«Ho confessato, posso andare via?» La richiesta di Alessandro al gip

Maggio 16, 2008 at 9:51 pm (Cronaca, omicidio Niscemi) (, , , , )

Un’amica di Lorena: fece il test, non era incinta

FILIPPO D’ARPA Caltanissetta. «Signor giudice le ho confessato tutto, ora posso andare a casa?». In una stanza della caserma dei carabinieri, la domanda di uno dei tre assassini di Lorena, gela il sangue anche al magistrato che ha appena finito di interrogarlo: «Ma lo capisci che hai confessato un omicidio? Ma dove vuoi andare?». Alessandro ha appena finito di raccontare al gip del Tribunale per i minori di Catania - che ha convalidato il fermo dei tre minori che si sono autoaccusati del delitto - quanto accaduto nel cascinale dell’orrore per ammazzare Lorena, la quattordicenne di Niscemi trovata in una vasca di irrigazione, nuda e con il corpo bruciato. Alessandro, 15 anni, è il più piccolo dei tre. Ha ripetuto la storia che Lorena diceva di essere incinta, di come è stata attirata in trappola. Del sesso e dello strangolamento. Ma ha anche svelato che il branco aveva ideato un piano nel caso fosse scoperto il corpo. Sapevano, infatti, che i carabinieri sospettavano di loro, immaginavano che telefoni e cellulari fossero sotto controllo: hanno allora programmato che nel caso in cui il corpo fosse stato ritrovato dovevano telefonarsi per far sì che venisse intercettato un loro scambio di battute di grande stupore. E così è stato. I carabinieri hanno infatti intercettato la telefonata fra due dei carnefici. Ecco cosa si dicono: «Ma dove sei? - chiede il primo - A casa?». «Sì», risponde il complice. «Ma niente hai sentito dire lì in paese?», chiede il primo. «No perché», risponde il complice. «Dentro un pozzo», dice il primo. «A chi?», risponde il complice. «A Lorena», dice ancora il primo. «Boh….che ne sò», risponde il complice. Dalle conversazioni intercettate colpisce l’atteggiamento di Domenico: sempre freddo, distaccato, autoritario nei confronti dei due amici. È lui che invia l’sms nel quale comunica ad Alessandro che si doveva «ammazzare Lorena». Faceva tutto parte del piano che i tre avevano ideato e messo in atto. Alessandro dice che lui, non fece molto. Agirono gli altri: Giuseppe e Domenico, di 16 e 17 anni. «Nel cascinale - racconta - i miei due amici cominciarono a spogliare Lorena… presero i suoi vestiti e dopo averli portati fuori e messi a terra li bruciarono con il suo cellulare e la scheda telefonica…. Entrambi strinsero il cavo tv intorno al suo collo fino a soffocarla. Io me ne stavo in disparte, ma i due mi invitavano a tapparle la bocca… io mettevo la mano in bocca a Lorena finché ci siamo accorti che non respirava più». Un orrore raccontato con bestiale tranquillità. Poi, il carnefice chiede se può andare a casa. È stata rinviata ad oggi l’autopsia: si dovrà chiarire se la ragazza era incinta. Racconta un’amica di Lorena: «Poco prima di morire aveva fatto un test di gravidanza: risultò negativo».

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