Torino: docenti e calciatori nel bordello gay. Blitz nella sauna: colti sul fatto un vescovo straniero e un ex sindaco di provincia.

Aprile 26, 2008 at 10:16 (Cronaca, Scandali ecclesiastici) (, , , , , )

25/4/2008 (7:25) - TRA I CLIENTI UN VECCHIO ATTORE DI FILM WESTERN. UN PRESIDE, QUALCHE MANAGER, GIORNALISTI E TRE STELLE DEL TEATRO

Gli interni della sauna nelle riprese della Questura
 ”Dov’è il reato? Ci si incontrava tra vecchi amici”

TORINO
Il padre missionario. L’ex sindaco di Forza Italia, star del Cuneese. Il preside dell’istituto superiore, provincia di Torino. Gli avvocati. I medici. I giornalisti, tv e carta stampata. I manager. Poi il noto attore di teatro, ottuagenario. Tre grandi del palcoscenico, tutti e tre col «vizietto». Poi: l’intrepido eroe di mille spaghetti-western. Il professore universitario e lo scrittore, icona nazionale dei gay. Un alto prelato (forse) svizzero; un vescovo ortodosso e un paio di calciatori, vicini al tramonto. Il tempo di tirare il fiato, e vai con altri vip: un illustre docente di filosofia, poliziotti e anche carabinieri. Infine un congruo numero di pensionati.

La polizia di Torino scopre che una gay-sauna, l’Antares, nel cuore delll’elegante quartiere della Crocetta, si era trasformata in un «casotto». Denuncia il titolare per aver tollerato le marchette-pirata (sfruttamento della prostituzione) e sequestra il locale. Blitz nella tarda sera di venerdì, con decine di agenti che irrompono nel club. Dentro una decina di prostituti, italiani e stranieri, al lavoro con una trentina di clienti. Separè e lettini da massaggi. Candele profumate e preservativi gettati per terra, con gli agenti che fanno lo slalom. Asciugamano bianco in vita, le pantofole di pezza e il perizoma (non tutti). Molti erano già «operativi», un gruppetto ha cercato di re-infilarsi in fretta la grisaglia d’ordinanza.

Mezza età
Il vice questore Silvia Governa, che comanda il commissariato di zona, ha fatto un po’ di fatica a identificare gli uomini, tutti di mezza età, tanti i sessantenni e anche qualche ultra. Nessuno è stato denunciato, saranno interrogati dal pm Monica Abbatecola. Temono lo scandalo e non hanno torto. Il più imbarazzato, in preda a una crisi nervosa, era il padre missionario. Ma per il preside e l’ex sindaco non sono stati momenti belli. Tremanti e impauriti. A casa li aspettano mogli e figli.

L’orario della sauna, «la prima a Torino, anzi in Italia, fondata nel 1981», dice orgoglioso il titolare Mario Lo Marco, 70 anni, era flessibile: 14-20 e ultimamente 16-24. Tappezzerie rosso sangue, la statua di Apollo color oro in grandezza naturale e persino un ritratto di Gesù, fuori luogo nonostante la costante presenza di sacerdoti. Una video-room per guardarsi in santa pace i film porno che in casa, nel salotto buono, non potresti. Titoli suggestivi, le foto sulle custodie delle cassette e di cd, mostrano ragazzi muscolosi, alcuni neri, con membri enormi ed espressioni decise. Il resto della «casa», divisa su due piani, ci svela uno stile decadente, con abat-jour gialli dalla luce bassa e ovattata, e stampe giapponesi. Poi l’area hard: lettini spartani, divisi da sottili paravento. Musica d’atmosfera, come nei fitness club.

I boys
I boys sono un po’ naif e ammettono candidamente di prostituirsi. Uno, un torinese che ha compiuto da poco 18 anni, è studente e si giustifica: «I libri costano, faccio le marchette per comprarli…». I romeni, giovanissimi, hanno un’aria più dura. Alcuni si sono «fidanzati» con gli habituè e dopo la sauna li seguono a casa. Qualche volta finisce male. Come a un importante manager milanese che, alla mattina, s’è accorto che l’amico di una notte gli aveva portato via il Rolex da 20 mila euro. «Non facevamo niente di male – hanno detto due dolci brasiliani – ci facevamo pagare». Clienti, soprattutto, «passivi», spiega uno degli animatori, un non più giovane omosessuale. I residenti del condominio della sauna non ne potevano più: «Andirivieni di giorno e di notte, gente stranissima, traffico convulso. Era ora che la chiudessero». Lo Marco li ascolta, non stupito, e commenta: «Non davamo fastidio a nessuno, ci hanno chiusi solo perchè è un locale per gay».

Il suo difensore, Raffaella Variglia, è sicura che l’Antares tornerà alla ribalta: «Le accuse contestate al titolare sono inconsistenti. Se all’interno della sauna i clienti prendevano accordi tra loro per incontrarsi, Lo Marco non c’entra nulla. Non vorremmo che, alla fine, sia in atto una crociata anti-gay».

MASSIMO NUMA La Stampa 25 aprile 2008


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