gennaio 31, 2008

“Trovato dna di due sconosciuti”ma la procura smentisce

Pubblicato in: Amanda, Cronaca, omicidio meredith, Omicidio Perugia, rudy, Sollecito. tagged , a 22:44 di wildgreta

Rivelazione del quotidiano The Sun sull’omicidio di Meredith Kercher
 

Gli inquirenti: ci sono solo le tracce di Guede e Sollecito

Secondo il perito incaricato dal pm lo stupro potrebbe essere stato una messa in scena

PERUGIA – Si infittisce il giallo sull’omicidio di Meredith Kercher. Due tracce di Dna che non corrispondono al profilo di nessuno degli indagati sono stati trovati sul reggiseno della studentessa inglese uccisa a Perugia lo scorso primo novembre. La rivelazione arriva dal quotidiano The Sun, che avanza anche i dubbi sulla violenza sessuale. La notizia è stata smentita dagli inquirenti: sul corpo di Meredith ci sono state riscontrate al momento solo tracce di Rudy Hermann Guede e di Raffaele Sollecito.Il giornale inglese sottolinea che nessuna delle nuove tracce di Dna appartiene ai profili genetici della coinquilina americana della vittima, Amanda Knox, dello studente pugliese Raffaele Sollecito e dell’ivoriano Rudy Hermann Guede. Tutti e tre attualmente in carcere.

Secondo alcune fonti il nuovo Dna corrisponderebbe a persone di sesso maschile. Ma la polizia frena: “Le tracce – avrebbero detto al Sun alcuni esperti della polizia – dimostrano chiaramente che qualcuno ha toccato il reggiseno di Meredith, ma non implicano che ci siano altre due persone coinvolte nell’omicidio”.

Ma questa non è l’unica novità delle ultime ore. Il patologo Luca Lalli, incaricato dal pubblico ministero Giuliano Mignini. Il consulente del pm ieri pomeriggio si è incontrato con i colleghi nominati dalle parti e ha esposto le conclusioni dell’attività da lui svolta. Conclusioni che, una volta depositate, potranno essere messe a disposizione anche dei periti nominati dal gip, Claudia Matteini, nell’ambito dell’incidente probatorio fissato per il 19 aprile prossimo.

Secondo il dottor Lalli la morte di Meredith Kercher può essere collocata in un range più ampio rispetto a quello indicato inizialmente che parlava di un intervallo tra le 22 e le 24 della notte tra il primo e il due novembre scorso. Inoltre non risultano segni evidenti di violenza sessuale. La violenza, comunque, non può essere del tutto esclusa, perché la studentessa potrebbe essere stata costretta ad un rapporto contro la sua volontà.

La Repubblica 31 gennaio 2008

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Padre Fedele non è abbandonato e povero

Pubblicato in: abusi sessuali., Scandali ecclesiastici tagged , , a 20:00 di wildgreta

31/01/2008 20.12.47



ITALIA Precisazioni della Curia generalizia dei Minori francescani sul caso di padre Fedele


COSENZA, 31gen08 – Padre Fedele Bisceglie, il religioso accusato di violenza sessuale su una religiosa, “non è un frate abbandonato e povero. Attualmente dispone di una pensione
mensile di circa 1200 euro con il relativo accumulo maturato dal 2006 ad oggi. Tutte le misure adottate nei confronti di padre Fedele sono ‘misure cautelari’ assunte a sua tutela, ivi compreso il divieto di avere contatti con l’Oasi Francescana”. Lo precisa la curia generalizia dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, in riferimento a quanto riportato dai giornali, circa la richiesta del ftate di essere ospitato nell’oasi francescana di Cosenza, da egli stesso fondata. “Benché l’Oasi francescana sia stata fondata da padre Fedele – si precisa – la stessa Oasi è una istituzione della Provincia dell’Ordine dei frati Minori Cappuccini di Cosenza, quindi una istituzione dello stesso Ordine Cappuccino, che ne è il garante e il responsabile. L’Oasi francescana non è di proprieta’ di padre
Fedele. L’insistenza su padre Fedele ‘esiliato’ a suo tempo in Corsica – prosegue la nota – è senza alcun fondamento. P. Fedele era stato assegnato al convento di Cagliari dal Ministro Generale del tempo. Solo l’insistenza dello stesso padre Fedele di trovarsi in un convento “ancora più ritirato ed isolato” condusse successivamente alla sua assegnazione al Convento di Bastia in Corsica. Anche la dimora di padre Fedele in un convento dell’Umbria è stata scelta a seguito della richiesta
dello stesso padre Fedele di avere “un particolare sostegno psicologico e spirituale”. Per tale ragione si scelse una apposita Istituzione in Umbria”. La Curia Generale dell’Ordine dei Cappuccini ritiene “che sia proprio il caso di non insistere con insinuazioni prive di ogni fondamento e strumentali, le quali peraltro sono nocive, sotto tutti gli aspetti, allo stesso padre Fedele”.
(Agi-MANCINI)

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Delitto Perugia. La mamma e la prova del Dna in difesa di Meredith

Pubblicato in: Amanda, Cronaca, omicidio meredith, Omicidio Perugia, rudy, Sollecito. tagged , , , a 17:20 di wildgreta

 
giovedì 31 gennaio 2008
ImageAmanda Knox sta abbastanza bene, “ma soffre molto per il fatto di trovarsi chiusa in una cella sapendo di essere completamente innocente”. E’ quanto afferma la madre della giovane americana in carcere a Perugia per l’omicidio di Meredith Kercher, Edda Mellas, in un’intervista a ‘Panorama’, nel numero che sarà in edicola domani. “Le manca moltissimo la sua famiglia – afferma la donna al settimanale – e non riesce proprio a capire perché debba subire tutto questo non avendo fatto niente di male”.Delitto Perugia: tutti i pezzi. Amanda, dice Edda Mellas, “é stata sempre coerente nel dire la verità, tranne che la sera in cui è andata spontaneamente in questura per tentare di essere d’aiuto. In quella circostanza è stata interrogata per una notte intera e parte del giorno successivo, senza un legale né un traduttore professionista”. Secondo la madre, Amanda “era terrorizzata: le dicevano che in qualunque caso sarebbe andata in carcere per 30 anni, le hanno gridato addosso e l’hanno minacciata”. Subito dopo quella “situazione orribile – conclude la madre – lei ha ricominciato a dire la verità, che era la versione originale del racconto di quella notte”.ESAME DNA REGGISENO MEREDITH
Dagli esami svolti sul reggiseno di Meredith Kercher – la studentessa inglese uccisa a Perugia lo scorso 1 novembre – emerge che i profili del dna presenti sono soltanto di Rudy Hermann Guede e di Raffaele Sollecito, oltre a quello della vittima. Secondo quanto si apprende dagli inquirenti, le analisi scientifiche fin qui effettuate non confermano la voce, riportata da alcuni media, secondo cui sull’indumento sarebbero stati isolati altri due profili di Dna che non apparterrebbero ne ai tre giovani in carcere (oltre a Rudy e Raffaele, Amanda Knox) ne a Patrick Lumumba Diya, il quarto indagato, che però é libero.

Fondazione italiani 31 gennaio 2008

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PEDOFILIA/ TELEFONO ARCOBALENO: MATERIALI ONLINE +131% IN 5 ANNI

Pubblicato in: Abusi sui minori, Pedopornografia tagged , a 15:18 di wildgreta

Italia tra i Paesi più coinvolti per domanda e acquisto

Milano, 31 gen. (Apcom) – La pedofilia su internet è un fenomeno in crescita: in cinque anni, dal 2003 al 2007, il numero di presenze annuali di materiali pedofili online è aumentato del 131,65%. E’ la denuncia di Telefono Arcobaleno, associazione che da 12 anni lotta contro pedofilia e pedopornografia su internet. Il rapporto dell’associazione sulla pedofilia online negli ultimi cinque anni (2003-2007) evidenzia come il fenomeno sia soprattutto europeo: il 92% dei bambini sfruttati è europeo, come il 61% dei clienti e consumatori della pedofilia online, mentre l’86% dei materiali pedofili rilevati in rete e il 52% dei siti legati al pedobusiness sono allocati in Europa.

Nel 2007 Telefono Arcobaleno ha raccolto 39.418 rilevazioni e denunce complessive di materiali pedofili e scoperto 7.065 siti legati al pedobusiness: l’ultimo anno è stato da record per la pedofilia online, con più di tremila segnalazioni al mese. In tutto denunce e rilevazioni sono state 96.565 in cinque anni, oltre 50 al giorno.

L’Italia, pur non ospitando più dal 2003 siti contenenti materiali pedopornografici, è tra i Paesi maggiormente coinvolti sul fronte della domanda di materiali illegali e quindi della fruizione e dell’acquisto degli stessi. Telefono Arcobaleno nell’anno appena passato ha ottenuto una percentuale di chiusura dei siti segnalati del 99,01%, abbattendo la percentuale di “siti pedofili resistenti” o critici dal 3,8% del 2003 allo 0,99% del 2007.

Nel corso degli anni è cambiato il profilo delle vittime della pedofilia online: l’età media stimata dei bambini sfruttati è passata da 10 a 7 anni, con punte più basse. Nel 2006 e nel 2007 si è attivata la produzione di nuovi materiali pedofili, filmati e fotografie: grazie alle nuove tecnologie i primi hanno superato le seconde per numero. Cambiano anche i sistemi di promozione: si diffondono filmati o seriedi foto dissimulati e protetti e resi noti con un passaparola virtuale protetto. Il “pedobusiness” cresce in misura più che proporzionale rispetto alla pedofilia online, la fascia di età dei bambini maggiormente coinvolti va dai 7 ai 14 anni, con immagini di bimbi anche molto piccoli.

Telefono Arcobaleno segnala che l’accesso a un sito pedopornografico costa in media 80 dollari, mentre un sito “pedopay” frutta mediamente 34mila dollari al giorno. Il Pedobusiness frutta quotidianamente alle organizzazioni criminali oltre 13 milioni di dollari.

Il rapporto denuncia anche il ritardo di alcune legislazioni nazionali sul tema, che non consentono di intervenire, la divulgazione di materiali pedofili cosiddetti “minori” (disegni, pitture) in siti ospitati in Stati Uniti, Olanda e Germania, oltre che la divulgazione della cosiddetta “cultura pedofila”. Secondo l’associazione c’è un pesante debito di intervento di moltissimi Isp-Host nell’attività sistematica di prevenzione e di controllo con riguardo alla pubblicazione nei propri spazi internet di siti pedofili.

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L’omicidio di Meredith, sul reggiseno trovato Dna di due uomini sconosciuti

Pubblicato in: Amanda, Cronaca, omicidio meredith, Omicidio Perugia, rudy, Sollecito. tagged , , , a 15:11 di wildgreta

Rivelazione del quotidiano The Sun, sull’indumento ci sarebbero tracce
di persone mai coinvolte nell’inchiesta. Dubbi sulla violenza sessuale

Secondo il perito incaricato dal pm lo stupro potrebbe essere stato una messa in scena

PERUGIA – Si infittisce ancora il giallo sull’omicidio di Meredith Kercher. Due tracce di Dna che non corrispondono al profilo di nessuno degli indagati sono stati trovati sul reggiseno della studentessa inglese uccisa a Perugia lo scorso primo novembre. La rivelazione arriva dal quotidiano The Sun , che avanza anche i dubbi sulla violenza sessuale.

Il giornale inglese sottolinea che nessuna delle nuove tracce di Dna appartiene ai profili genetici della coinquilina americana della vittima, Amanda Knox, dello studente pugliese Raffaele Sollecito e dell’ivoriano Rudy Hermann Guede. Tutti e tre attualmente in carcere.

Secondo alcune fonti il nuovo Dna corrisponderebbe a persone di sesso maschile. Ma la polizia frena: “Le tracce – avrebbero detto al Sun alcuni esperti della polizia – dimostrano chiaramente che qualcuno ha maneggiato il reggiseno di Meredith, ma non implicano che ci siano altre due persone coinvolte nell’omicidio”.

Ma questa non è l’unica novità delle ultime ore. Il patologo Luca Lalli, incaricato dal pubblico ministero Giuliano Mignini. Il consulente del pm ieri pomeriggio si è incontrato con i colleghi nominati dalle parti e ha esposto le conclusioni dell’attività da lui svolta. Conclusioni che, una volta depositate, potranno essere messe a disposizione anche dei periti nominati dal gip, Claudia Matteini, nell’ambito dell’incidente probatorio fissato per il 19 aprile prossimo.

Secondo il dottor Lalli la morte di Meredith Kercher può essere collocata in un range più ampio rispetto a quello indicato inizialmente che parlava di un intervallo tra le 22 e le 24 della notte tra il primo e il due novembre scorso. Inoltre non risultano segni evidenti di violenza sessuale. La violenza, comunque, non può essere del tutto esclusa, perché la studentessa potrebbe essere stata costretta ad un rapporto sessuale contro la sua volontà.

Ma una rilettura della perizia del dottor Lalli, sottolinea ancora il Sun, mette in evidenza l’ipotesi di una simulazione, “per far apparire che la ragazza sia stata vittima di un attacco sessuale. Inoltre il Dna di Guede trovato in Meredith sono “cellule della pelle delle dita e non sperma”.

L’esperto già l’8 novembre scorso aveva presentato una pre-relazione nella quale sosteneva che Meredith era morta per uno shock ‘metaemorragico’ da lesione al collo inferta con uno strumento ‘vulnerante’ e che, sulla base dei rilievi relativi alla digestione, era possibile indicare che la morte si era verificata alle 23, con uno scarto minimo e massimo di un’ora. In base agli ultimi elementi invece, anche se l’orario rimane compatibile con quello dato inizialmente, cambiano i margini che sembrano essere più ampi.

Maggiori chiarimenti in merito alla causa della morte della studentessa inglese sarebbero arrivati anche dagli elementi forniti dai dati istologici e tossicologici a disposizione del consulente del pm, grazie ai quali è stato possibile fornire precisazioni ulteriori rispetto a quelle emerse nella pre-relazione. Anche se la morte rimane riconducibile alla lesione sul collo, la vittima, prima di morire, avrebbe inalato il suo stesso sangue aggiungendo un elemento di soffocamento.

(La Repubblica 31 gennaio 2008)

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Meredith: sul reggiseno 2 tracce di Dna, ma non sono di Amanda, Rudy o Sollecito

Pubblicato in: Cronaca tagged , , , , , , , a 12:16 di wildgreta

La notizia è riportata dal quotidiano inglese The Sun

E il giudice dispone il rinvio di 60 giorni del deposito delle perizie legali. L’udienza slitta al 19 aprile

PERUGIA - S’ingarbuglia il mistero dell’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia lo scorso 1° novembre, e si allungano i tempi per avere il risultato delle perizie. Il quotidiano inglese The Sun, riporta giovedì che sono state trovate due ulteriori tracce di Dna sul reggiseno della vittima, ma queste non corrisponderebbero ai profili genetici degli accusati del delitto: Amanda Knox, Rudy Guede e Raffaele Sollecito. Mentre in precedenza, affermano i periti, altre tracce rinvenute sul reggiseno di Meredith sarebbero riconducibili a Sollecito e a Rudy, queste ultime due sarebbero di tipo diverso, e dimostrerebbero almeno che l’indumento della vittima sarebbe stato toccato anche da altre persone. Questo, precisa una fonte della polizia di Perugia citata dal Sun, non implica che altre persone siano implicate nell’omicidio, ma che il reggiseno è stato toccato da altri soggetti, magari mentre era appeso ad asciugare.NO SEGNI VIOLENZA SESSUALE – Ma non è l’unica novità. La morte di Meredith Kercher può essere collocata in un tempo più ampio rispetto a quello indicato inizialmente che parlava di un intervallo tra le 22 e le 24 della notte tra il 1° e il 2 novembre scorso. Non risultano inoltre segni evidenti di violenza sessuale. Sono le conclusioni del consulente Luca Lalli, nominato dal pubblico ministero Giuliano Mignini. Il perito al momento tende inoltre a escludere l’ipotesi della violenza sessuale, della quale non sarebbero emersi elementi. Violenza che comunque non può essere del tutto esclusa perché la studentessa potrebbe essere stata costretta a un rapporto sessuale contro la sua volontà. Lalli l’8 novembre scorso aveva presentato una pre-relazione nella quale sosteneva che Meredith era morta per uno shock metaemorragico da lesione al collo inferta con uno strumento vulnerante e che, sulla base dei rilievi relativi alla digestione, era possibile indicare che la morte si era verificata alle 23, con uno scarto minimo e massimo di un’ora. In base agli ultimi elementi invece, anche se l’orario rimane compatibile con quello dato inizialmente, i margini sembrano essere più ampi. Per quanto riguarda la violenza sessuale, infine, secondo il perito non ci sono elementi di fatto che possano portare a ipotizzarla.RINVIO DI 60 GIORNI – Il gip di Perugia, Claudia Matteini, ha prorogato di sessanta giorni il deposito della perizia medico legale sulla morte della Kercher, accogliendo la richiesta avanzata dai periti Giancarlo Umani Ronchi, Anna Aprile e Mariano Cingolani. L’udienza, che era stata fissata per il 2 febbraio, è stata quindi rinviata al 19 aprile. Il quesito cui i periti dovranno dare risposta attiene l’ora, l’accertamento della violenza sessuale, la causa della morte e la compatibilità tra il coltello sequestrato a casa di Sollecito (con il dna di Amanda e Meredith) e la ferita al collo.
La Stampa
31 gennaio 2008  

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Meredith: sul reggiseno 2 tracce di Dna, ma non sono di Amanda, Rudy o Sollecito

Pubblicato in: Cronaca tagged , , , , , , , a 12:02 di wildgreta

La notizia è riportata dal quotidiano inglese The Sun

E il giudice dispone il rinvio di 60 giorni del deposito delle perizie legali. L’udienza slitta al 19 aprile

PERUGIA - S’ingarbuglia il mistero dell’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia lo scorso 1° novembre, e si allungano i tempi per avere il risultato delle perizie. Il quotidiano inglese The Sun, riporta giovedì che sono state trovate due ulteriori tracce di Dna sul reggiseno della vittima, ma queste non corrisponderebbero ai profili genetici degli accusati del delitto: Amanda Knox , Rudy Guede e Raffaele Sollecito. Mentre in precedenza, affermano i periti, altre tracce rinvenute sul reggiseno di Meredith sarebbero riconducibili a Sollecito e a Rudy, queste ultime due sarebbero di tipo diverso, e dimostrerebbero almeno che l’indumento della vittima sarebbe stato toccato anche da altre persone. Questo, precisa una fonte della polizia di Perugia citata dal Sun, non implica che altre persone siano implicate nell’omicidio, ma che il reggiseno è stato toccato da altri soggetti, magari mentre era appeso ad asciugare.NO SEGNI VIOLENZA SESSUALE – Ma non è l’unica novità. La morte di Meredith Kercher può essere collocata in un tempo più ampio rispetto a quello indicato inizialmente che parlava di un intervallo tra le 22 e le 24 della notte tra il 1° e il 2 novembre scorso. Non risultano inoltre segni evidenti di violenza sessuale. Sono le conclusioni del consulente Luca Lalli, nominato dal pubblico ministero Giuliano Mignini. Il perito al momento tende inoltre a escludere l’ipotesi della violenza sessuale, della quale non sarebbero emersi elementi. Violenza che comunque non può essere del tutto esclusa perché la studentessa potrebbe essere stata costretta a un rapporto sessuale contro la sua volontà. Lalli l’8 novembre scorso aveva presentato una pre-relazione nella quale sosteneva che Meredith era morta per uno shock metaemorragico da lesione al collo inferta con uno strumento vulnerante e che, sulla base dei rilievi relativi alla digestione, era possibile indicare che la morte si era verificata alle 23, con uno scarto minimo e massimo di un’ora. In base agli ultimi elementi invece, anche se l’orario rimane compatibile con quello dato inizialmente, i margini sembrano essere più ampi. Per quanto riguarda la violenza sessuale, infine, secondo il perito non ci sono elementi di fatto che possano portare a ipotizzarla.RINVIO DI 60 GIORNI – Il gip di Perugia, Claudia Matteini, ha prorogato di sessanta giorni il deposito della perizia medico legale sulla morte della Kercher, accogliendo la richiesta avanzata dai periti Giancarlo Umani Ronchi, Anna Aprile e Mariano Cingolani. L’udienza, che era stata fissata per il 2 febbraio, è stata quindi rinviata al 19 aprile. Il quesito cui i periti dovranno dare risposta attiene l’ora, l’accertamento della violenza sessuale, la causa della morte e la compatibilità tra il coltello sequestrato a casa di Sollecito (con il dna di Amanda e Meredith) e la ferita al collo.

La Stampa 31 gennaio 2008  

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gennaio 30, 2008

Cambia l’ora della morte di Meredith Kercher e non ci sono segni di violenza per il consulente dell’accusa

Pubblicato in: Cronaca tagged , , , , a 22:39 di wildgreta

 31/01/2008

Il consulente del pubblico ministero avrebbe in parte cambiato quanto sostenuto nella pre relazione. Confermata la mancanza di segni di violenza sessuale

Non erano passate che poche ore dalla notizia del differimento del termine assegnato ai periti per le loro conclusioni sulla morte di Meredith Kercher che fioccano le prime indiscrezioni sulla posizione del consulente Luca Lalli, nominato dal pubblico ministero Giuliano Mignini.
Innanzitutto, secondo il perito dell’accusa, la morte della giovane inglese può essere collocata in un intervallo di tempo più ampio rispetto a quello indicato inizialmente:tra le ore 22 e le ore 24 della notte tra il primo e il due novembre scorso.
In base agli ultimi elementi invece, anche se l’orario rimane compatibile con quello dato inizialmente, cambiano i margini che sembrano essere più ampi. Maggiori chiarimenti in merito alla causa della morte della studentessa inglese sarebbero arrivati anche dagli elementi forniti dai dati istologici e tossicologici a disposizione del consulente del pm, grazie ai quali è stato possibile fornire precisazioni ulteriori rispetto a quelle emerse nella pre-relazione.
Il perito al momento tende inoltre ad escludere l’ipotesi della violenza sessuale, della quale non sarebbero emersi elementi. Violenza che comunque non può essere del tutto esclusa (circostanza ancora al vaglio degli investigatori impegnati nella ricostruzione delle modalità dell’ omicidio) perchè la studentessa potrebbe essere stata costretta ad un rapporto sessuale contro la sua volontà.
La relazione del consulente del pm non è stata ancora depositata ma, ieri pomeriggio, il perito si è incontrato con i colleghi nominati dalle parti ai quali ha esposto le conclusioni dell’attività da lui svolta. Conclusioni che, una volta depositate, potranno essere messe a disposizione anche dei periti nominati dal gip, Claudia Matteini, nell’ambito dell’incidente probatorio fissato per il 19 aprile prossimo.
Anche se la morte rimane riconducibile alla lesione riportata sul collo, la vittima, prima di morire, avrebbe inalato il suo stesso sangue aggiungendo un elemento di soffocamento.

Fonte: TAM TAM 31 GENNAIO 0RE 00.20

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Pedofilia: prof in video con ragazzi, inchiesta a Saluzzo

Pubblicato in: abusi sessuali sui minori, Cronaca, Pedofilia, Pedopornografia tagged , a 18:34 di wildgreta

2008-01-30 17:12
Ripreso in atteggiamenti intimi con minori ecuadoriani
(ANSA)-TORINO, 30 GEN-Il pm di Saluzzo si occupera’ di Renato Maltoni,insegnante arrestato perche’ in possesso di video in cui e’ in atteggiamenti intimi con minori. Sono ragazzi e bambini ecuadoriani. Lo hanno stabilito i giudici del tribunale del Riesame in base a una questione legata alla competenza territoriale. Il professore di scuola media insegna in Argentina, stipendiato dal Ministero degli Esteri italiano.L’inchiesta e’ nata nel 2005 dopo un controllo della Gdf.

Garlasco, le prove della difesa di Stasi: «Chi ha ucciso Chiara fuma: non è Alberto»

Pubblicato in: Cronaca tagged , , , a 12:42 di wildgreta

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di Claudia Guasco                                   
GARLASCO (30 gennaio) – L’innocenza di Alberto è tutta nel fumo di sigaretta. «L’esame tossicologico sul corpo di Chiara Poggi sarà uno dei capisaldi e dimostrerà che non è stato Stasi ucciderla», annuncia Angelo Giarda, il difensore del bocconiano unico indagato per l’omicidio dell’ex fidanzata massacrata la mattina nel 13 agosto nella sua villetta di Garlasco.

Nei prossimi giorni sarà depositata la consulenza tecnica della difesa, firmata da Francesco Maria Avato, e secondo i legali del bocconiano rappresenterà il punto di svolta nelle indagini. Perché stabilirà che nelle ore prima del delitto accanto a Chiara c’era una persona, e quella persona non è Alberto. L’esame tossicologico disposto dal pm di Vigevano Rosa Muscio ha infatti rivelato che nei capelli castani di Chiara c’erano tracce di nicotina. «Le analisi hanno messo nero su bianco che la sostanza si è accumulata non per inspirazione del fumo di sigaretta – spiega Giarda – bensì perché la giovane è stata a contatto con un fumatore». E Alberto Stasi non fa parte della categoria. E’ questa la nuova pista che la difesa del ragazzo sta seguendo e che si accinge a segnalare alla procura.

«Per il momento non faremo nomi su eventuali persone coinvolte nel delitto – dice l’altro legale di Stasi, l’avvocato Giuseppe Colli – ma daremo indicazioni molto concrete al magistrato». A cominciare dall’identikit dell’assassino di Chiara, che dai rilievi effettuati a casa Poggi avrebbe lasciato orme corrispondenti a una scarpa numero 40, mentre Alberto ha il 42. E poi ci sono le modalità del delitto e le incongruità contestate dagli investigatori al ragazzo nel suo racconto sul ritrovamento del corpo della fidanzata.

«Nella consulenza – afferma Giarda – viene ricostruita la dinamica dei fatti in modo diverso da quanto accertato dai Ris, e in modo da non condurre la dinamica dell’assassinio a Stasi». Le cui scarpe pulite, uno dei punti centrali dell’accusa, sono tutt’altro che incompatibili con la scena del delitto. In base alla foto scattate, infatti, Avato ha realizzato una ricostruzione corredata da grafici per dimostrare che quella mattina Alberto «ha avuto ampio spazio per muoversi senza sporcarsi le scarpe». Infine il computer, nel quale gli inquirenti hanno trovato materiale pedopornografico: secondo l’accusa è il movente dell’omicidio, per la difesa foto e filmati sono stati scaricati involontariamente.

Stasi intanto continua la sua vita di sempre. Studio, sport, uscite con gli amici. «Sta bene – dice chi lo frequenta – compatibilmente con un’accusa del genere sulla testa». La tesi è in dirittura d’arrivo, a marzo la laurea in Bocconi.

 Il Messaggero 30 gennaio 2008

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