di politici illuminati, soprattutto nell’ultimo ventennio, che ha impedito e impedisce il decollo della città”, ha concluso Currò.
In pieno accordo con l’arcivescovo La Piana sono invece i Comunisti italiani ”Il Pdci da tempo sostiene che il mancato sviluppo di Messina è da addebitarsi a una “volontà superiore” che non solo controlla, ma addirittura gestisce il sistema e l’economia locale: dalle istituzioni accademiche in giù. Occorre – sostengono i comunisti italiani – che anche il mondo cattolico si mobiliti seriamente contro un sistema di potere radicato, a tutti i livell».
FONTE WWW.TELE90.IT16/01/2009
14/01/2009
Messina e la massoneria, Scilipoti (Idv): «Dalle parole dell’Arcivescovo parta il rinnovamento della società»
Il deputato: «Si colga l’occasione per un risveglio della città dal torpore e dalla indolenza»
«Le parole di mons. La Piana siano il punto di partenza di un serio movimento di rinnovamento che investa l’intera società messinese». Così Domenico Scilipoti, deputato alla Camera dell’Italia dei Valori, commenta le parole dell’ arcivescovo Calogero La Piana sulla cappa massonica che avvolge la città di Messina.
«Riteniamo, come Italia dei valori, che le parole dell’alto prelato, oltre a costituire un importante momento di riflessione, debbano costituire prima di ogni cosa l’occasione di un risveglio di tutta la società civile messinese dal torpore e dalla indolenza, in cui è letteralmente sprofondata per colpa di una politica quanto mai sempre più lontana dalle necessità quotidiane della collettività. Certamente il rinnovamento della società intera non può passare attraverso chi della politica ha fatto un vero e proprio mestiere, in alcuni casi addirittura da generazioni, tollerando presenze di partito a dir poco impresentabili e facendo seguire alle solite belle parole totale inerzia. Bisogna ripartire al più presto; solo il faro della legalità può consentire di superare questo stallo e allontanare lo spettro di un totale e, purtroppo sempre più vicino, irreversibile degrado politico e sociale».
«Rilanciamo Messina e provincia – conclude Scilipoti – partendo da cose semplici, ordinarie e concrete quali l’investimento di risorse sui mezzi di collegamento. Treni fatiscenti e sempre in ritardo, un aeroporto, quale quello di Reggio Calabria, mal servito, isolato e difficile da raggiungere penalizzano l’utenza siciliana e ci relegano al ruolo di “cittadini di serie b”. Invitiamo la stampa del territorio a dare finalmente voce a tutte le denuncie e sopra tutto le iniziative che, ormai da mesi, intraprendiamo spesso senza alcuna risonanza mediatica. Chi è sensibile al problema si unisca a noi».
(foto Dino Sturiale)
TEMPOSTRETTO.IT
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