Le INcurie toscane
Le inCurie Toscane
Marco Accorti - Uaar Firenze
mercoledì 09 aprile 2008
La Conferenza Episcopale Toscana (Cet) da un po’ di tempo in qua non sa più a che santo votarsi dal momento che passa da una rogna all’altra e non appena riesce a far scendere il silenzio su di una, scoppia un altro bubbone. Ovviamente la curia fiorentina la fa da padrona, ma anche in periferia non si scherza. Il bello è che se le vanno proprio a cercare dal momento che la politica e le istituzioni son troppo prone per andare a mettere il dito nelle piaghe della chiesa toscana.Con don Cantini, il mistico educatore impegnato a costruire una vera chiesa fondata su particolari attenzioni verso i minori, s’è aperto il quadro edificante su come gli ultimi due cardinali di Firenze abbiano non solo coperto le sue gesta, ma abbiano anche apprezzato la sua autorevolezza magistrale elevando Claudio Maniago (nella foto in alto), l’ allievo prediletto, l’infant prodige dell’episcopato italiano, a vescovo ausiliare per eleggerlo poi al ruolo di immobiliarista curiale.
Dalle ultime notizie della stampa [1] sembra accertato che i numeri li avesse forse perché allevato da un maestro specializzato anche nell’esazione delle decime e nel riciclaggio degli oboli in operazioni immobiliari. È sull’esperienza di questo master che il nostro giovane manager in abiti talari diventa «Amministratore unico di un srl per la gestione degli immobili della curia, presidente del cda dell’agenzia di viaggi diocesana [...] ed altri incarichi molto più “temporali”», non ultimo l’aver ricoperto «con piglio manageriale un ruolo cruciale durante il Giubileo 2000».
È lui che tratta col governatore Martini per assicurarsi un affaruccio con la Regione toscana che ha permesso alla Cet d’incamerare 9 milioni di euro a fondo perduto per costruire su propri terreni o per ristrutturare alloggi di sua proprietà. In cambio l’impegno è di immettere sul mercato dell’affitto ad un prezzo calmierato queste case costruite o restaurate con i soldi di tutti noi [2]. Sarà proprio tutto così trasparente?
Si parla di un accordo che rimanda la definizione delle graduatorie dei potenziali affittuari ad un’intesa fra la Cet ed i vari Comuni coinvolti basata solo sul criterio del reddito. Sembra dunque che il battesimo non farà punteggio e che anche una coppia di fatto (eterosessuale?) avrà i titoli per essere ammessa. Vedremo.
Una cosa però lascia perplessi. Proprio in coincidenza di questo accordo è stato annunciato un bando per l’affitto a Firenze di case a prezzi calmierati per 20mila alloggi [3], un’enormità se si pensa che rappresentano il 12% dell’attuale patrimonio abitativo della città. Che senso ha allora finanziare la Cet che, nel migliore dei casi, potrà offrire appena 200 alloggi sparsi in tutta la regione e per ora non si sa neppure dove?
E qui si torna a pensare male ovvero ai miracoli di San Mattone ed alla sua predicazione con “parole un tempo bandite come ristrutturare, razionalizzare, mettere a reddito. Con il cambio di mentalità sono arrivate anche le sanatorie, i cambi di destinazione d’uso, gli sfratti e le cause con enti e inquilini” [4]. Insomma, non sarà anche questa un’operazione immobiliare in piena regola col recupero di edifici magari cadenti e di terreni su cui la Cet non avrebbe mai potuto altrimenti edificare?
Del resto non è solo la curia fiorentina a sporcarsi le mani di calcina, perché da tempo a Siena è in atto un contenzioso che vede don Acampora, l’omologo senese di Maniago, sotto inchiesta, anzi in tribunale, per degli affarucci che sanno di bruciato visto che sono andati misteriosamente a fuoco documenti sembra correlati ad accordi immobiliari non troppo cristallini. Ma dovremo aspettare la sentenza per saperne di più dal momento che le udienze si tengono a porte chiuse. Chissà perché. Neanche fosse il solito caso di pedofilia parrocchiale.
Una perla inattesa l’ha poi donata a Firenze la Caritas, prima scombussolata da beghe sindacali interne e poi assurta a livello nazionale con l’inchiesta sulle periferie degradate. A Firenze si sono domandati in tanti cosa c’entrasse l’Isolotto con Scampia o col quartiere Zen e con che impudenza si potesse presentare nella sede del Quartiere col più alto tasso di verde e di giardini pubblici un libro in cui si legge di «comprensori abitativi apparentemente vuoti tra cortili non usati e grandi giardini senza bambini» [5]; e questo proprio mentre fuori era tutto un urlio di bimbi e di genitori in festa.
Evidentemente l’indagine era stata svolta quando gli adulti erano al lavoro, gli studenti a scuola e i bimbi più piccoli negli asili, nei nidi o nelle numerose ludoteche. Già, perché il quartiere messo alla sbarra è stranamente assistito dalle strutture di Quartiere. E allora perché? Perché proprio l’Isolotto e non altri sicuramente più carenti?
La risposta era nelle cassette delle lettere che la Caritas parrocchiale aveva disseminato di volantini per invitare i condomini ad infrangere le più elementari norme della privacy: «In pratica dovete soltanto scrivere Nome, Cognome e indirizzo delle persone che secondo voi possono essere in stato di necessità, negli spazi sottostanti e sul retro di questa scheda» che poteva essere anche restituita in modo anonimo.
Dunque si invitava non solo a infrangere le più elementari norme della riservatezza, ma qualora fosse venuto fuori un caso problematico era chiaro l’intento di sostituirsi ai servizi sociali, gli unici istituzionalmente preposti ad affrontarli. Ed entrambe le cose sono state poi confermate dal bollettino parrocchiale successivo dove si dava conto sia di aver ricevuto dei dinieghi da parte di certi denunciati sia dell’attribuzione dell’assistenza ai volontari nei casi in cui era stata accolta l’intrusione.
Dunque la solita speculazione sul disagio grazie alla delazione di capiscala di dittatoriale memoria solo per accumulare crediti nei confronti dell’amministrazione comunale in modo da ottenere fondi e prebende in un quartiere dove l’assistenza delle istituzioni dimostra di funzionare tanto da dover impostare una vera e propria campagna concorrenziale su base diffamatoria.
Ecco poi scoppiare più che un bubbone una pustola piccola piccola ma purulenta allorché don Aldo Raimondi, parroco della chiesa di san Carlo e rettore della prospiciente Orsanmichele, un ibrido chiesa-museo di proprietà dello Stato, si inalbera coi musicisti delle varie orchestre che vi tengono concerti a pagamento, forse rivendicando esclusivamente a sé l’ormai diffuso privilegio di esigere un balzello qualora si voglia entrare in una delle chiese della città fuori dall’orario delle funzioni. Insomma al ruolo di esattore non ci vuol proprio rinunciare.
Ma non è finito di calare un po’ di silenzio anche su questa miserevole bega da quattro soldi che in questi giorni è venuta fuori un’altra perla da infilare nel vezzo della rapace venalità evangelica. Non sembra infatti che fosse solo don Cantini ad essere capace di spillare soldi ai propri adepti, c’era anche chi lo faceva senza dover ricorrere alle coercizioni di questo vecchio stupratore, ma facendo leva sul proprio carisma.
Questa nuova entry, don Francesco Saverio Bazzoffi, è un prelato in odore di santità visto che a sentire i suoi avvocati, ingaggiati per confutare le voci di esorcismo ed altre turlupinature di concerto con un nugolo di complici, risulta «aver ricevuto da Dio il dono della guarigione e della liberazione e lo esercita nella preghiera degli infermi» ed il fatto che ci sia un giro di soldi sui suoi conti personali - si parla di oltre 4 milioni di euro - sarebbe solo una partita di giro, un innocente parcheggio, prima di trasformarsi in opere di bene e buone azioni. Magari in borsa come sembra convinta la GdF. Chissà.
Già, perché anche lui come Maniago ha il pallino dell’investimento; del resto non si può dire che fossero due estranei dal momento che entrambi tirano i fili dalla sala dei bottoni della curia. Non a caso il certificato di sbattezzo di chi scrive, emesso dalla Cancelleria dei Matrimoni, feudo di don Bazzoffi, è controfirmato dal Vescovo Ausiliare e Vicario generale Mons. Claudio Maniago.
Chi sia il gatto e chi la volpe non è dato di sapere, certo è che Bazzoffi, in occasione del giubileo gestito dal compare, è riuscito a rimediare i 5 miliardi e 381 milioni di lire per restaurare il suo Convitto della Calza (nella foto di sopra), un relitto praticamente inutilizzato, trasformandolo in Oltrarno Meeting Center per «ospitare eventi di grande prestigio» come recita la pubblicità di questo centro congressi con un auditorium, completamente interrato sotto il chiostro, di 600 metri quadri con una sala da 400 posti. Insomma un cambio di destinazione. Chissà se questa vera e propria attività commerciale gode dell’esenzione Ici, Iva, Irpef, Ires e chissà se per la trasformazione avrà pagato anche gli oneri di urbanizzazione. Chissà che anche questo non sia stato uno dei tanti miracoli di San Mattone.
Ancora una volta però sembra che le accuse non arrivino come un fulmine a ciel sereno alla curia fiorentina, anzi era un bubbone che le alte sfere già si grattavano, tanto che il cardinale Ennio Antonelli aveva già scritto a don Bazzoffi più di un anno fa [6] per invitarlo soprattutto a tenere le mani in tasca sia per contenere le sue pulsioni taumaturgiche che lo inducevano a frequenti imposizioni guaritrici che per tenerle lontane dalle tasche altrui dalle quali sembra abbia attinto in modo non sempre lecito.
La magistratura sta andando coi piedi di piombo, non a caso sono 4 anni che ci gira intorno con cautela, perché scoprendo parecchi altarini è venuto fuori che non basterà frugare solo sotto la sua tonaca visto che i coimputati, ben 12 al momento, vestono abiti civili. L’unica cosa che solleva lo spirito è che sono tutti adulti, vaccinati e, visto che fanno parte di gruppi di preghiera, rispettosi delle leggi di Dio. Anche se un po’ meno di quelle di Cesare.
A proposito di adulti e vaccinati, sembra opportuno concludere spezzando una lancia a favore del giovane Maniago per le accuse di essere in un giro omosessuale. Be’? Se è vero che c’è di male? C’è da dubitare che alla Regina della Pace don Cantini gli abbia insegnato la pace dei sensi, ma se le cose stanno come appare almeno Maniago fa sul suo e non stupra minorenni. E poi, diciamolo francamente, sarebbe un bel colpo se la curia di Firenze potesse rivendicare il vanto di avere il primo vescovo manager italiano gay.
Resistenza Laica 9 aprile 2008


