maggio 18, 2008

“Pedofilo” per colpa di Internet.Scarica da Emule un film d’avventura, nel suo pc arriva un porno con bambini

Posted in Cronaca, Pedopornografia, Senza Categoria tagged , , at 08:41 di wildgreta

18/5/2008 (7:11) – NUOVE TRUFFE – LE TRAPPOLE DELLA TECNOLOGIA
MASSIMO NUMA
TORINO
Mauro è un operaio di 22 anni, vive con i genitori a Moncalieri. E’ incensurato. Da qualche ora la sua vita s’è trasformata in incubo. Stringe fra le mani un foglio della procura della repubblica di Savona: c’è scritto che è indagato per aver scaricato e scambiato film di contenuto pedo-pornografico. Rischia cinque anni di carcere e un marchio infamante e indelebile.

Alle 7 di una mattina gli agenti della polizia postale di Torino, su delega dei pm liguri, hanno bussato alla sua porta. Due ore di perquisizione nell’alloggio al terzo piano di un condominio residenziale. Gli hanno portato via il computer, sequestrati tutti i cd compresi quelli con le immagini della fidanzata e i video delle vacanze. Sconvolto e incredulo. Perchè? «Non ho mai scaricato materiale pedo-pornografico. Mi fanno ribrezzo. Ma non so come difendermi e come allontanare da me l’immagine del mostro», dice. Il suo legale, Emanuele Crozza di Torino, gli ha creduto e ora tenterà di difenderlo. «Intanto – spiega – prima di assisterlo ho voluto mettermi in contatto con un perito informatico. Il tempo di spiegare la situazione e ho subito avuto la risposta: sì, è possibile essere coinvolti in un’indagine telematica contro la pedofilia, senza avere alcuna responsabilità».

Già. Perchè Mauro utilizzava, per scaricare film e musica, il sistema di peer-2-peer cioè la cosiddetta condivisione dei file con altri navigatori che possono prelevare o inserire, nella stessa cartella dei pc collegati, ogni tipo di file. Scaricare film o musica protetta dal copyright è comunque un reato penale, anche se da tempo è in corso una querelle sulla liceità dell’operazione se è «per uso personale».

Ogni file pirata, se il reo volesse estinguere la pena, può valere alcune centinaia di euro. Ma un conto è affrontare l’accusa di essere un hacker, un’altra quella di scoprirsi pedofilo. «Secondo la polizia – ha spiegato il giovane al legale – il video proibito, che non ho mai visto e che qualcuno ha prelevato dalla mia lista, sarebbe stato scaricato alcuni mesi fa. Qualche volta, durante la ricerca di un tema, sotto una parola-chiave in apparenza innocua ho registrato involontariamente pornofilm. Ma mai con bambini come soggetti».

Rete di scambio
I veri pedofili da sempre usano la rete come forma di scambio, e proprio col sistema peer-to-peer. I film vengono nascosti sotto nomi comuni o insospettabili, come «Alice nel paese delle Meraviglie». Sui loro siti, conosciuti solo da loro, dettagliano orari e tempi in cui possono «scambiare». È una rete organizzata e ramificata a livello mondiale. «Stiamo studiando la prossima mossa – spiega l’avvocato Crozza – e non vogliamo commettere passi falsi. Nessuno sa che cosa contengano i file sequestrati. Saranno i periti del pm ad accertarlo, ci vorranno mesi. Noi procederemo con i periti di parte, con un solo scopo: cancellare l’accusa. Mauro, quando mi ha incontrato, era accompagnato dalla madre. Mi ha colpito il dramma che vive una famiglia coinvolta in casi così delicati. E la facilità con cui chiunque, soprattutto gli internettiani fai-da-te che usano il pc senza conoscerne i segreti, può trasformarsi in un infame criminale».

Attenti alle chat
Nessun commento dalla polizia postale torinese. Solo la conferma del pericolo di scaricare video e immagini proibite senza controllo. E un piccolo episodio, emblematico. «Un signore s’è presentato da noi – dice Giusi Territo, il dirigente – con un cd e un file pedo-pornografico. Lo aveva scaricato, cercando opere di tutt’altro genere, in modo casuale. Questa è una procedura corretta, che può evitare rischi più gravi. Comunque, se l’illecito è stato commesso una sola volta, non procediamo. Dall’analisi dell’hard disk siamo in grado di stabilire quante volte è stata effettuata l’operazione, comprese le cancellature».

Ma i consigli non bastano mai. Quindi tenete d’occhio i vostri figli adolescenti, quando stanno davanti al computer. Non sono solo i programmi di peer-2-peer a essere pericolosi ma anche una chat come Messenger (utilizzata dai ragazzini) può nascondere insidie e il pericolo di intercettare clip illegali.

Insomma, meglio spendere due soldi per programmi che si possono monitorare e vietare l’accesso agli indirizzi pericolosi.

La Stampa 18 maggio 2008

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