Il ritorno di Bonolis con l’intervista a Gianfranco Scancarello: “Il senso unico”

Marzo 3, 2008 at 17:15 (Abusi sui minori, Cronaca, Pedofilia, Rignano Flaminio) (, , , , )

Plaude un sito pro indagati:” Bellissima testimonianza, per la prima volta senza nessun contraddittorio”

Imbarazzante apertura di puntata, quella de “Il Senso della Vita” andata in onda ieri sera. Bonolis ha intervistato Gianfranco Scancarello, l’autore di  Buona Domenica indagato per pedofilia nell’indagine sulla scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio.Più che un’intervista, il risultato è stato però quello di una sorta di seduta psicoanalitico-religiosa. Un confessionale televisivo, in cui l’intervistato è stato messo a suo agio dal tono di voce caldo e comprensivo del conduttore, da luci morbide atte a favorire l’intimità della conversazione  e da sapienti movimenti di camera utili a sottolineare i passaggi clou di questa vittima di un manipolo di madri verso le quali lascia trasparire un sentimento di assoluto disprezzo.

Ma cosa ha detto Gianfranco Scancarello? Nulla di nuovo, se non quello che va ribadendo da tempo: la sua assoluta innocenza. Mentre però nelle precedenti interviste aveva mostrato quasi un sentimento di stupore verso quanto gli era capitato, qui appare più deciso e lascia intendere di essere uscito indenne dal caso giudiziario che, come aveva sempre detto, “si è poi rivelato una bufala”. Il peggio è passato, insomma, e adesso potrà ricominciare a vivere, avrà pensato qualcuno. Non viene in mente a Bonolis di ricordare al pubblico e a Scancarello che l’inchiesta è ancora in corso, che sono in atto gli incidenti probatori, e che l’autore, insieme ad altre sei persone,  è tuttora indagato per pedofilia  e che solo alla fine dell’incidente probatorio su 22 bambini, il giudice si pronuncerà per il rinvio a giudizio o per l’archiviazione del caso. No, forse sarebbe indelicato, e Bonolis è un modello di delicatezza. L’amichevole chiacchierata procede fra ricordi dolorosi come quelli dell’arresto suo e di sua moglie, e i ringraziamenti a Canale 5 per averlo accolto al lavoro il giorno dopo la scarcerazione. Per la parte del pubblico che non conosce il caso-Rignano, queste parole potrebbero far intendere che la scarcerazione equivalga ad una assoluzione. Ma, evidentemente, di informare il pubblico su come stiano davvero le cose, non interessa a nessuno.Ed ecco il culmine dell’intera intervista: a un certo punto,  Scancarello con un tono quasi intimidatorio, avverte noi del pubblico sui rischi che corriamo. E quali sono questi rischi? Essere incriminati per pedofilia in 60 milioni, da un giorno all’altro, se qualcuno una mattina si alzasse e decidesse di farlo. Un bell’esempio del rispetto per la magistratura che ogni cittadino dovrebbe avere. Il terribile monito viene poi infarcito dall’immancabile frase di Goya:”Il sonno della ragione genera mostri”. Anche Beppe Grillo ha citato recentemente questa frase, ma parlando dei politici corrotti  e della situazione italiana, l’ha rovesciata, dicendo che “qui sono i mostri ad aver generato il sonno della ragione.” 

Wildgreta 3 marzo 2008

Note:

1)Naturalmente, non una parola sui bambini di Rignano da parte di due padri famiglia come Bonolis e Scancarello .

2) Si rileva che, nella presentazione dell’intervista apparsa prima della messa in onda sul sito di Canale 5, si “ammette” che l’inchiesta è ancora in corso: “…Senza entrare nel merito di una querelle mediatico-giudiziaria, con una fase processuale ancora in corso, la presenza di Gianfranco Scancarello vuole essere soprattutto una testimonianza di un uomo che si è sentito e si sente vittima di una pubblica gogna mediatica-giudiziaria…” 

Peccato che, trattandosi di un caso giudiziario aperto, esistano delle regole da rispettare per la televisione: fornire una corretta informazione, consentire la pluralità dei punti di vista e un confronto fra le diverse tesi, sono le principali regole, unitamente al rispetto per il lavoro della magistratura e per le presunte vittime. 

3) I tagli dell’intervista (dal sito Il senso della Vita”)L’aiuto della fede, che quando si è soli, chiusi e nel buio del carcere, ti porta a costruire una croce di carta e appellarti mediante questo rudimentale cimelio sacro a qualcosa che sta oltre e sopra i nostri destini. Il valore della famiglia rappresentato (sempre in carcere) da alcune mollichine di pane formate per personificare ognuno dei suoi componenti: Il senso di gratitudine dei colleghi che ti stanno vicini, prima e dopo la scarcerazione. …”

Forse, chi ha steso la presentazione del programma, non lo aveva visto.

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