dicembre 31, 2007
Buon anno a tutti i visitatori di questo blog
di Wildgreta
Avrei voluto chiudere il 2007 con una bella notizia ma poi ho pensato che, da questo blog che si occupa di cronaca e di tutela dei minori, sarebbe stato giusto ricordare alcune delle tante piccole vittime di abusi. C’è un solo articolo in rete su questo tema, e anche se molto duro, vorrei che qualcuno di voi lo leggesse, perchè se è vero che è giusto guardare avanti stanotte, è anche giusto ricordare chi soffre o è volato via perchè usato da qualcuno come un oggetto. A tutti i bambini che affollano questo articolo, va il mio pensiero dell’ultimo dell’anno.
Note di Wildgreta: da questo articolo manca il caso dell’asilo di Ponton (Verona), dove 3 insegnanti sono stati assolti dall’accusa di abusi su una decina di bambini. Le parti civili sono ricorse in appello.
«Le foto pedopornografiche scaricate per sbaglio»
GARLASCO (30 dicembre) – Foto finite per sbaglio nel computer di Alberto e che il ragazzo ha visto solo di sfuggita. Con quelle immagini proibite il giovane bocconiano non ha nulla a che fare. Così i legali di Alberto Stasi, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi e da una decina di giorni anche per detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico, replicano alle nuove accuse della procura di Vigevano che aggravano ulteriormente la posizione del ventiquattrenne di Garlasco. Gli avvocati sostengono infatti che Alberto avrebbe scaricato per errore le fotografie e i filmati pornografici con protagonisti ragazzini in tenera età, tutto materiale trovato dagli esperti nella memoria del computer oggetto della perizia.
Un’ipotesi che Gianluigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, respinge con
decisione. «Se errore c’è stato, ci troviamo di fronte a un evento veramente strano – commenta in un’intervista alla “Provincia pavese” – perché si sarebbetrattato di un triplice errore. La procura contesta infatti non solo la detenzione, ma anche la divulgazione di foto pedo-pornografiche. Questo significa che il materiale avrebbe dovuto essere scaricato dal computer, poi trasferito su una chiavetta portatile e quindi diffuso via internet. Un errore reiterato, di fronte al quale diventa difficile pensare a una casualità. Ma anche se fosse stato uno sbaglio, Chiara avrebbe reagito con indignazione vedendo quelle immagini».
Anche gli inquirenti non credono alla casualità: i film e le foto nel computer di Alberto, di cui una parte cancellata, facevano parte di un archivio ben strutturato – spiegano – la cui catalogazione risale almeno al dicembre di un anno fa. Impossibile, sostengono, che un numero così cospicuo di file sia stato scaricato, conservato nella memoria del computer e divulgato involontariamente.
Alberto ha trascorso il Natale chiuso nella villetta di via Carducci, con i genitori e pochi amici. I genitori di Chiara, Rita e Giuseppe Poggi, e il figlio Marco hanno invece trascorso il 25 dicembre a casa della famiglia Cappa. Per loro è stato un Natale doloroso, il primo senza Chiara, sulla cui tomba hanno portato un fiore. Ma sono stati tanti gli amici e i conoscenti che in questi giorni sono andati al cimitero di Pieve Albignola per pregare, lasciare fiori e messaggi dedicati alla giovane. «Chiara nel primo Natale senza di te tu vivi nei nostri cuori», recita un
biglietto.
Il Messaggero 30 dicembre 2007
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dicembre 30, 2007
«Minacciava i giovani e prometteva favori tramite gli amici politici»
L’atto di accusa
ROMA — Li avrebbe spogliati, palpeggiati, baciati. Li avrebbe costretti ad avere rapporti sessuali. Giochi erotici che don Gelmini avrebbe organizzato all’interno della comunità Incontro di Amelia. Vittime, i ragazzi che cercavano di uscire dal tunnel della tossicodipendenza. E lo avrebbe fatto, come sottolinea il pubblico ministero nel capo d’imputazione, «minacciando di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite dette conoscenze ».
Nella «rete» di don Pierino, così come viene individuata dall’accusa, ci sono anche i collaboratori più stretti. Quelli che avrebbero tentato di convincere, in cambio di soldi e di una promessa di lavoro, uno dei giovani a ritrattare. Il prezzo del silenzio sarebbe stato diviso in più rate da 500 euro. In un caso il denaro sarebbe stato consegnato attraverso un bonifico online.
Le richieste sessuali
Sono nove i ragazzi che avrebbero subito la violenza, due erano minorenni. Uno di loro sarebbe stato costretto «fino a tutto il mese di ottobre 2007» e cioè quando il sacerdote era già stato interrogato e dunque sapeva di essere sotto inchiesta. Nel provvedimento il magistrato descrive nei particolari le presunte
avances di don Gelmini. E poi aggiunge: «L’indagato li induceva a soddisfare le proprie richieste sessuali commettendo il fatto nella comunità Incontro di Amelia di cui era responsabile e tenuto, come pubblico ufficiale o comunque incaricato di pubblico servizio, alla cura, vigilanza, educazione e custodia di soggetti in stato di tossicodipendenza, abusando delle condizioni di inferiorità psico-fisica derivanti da tale stato». Contesta poi l’aggravante «per aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persone tali da ostacolare la pubblica e privata difesa, con abuso di poteri e con violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione o il pubblico servizio e alla qualità di ministro di un culto e con abuso di autorità e di relazioni domestiche o di coabitazione o di ospitalità». Il primo a rivelare che cosa sarebbe avvenuto nella struttura di recupero è stato Michele Iacobbe, 34 anni. La sua de nuncia fu archiviata nel 2002, ma lui non si è arreso. L’ha ripresentata quattro anni dopo e così ha determinato l’apertura di una nuova indagine. Dice di aver cominciato a subire violenza nel 1999 quando, come sottolinea il magistrato nel provvedimento, «era sottoposto a detenzione domiciliare presso la comunità e quindi privato della libertà personale ».
Dopo di lui, altri si sono fatti coraggio e hanno parlato. M.L., anche lui ai domiciliari, ha descritto che cosa avveniva quando il sacerdote lo chiamava nella sua stanza. La maggior parte ha messo a verbale fatti che sarebbero avvenuti tra il 2003 e il 2004. Come D.G., entrato in comunità per decisione del tribunale dei minori di Perugia che gli aveva concesso «l’affidamento in prova». Don Gelmini avrebbe cominciato a manifestargli le sue attenzioni particolari quando aveva 19 anni. La stessa età di M.S. che ha raccontato di aver subito «per almeno quindici volte e fino all’ottobre scorso».
L’inquinamento delle prove
Violenze, ma anche tentativi di depistare le indagini sono descritti nel provvedimento del pubblico ministero. La «rete» si sarebbe attivata alla fine dello scorso anno. Patrizia Guarino, madre di una delle presunte vittime, G.P., «dopo aver saputo le accuse mosse da suo figlio durante l’interrogatorio del 15 novembre 2006 presso la squadra mobile, comunicava le circostanze a Pierluigi La Rocca che lo comunicava a don Gelmini, aiutandolo a eludere le investigazioni». La Rocca è uno dei collaboratori più stretti del fondatore di Incontro. Ora è indagato per favoreggiamento, insieme alla donna e ad un altro dipendente della comunità, Giampaolo Nicolasi. Il pubblico ministero ricostruisce nei dettagli quella che definisce «la loro attività illecita »: «Dopo aver appreso da Guarino dell’esistenza di indagini su don Gelmini e dopo vari colloqui telefonici con la stessa Guarino, La Rocca si recava ad Avellino presso l’abitazione della donna e di suo figlio». Le date diventano a questo punto fondamentali. Il viaggio avviene il 24 novembre 2006. «Mediante offerta di lavoro — contesta il magistrato — La Rocca obbligava G.P. a scrivere una lettera, inviata il 29 novembre successivo alla polizia e alla procura della Repubblica di Terni in cui falsamente affermava di aver reso le dichiarazioni del 15 novembre “in evidente stato confusionale e sotto effetto di psicofarmaci”, aiutando don Gelmini».
La Rocca e Nicolasi sono anche accusati di aver «indotto con un’offerta di lavoro e somme di denaro che venivano effettivamente corrisposte al G.P. in varie occasioni (il 3 aprile 2007 vaglia online di 500 euro) a ribadire mendacemente al pm il contenuto della lettera e più in generale la falsità delle precedenti accusa a carico di don Gelmini e altre circostanze non veritiere, senza riuscire nell’intento perché il 31 maggio 2007 G.P., sentito come indagato per calunnia nei confronti di don Gelmini, ribadiva le accuse e affermava il carattere non spontaneo e mendace della lettera del 24 novembre 2006».
Il primo giugno scorso, durante l’istruttoria, La Rocca è stato interrogato su questo episodio e ha affermato: «Nel novembre del 2006 ero ad Avellino a casa di questa persona ed effettivamente ho assistito alla redazione della missiva, ma non sono stato io a chiedergli di scriverla ». Ma poi ha ammesso che don Ezio Miceli, amico di don Pierino «ha regalato 5.000 euro alla madre del ragazzo perché ne aveva bisogno».
Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera 28 dicembre 2007
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Madame web,strage di Erba, i guaritori dei gay
PEDOFILIA ROMA/ TRIBUNALE,PERIZIA SU IDONEITA’ BIMBO CHE ACCUSA MAESTRO
Processo a Roma, udienza rinviata al 21 febbraio prossimo
Roma, 18 dic. (Apcom) – Un’altra perizia per capire se il bimbo che accusò il suo maestro elementare, è idoneo a testimoniare. Lo ha disposto la VI sezione collegiale del tribunale di Roma, innanzi al quale è cominciato oggi il processo all’insegnante, M.R., di 43 anni, originario di Capua della scuola elementare ‘Alberto Manzi’, accusato di violenza sessuale aggravata e continuata.
Nella prossima udienza, che si terrà il 21 febbraio prossimo, verrà conferito l’incarico ad un neuropsichiatra infantile, e saranno ascoltati i primi testi citati dal pm Anna Maria Teresa Gregori: il preside dell’istituto comprensivo di via del Pigneto, un collega dell’imputato, ed il padre del piccolo. Agli atti il rappresentante dell’ufficio dell’accusa – secondo il difensore – Michele Gentiloni Silverij – non aveva inserito le dichiarazioni del bimbo, che aveva all’epoca dei fatti 10 anni.
Secondo la Procura, l’uomo avrebbe approfittato durante la pausa della ricreazione del piccolo, baciandolo e obbligandolo a succhiargli un dito. I fatti sarebbero avvenuti, tra settembre del 2006 e febbraio di quest’anno, per almeno 6 o 7 volte. L’avvocato Silverij ha spiegato: “Mi ha sorpreso l’assoluta fiducia nella giustizia del mio assistito, che è da tempo sospeso dall’incarico”. A parere del penalista durante l’istruttoria i compagni di classe del piccolo, ascoltati in un teatro parrocchiale, non hanno mai confermato le accuse.
dicembre 29, 2007
Don Gelmini: Meluzzi, tragedia mediatica
Note di Wildgreta:
Mi piacerebbe che nei casi in cui qualcuno viene indagato per abusi sessuali o molestie, ci fosse più rispetto per la magistratura che indaga. In tutti i casi gli interessati affermano che si tratta di un equivoco, parlano di accuse infondate, di caso mediatico,eccetera eccetera. Il fatto che poi, secondo lui, chiunque possa essere accusato di qualsiasi cosa è ridicolo. Capisco che questa sia l’unica linea difensiva possibile ma dal momento che il professor Meluzzi si è espresso nello stesso modo anche su altri casi di abuso sessuale, mi piacerebbe sapere se per lui la colpa è sempre dei media che “montano casi inesistenti” o se il problema della tutela di minori e delle persone psicologicamente fragili sia reale e grave come dicono i dati ufficiali a livello mondiale.
PEDOFILIA, CHIESTO PROCESSO PER CRITICO D’ARTE ALESSANDRO RIVA
Omnimilano- (OMNIMILANO) Milano, 21 dic – Chiesto il rinvio a giudizio nei confronti del critico d’arte Alessandro Riva, agli arresti domiciliari dallo scorso giugno per presunti abusi su quattro bambine minori di 10 anni. L’udienza preliminare e’ stata fissata per il prossimo 25 gennaio davanti al gup Paola Di Lorenzo.
Cronaca – 21 dicembre 2007 15:12
Notizie su: Strage di Erba- Suicidio minore transgender - Il Papa dichiara guerra a satana? -Delitto Garlasco. Alberto tradito anche dagli amici: “si sapeva che era gay” -Preti pedofili/ vescovo di Tenerife: alcuni minori provocano- News in english su Wildgreta Social www.wildgreta.blogspot.com
dicembre 28, 2007
Lucca: autista di scuolabus arrestato con l’accusa di abusi sessuali su minori
| Friday 28 December 2007 | |
| Lucca – Tutto è partito quando in procura a Lucca si sono presentati i genitori di una bambina di 9 anni che hanno raccontato che alcuni giorni prima la piccola era stata riportata a casa in scuolabus con un’ora di ritardo senza spiegazioni plausibili e poco dopo aveva iniziato ad accusare disturbi. È partita così l’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Fiorenza Marrara e condotta dalla polizia giudiziaria.La bimba ha raccontato di aver subito abusi in più di un’occasione da parte dell’autista e ha confermato tutto nel corso dell’incidente probatorio condotto in un ambiente protetto allestito all’ospedale Campo di Marte. Nel corso dell’inchiesta, che ha coinvolto decine di persone, è stata ascoltata anche la figlia, ora maggiorenne, dell’autista e anche lei ha raccontato di aver subito abusi sessuali dal padre all’età di 11 anni. Ora l’uomo è agli arresti domiciliari e stamani sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia nell’ufficio del giudice per le indagini preliminare Alessandro Dal Torrione, che ha firmato l’ordine di custodia cautelare ipotizzando il reato di violenza sessuale. |
Radio Nostalgia Toscana
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Non ci sono tracce di sangue sotto le scarpe di Sollecito
Secondo la difesa non ci sono tracce di sangue sotto le scarpe di Raffaele Sollecito la cui suola, secondo l’accusa, è invece compatibile con un’impronta, nel frattempo sparita anche se ne resta la fotografia, rilevata nel sangue accanto al cadavere di Meredith Kercker, la studentessa inglese uccisa a Perugia lo scorso 1° novembre in via della pergola.
Nei laboratori della polizia scientifica sarebbero terminati gli accertamenti sia sulle scarpe – che avrebbero appunto dato esito negativo – sia sul coltello sequestrato a casa del giovane barese e su cui è stato individuato il dna di Amanda Knox e di Meredith.
Dunque neppure sul coltello dna di Sollecito.
Una ulteriore traccia di sangue della studentessa inglese, invece, sarebbe stata trovata dagli esperti sulla tavoletta del water dello stesso bagno dove sono state repertate diverse tracce di sangue con il dna di Amanda e il dna misto di Amanda e Mez.
dicembre 27, 2007
Parabita:mamma omicida ottiene i domiciliari
22/12/07
Fonte:telenorba
Don Gelmini, chiuse le indagini. Si va verso il rinvio a giudizio
Otto le presunte vittime di abusi
Gli episodi di molestie sessuali contestati al fondatore della Comunità Incontro sarebbero avvenuti dal 1999 al 2004 e due delle vittime all’epoca dei fatti sarebbero stati minorenni. Dei tre imputati di favoreggiamento personale uno è ancora collaboratore del sacerdote nella Comunita Incontro, mentre un altro lo è stato in passato.
“L’infamia non mi tocca”, aveva detto l’ottantaduenne sacerdote davanti a trecento sostenitori venuti ad accoglierlo l’agosto scorso nella casa madre della Comunità Incontro di Amelia sulle colline dell’Umbria. “Credevano che don Pierino mollasse”, tuonò l’anziano religioso dal palco.
“Pensavano di avere a che fare con un coniglio, invece hanno trovato un cane che morde. Volevano prendersi la comunità”, e chiuse il prologo con il gesto dell’ombrello. “Sto portando la croce : sono innocente e per questo assolutamente tranquillo”.
Eppure le accuse sembrano circostanziate. “Mi palpava, baciava e in più occasioni mi ha costretto ad atti sessuali”, raccontò Michele Iacobbe, ex tossicodipendente, il primo grande accusatore di don Gelmini, già in carcere a Teramo per una serie di reati compresa l’estorsione e la calunnia.
“Quell’uomo mi ha rovinato”, disse Iacobbe riferendosi a don Gelmini. “Mi ha costretto a fare delle cose che non avrei mai voluto. Mi diceva: tagliati i capelli, dai lo faccio io che corti mi piacciono di più, dammi un bacio per favore”.



