Processi mediatici: richiami inascoltati
di Wildgreta
Se per la Federazione Nazionale Stampa Italiana, le tv dovrebbero imporsi delle regole per trattare le cronache dei processi, come leggerete nell’agenzia che riporto, io penso che i problemi siano più di uno. Il primo è che qualunque richiamo alle televisioni fatto dall’Autorità Garante delle Teecomunicazioni venga ignorato. Una multa di 200.00o euro a un canale che, attraverso una tale trasmissione, può incassarne il doppio di pubblicità, non rappresenta un deterrente adeguato. L’ultima delibera dell’Agcom, infatti, è già stata ampiamente disattesa dall’intervista di Bonolis a G.Scancarello e non mi pare sia accaduto nulla. Io penso che l’errore di base nelle trasmissioni televisive che parlano di grandi processi, sia quello di voler ricreare in uno studio un piccolo tribunale, con persone che emettono la loro sentenza per tutto l’arco del programma. Se si spiegasse tecnicamente cosa accade, o perchè una tale prova viene invalidata, facendo parlare solo degli esperti al posto degli opinionisti televisivi (sempre gli stessi), forse si farebbe meno audience, ma ne verrebbero fuori certamente trasmissioni più utili. Un’ultima cosa: se ciò che dicono le varie autorità in materia viene ignorato, a cosa servono tali organismi?
“Nel rispetto assoluto della loro autonomia, sarebbe ora che le tv si dimostrassero capaci di autoimporsi delle regole”.
È un vero e proprio appello quello che Roberto Natale, presidente della Fnsi, lancia “a tutte le emittenti, a cominciare dalla Rai” dal palco del convegno-dibattito voluto proprio dal sindacato per fare il punto sul delicato tema dei processi mediatici. L’incontro segue di poche settimane il “richiamo” dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, “e già questo deve farci indurre a fare autocritica — ha ammesso Natale -: non dovevamo essere noi per primi a chiederci ragione della mediatizzazione dei processi? Dell’uso distorto dei fatti di sangue? Della drammatizzazione degli omicidi proprio quando le statistiche ufficiali li confermano in calo? Oggi è iniziato il maxi-processo per il caso Parmalat: andrà bene se avrà dai media un ventesimo dello spazio che ha il processo per la strage di Erba: eppure è una vicenda che coinvolge migliaia di risparmiatori e ha ricadute sull’intero sistema econonico”.
Per il presidente della Fnsi, sono “molte le responsabilità da chiamare in causa: in questi giorni si parla molto degli spazi dati ai vari partiti in vista del 13 aprile, ma sarebbe un bel passo avanti anche contare quante decine di ore, da Cogne in poi, la tv ha dedicato ad ogni tipo di processo”. Natale ha anche ribadito una proposta emersa dall’ultimo congresso della Federazione, quella di “una moratoria dei dati di ascolto dei tg scorporati minuto per minuto: misurarli nella loro complessità significherebbe togliere a editori e direttori l’arma impropria della curve d’ascolto consultate ogni mattina alla stregua di moderne forme di oracolo. Pretendiamo che se ne torni a parlare, e seriamente, dopo le elezioni”.



mcarpielli ha detto,
Marzo 15, 2008 a 7:43 am
io penso sia giusto che l’informazione in Italia, che sia stampa o televisione, debba essere richiamata all’ordine, se utilizza a scopi di audience certi gravi fatti di cronaca trascurando il potenziale diseducativo sulla società del trasformare in eroi quelli che sono semplicemente dei disturbati mentali, si vedano quelli che tutti chiamano semplicemente Olindo e Rosa, ma perché umanizzarli? perché andare a giustificare i motivi per cui hanno squartato anche un bambino? perché andare a intervistare Rosa? perché usare sempre i loro nomi di persona e non i cognomi? per renderli più vicini a noi, per farci entrare in empatia con loro, alla fin fine per farci seguire sempre di più la vicenda.
Ma nessuno si pone il dubbio che magari qualcuno interpreterà che è cosa buona e giusta massacrare i vicini, i colleghi, i familiari che ci disturbano?
Questo mi preoccupa.