Processo a don Mauro Stefanoni:La tesi del “complotto”

Febbraio 22, 2008 at 21:08 (Cronaca, Pedofilia, Scandali ecclesiastici, abusi sessuali sui minori, violenza sessuale religiosi) (, , , )

 

BOTTA E RISPOSTA

Gli avvocati di parte civile sferrano l’attacco alla tesi del complotto. E lo fanno proprio nell’ultima udienza delle tre dedicate all’esame dell’imputato, don Mauro Stefanoni, accusato di violenza sessuale su un ragazzo che all’epoca dei fatti era minorenne. L’ex parroco di Laglio, in precedenza, aveva attaccato la famiglia della presunta vittima dicendo che ce l’aveva con lui, definendo i rapporti «scandalosi fin dall’inizio». Una delle motivazioni proposte in aula era stata la questione dei lavori di restauro dell’altare maggiore nell’abside, in cui la famiglia a lui avversa pretendeva indietro i 25 mila euro donati a tale scopo per lavori mai realizzati. «Ma non fu responsabilità mia, bensì del mio predecessore», è stata la replica di don Mauro, ribadita anche ieri. Ma le parti civili (i legali Nuccia Quattrone e Leonardo Ortelli) hanno presentato due lettere – una datata 24 settembre 2003, un’altra 17 novembre 2003 – in cui don Mauro e i componenti del consiglio parrocchiale per gli affari economici scrivevano alla famiglia della presunta vittima dicendo che «di comune accordo» con il parroco predecessore decidevano di impegnare i 25 mila euro in problemi più impellenti. Aggiungendo che non sarebbe comunque venuto meno «l’impegno del consiglio» per trovare altre fonti di finanziamento per «ricostituire» la somma per l’abside. Nella lettera del 17 novembre, inoltre, lo stesso don Mauro e la commissione evidenziavano alla famiglia come purtroppo i 25 mila euro non erano sufficienti e che ne occorrevano almeno 38 mila. Per questo motivo il 4 agosto 2004 la famiglia della presunta vittima decideva di versare ulteriori 10 mila euro a un componente del consiglio e da consegnare al parroco.
Secca, al riguardo, la replica in aula del sacerdote. «La famiglia mi chiese di fare i lavori o di restituirglieli. Esposi il problema in Curia e mi dissero che era da sciocchi perdere tanti quattrini, anche perché la famiglia era disposta a dare ulteriori finanziamenti per finire l’abside. Mi sono però trovato di fronte ad una minaccia: ti diamo altri soldi ma devi tirare fuori i 25 mila euro per l’abside».
Un altro momento delicato è stato lo scambio di domande e risposte con il presidente del collegio, Alessandro Bianchi, sulla lettera scritta da don Mauro e firmata da un parrocchiano in cui quest’ultimo annunciava di aver ceduto all’oratorio una cesta di videocassette tra cui quella a contenuto pornografico. Particolare però, quest’ultimo, che lo stesso testimone smentì in aula, ricordando di aver firmato una carta di questo tenore senza però il particolare della pornografia. «Quella lettera fu scritta due volte perché c’era stato un errore – ha ribadito ieri don Mauro – Non ricordo quale fosse l’inesattezza, ma era una cosa di poco conto». «Lei però sapeva che li dentro c’era materiale pornografico e non fece niente’», è la replica di Bianchi. «Non ho mai controllato perché non le ho mai usate. Sapevo che c’era materiale pornografico, non omosessuale». «Ma erano al primo piano, frequentato da molte persone». «No, non c’era nessuno – ha continuato don Mauro – Erano in una camera adibita a ripostiglio dove non entrava nessuno. Cosa dissi al parrocchiano per fargli firmare quella lettera’ Che mi serviva per giustificare le videocassette in Curia, non sapeva che sarebbe finita in un processo». Immediata la replica di Bianchi: «Ma qui quel signore ha negato di aver firmato la lettera. Come se lo spiega’». Nella risposta il religioso ha ipotizzato i presunti timori per la presenza dei giornalisti. «Un conto è che il vescovo venga a sapere del contenuto della cesta – ha detto – un altro che la cosa emerga in quest’aula dove c’è gente armata di penna». Mauro Peverelli

Il Corriere di Como 22 febbraio 2008

6 Commenti

  1. pincopallino2 ha detto,

    I nikname del p.c. di don Mauro Stefanoni erano “Sborra boy”, “caxxone”, “cazzone”. Senza vergogna sto prete.

  2. wildgreta ha detto,

    Lo so, i nick name di don Mauro erano agghiaccianti. Ma lui nega imperterrito qualsiasi addebito. Sinceramente, a prescindere dall’esito del processo, di preti del genere si può anche farne a meno. Così come la scuola può fare a meno dei docenti che scaricano materiale pedopornografico dai computer della scuola. In tanti altri settori della società si viene licenziati per molto meno.

  3. pincopallino2 ha detto,

    Don Mauro è completamente inattendibile. Dice di essere vittima di un complotto della famiglia del minore sin dall’inizio della sua permanenza a Laglio, ma invece era il contrario. Dice che i coloelgamenti ai siti porni-gay dal suo p.c. avvenivano a sua insaputa, di notte, a casa sua… E poi le cassette porno che dice di averle avuite da altre persone che smentiscono. E la sua paura di essere chiamato per fatti analoghi che sarebbero succesi nella precedente parrocchia.

    Lui nega, il prete. Ed è ovvio perché si difende e con esso la Curia che si disinteressa della sorte della vittima.

  4. wildgreta ha detto,

    Sono d’accordo. La chiesa e la gente non hanno bisogno di uomini così. Delle vittime, poi, non si cura nessuno. Tanto non contano. Anzi, è colpa loro se tanti “poveracci”, sono costretti a subire dei processi inutili e costosi (parola di Giovanardi!)

  5. pincopallino2 ha detto,

  6. Vivere e Morire a Como » Blog Archive » Sborra Boy II ha detto,

    [...] in passato sia a Laglio che a Ponte Tresa, abbia pure intascato si avete letto bene intascato circa 35.000 euro donati dalla famiglia per la ricostruzione dell’abside della chiesa e spesi in alt…… altro che complotto e [...]

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