Giovanardi:anche per Cucchi parole umane

Giovanardi: «Cucchi drogato,è morto perché anoressico»«Era in carcere perché era uno spacciatore abituale».
di Wildgreta
Dopo i bambini vittime di pedofili, Giovanardi prosegue il suo brillante lavoro di sottosegretario alla famiglia, prendendosela con Stefano Cucchi.Giovanardi non sa che per la morte del ragazzo sono indagate molte persone, o se lo sa, finge di ignorarlo.Sono queste le doti che fanno di un uomo comune un uomo di potere: faccia tosta, pietà sotto il livello del mare e assenza di anima.Se qualcuno dei frequentatori del blog (inclusi quelli indagati), possiede queste caratteristiche, ha un radioso futuro davanti a sè.
Cucchi: indagati per omicidio carabinieri, agenti e detenuti
morto a roma Gli accertamenti sulla morte del 31enne Stefano Cucchi, deceduto in ospedale dopo l’arresto, proseguono. Sotto inchiesta gli uomini delle forze dell’ordine e i carcerati che hanno condiviso gli ultimi giorni con lui.
ROMA - Prime iscrizioni sul registro degli indagati, da parte de pm romani Maria Francesca Loy e Vincenzo Barba, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi: è il 31enne romano deceduto all’ospedale “Sandro Pertini” il 22 ottobre scorso (forse dopo un pestaggio). Il giovane era stato arrestato sei giorni prima per spaccio. L’accusa è omicidio preterintenzionale (oltre le intenzioni). A rispondere della fine di Cucchi sono persone che – in carcere o durante i trasferimenti – hanno avuto contatti col giovane dal momento dell’arresto fino all’arrivo a Regina Coeli: detenuti, carabinieri, agenti della polizia penitenziaria. Si sta valutando se contestare l’ipotesi di omicidio colposo ai medici che hanno curato il ragazzo.
Le cartelle cliniche
Intanto le cartelle cliniche di Cucchi da ieri sono online(abuondiritto.it, italiarazzismo.it, innocentievasioni.net). “Un modo per fare emergere la verità”, ha detto Luigi Manconi, presidente di “A Buon Diritto”.
Scoppia la polemica
Ieri c’è stato anche un botta a risposta fra il sottosegretario Carlo Giovanardi (Pdl)e la famiglia del giovane. Il politico aveva detto che Cucchi era morto “perché drogato e anoressico”. “Parole del tutto gratuite”, per la sorella di Stefano, Ilaria. City
BUFERA SUL SOTTOSEGRETARIO. L’IDV INSORGE: «SI DIMETTA
Giovanardi: «Cucchi drogato,è morto perché anoressico»«Era in carcere perché era uno spacciatore abituale».
La famiglia del ragazzo: «Non merita repliche»
ROMA – «Stefano Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore abituale. Poveretto, è morto, e la verità verrà fuori, soprattutto perchè pesava 42 chili». Le frasi del sottosegretario con delega per la lotta alla droga ,Carlo Giovanardi, intervenuto a «24 Mattino» su Radio 24 per parlare di droga, hanno scatenato l’ennesima, aspra polemica politica. Parlando di Cucchi, Giovanardi ha continuato: «La droga ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente… E poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato… Certo, bisogna vedere come i medici l’hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così».
LA SORELLA REPLICA – Immediata la replica di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, dai microfoni di Cnrmedia: «A Giovanardi che fa queste dichiarazioni a titolo gratuito, rispondo semplicemente che il fatto che Stefano avesse problemi di droga, noi non l’abbiamo mai negato, ma questo non giustifica il modo in cui è morto». E conclude: «Non voglio aggiungere altro, la cosa che ha detto si commenta da sola».
IDV E PD – Le parole di Giovanardi hanno scatenato immediatamente la reazione dell’opposizione. «Il sottosegretario Giovanardi si dovrebbe vergognare delle sue affermazioni, palesemente false, sulla morte di Stefano Cucchi. Le sue parole sono sconcertanti e dimostrano che non ha rispetto per la verità dei fatti, per le istituzioni, per le forze dell’ordine e per il dolore della famiglia. Per questo si deve dimettere» ha sottolineato il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi. «Di fronte ad un caso come quello di Stefano Cucchi, su cui è indispensabile ed urgente fare chiarezza quanto prima, le parole del sottosegretario Giovanardi sono il peggio che certa politica possa esprimere al cospetto di una tragedia umana su cui gravano dubbi e sospetti di responsabilità esterne» ha sottolineato invece Roberto Giachetti del Pd.
LA NOTA – Scoppiata la polemica politica, Giovanardi è tornato sull’argomento con una nota: «Sono stato il primo ad esprimere solidarietà alla famiglia del giovane Stefano Cucchi per quello che di certo c’è nella sua tragica fine: e cioè che nei giorni della degenza ospedaliera si è permesso che arrivasse alla morte nelle terribili condizioni che le foto testimoniano». «In tutto questo certamente la droga ha svolto un ruolo determinante, perché è stata la causa della fragilità di Stefano, anoressico, tossicodipendente e soggetto a crisi di epilessia, secondo le sue dichiarazioni: ma proprio le sue patologie non dovevano e non potevano indurre i medici a prendere per oro colato le sue presunte volontà. Qui sta il nodo: secondo me – ha concluso Giovanardi – hanno perfettamente ragione i familiari che pretendevano di essere coinvolti, ma anche i medici sono oggi in difficoltà davanti a chi sostiene che la volontà del paziente deve sempre essere rispettata. Ma la volontà di Stefano, in quelle condizioni, era davvero così chiara?».
I TEST – In precedenza Giovanardi aveva anche parlato dei test volontari antidroga che partono lunedì per i parlamentari: «Non c’è alcuna demagogia – ha detto – Ho dato un’opportunità ai parlamentari di fare il test e dire ai cittadini “io faccio il legislatore, devo essere una persona equilibrata”. Negli Stati Uniti lo stato di salute del candidato presidente è un affare nazionale. Per la dignità di un parlamentare, davanti alle generalizzazioni come quelle che tentarono “le Iene” che hanno voluto far credere che il Parlamento sia una grande fumeria d’oppio, è giusto potersi sottoporre a un test, se lo vuole fare».
LA CARTELLA CLINICA – Intanto è on line, sui siti di abuondiritto.it, italiarazzismo.it, innocenti evasioni.net, la documentazione clinica di Cucchi. «Non c’è alcun mistero sulla morte di Stefano Cucchi. Può sembrare paradossale, ma tutto è documentato e leggibile negli atti», queste sono le parole del professor Luigi Manconi riferite dall’onorevole Giuseppe Giulietti dell’associazione Articolo21. «E si tratta di un atto di accusa che non può essere ignorato, né dalle istituzioni, né dalla politica né, per quanto ci riguarda, dai media. Per queste ragioni – prosegue Giulietti – l’associazione Articolo21 non solo ha deciso di riprendere la documentazione ma anche di chiedere a tutti i blog e a tutti i siti di linkare i video e la documentazione pubblicata. Ci auguriamo, infine, che tutte quelle trasmissioni che hanno trovato il tempo e lo spazio per dedicare ore ed ore di trasmissioni ai delitti di Cogne, di Perugia, di Garlasco vogliano finalmente dedicare analoghe attenzione alla vergognosa vicenda di Cucchi o a quella già dimenticata di Aldo Bianzino o alla restituzione della memoria e della verità alla famiglia Aldrovanti di Ferrara, la cui vicenda per molto tempo fu circondata da un silenzio complice ed omertoso. Comprendiamo che si tratti di “delitti più scomodi” e meno utilizzabili all’industria della paura ma non per questo si può fingere di non vedere, di non sentire e di non sapere».
Corriere della Sera 09 novembre 2009
FALSI ABUSI E GIUSTIZIERI: L’EPILOGO

(Foto Archivio: Qualcuno “scrive ai giornali”)
DI WILDGRETA
Dopo la condanna di suo figlio per pedofilia, Vittorio Apolloni, presidente dell’associazione Falsi Abusi, ha dovuto rallentare la sua attività a sostegno degli indagati per reati a danno di minori. Così le redazioni dei quotidiani planetari dovranno per un po’ fare a meno delle sue “statistiche” sulla falsità del 90% degli abusi sui minori, delle sue relazioni sulla falsità degli abusi in tutte le scuole materne d’Italia, dei suoi trattati sulla non credibilità dei bambini di qualsiasi generazione, sull’isteria di centinaia di genitori dai 20 ai 50 anni divisi in gruppi e presenti un po’ in tutte le regioni. E soprattutto dovrà limitare il numero dei convegni, che organizzava senza risparmio da un capo all’altro della penisola.
Gli indagati per pedofilia saranno costretti a cercare in rete il famoso decalogo per evitare le false-accuse -di-genitori-isterici.E i giornalisti “amici”, sempre pronti a pubblicare gli ultimi numeri sui falsi abusi, come faranno? Con cosa nutriranno i loro avidi lettori?
Niente paura, altri porteranno avanti il prezioso lavoro di disinformazione, magari non saranno così bravi, magari non possiederanno tutte le sue conoscenze, ma sono giovani, e “si faranno”.
In molti avevano riposto grandi speranze nel sociologo Stefano Zanetti, che firmava gli articoli del blog Il Giustiziere, ma Pino La Monica gli è stato fatale: oggi si è saputo che Zanetti, già consulente di La Monica, è indagato per aver cercato di far ritrattare un testimone.Essere indagati non è una condanna, ma certo è seccante.E sul blog leggiamo con tristezza questo suo messaggio:
“il-giustiziere ha detto…Il blog chiude a tempo indeterminato.Ringrazio tutti i lettori che mi sono stati vicino in questi anni.mercoledì, novembre 04, 2009″
Ho voglia di piangere, ma cerco di farmi forza. In fondo, l’armata dei ” Falsi Abusi” ha fatto scuola, ha insegnato a molti una filastrocca travestita da ragionamento scientifico, ha inventato “esperti internazionali di chiara fama”, ha esaltato cattedratici di università misconosciute, ha trasformato anonimi libelli in pietre miliari della letteratura, defininendo i giudici che assolvevano “competenti”, mentre quelli che condannavano “incapaci”. Ha denigrato psicologi, periti dell’accusa e pubblici ministeri, additandoli al pubblico ludibrio.
Oggi, due alfieri della battaglia in favore degli adulti contro i bambini che li accusano, sono stati investiti da un ciclone.In attesa che si riprendano, porgo i miei più
Cordiali Saluti
Wildgreta
6 novembre 2009-www.wildgreta.wordpress.com
Reggio Emilia: 10 anni di abusi sulla figlia

Ha costretto la figlia di soli 11 anni a subire e compiere atti sessuali, ha legato l’altro figlio a un letto con delle catene, percuotendolo con la cinghia. Ha sottoposto la moglie a continue vessazioni e minacce di morte. Un’intera famiglia di un paese del nostro appenino ha subito in silenzio, per quasi 10 anni, le violenze di un uomo, che si faceva chiamare padre, o marito. Per una madre e i suoi due figli, che hanno vissuto nella paura, ora l’incubo è finito. I carabinieri di Castelnovo Monti hanno arrestato un operaio di 53 anni. Le accuse contro di lui pesano come macigni: violenza sessuale nei confronti della figlia minorenne, maltrattamenti in famiglia, violenza privata.
Secondo la ricostruzione dei fatti operata dagli inquirenti le violenze sarebbero inziate una decina di anni fa, protraendosi fino a marzo 2008, quando la moglie ha trovato il coraggio di chiedere il divorzio. Le vittime hanno raccontato ai militari di continui scatti d’ira, percosse per futili motivi con pugni, calci e cinghiate, fino agli abusi sessuali sulla figlioletta allora minorenne. La moglie veniva sistematicamente minacciata di morte con coltelli, schiaffi e frasi offensive. Per garantirsi l’impunità al momento della separazione ha nuovamente costretto i famigliari a non denunciarlo. Ma a fine estate 2008 i militari del capitano Mario Amoroso, grazie al rapporto confidenziale con i cittadini del territorio, sono venuti a conoscenza della vicenda. Al termine delle indagini il sostituto procuratore Maria Rita Pantani ha riscontrato gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’operaio 53enne. Il Gip Angela Baraldi ha emesso così l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dell’uomo.
di GIULIA GUALTIERI.Telereggio 6 novembre 2009
Tommy, Sentenza Appello: Ergastolo per Alessi 30 anni ad Antonella Conserva
La Corte d’Assise di Bologna d’appello ha confermato la sentenza di primo grado: per Alessi è stata però esclusa l’aggravante di aver agito con crudeltà, annullato dunque l’isolamento diurno. Il manovale rapì e uccise il piccolo di 18 mesi Tommaso Onofri
La Corte d’Assise di Bologna d’appello ha confermato la sentenza di primo grado: per Alessi è stata però esclusa l’aggravante di aver agito con crudeltà, annullato dunque l’isolamento diurno. Il manovale rapì e uccise il piccolo di 18 mesi Tommaso Onofri
Mario Alessi Carcere a vita per l’assassino di Tommy. Ergastolo per il manovale siciliano Mario Alessi, trent’anni per la sua compagna Antonella Conserva, anche lei giudicata come complice in quell’atroce sequestro-omicidio del 2 marzo 2006. Questa è la sentenza della Corte d’Assise d’appello di Bologna. Il legali di entrambi i condannati portebbero ricorrere in Cassazione: per ora però, resta confermata la sentenza di primo grado. Sia Alessi che la Conserva sono colpevoli per quella atroce “operazione” messa in atto oltre tre anni fa.
La Corte, presieduta da Aldo Ranieri, ha deciso dopo circa 6 ore di camera di consiglio. I giudici hanno escluso nei confronti di Mario Alessi l’aggravante della crudeltà ed hanno eliminato l’isolamento diurno per il condannato.
Nella notte del 2 marzo, Alessi, insieme al suo complice Salvatore Raimondi, fecero irruzione nella villetta di Casalbaroncolo della famiglia Onofri. I due – così come la compagna di Alessi, Antonella Conserva – conoscevano quella casa perchè, come manovali, avevano partecipato al restauro della abitazione. Secondo l’accusa, i due operai si erano messi in testa che la famiglia Onofri – il capofamiglia Paolo, la moglie Paola e i due figli Sebastiano e Tommy – avesse in disponibilità una grossa cifra di denaro. Decisero così di rapire il piccolo Tommaso, diciotto mesi appena, per chiedere un riscatto. Quella telefonata, agli Onofri, non arrivò mai. Per un mese le forze dell’ordine, la famiglia, i media, l’Italia intera si sono chiesti che fine avesse fatto quel bambino: i rapitori lo uccisero subito, la notte del 2 marzo, sul greto del torrente Enza in strada del Taglione. Lo ammazzarono perchè, a quanto sostennero allora, presero paura alla vista delle volanti (che in quella zona facevano controlli antiprostituzione) e perchè in fondo quel bimbo, agitato, piangeva troppo. Il corpicino di Tommy fu ritrovato un mese dopo. Poi gli arresti, per Alessi, Salvatore Raimondi (processato con rito abbreviato) e Antonella Conserva, che non partecipò fisicamente al sequestro ma fu complice e prese parte alla progettazione del rapimento.
Oggi, in aula, prima della condanna di secondo grado, la difesa di Mario Alessi ha tentato un ultimo colpo ad effetto. “Mario Alessi ha partecipato al sequestro, ma non ha ucciso il piccolo Tommaso Onofri la sera del 2 marzo 2006 a Parma”. Questa la linea difensiva che il suo legale, l’avvocato Laura Ferraboschi, ha ribadito per chiedere la derubricazione del capo di imputazione, da sequestro di persona a scopo di estorsione con morte dell’ostaggio come conseguenza voluta a morte come conseguenza non voluta. L’avvocato ha spiegato che il suo assistito, a differenza di Raimondi, ha evitato il giudizio abbreviato, che garantisce uno sconto di pena di un terzo, proprio per poter dimostrare la sua estraneità al delitto. Ferraboschi ha anche chiesto che sia tolta l’aggravante della crudeltà e che siano concesse le attenuanti generiche. Ma gli appelli della legale non sono stati ascoltati dalla Corte. Alessi, sconterà la detenzione a vita.
(la repubblica 04 novembre 2009)
Pedofilia, Rignano: Dalle terapie antifumo all’infanzia, chi è Franco Ettorre, consulente alla Olga Rovere?
(Maria Teresa Manara, preside dell’IC Olga Rovere di Rignano Flaminio dall’anno scolastico 2007/2008 in una foto satirica inviatami da un affezionato utente del blog)
di Wildgreta
Giunti alla terza intervista rilasciata nell’ultimo mese, è ora di conoscere un po’ meglio Franco Ettorre, il medico che la preside Manara (subentrata a Loredana Cascelli, nell’anno scolastico 2007/2008), ha chiamato come suo consulente personale all’Istituto Comprensivo Olga Rovere e che pare abbia aperto uno sportello di ascolto all’interno della stessa scuola, quasi in sordina, visto che molti genitori non ne conoscevano neppure l’esistenza. Cercando in rete qualche notizia sul dottor Ettorre, non ho purtroppo trovato null’altro che una serie di corsi per smettere di fumare.Magari la sua attività non è stata pubblicizzata in rete, ma certo le terapie antifumo hanno poco a che fare con i bambini.Sullo stesso sito in cui vengono pubblicizzate le terapie antifumo di Ettorre, però, vi è anche un comunicato stampa del 2008, in cui il medico viene definito “criminologo”.
E allora, la domanda che sorge spontanea è cosa c’entri la criminologia con le terapie antifumo, ma questo, naturalmente, è un dubbio personale che, magari, altri potrebbero chiarire. In quel comunicato del 2008, però, il dottor Ettorre parla a sorpresa del caso di pedofilia di Rignano Flaminio, e dice addirittura di essere in possesso di informazioni sconosciute agli inquirenti.Da alcune confidenze ricevute dalle colleghe delle maestre, il dottore-criminologo-antifumo-esperto di infanzia, avrebbe evinto che a Rignano Flaminio non è successo nulla.
Come mai, allora, non si è recato subito dagli inquirenti? E’ un mistero.Nella dichiarazione di ieri sul quotidiano Libero, però, il dottor Ettorre si spinge oltre, bollando le perizie sui genitori di Rignano Flaminio, come male interpretate dai periti che le hanno redatte. Sembra quasi che il dottor Ettorre conosca genitori, alunni e docenti della Olga Rovere come le sue tasche: peccato che non abbia mai incontrato nessuna delle persone coinvolte nell’inchiesta, almeno fra i genitori e i bambini.
Il dottor Ettorre, nell’intervista di Libero, poi, diventa anche “psichiatra”.A questo punto abbiamo un medico che è:psicologo clinico, criminologo, psichiatra, ed esperto in terapie antifumo. Saranno tutti questi titoli, forse, a permettergli di definire il caso Rignano, “Paranoia collettiva” e le dichiarazioni dei bambini, “”memorie influenzate”, in cui i piccoli sarebbero stati spronati “ad affermazioni assurde attraverso il meccanismo cognitivo della ‘confabulazione’”. Insomma, questo dottore che non era presente a Rignano all’epoca dei fatti, con le sue conclusioni, cerca di stracciare tutti i periti del caso.Dimenticavo: ma nella sua attività, si è mai occupato di infanzia?
Peccato che si tratti di un caso di pedofilia e non di un film, altrimenti la trama sarebbe davvero originale. Di seguito, tutti i comunicati citati e uno stralcio dell’intervista rilasciata a Libero, ieri 3 novembre.Riguardo alla preside, signora Manara, non era presente all’epoca dei fatti, quindi non credo possa esibirsi in assoluzioni improvvisate.Inoltre, il suo ruolo, dovrebbe sconsigliarle simili uscite pubbliche che a nulla servono, se non ad alimentare tensioni in un luogo come la scuola, che avrebbe invece bisogno di tranquillità. Naturalmente, se il dottor Ettorre, volesse inviarci maggiori informazioni sulla sua attività, saremo lieti di pubblicarle.
dal quotidiano Libero del 3 novembre 2009:
«Nella scuola di Rignano nessuna pedofilia Solo paranoia collettiva fra i genitori»
Le ricostruzioni logistiche e l’analisi del profilo psicologico dei genitori avvalorano la tesi che a Rignano Flaminio non ci sia stato alcun caso di pedofilia, ma un caso da manuale di caccia alle streghe e di pensiero paranoide collettivo. Ne sono convinti la preside dell’Olga Rovere, Maria Teresa Manara, e il consulente medico della scuola di Rignano Flaminio, Franco Ettorre. «Il ragionamento persecutorio che può aver mosso le accuse risiede benissimo in tutte le persone normali», dice lo specialista in psicologia clinica riferendosi ai genitori che hanno denunciato le maestre. «Sono sufficienti tratti paranoidi per dare origine a costruzioni che non hanno una corrispondenza con la realtà esterna». Da ormai tre anni al lavoro nella scuola che in tanti hanno definito “degli orrori”, il medico si è convinto dell’innocenza degli imputati e – a una settimana dalla prima udienza – ha deciso di parlare. Secondo lui, nelle perizie dei consulenti chiamati dalla Procura a valutare l’equilibrio psicologico dei genitori c’è un errore metodologico. Ad esempio, in una perizia sul profilo di un genitore che aveva sporto denuncia si dice che quest’ultimo vive interiormente le “sue drammatiche vicende infantili sotto forma di pensiero disarmonico e con una visione minacciosa della realtà e con l’attitudine a vivere l’autorità come persecutoria.” Ma poi, visto che il genitore è una persona complessivamente sana, il perito non conclude – cosa che fa invece Ettorre – che “quei tratti sono più che sufficienti per avviare con paura una costruzione tutta mentale, soprattutto se rinforzata all’esterno da altre simili”. Resterebbero però le deposizioni dei bambini, che invece avvalorano la tesi dell’accusa. Per questo lo psichiatra della scuola parla di “memorie influenzate”. In sostanza i piccoli sarebbero stati spronati “ad affermazioni assurde attraverso il meccanismo cognitivo della ‘confabulazione’”.
Di studiare “l’impossibilità logistica” si è invece occupata la preside Manara (…)”È praticamente impossibile appartarsi con i bambini. Se osserviamo la scansione della giornata nella nostra scuola, vediamo che l’ingresso è dalle 8 alle 9 con i genitori che arrivano e lasciano i loro bambini. Subito dopo a ciascuna maestra si affiancano i docenti di inglese, di musicae di religione. Alle 10 passano gli addetti alle mense per ritirare gli ordini per il pranzo, subito dopo arriva il furgone del pane per portare le merende. Anche dalle 11 alle 13 in ogni classe ci sono almeno due insegnanti. Il che significa che per portare via i bambini le insegnanti dovrebbero essere state d’accordo. Ma le maestre indagate non erano delle stesse sezioni e non erano mai in compresenza”».
Cercando in rete notizie su questo “esperto di infanzia”, troviamo le seguenti note:
Nasce il centro antifumo dell’università telematica Unisu
Roma, 08/09/2008 (informazione.it – comunicati stampa) L’Unisu è la prima Università telematica italiana ad aver istituito un Centro antifumo per fumatori motivati a comprendere ed affrontare il problema della dipendenza.
Gli incontri di gruppo per dieci persone si svolgeranno nell’arco di due mesi per un totale di dieci incontri settimanali della durata di 50 minuti.
Si svolgeranno a scelta dei partecipanti o il mercoledì dalle 19 alle 20, o il sabato dalle 11,50 alle 12,50 nella sede dell’Ateneo in Via Casalmonferrato,2b (Re di Roma) 00182 Roma.
Gli incontri (contributo unico di 150 euro) sono condotti dal Dr. Franco Ettorre, medico psicologo e consulente nella campagna antifumo del 2007 dell’Istituto Superiore di Sanità.
Per le prenotazioni telefonare a Centro antifumo Unisu al numero 06.7025968 int.5. Per saperne di più si può ascoltare su www.unisu.tv l’intervista di Mimmo Tartaglia, direttore del TG e di Unisu TV, al Dr. Franco Ettorre il quale spiega come tutti possono smettere di fumare, solo con un pizzico di buona volontà. Unisu tv trasmetterà nelle prossime settimane altre interviste al Dr. Ettorre, le testimonianze di fumatori pentiti (tra cui il Dir. Gen. dell’Ateneo, Alfredo Pizzoli) e numerosi servizi sui costi economici e sociali (90 mila morti all’anno) legati al consumo delle sigarette.
A Unisu tv i misteri di Rignano Flaminio. È una grave omissione?(fonte)
Roma, 24/05/2008 (informazione.it – comunicati stampa) Il criminologo Franco Ettorre, psicologo, consulente della Preside della scuola di Rignano Flaminio, nel corso di una intervista a Unisu TV ha rivelato alcuni particolari di quella vicenda che ha sconvolto la vita della cittadina della provincia romana. Pur non potendo scendere in particolari, essendo la vicenda giudiziaria non ancora conclusa, il dott. Ettorre ha rivelato comunque che l’innocenza dei docenti è fuori discussione e che la decisiva dichiarazione fattagli da una collega dei docenti incriminati, sicuramente riferita anche alla polizia giudiziaria, non sarebbe stata comunicata ai magistrati, con gravi pregiudizi sul prosieguo dell’inchiesta.
Il video dell’intervista in oggetto si trova qui: WEB TV “UNISU TG”
Testata giornalistica dell’Università telematica Unisu “Niccolò Cusano”
Direttore resp. Mimmo Tartaglia. Reg. Trib. Roma n.11 del 19/1/2007
Autore wildgreta-3 novembre 2009- riproduzione vietata
ACCUSATO DI STUPRO ASSOLTO PERCHE’ SI DICHIARA IMPOTENTE

di Wildgreta
Un settantaseienne tormenta una sessantenne.Erano amici, ma lui forse voleva qualcosa di più di una semplice amicizia, e così un giorno si sarebbe avvicinato alla donna commettendo abusi sessuali.La nostra legge considera violenza sessuale anche i toccamenti, quindi non c’è bisogno che vi sia penetrazione per commettere un reato.E allora come mai è stata tenuta in considerazione una perizia medica che certificava l’impotenza dell’uomo? Ecco i fatti:
ACCUSATO DI STUPRO ASSOLTO PERCHE’ SI DICHIARA IMPOTENTE
MELEGNANO 03/11/2009 - Una sentenza che non passerà inosservata e potrà suscitare nuove polemiche. Accusato di violenza carnale e minacce ai danni di una donna di oltre sessant’anni, impegnata come perpetua parti time,un 76enne residente in un paese alle porte di Melegnano è stato assolto per rito abbreviato dal gip Andrea Pirola. La difesa attende il deposito delle motivazioni del verdetto anche se per ora sembra esclusa l’ intenzione di denunciare per calunnia la sedicente vittima. I due, lui, stimato, conosciuto in paese e con famiglia, lei, pensionata, perpetua per una delle parrocchie del paese, erano amici da molti anni. Non è chiaro se vi fosse anche dell’affatto, fatto sta che a un certo punto, nel 2007, l’amicizia si interrompe bruscamente con un litigio. Sarebbe stata la donna in particolare, sostiene la procura, a non voler più incontrare l’attempato amico e a non rivolgergli più la parola. Il motivo sfugge. Ma, secondo la querela presentata dalla pensionata, lui non si sarebbe rassegnato. Dapprima avrebbe chiesto chiarimenti, poi si sarebbe trasformato quasi in uno “stalker”, reato non contestato in quanto non previsto all’epoca dei fatti, cercando di avvicinarla persino mentre lei faceva le pulizie in parrocchia. Alla fine, questo sosteneva la pubblica accusa, un giorno il 76enne sarebbe riuscito ad avvicinarla a tradimento e avrebbe commesso abusi sessuali. La difesa, contestando radicalmente la ricostruzione dei fatti, ha puntato su alcune testimonianze, non facili da reperire vista la delicatezza del contesto, e su una perizia medica, con la quale è stato sostenuto che l’uomo fosse già da diversi anni impotente. Da qui l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”, estesa anche all’accusa di minacce. Chiara Keller
CRONACAQUI 3 NOVEMBRE 2009
DELITTO VIA POMA, MARTA RUSSO: SECONDO GABRIELLA CARLIZZI SONO COLLEGATI

Pubblico uno stralcio dell’interessante ricostruzione del delitto di via Poma fatta da Gabriella Carlizzi e tratta da uno dei suoi siti:”il delitto di via Poma”
DELITTO DI VIA POMA: CHI IDEO’ L’UCCISIONE DI MARTA RUSSO, PER OSTACOLARE LA VERITA’ SULLA MORTE DELLA SEGRETARIA DELL’AIAG, SIMONETTA CESARONI?
IL CERCHIO SI STRINGE E TORNA A CONGIUNGERE I PUNTI ESTREMI DELLA CIRCONFERENZA…… LE “NOVITA’” SUL GIALLO DI VIA POMA, ALTRO NON SONO CHE LE IPOTESI DEGLI INQUIRENTI, QUELLE STESSE PER CUI FURONO BLOCCATI, DA STRUMENTALI FATTI DI SANGUE…
C’ERA GIA’ TUTTO AGLI ATTI, FIN DA QUANDO SE NE OCCUPO’ IL PM CATALANI!
I GIP, PERO’, RIGETTAVANO LE RICHIESTE DEL PM……
IL FAVOREGGIAMENTO COSTO’ MOLTO….. E AI FONDI NERI SI AGGIUNSE IL SACRIFICIO DI MARTA RUSSO…..
Agli inquirenti romani nulla importa del telegramma “della Carlizzi”, con richiesta formale di interrogatorio, e “alla Carlizzi” importa ancora meno , facciano pure, ciascuno è responsabile del proprio agire, e dell’immagine che presenta di se stesso alla pubblica opinione, e davanti a Perugina, competente per Roma, cui girerò la mia richiesta “IGNORATA”!
Ciò non impedisce che “la Carlizzi” continui a seguire le inchieste su cui ha lavorato, e nelle quali è stata ascoltata come testimone, anzi un motivo in più per ricordare ciò che, se troppo remoto nel tempo, potrebbe essere riciclato come nuovo, o come la tanto attesa “svolta clamorosa”.
Meglio abbassare i toni e il clamore, perché il buon senso e la logica, portano a concludere che seppure si recuperasse la verità, tutta poi da dimostrare innanzi in un’aula ai Giudici, dopo 14 anni, nessuno meriterebbe lodi o riconoscimenti, nulla che vada oltre una scarsissima sufficienza.
Dunque, innanzitutto c’è da dire che di una via di fuga dell’assassino, alternativa a quella ufficiale dal cancello di via Poma, si parlò già nei primi giorni successivi al delitto, indicando esattamente l’uscita laterale dello stabile, e si specificò anche l’importanza dell’ascensore, e la conoscenza da parte dell’assassino di percorsi interni che potevano conoscere solo due o tre persone…… tutti erano in vacanza, e il conto lo si fece sui presenti, portiere incluso.
Si sviluppò una approfondita indagine, anche circa l’assenza di sangue nello studio ove fu ritrovato il corpo di Simonetta, e si escluse che si fosse pulito il tutto così bene e senza fretta, riducendo solo a due, le circostanze possibili: o le coltellate furono inferte dopo la morte della ragazza, o il corpo era stato portato nell’appartamento all’interno 7, già cadavere, evenienza quest’ultima che prese corpo quando si decise di incriminare il giovane Valle, nipote dell’anziano nonno lì residente, e figlio del notissimo avvocato, a sua volta fratello dell’altrettanto noto architetto……
A questo punto, le indagini accertarono anche la vera proprietà dello stabile di via Poma 2, riconducibile ai Servizi Segreti, elemento questo che induce a dedurre che scelta del personale addetto alle mansioni dello stabile, deve necessariamente essere ricaduta su soggetti consapevoli di una situazione di particolare responsabilità, come potrebbe essere per un custode di un museo, o di una qualunque area “protetta”.
I numerosi studi legali, siti all’interno di quel condominio, avevano incarichi difensivi in vicende molto delicate e “riservate”.
Insomma, per far parte del condominio di via Poma, occorrono determinati requisiti….. e penso di essermi spiegata.
Oggi sono convinta, che colui che vidi entrare il 7 agosto del ’90 in via Poma 2, dopo le 17.30, se ebbe qualche ruolo nella vicenda, forse già sapeva dell’accaduto, e si prestò ad allestire uno scenario, diverso dalla realtà dei fatti, ma comunque verosimile.
Una mia cara amica, docente alla Sapienza alla facoltà di Architettura, quella sera sentì un amico, e lo trovò sconvolto……
E si discusse anche delle macchioline di sangue, fino a convincersi, dopo la scoperta dei denari nelle cassette di sicurezza della Bnl di piazza Fiume, che l’assassino doveva essere qualcuno da “coprire”, se si fu costretti a pagare qualcun altro…… 400.milioni più 350 milioni, delle vecchie lire…… e non erano pochi!
Chi si dovave “coprire”?
Il maniaco sessuale? L’amante segreto? L’agente del Sisde? O un appartenente ad una famiglia, già provata, e che non poteva subire un tale scandalo?
E se ci si era mossi per far perdere le tracce dell’assassino, naturalmente il presupposto era che lo si conoscesse?
Tutto questo per un maniaco sessuale? Appare improbabile.
Un agente del Sisde, quel determinato agente? Avrebbe tolto un peso soprattutto al Sisde una eventuale cattura, e poi a quell’ora Simonetta era già morta.
E dunque? Rimangono due figure, ambedue pratici del palazzo e dei percorsi, e l’uno, tiene di mano all’altro.
In che senso?
Torna in ballo il computer: l’ordine (ad uno), era di far sparire quella lista di nomi, e di consegnarlaa chi sarebbe passato nel pomeriggio a prenderla.
Questo ci prova, non ci riesce.
Subentra l’altro, che trattiene e s’infuoca sulla ragazza,riesce a portarsela in un altro appartamento, mentre il “compare” cerca nell’ufficio dell’Aiag, ciò che gli è stato chiesto e che dovrà a breve consegnare.
Dall’altra parte, si concreta il dramma: che fare?
Innanzitutto riportare la vittima sul posto di lavoro….. tutto deve apparire convincente, e poiché Simonetta non avrebbe aperto forse nemmeno al fidanzato, si indusse il sospetto portando il corpo esangue nella stanza del capo…..Alt! Come si sarebbero messe le cose? Un capo è un capo, e un capo che dispone di un ufficio in via Poma 2, è un capo di un certo tipo, e avrebbe di fatto complicato le indagini, come fu in realtà.
E ripercorriamo adesso, cronologicamente, il percorso intrapreso nel 1991 dagli inquirenti e che seminò il terrore fino a ricorrere ad un altro atroce delitto, pur di distogliere l’attenzione di
Ormanni dalle indagini su via Poma, indagini che ormai, stavano scoperchiando cose forse più temibili del delitto stesso.
Riportiamo la cronologia delle tappe più significative, così come fu sintetizzata da Beppe Lopez e Francesca Topi, nel loro libro: “Il giallo di via Poma”.
1991
7 marzo, la Cassazione dichiara che il fermo di Vanacore fu illegale.
2 aprile, risultati dei test del Dna: il sangue sulla porta non è né di Vanacore né degli altri indagati.
Dopo otto mesi di indagini, si ricomincia da zero.
27 aprile, il Giudice per le Indagini Preliminari Giuseppe Pizzuti, decide di archiviare l’indagine su Vanacore e gli altri cinque, su richiesta di Catalani.
27 novembre, si riapre l’inchiesta su via Poma: il Procuratore della Repubblica, Ugo Giudiceandrea, ha respinto la richiesta di archiviazione.
1992
4 aprile, avviso di garanzia per il ventenne Federico Valle, nipote dell’ingegner Cesare. C’è un supertestimone, “amico di famiglia”, che lo accusa.
8 aprile, il supertestimone Roland Voller afferma che la mamma di Federico, sua “amica”, gli avrebbe detto che quel giorno il giovane era dal nonno e “si è ferito”.
9 aprile, la mamma di Federico sconfessa (?) il superteste, e afferma che il figlio ha un alibi di ferro.
29 aprile, Federico Valle, sottoposto al test del Dna. Spuntano tre nuove tracce di sangue su un telefono dell’ufficio.(…)
30 aprile, Valle scagionato dal test del Dna, non è suo il sangue sulla porta.
28 giugno, confermato da un testimone, l’alibi di Valle. Quel 7 agosto Federico fu in casa tutto il pomeriggio, dichiara l’amica di famiglia Anna Maria Scognamiglio, “e non aveva ferite alle mani”.
30 luglio, il Gip boccia (!!!!) la richiesta di Catalani di sottoporre al test la macchiolina di sangue trovato su un telefono dell’ufficio di via Poma, per accertare se si tratti di una commistione fra il sangue di Simonetta e quello di Valle.
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Rignano, Udienza Preliminare: 19 famiglie parte civile, assenti gli imputati

Rignano, al via il dibattimento, parte civile i genitori di 19 bimbi
A Tivoli l’udienza preliminare per la vicenda dei presunti abusi sessuali che vedono coinvolti 21 bambini della scuola di Rignano Flaminio. Al vaglio la posizione delle tre ex maestre Patrizia Del Meglio, Silvana Magalotti e Marisa Pucci, dell’autore tv Gianfranco Cancarello e della bidella Cristina Lunerti. Ammessi come parti civili i genitori di 19 scolari
Il gup del tribunale di Tivoli Pierluigi Balestrieri ha ammesso la costituzione di parte civile di 19 famiglie di bambini, già alunni della scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio, che avrebbero subito abusi sessuali. Si tratta in particolare delle famiglie che ne hanno fatto istanza. Altre due famiglie (sono infatti 21 i piccoli che secondo l’accusa avrebbero subito molestie) hanno invece scelto di non costituirsi nel giudizio.
Le costituzioni sono avvenute nel corso dell’udienza preliminare durante la quale il gup è chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm Marco Mansi dei cinque imputati e cioè delle maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti, Patrizia Del Meglio e del marito di quest’ultima, il produttore televisivo, Gianfranco Scancarello, nonché della bidella Cristina Lunerti. Per quest’ultima la procura aveva chiesto l’archiviazione ma il gip Elvira Tamburelli ha respinto l’istanza, disponendo l’imputazione coatta nei suoi confronti.
Sono finite invece in archivio le posizioni della maestra Assunta Pisani e del benzinaio cingalese Kelum Weramuni De Silva. Atti osceni, maltrattamenti in famiglia, sottrazione di persona incapace, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo, atti contrari alla pubblica decenza. Questi i reati contestati agli indagati, a seconda delle singole posizioni processuali, accusati di aver “in concorso tra loro e con oggetti non identificati, in numero di cinque o più”, abusato di almeno 21 bambini. Ciò sarebbe avvenuto, per quanto concerne le tre maestre “con abuso di autorità o relazione domestica o di ufficio derivante dal fatto di essere in servizio quali maestre presso la scuola materna dell’istituto ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio”.
Secondo la ricostruzione dell’accusa i piccoli sarebbero stati sottoposti “ad atti di sevizia e crudeltà”, nonché ad assistere o partecipare ad atti a sfondo sessuale, dopo averli portati fuori dalla “Olga Rovere” in orario scolastico. L’inchiesta culminò il 24 aprile del 2007 con l’arresto di sei indagati (Del Meglio, Lunerti, Pucci, Magalotti, De Silva Weramuni, Scancarello) sulla base di un’ordinanza emessa dal gip Elvira Tamburelli. Il tribunale del Riesame capitolino poi il 10 maggio successivo ne dispose la scarcerazione. Decisione, questa confermata, il 18 settembre successivo dalla Cassazione. Nel corso delle indagini furono svolti anche due incidenti probatori: uno vide coinvolti i minori presunte vittime di abusi, uno riguardò i numerosi oggetti sequestrati. Il primo in particolare riguardò l’acquisizione delle dichiarazioni dei bambini, previa valutazione della loro idoneità a testimoniare.
Prossima udienza, 14 novembre
Si pronuncerà il 14 novembre prossimo il gup Pierluigi Balestrieri sulle questioni preliminari sollevate dalle difese dei cinque imputati accusati di aver commesso abusi ai danni di bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. Il gup si è infatti riservato di decidere in merito a tali eccezioni. L’udienza preliminare proseguirà poi a gennaio, con diverse udienze, al termine delle quali deciderà se rinviare a giudizio gli imputati come chiesto dalla procura di Tivoli. (omniroma.it)
(la repubblica 30 ottobre 2009)
PEDOFILIA: RIGNANO, DA OGGI IN TRIBUNALE SORTE 5 IMPUTATI

(l’asilo Olga Rovere)
A due anni e mezzo dagli arresti, si terrà oggi, al Tribunale di Tivoli (Roma) l’udienza preliminare per i cinque presunti pedofili indagati per i presunti abusi sessuali commessi ai danni di almeno 21 bambini della scuola “Olga Rovere” di Rignano Flaminio. Tra i reati contestati, atti osceni, maltrattamenti verso minori, sottrazione di persona incapace, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata dalla minore età delle vittime.
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Catania, Università: Sesso in cambio del 30, professore indagato
L’accusa di Dominique: “Voleva fare sesso” nessun commento mercoledì 28 ottobre 2009 18:24 testo Aumenta testo Riduci testo Tag Catania, elio rossitto, esami, scienze politiche, sesso, studentessa, università “A me ha chiesto rapporti sessuali completi. Poi è sceso a proposte a sfondo sessuale in cambio del 30 e per spianarmi la carriera verso la laurea”: lo ha detto, in un’intervista rilasciata all’emittente televisiva regionale Telecolor, Dominique, 20 anni, la studentessa universitaria della facoltà di Scienze politiche che accusa il professore Elio Rossitto. “Il professore – ha affermato la ragazza – si è avvicinato durante una lezione, mi ha detto che mi aveva visto seguire il suo corso l’anno scorso, che avevo perso un anno e che era un peccato. Dunque mi ha invitato a seguirlo nell’aula di ricevimento, dove mi ha parlato di poter dare la sua materia con il massimo dei voti senza sostenere alcun esame”. “Al che ho capito – ha aggiunto la studentessa – cosa aveva in mente il professore, perché giravano voci di corridoio”. Commentando la reazione di Rossitto, la ragazza ha detto: “A rispondere ci sono dei fatti documentati da ‘Le iene’, inoltre molte altre ragazze si stanno mobilitando per dare testimonianze. E’ una prassi del professore. Alle ‘Iene’ parleranno altre tre ragazze che hanno avuto richieste a cui sono seguite bocciature o voti minimi”. Alla domanda su cosa Rossitto avrebbe chiesto alle altre ragazze, la studentessa ha risposto: “Comportamenti a sfondo erotico.






