Ma i preti pedofili sono aumentati? La testimonianza di un anziano sacerdote
dal sito: Cronacaqui
25/07/2008 – Con Don Carlo, che è stato il mio professore di religione al liceo, siamo rimasti amici. Lui mi dà ancora dello zuccone, come faceva ai tempi in cui aveva a che fare con una banda di scatenati che si placava solo sul campo di calcio. Così di solito scherziamo sul fatto che invecchiamo entrambi (lui ha 87 anni suonati) e che il pallone lo guardiamo solo in tv.Ma ieri non abbiamoscherzato affatto. Gli ho chiesto, a bruciapelo, se anche allora, quando era un giovane prete, c’erano tanti pedofili con la tonaca addosso, che si approfittavano dei ragazzini affidati loro da famiglie ignare. Lui è rimasto zitto qualche secondo. E poi mi ha spiegato che sì, c’erano anche allora. Ma i casi erano più isolati e che la Chiesa, o meglio il Vescovo, non faceva sconti a nessuno. “Il tuo omonimo (si riferiva al Cardinal Fossati) ci metteva due minuti a spedirti in un convento dove stavi peggio che in galera, a Dio piacendo. Bastava poco, sai, a metterti nei guai. E poi non era tutto lecito come adesso con la televisione, i filmetti e quell’Internet che ha inventato il Demonio”. A memoria don Carlo ha ancora un episodio e lo snocciola come fosse ieri.
“Ricordo un professore, uno che insegnava italiano, alle medie. Infilò la mano nella tasca di un suo allievo e fu affrontato dal padre del ragazzo. Il preside lo seppe, parlò con il vescovo e lui, due giorni dopo, non c’era più”. Beh, dico, mica l’avranno eliminato… “Come se fosse, è la risposta, come se fosse”. Se i ricordi sono corretti don Carlo parla di un rigore che si è smarrito con il tempo. “O magari – dice lui, sornione – è stata la crisi delle vocazioni a imporre una sorta di “manica larga” nel giudicare i preti che escono dal seminato”. Mi dico che potrebbe aver ragione, il vecchio prete. In ogni caso oggi la pedofilia che si annida negli oratori, nelle parrocchie e in certe scuole impone soluzioni forti. Ma stando a quanto arriva dal tribunale ecclesiastico che, a Roma, dovrebbe giudicare sotto il profilo dell’etica imposta ai religiosi, i casi che diventano di dominio pubblico, c’è poco da stare allegri.
Come in qualche modo ha detto il Santo Padre nel suo viaggio pastorale a Sidney, la questione “è stata gestita male, malissimo” anche presso la Santa Sede. E lo confermerebbero i numeri che sfuggono alla regola del silenzio del Vaticano: su oltre mille inchieste ufficialmente giacenti davanti ai giudici ecclesiastici, solo 10 (l’uno per cento) sono state esaminate e si sono chiuse con provvedimenti punitivi verso i preti infedeli. Altro che condivisione del dolore e dei patimenti delle vittime, altro che rigore verso “chi si macchia di crimini gravi come l’attentato all’innocenza”. I dossier non sono stati neppure aperti.
“Ma Ratzinger – sostiene il mio amico – vedrai che certe sconcezze non le tollerà più”. Don Carlo difende la categoria, e non potrebbe fare diversamente. Da cronista mi permetto di dubitare. Scritto da: Beppe Fossati – beppe.fossati@cronacaqui.it




pincopallino2 ha detto,
Luglio 25, 2008 a 13:50
In Italia fino ad ora nesuno si è preso la briga di fare un archivio dei casi di pedofilia che riguardano i preti. Ora c’è un piccolo archivio di oltre 100 casi: http://laici.forumcommunity.net/?t=17841620